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giovedì, luglio 11, 2013

E se si stampasse 3D al Supermercato? Tesco ci sta ragionando (ma anche gli altri)


Il modello commerciale moderno è basato sulla standardizzazione dei prodotti, per contenere i costi e rendere i prezzi accessibili al consumo di massa.

Con l'arrivo di Internet (semplifichiamo) si è iniziato a parlare di mass customization... idea che si è infranta, sostanzialmente, perchè alla gente - me per primo - i prodotti personalizzati piacciono, ma non piace dover pagare un extra in cambio, spesso abbastanza salato (chi sa di produzione e logistica sa anche perchè esplodono i costi)

Esplosiva (o quanto meno interessante) è la prospettiva del 3D printing, del potersi stampare a casa oggetti, magari basandosi su file scaricati in rete (o piratati, copiati...); non solo l'mp3 o il video pirata ma domani forse anche l'oggetto.

Motivi per cui si sta ragionando su come trovare un modo per rendere accessibile e legale l'autoproduzione di prodotti che le aziende hanno sviluppato spesso con investimenti pesantissimi.

Però... comprarsi una stampante, attrezzarsi non è ne' banale ne' gratuito e bisogna vedere se vale la pena. 

Molto più sensato potrebbe continuare a rifornirsi di prodotti nel luogo dove andiamo abitualmente - il supermercato.

Che magari però ha installata una stampante 3D (di quelle belle) e permette di stamparsi prodotti on demand - magari anche in una logica simile al print on demand dei libri; non mi carico di costi stoccandomi di libri o prodotti che raramente vengono venduti. 

Ne conservo solo l'informazione - e se arriva uno che vuole quel prodotto, lo stampo on demand... interessante per parti di ricambio, ad esempio. O per prodotti veramente personalizzati....

Comunque Tesco in Inghileterra ci sta facendo dei seri ragionamenti. Ecco cosa dicono sul loro blog:

So what does this all mean for Tesco then? Well I’m making no promises, but there are a few things I can predict for the future. We already print photos and posters in many of our larger stores, so why not other gifts and personalised items? How about letting kids design their own toys and then actually being able to get them made. What if we had a digital catalogue of spare parts for items that you’d bought? They could be printed on demand and ready for you by the time you’d finished your shopping. You could even take a broken item in to store; we could scan it in 3D, repair it digitally and make you a new one. The potential for 3D technology to revolutionise the way we view stores and what we can get from them is vast.

E ci sta pensando anche Sainsbury (leggete ad esempio questo)

In effetti c'è anche tutta un'area di business in cui il supermercato diventa la "fabbrica" di prodotti pensati e disegnati dai suoi stessi clienti - che progettano oggetti e se li fanno produrre dal retailer.

Comunque attenzione al ciclo dell'hype: come racconta questo interessante articolo (bello il grafico dello stato delle varie tecnologie) "the next big thing" spesso finisce per non essere tutta quella gran cosa che ci aspettavamo (e vendevamo ai clienti). E chi è da un po' su Internet lo ha imparato benissimo...


Approfondimenti:



mercoledì, settembre 26, 2012

Tesco lavora a un supermercato virtuale in 3D


Tesco sta evidentemente lavorando duro sul portare il supermercato fuori dai muri del negozio; portandolo in aeroporto, in metropolitana e presto, in casa.

Far fare acquisti al super senza andare al super, un e-commerce, un supermercato virtuale col turbo.

La catena inglese dichiara di essere in avvicinamento alla creazione di un'esperienza 3D, immersiva sulle smart TV di casa.

Ecco il video di un possibile esempio, il supermercato Tesco navigabile via Kinect. 

Qui l'idea è di ricreare proprio un supermercato virtuale, scaffali e tutto, e far passeggiare l'utente "fisicamente" all'interno, allungare la mano e prendere il prodotto dal lineare... simulando online il comportamento fisico.




Per approfondimenti:
 http://www.marketingmagazine.co.uk/news/1150377/Tesco-nears-dream-3D-ecommerce-offering/

lunedì, settembre 03, 2012

E' pubblicità? No, è un Supermercato Virtuale in Aeroporto


Sulla base delle esperienze fatte nella metropolitana di Seul, Tesco rilancia all'aeroporto londinese di Gatwick il concetto del poster che in realtà è un supermercato - perché permette di fare la spesa e vedersela recapitata a casa.

Il concetto è quello di un "supermercato virtuale" - mentre si attende il proprio aereo, con lo smartphone si mettono in un carrello virtuale i prodotti, riprendendone i codici a barre. 

La consegna sarà a domicilio - e la spesa si può fare in anticipo anche di tre settimane, in modo da tornare dal viaggio e non avere la sindrome da frigorifero (reale) vuoto.

Sono stati attivati quattro poster per i prodotti freschi e sei per quelli a temperatura ambiente...per un totale di un'ottantina di prodotti disponibili.

Il costo dello spazio media in un ambiente così costoso come quello dell'aeroporto, sarà giustificato dai volumi d'affari? E ci sarà un impatto positivo sulle vendite nei PV tradizionali grazie ad un effetto di branding (difficile misurarlo, ma credo che sarà uno dei principali obiettivi del test di due settimane effettuato in Inghilterra...) - considerando che il target è ampio, circa 30.000 persone al giorno che passano di lì...

giovedì, aprile 05, 2012

Il QR shopping era un falso?? (o un vero Fake)


Uh - Oh. Ve lo ricordate il post sullo shopping in metropolitana (scatta la foto al QR code, in una stazione della metropolitana Coreana, abbigliata come un supermercato)?

Beh, ho scoperto che da un po' di tempo gira la voce che fosse un falso, un fake, un concept bello ma inesistente - presentato comunque ad un premio creativo.

Ecco le fonti - in Koreano (San Google Translate ci aiuta, ma poco) e in Inglese - e magari ne trovate pure altre.

La cosa che mi impressiona è che erano stati comunicati anche dei bei numeri sui risultati di business dell'operazione...

Non sarebbe il primo fake che vedo, anche in posti dove ho lavorato... su questo vizietto dei fake prima o poi bisognerà prendere provvedimenti... al di là del naturale sputtanamento sui Social.

E d'altra parte si riapre il tema: a chi credere in Rete? E se la notizia che fosse un fake fosse un fake?