giovedì, settembre 28, 2006

Notiziola 2

Videogames get real
SAN FRANCISCO (Business 2.0 magazine) -- All hell broke loose in Manhattan last week. Mobs of strangers roamed the streets around Broadway trying to assassinate each other with orders received via text messages.

Giant games of Pong and Space Invaders were projected on the sides of city skyscrapers, with players using their bodies as controllers (run left, run right, and jump to shoot).

Il resto in questo articolo di Business 2.0.
Interessante il concetto di giocare a un videogioco muovendosi fisicamente in un mondo reale: Anche se non sono sicuro che sarei contento se sbarcasse World of Warcraft nel mio quartiere...
Notiziola 1

L'operatore telefonico francese Orange ha lanciato il servizio "ulink" che offre ai suoi abbonati della zona di parigi chiamate urbane illimitate.
Ma solo se usano un telefono Wi-Fi.

notiziola, ma gravida di significati.
Per testare la pubblicità, ti ficco nella macchina RMN...

Tornando sul tema del Neuromarketing...

Dai suoi inizi negli anni ’90 la sperimentazione in ambito neuromarkettariale è stata in larga parte basata sull’utilizzo di apparati per la risonanza magnetica nucleare (RMN), grosse macchine che permettono di controllare lo stato dei nostri organi interni, esaminare i menischi e di verificare quali parti del cervello vengono stimolate come risposta fisiologica ad uno stimolo esterno.

Si è così scoperto nel 2004 che, in una situazione di classico blind test Pepsi contro Coke, comunicare ai soggetti sperimentali che stavano bevendo la rossa non solo faceva cambiare di molto la percezione del gusto e la preferenza, ma metteva in azione la corteccia prefrontale, una zona del cervello adibita a funzioni “alte” di pensiero. Il che dimostrerebbe come (probabilmente) il cervello ripeschi le impressioni ricevute dalla comunicazione e dal branding, le sovraimponga ai messaggi che arrivano dai recettori che misurano la realtà e modifichi quindi le percezioni sulla base di idee preconcette, attivando specifiche zone del nostro apparato cerebrale.

In questi anni questa disciplina si è andata un po’ sotterraneamente sviluppando, attirando forti interessi da parte dei grandi investitori, con sovvenzioni e aiuti tenuti generalmente occulti, per non incorrere in campagne di boicottaggio dei gruppi di oppositori a questo tipo di approccio alla persuasione commerciale. E’ infatti nato un movimento di rigetto verso queste tecniche da parte dei difensori della società, che vedono in queste ricerche un pericolo in termini non solo commerciali ma in quanto si teme potrebbero portare allo sviluppo di processi in grado di controllare mentalmente la popolazione da parte dei poteri politici.

Anche se dunque non se ne parla quanto si potrebbe, è certo che si sta comunque procedendo a gettare le basi di questa nuova scienza, con l’obiettivo di scovare a medio termine i meccanismi che meglio eccitino specifiche parti del cervello. Studi commissionati da Daimler-Chrysler hanno ad esempio scoperto che le auto sportive stimolano i centri di autogratificazione – le stesse aree che rispondono all’alcool e agli stupefacenti. Molto interessante. Si spiegano una serie di cose sulle stragi del sabato sera.

Come tradurre questa informazione in uno storyboard migliore è poi, ovviamente, tutto un altro paio di maniche.

Possiamo dunque pensare ad un futuro dove le agenzie noleggeanno abitualmente queste macchine presso qualche clinica privata e ci infileranno dentro membri rappresentativi del target? Cavie umane che, volta infilati nel macchinone, verranno sottoposte allo spot in test, per valutare oggettivamente – attraverso il lo studio delle immagini cerebrali - la capacità dell’annuncio di modificare la propensione all’acquisto e l’evoluzione della percezione della marca?
Lo scenario, posto in questi termini, appare non solo lugubre ma anche improbabile – da sempre si sono criticati i test “scientifici” sull’advertising per la loro necessità di svolgersi in un laboratorio e quindi non riproducendo le condizioni normali di fruizione (credo che nessuno di noi abbia ancora abbandonato il divano a favore di una macchina RMN come luogo deputato per godersi le partite di Coppa Uefa).

Per approfondimenti potete partire da questo articolo di Apogeo.

Curiosamente negli ultimi tempi non se ne è sentito parlare più molto, di questo tipo di ricerche. Saranno arrivate ad un punto morto o proseguono alacremente sotto una terribile cappa di segreto, stile X-files? ;-)

lunedì, settembre 25, 2006

Nuovo incarico universitario (si raddoppia)

La European University - business school internazionale di Barcellona - ha deciso di assegnarmi la docenza per il prossimo anno accademico del corso di "Consumer Behaviour" in aggiunta alla cattedra di "Elements of Electronic Media".




Al supermercato, pubblicitariamente ostaggi del carrello (che sa dove andare)…

La pubblicità televisiva arriva sui carrelli del supermercati – carrelli che sanno dove, come e quando passare uno spot o attivare una promozione.

Sta arrivando alla fase di test sul campo un carrello della spesa digitale – non nel senso dell’e-commerce ma proprio nel senso del carrello con le ruote, in cui al supermercato stiviamo prodotti e bambini.

La differenza sta nella presenza (in posizione ergonomicamente progettata) di uno schermo televisivo a colori. Rigorosamente privo di audio, per preservare la salute mentale dei frequentatori del negozio.

L’innovazione vera è però data dalla presenza di un sistema di posizionamento basato su una tecnologia RFID – che a tendere potrà integrare anche il dialogo con i famosi chip di identità che presto identificheranno i prodotti.

Sullo schermo posto sul carrello potranno quindi comparire messaggi pubblicitari e promozionali di vario tipo ed una serie di indicazioni utili per il compratore – basate sulla capacità del carrello di riconoscere la propria posizione all’interno del negozio, di sapere di fronte a quale prodotti si trova e di attivare un messaggio perfettamente contestuale (o micro geocontestuale) alla posizione del consumatore.

La pubblicità giusta nel momento e nel posto giusto…. (segue)
La TV sul cellulare: un grande successo - se non sbagliano niente...

Secondo l'istituto di ricerche Juniper Research, la TV mobile sul cellulare fatturerà nel mondo 11,7 miliardi di dollari nel 2011. In testa alla lista dei paesi con la maggiore adozione del sistema si prevede sia il Giappone con quasi 3 miliardi di fatturato e gli US con quasi 2.

In Europa saranno gli UK il paese guida, con quasi 1 miliardo.

Si prevede che l'offerta di TV mobile sarà sempre più focalizzata su modelli a pagamento e che i mercati dove maggiore sarà il successo della TV sul telefonino saranno quelli dove è maggiore il consumo di TV (ma dai?).

Il successo della TV Mobile dipenderà comunque, affermano i ricercatori, da numerosi fattori, quali il modello di business, i contenuti disponibili, le problematiche dei diritti, la copertura del segnale (specialmente in interni), gli aspetti legislativi.
E chi l'avrebbe mai detto, non saprei cos'altro aggiungere.

E' letteralmente il caso di dire che (forse) staremo a vedere.

Per chi fosse interessato, segnalo questo mio post precedente:
La TV sul cellulare: sarà un business?


venerdì, settembre 22, 2006

Senza mani - la telepatia come input device, su Apogeo

Si sta studiando cortocircuitare le correnti elettriche dei nostri neuroni con quelle del microprocessore. L’obiettivo è quello di poter permettere al nostro cervello di controllare direttamente computer e videogiochi...

E' questo il tema del mio pezzo settimanale su Apogeo...
Il Neuromarketing arriva sulla TV

Neuromarketing - scienza che studia la risposta del cervello agli stimoli pubblicitari.

In alcuni casi si usa la risonanza magnetica o la TAC ma ora si sta proponendo un sistema basato su un sistema di riconoscimento facciale.

Una videocamera incorporata nella TV sarà in grado di riconoscerci (e quindi di rendere piu' accurato il buon auditel) ma anche di capire il nostro stato d'animo, tarando l'emissione degli spot sulla nostra TV (ovviamente TVIP) in base al nostro stato d'animo percepito - e leggere le nostre reazioni allo spot, inviando un feedback ad azienda e creativi.

Settimana prossima, passata la festa grande di qui (La Mercè, weekend di 3 giorni) approfondirò sul tema
Audioguide gratis

A completamento del mio post sull'uso delle audioguide come strumento di marketing geocontestuale (link) segnalo queste audioguide (scaricabili gratuitamente) che coprono varie città europee.

Il modello di business non mi pare solidissimo ma staremo a vedere...

Già che siamo a parlare di Spagna e seguendo i link del sito delle audioguide, segnalo questo blog per gli interessati ad imparare l'idioma e questi podcasts didattici in Spagnolo che mi sembrano ben fatti, piacevoli e persino interessanti.

martedì, settembre 19, 2006

Chi l'ha detto che la pubblicità va fatta apposta?

Da adesso lo spot televisivo si compra "off the shelf", già pronto...

Una volta si andava tutti dal sarto, a farsi fare i vestiti su misura.
Poi è arrivata l'industria della confezione - dove non solo ci sta bene di comprare capi fatti in grande serie e che non si adattano perfettamente alle nostre forme - ma godiamo del indossare esattamente lo stesso capo che milioni di altre persone indossano.

Se l'abito non fa il monaco, la comunicazione fa l'azienda - e la regola storica della comunicazione TV era quella di investire tempo e denaro per farsi realizzare uno spot ad hoc, strategicamente e creativamente adatto a noi (sempre che l'agenzia fosse brava e curasse i nostri interessi, non solo i suoi).

Le cose stanno però cambiando: Spot Runner, una startup di San Francisco (e mi pare non sia la sola) propone ai clienti di comprare degli spot già belli e pronti, a scaffale.

L'azienda sceglie dal sito, il commercial che più gli piace e se lo fa solo personalizzare (modello Vistaprint). In aggiunta Spot Runner si può occupare anche della pianificazione media, il tutto a partire dalla ridicola cifra di 500 dollari - anche grazie alla capacità del sistema informatico di Spot Runner di lavorare sugli spazi televisivi invenduti (e quindi che vengono via per poco)

Insomma una comunicazione che magari non ci starà benissimo addosso, sarà un po' generica, sarà quasi identica a quella di altre aziende... ma che ha il vantaggio di costare poco.

E sospetto che, rispetto al lavoro che possono fare "ad hoc" certe agenzie da poco e poco professionali, il danno che può fare Spot Runner all'azienda non sia maggiore... (quanto ai risultati.. beh si sa, quella è un'altra storia - e spesso un terno al lotto).

venerdì, settembre 15, 2006

L'arte è nel DNA?

O è il DNA nell'arte?

Scoprite come il vostro acido desossiribonucleico può diventare un'opera espositiva nel mio ultimo articolo su Apogeonline.com
Riparte il corso di E-Marketing...

Riprendono le pubblicazioni a puntate del mio corso di e-marketing per le PMI su EuroPMI.it, il portale di Eurogroup per le PMI.

Un corso dal taglio semplicissimo, pensato a meno che non addetti ai lavori.
Se vi interessa, l'ultima puntata la trovate qui.

Quelle precedenti, qui.
Bloggare: poco ma buono… ;-)

Lo ammetto, avevo un senso di colpa. Non riuscire a pubblicare contributi almeno quotidiani in questo mio blog.

Mi sentivo inadeguato, colpevole di scrivere solo quando trovavo qualcosa che mi piacesse davvero dire – e di lasciare passare giorni fra un post e l’altro.

Colpevole di violare una regola sotterranea che da molte parti ci viene proposta: content, content, content, a manetta. In quanto eticamente giusto, in quanto intrinsecamente connaturato alla natura stessa del blog, in quanto indispensabile per attirare montagne di new business e fidelizzare i clienti esistenti.

Mi ha molto risollevato leggere questo post:
Why Blog Post Frequency Does Not Matter Anymore

Poco ma buono.
Basta che non sia poco di buono…. ;-)

martedì, settembre 12, 2006

Il web sta ammazzando la stampa giovanile?

Beh, alla fine è capitato.

Il web ha ammazzato la stampa. Bel titolo sensazionalista.
O meglio, un periodico cartaceo è stato soppresso per fare posto alla sua versione puramente digitale.

Parliamo della rivista americana "Teen People" di Time Inc., lanciata circa 8 anni fa con un buon successo.

Tutto bene, tutti contenti - poi un declino nella raccolta pubblicitaria. Gli inserzionisti (e i centri media) hanno iniziato a ritenere che i loro soldi sarebbero stati meglio spesi in elettroni piuttosto che in atomi di carta e inchiostro.

E' ora in edicola l'ultimo numero. Requiescat in pacem. D'ora in poi il business di Teen People è solo on line.

Copio e incollo da Wikipedia:

In 1997 the magazine introduced a version targeted at teens called 'Teen People.

However, on July 27, 2006, the company announced it would shutter publication of Teen People effective immediately. The last issue to be released will be for September 2006. There were numerous reasons cited for the publication shutdown, including a downfall in ad pages, competition from both other teen-oriented magazines and the internet along with a decrease in circulation numbers. [1]"

Ah, tra l'altro, la stessa cosa è successa ad "Elle Girl".
Vorrà dire qualcosa?


sabato, settembre 09, 2006

La Marca ha un suo museo (ma non un sito...)

Amici Markettari, se passate da Londra non potete esimervi dal visitare il museo della Marca, una esposizione che traccia l'evoluzione di marche note ( e meno note) attraverso gli anni.

Il museo sta a Notting Hill, quindi dopo potete farvi un giro a Portobello... il biglietto costa la modica cifra di 5,80 sterline.


Affascinante per constatare quanto ( o quanto poco) siano poi evoluti in 60 anni certi marchi e certi loghi (if it ain't broken, don't fix it...)

Presenta oltre 10,000 pezzi che coprono più di 200 anni di storia e nasce da una collezione privata ora diventata una "Charity"

Ulteriori informazioni : cliccate qui

Ah, si', ci sarebbe anche il sito del Museo, ma è praticamente inesistente, contenendo solo la Home Page e un pdf scaricabile con indirizzo e orari.

Qualche persona di buona volontà aderisce alla loro richiesta di volontari a supporto dell'associazione e magari gli realizza qualche paginetta HTML?

Potete visitare anche il sito della collezione da cui è nato il museo - utile se a Londra non ci andate ma vi interessa comprare articoli di "British Nostalgia"...

martedì, settembre 05, 2006

Nominato professore...

Da Ottobre terrò la cattedra di "Elements of Electronic Media", presso la European University - business school internazionale di Barcellona.

Fate gli auguri a quei poveracci che dovranno passare sotto le mie grinfie...
Riprende la mia rubrica su Apogeonline

Riprende la mia rubrica settimanale su Apogeonline: questa settimana parliamo di fantini robot che potrebbero liberare i bambini dal lavoro minorile negli Emirati Arabi... o no?

Se volete, potete leggerlo qui...

lunedì, settembre 04, 2006

Pubblicità geocontestuale: Il Bluecasting

Un altro strumento interessante ma un po’ complesso ( se ne sta discutendo in questo periodo anche su mlist) è l’accoppiata poster col Bluetooth - che permette alle affissioni di dialogare con i nostri telefonini.

In molte città europee si possono incontrare degli impianti speciali che ci richiedono di attivare il Blutooth del nostro cellulare. Fatto questo, il poster potrà inviare contenuti multimediali pubblicitari al nostro telefono ( o PDA), files, buoni sconto, jingle o spot.


Ah, questa forma di comunicazione, ovviamente ha un nome in codice: "Bluecasting"

Permettendo al poster di collegarsi al telefonino è possibile scaricare materiali di comunicazione come spot, un salvaschermo sviluppato per l'occasione, suonerie per i cellulari...

Qualche link utile:
http://digital-lifestyles.info/display_page.asp?section=platforms&id=2512
Wall Street Journal
Cosa ne dicono gli altri blogger...

Che siano Telefonini, GPS, o poster, le forme di comunicazione di cui ho dato dei cenni presentano un elemento in comune. Questi approcci di comunicazione contestuali alla location offre un significativo vantaggio rispetto ad altre forme di advertising precedentemente ipotizzate, specificamente nella loro mancanza di intrusività.

Erano infatti stati spesso vaticinati modelli di pubblicità basati sull'invio di SMS in modalità "push", in cui un sistema collegato al provider telefonico avvertiva la prossimità del cellulare ad un punto sensibile (ad esempio un negozio) e automaticamente inviava a quel cellulare un messaggio pubblicitario in merito.

Questo tipo di comunicazione non è in realtà mai stata introdotta significativamente sul mercato, anche per il timore di reazioni negative da parte dell'utente, che avrebbe probabilmente percepito questa attività come "spam", per di più in un luogo tanto privato come il cellulare, in cui l'arrivo di messaggi indesiderati tende a provocare reazioni fortemente negative.
Le nuove forme di pubblicità ora proposte sono invece basate su un modello "pull" in cui è l'utente stesso a richiedere la comunicazione, rispondendo perfettamente al detto "La pubblicità è una gran seccatura...fino al momento in cui hai bisogno di essere informato su un prodotto. In quel momento diventa Customer Service".