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lunedì, febbraio 15, 2016

La prima regola dell' (Internet) marketing...

Ovvero un paio di dritte per l'impostazione (strategica) di un'operazione di successo.

La prima regola del marketing (Internet o meno che sia) è: Soddisfare i Bisogni, Esaudire i Desideri 

Chi mi conosce sa che questo è uno dei miei temi "caldi" da digital planner - è una delle basi del marketing, sia digitale che analogico. Per cui ogni tanto ne riparlo, anche per via del ricambio generazionale dell'audience del  blog :-)

A parole, lo sappiamo tutti: la prima regola del marketing è soddisfare i bisogni del proprio target - e al marketing non importa quale strumento usiamo, importano le logiche di base.
E nemmeno Internet, i social, il digital alle regole elementari del marketing si possono sottrarre.

Guardiamo la rete: a giudicare da quello che si vede, questa regola è stata coscienziosamente tenuta nascosta ad un sacco di operatori del settore.
Non è infatti un segreto che il successo del digital prima, dei social dopo hanno attratto sul mercato un gran numero di "addetti ai lavori", di agenzie, di consulenti, di aziende e "responsabili" che magari ne capiscono di digitale ma che non hanno una specifica preparazione di marketing.

Il punto è che molto spesso ci si concentra sul "cosa possiamo fare" invece che sul perché.

Ci si strizza le meningi per uscire con un'idea di un'app, o di un'azione Facebook, o una trovata Instagram. E, lo sappiamo, la maggior parte di queste operazioni porta zero risultati o giù di lì. Perché abbiamo fatto operazioni che piacciono a noi, ma che non risuonano col cliente.

E allora bisogna essere banali e partire dai basics della strategia digitale: una volta definito il target, è fondamentale analizzare quali sono i suoi bisogni e i suoi desideri.  

I bisogni - ovvero ciò di cui il nostro target necessita da un punto di vista razionale. I desideri sono invece legati a sfere molto meno razionali… e spesso molto più potenti, tanto da avere spesso la meglio sui bisogni.

Il mio cliente, se sta cercando un automobile on-line, sente probabilmente il bisogno di conoscere le caratteristiche, le prestazioni, i prezzi, per poter effettuare una scelta razionale tra i vari modelli. Ma, anche se non lo dichiara, desidera probabilmente esprimere qualcosa di se' attraverso la scelta della propria auto; affermare il proprio status sociale, sedurre, sentirsi più giovane.

In ogni mercato, per ogni prodotto c'è un diverso mix di bisogni / desideri. Per questo, lo skill più importante per una persona di marketing digitale non è quello di essere un mago delle tecnologie ma è invece : mettersi nei panni del proprio cliente

Ancora una volta, capire quali siano i suoi bisogni e quali siano i suoi desideri. Capire come possiamo soddisfare al meglio gli uni e gli altri.

Ecco, io sono il potenziale cliente, il prospect.

Vengo esposto, incappo nella comunicazione della marca (sia un sito, un banner, un post su Facebook, un tweet...) non conosco necessariamente questa azienda… devo capire, in pochi secondi "what's in it for me". Devo capire se c'è qualcosa che mi interessa. Devo avere subito una chiara sensazione che farei molto bene a investirci un po’ di tempo,  cliccare su un po’ di link, vedermi un po’ di pagine.


Considerato che nulla è statico ma tutto fluisce ed evolve nel grande fiume della vita, dovrò stare in campana a cogliere i mutamenti, le evoluzioni. E aggiornare la mia strategia digitale, le mie soluzioni in modo da rispondere (e se possibile anticipare) le nuove esigenze.

A questo punto, come un boomerang, rientra in campo il discorso del mix di bisogni e desideri.

Anche perché ci sono casi in cui il nostro prospect non è assolutamente interessato alla nostra azienda e nemmeno al nostro prodotto, in termini 'funzionali'.
Se sono un consumatore e mi interessa relazionarmi con la Nike, mi può interessare molto relativamente (o niente) venire informato delle caratteristiche tecniche dei prodotti. Quello che mi interessa avere è emozione. Quello che desidero ottenere è la capacità di suscitare emozioni negli altri. Indosso un prodotto come un grosso cartello, scelgo una marca in base a quello che intendo urlare (o sussurrare) agli altri.

E quindi lo stile, il linguaggio, la natura stessa del sito da costruire dipendono fondamentalmente dai valori della mia marca (se ne ho), dalla natura del mio mercato, dalle esigenze del mio target.

E, come esiste un mix tra bisogni e desideri, nello sviluppo di un sito occorre trovare il giusto mix tra informazione ,  servizio ed emozione.

Parliamo di emozioni. Ogni azienda deve suscitare la giusta emozione. L'emozione che devo ricevere acquistando un vestito firmato da 10.000 euro è, con ogni probabilità, diversa da quella che provo concludendo un contratto con un fornitore di macchine utensili. Ma entrambi i brand devono saper comunicare i propri valori, sapersi costruire una immagine, essere percepiti nella maniera più appetibile possibile: devono assumere il valore di  simbolo della soddisfazione dei bisogni e dei desideri dei propri clienti.

E’ fondamentale rispettare questa regola anche su Internet. E’ la nostra faccia, che stiamo presentando. La nostra reputazione.

L'informazione è, almeno in teoria, la parte più facile da dare. Ogni azienda freme dal desiderio di inondare il consumatore di informazioni sul proprio prodotto…anche se spesso in rete non si riescono a trovare proprio quelle informazioni che più ci interessano o si annega tra un marasma di informazioni inutili che impediscono di arrivare rapidamente a ciò che ci interessa.
La questione di quanto e cosa dire è una di quelle che vanno osservate con un occhio altamente critico. Ho messo tutto quello che serve? Ho messo cose che non servono? Sono pregnante o futile? Sono chiaro o sono fumoso?

E' una questione di stili.
Ritornando un passo indietro, lo stile di un sito, il suo modo di comunicare, le emozioni che genera non possono non essere allineati ai valori del proprio brand.
Il linguaggio del proprio sito deve essere appealing per il proprio target.
Il percorso su cui guido il mio visitatore all’interno del sito deve essere funzionale alle sue aspettative.

Dipende da cosa cerca il mio visitatore. Ancora una volta, la chiave è comprendere la domanda, produrre risposte adeguate.

La solita vecchia storia, valida per le aziende come per i consulenti delle aziende, per i brand manager come per i digital planner: dare di più ma, sopratutto, pensato meglio.



giovedì, dicembre 03, 2015

Brillante idea. Lo spazio inutilizzato su YouTube... in beneficienza. No Profit Marketing.


Con l'arrivo dei telefonini e la disponibilità della funziona "registra un video che se ti va bene finisci a Paperissima", una marea di persone si sono improvvisate registe e hanno alluvionato YouTube di filmini amatoriali.

In molti casi, i video sono girati in formato verticale (sospiro).

Il che lascia forzatamente delle bande nere di fianco al video su YouTube.

Tutto spazio inutilizzato, tutti pixel sprecati.


Di qui l'ideona: donarli in beneficienza. 

E' il progetto brasiliano "Doe as barras", dona le barre. Quando si carica un video, si può scegliere una ONG, donando loro uno spazio di visibilità attorno alla nostra opera d'arte verticale.

Ecco il video di presentazione dell'idea:
  

giovedì, maggio 14, 2015

Game of Thrones e Twitter in Francia: una Case History


Il mio post di ieri mi ha fatto voglia di esplorare qualche altro uso markettaro di Games of Thrones.

Per esempio...

Questo è un buon esempio di mobilitazione di una community informale per un'operazione di PR Digitali.

Community informale perché si tratta di persone accomunate da una passione (in questo caso Trono di Spade) che non necessariamente aderiscono a un gruppo, una pagina Facebook, un forum... ma che sono comunque attivi e interessati. Insomma dei fan.

Operazione basata sull'utilizzare degli influencer - informali anche loro.

Non sono necessariamente blogger, giornalisti... non hanno un'etichetta che permetta alle madri per strada dire ai pargoli "guarda piccino, quello è un influencer..." ma sono in grado di portare la loro influenza, la loro credibilità a tutti gli altri, a coloro che sono meno "caldi" nella passione.

Come detto nel manuale delle Relazioni Pubbliche Digitali (scusate l'autopromozione) se anche una singola persona che porto a bordo e coinvolgo in un'operazione di WOM, di Passaparola, di generazione di casino... riesce a coinvolgere poche persone - se ne coinvolgo molte l'effetto cumulato è significativo.

Ma veniamo al caso in questione.

Per assicurare un avvio con  il botto alla quinta stagione di GoT, l'emittente francese Canalsat (quella che diffonde la serie nell'esagono) ha semplicemente organizzato una guerra. Su Twitter.

Un gioco (ovviamente gratuito), una maniera di essere partecipi e non solo delle couch potatoes fanatiche del serial*

Quattro giorni di battaglia online. Perchè quest'anno i massacri partivano prima.

La meccanica: identificare e arruolare 16 Influencer veri; appassionati carismatici e riconosciuti della serie. A loro il ruolo di capiclan, di capi fazione tribù, famiglia.
A loro il compito di reclutare truppe per la causa, creando e mobilitando commnuities (a questo punto sì, formalizzate).

Combattendo una battaglia, un war game, che aveva nel minisito il suo tabellone di gioco, e nei tweet, negli hashtag, le sue armi.

In palio 50 posti per la premiere esclusiva del primo episodio della serie, oltre che la soddisfazione di aver combattuto per una giusta causa (o di fare a pezzi gli odiati Lannister).

Al di là di invitarvi a guardare la video case history qui sotto, basti sapere che la generazione di influenza si è scatenata (al di là del buzz, della copertura mediatica per questa operazione etc...) in oltre 60.000 (!) tweet in 4 giorni, nell'entrata in TT, in una significativa crescita del follow del canale Twitter dell'emittente, nella generazione di 140 milioni di impression...

Il gioco ha saturato il Twitter francese di messaggi attinenti alla marca. Ha incuriosito, reclutato, infastidito forse, ma fatto un gran buzz e una grande pressione di comunicazione.




Date un'occhiata su Twitter all'hashtag #GoTwar e poi ne parliamo (detto questo, facile realizzare questi numeri, se alla base c'è un prodottone, un lovemark come Trono di Spade....)




Approfondimenti:
*Btw, se siete appassionati alla fantasy o semplicemente alla televisione (come analisti di fenomeni etc) vi segnalo The Quest (in Italia trasmessa da Sky)

interessante perchè è un classico reality show a eliminazione... ma calato competamente in un'atomosfera, in un mondo fantasy/medioevale,. Interessante concept :-)

mercoledì, maggio 13, 2015

A Game of (Social) Thrones :-) Hootsuite


Lo so, lo so, è dell'anno scorso.

Io l'ho vista solo adesso e magari non sono il solo a non averla vista, quindi sotto l'etichetta "Post leggerino del Venerdì  pubblicato di mercoledì" vi rifilo questa pubblicità che si è fatta Hootsuite.

Rifacendo (vabbé, con una certa povertà di mezzi rispetto all'originale) la fantastica sigla iniziale di Trono di Spade (che ha pure vinto un Emmy a suo tempo).

La stategia è sensata: in un mondo di castelli, di potentati arroccati, Hootsuite è lo strumento che li unisce in un'operatività comune e accessibile. O una roba del genere, non ho parlato con il loro digital planner :-)

Vabbé, taglio corto e posto il video:




Poi in realtà ci si rende conto che il tema era già stato trattato anche prima:



http://www.sociallystacked.com/2013/06/whos-blocking-whom-if-social-media-were-a-game-of-thrones/

Poi c'è anche questo:



http://coreonlinemarketing.com/blog/game-of-social-networks-which-social-platform-is-your-favourite-game-of-thrones-character-infographic/

e anche questo:
http://www.socialmediatoday.com/social-networks/2015-04-24/if-game-thrones-characters-were-social-networks

venerdì, febbraio 27, 2015

Alle 1145 - SMW e Relazioni Pubbliche Digitali


Alle 1145.
Social Media Week Milano.
Parleremo di Relazioni Pubbliche Digitali con Laura Renieri e Andrea Del Campo.
A Palazzo Reale.
Chi non può esserci può seguire in streaming.

Nell’incontro proveremo a:
- definire un mercato ancora mal definito, a definire in pratica le PR Digitali: cosa sono, cosa non sono, cosa attendersi e cosa no.
– spiegare perché é un modo interessante per comunicare con il pubblico, collaborando con blogger, influencer… ma non solo.
– capire come aziende, agenzie e influencer possono collaborare per una comunicazione piú efficace



giovedì, febbraio 26, 2015

Ci vediamo alla Social Media Week, domani?


Vi ricordo che domani mattina ci sarà l'evento che mi vedrà parlare di Relazioni Pubbliche Digitali con Laura Renieri e Andrea Del Campo.
Ore 11.45 a Palazzo Reale.

Nell’incontro proveremo a:
- definire un mercato ancora mal definito, a definire in pratica le PR Digitali: cosa sono, cosa non sono, cosa attendersi e cosa no.
– spiegare perché é un modo interessante per comunicare con il pubblico, collaborando con blogger, influencer… ma non solo.
– capire come aziende, agenzie e influencer possono collaborare per una comunicazione piú efficace



venerdì, febbraio 20, 2015

Serve avere tanti follower su Twitter? Approfondimenti sulle PR Digitali (sul mio nuovo blog)


Come probabilmente saprete, ho aperto un nuovo blog:
 http://www.relazionipubblichedigitali.it/

Su questo blog parlo di tematiche più strettamente legate al mondo delle PR Online e pubblico approfondimenti legati al libro (Relazioni Pubbliche Digitali).

Il primo di questi approfondimenti è legato a Twitter:

E' importante avere tanti followers?
Una delle richieste che fanno più spesso i clienti in ambito Twitter è quella di avere tanti fan. Size matters. O no?

Se vi interessa, potete leggere il post qui:

giovedì, febbraio 12, 2015

Ci vediamo alla Social Media Week, il 27?



Confermato: il 27 mattina sarò alla Social Media Week con l'ineffabile Laura Renieri, una delle mie blogger preferite (The Old Now); e l'ottimo Andrea del Campo di Ford.

Ecco i dettagli:

FACCIAMO IL PUNTO SULLE PR DIGITALI

 Fri, Feb 27 - 11:45 AM - 1:00 PM

 Hosted by SMW Milan

 Mondadori Megastore, Spazio eventi 3º piano




Generare contenuti e conversazioni per costruire un’opinione positiva della nostra marca, prodotto o servizio, coinvolgendo influencer e blogger; generare reputazione per marche e organizzazioni, proteggerla, difenderla in caso di crisi: in questo consistono le PR digitali, attività di comunicazione che danno visibilità, rendono notiziabile un evento, aiutano a ottenere un’esposizione mediatica, a entrare nei discorsi delle persone, a sintonizzarsi con loro attraverso operazioni che devono coinvolgere strategia, creatività, pensiero ed esecuzione.
Nell’incontro proveremo a:
- definire un mercato ancora mal definito, a definire in pratica le PR Digitali: cosa sono, cosa non sono, cosa attendersi e cosa no.
– spiegare perché é un modo interessante per comunicare con il pubblico, collaborando con blogger, influencer… ma non solo.
– capire come aziende, agenzie e influencer possono collaborare per una comunicazione piú efficace

**Se vi interessa, mi sa che vi conviene registrarvi rapidamente, ci sono già oltre 110 iscritti, mi dicono...

mercoledì, febbraio 11, 2015

Ottima idea. Air France: vinci l'upgrade all'aeroporto, mentre aspetti... (gioco, mobile, video)


Torniamo a parlare di linee aeree.

Di branding e di fidelizzazione della clientela - di competere su fronti che non siano (solo) quello del prezzo. Mettendosi in relazione con le persone.

Con atti di generosità ma anche facendo entertainment, costruendo delle experience relazionate con la marca.

Insomma, volendo un po' di bene ai propri clienti (invece di considerarli sempre e solo mucche da spremere) e facendoli giocare un po'.

Il caso:


Air France, in Asia, ha lanciato un app mobile destinata alle persone che stanno lì a ciondolare al gate in attesa dell'imbarco. Un gioco. #UgradeChallenge
E il premio è estremamente rilevante in quel contesto: un upgrade alla classe superiore. Viaggiare meglio, vivere (un pochino) alla grande.

Creando engagement collettivo - perché i passeggeri lottano fra loro al gate :-) (ok, in senso figurato, ofc)

Giochino un po' scemo, ma interessante l'idea di mettere al gate i display che mostrano in tempo reale chi ce la sta facendo ad avere l'upgrade...

Lavorando su un pubblico che ti ha scelto - e che viene per questo premiato, o quantomeno cosniderato.

Lavorando su un pubblico più giovane (e quindi "digital skilled", che rappresenta la fonte di revenue per il futuro).

Promuovendo in questo modo la nuova business class per la lunga distanza (stralike) che è quella su cui fai i margini.

Ecco il video, così capite meglio di cosa si tratta.
Il giochino (Cloud Slicer) lo potete anche scaricare per il vostro mobile (Android, iOS...)


sabato, gennaio 17, 2015

Questo è un Teaser. Prossimamente in vendita.

Relazioni Pubbliche Digitali.

http://www.egeaonline.it/bookshop/catalogo/relazioni-pubbliche-digitali.aspx

Che vi siete persi di bello sul mio blog...

http://society6.com/product/star-trek-inspired-abbey-road-esque_print#1=45
Riassunto settimanale (in realtà un po' più esteso, dato che settimana scorsa non l'ho fatto) dei post pubblicati sul mio blog.

Abbiamo parlato di strategia, di idee creative, di robe da digital planner, di PR Digitali, di stunt, di numeri e di idee...
Specificamente, ecco i post pubblicati - magari trovate qualcosa che vi eravate perso e che vi può servire e interessare... :-) 
Enjoy!

Altra ideona Ikea: il cinema più comodo del mondo :-)


venerdì, gennaio 16, 2015

Quando la marca ti è vicina nel momento del bisognino :-)) Virgin Train

Post leggerino del venerdì.
Breve case history che racconta di una marca (Virgin Train) che ascolta il messaggio d'aiuto del cliente e interviene nel momento del bisogno (o meglio, del bisognino).

Ecco la case:
Siamo sul treno per Glasgow. Un giovane inglese scopre, troppo tardi, che nella toilette non c'è carta igienica. Chiede aiuto via Twitter. L'azienda ascolta e va al salvataggio.
Dimostrando anche che allora davvero vale la pena twittare anche quando vai al cesso :-)






Approfondimento:
http://rt.com/uk/220843-virgin-trains-toilet-twitter/

Il caso mi ricorda un vecchio caso comparabile di Turkish, linea aerea che, ascoltando il tweet di lamentela di un passeggero, ha contattato via radio il pilota e ha fatto sistemare la temperatura dell'aeromobile, ecco il post relativo:

*Incredibile* da Turkish Airlines. Leggete.




giovedì, gennaio 15, 2015

Molto creativo: usare Linkedin per il B2C... anzi, per il lancio di un film



E' fenomeno abbastanza noto l'associare "in automatico" Linkedin e la comunicazione e il marketing B2B.
Naturalmente le azioni più creative, quelle che innovano, si basano proprio sul rompere i paradigmi (in modo intelligente, strategico e sensato).

In questa logica è da segnalare l'operazione di lancio di Taken 3, film d'azione e d'avventura, centrato su un personaggio decisamente tosto, tale Bryan Mills (interpretato da Liam Neeson). Uomo dalle molte qualità (è un ex agente della CIA) di sicuro possiede molti skills interessanti, specialmente sul fronte chessò, del crisis management.

Il che fa ovviamente pensare che un curriculum particolare come il suo dovrebbe certamente trovare un posto di rilievo su Linkedin.

In effetti, Bryan ha proprio il suo bel profilo Linkedin, e potete chiedergli di entrare nella sua rete (non so se vi conviene, qualcuno dei suoi numerosi nemici potrebbe sospettare che sappiate dove si nasconde o roba del genere...)

Ma si è fatto di più: in modo abbastanza classico, si è fatto in modo che Bryan richieda l'aiuto di una persona. Usando Linkedin.
Una persona che è uno di noi - a condizione che sia in possesso degli skills necessari.

In breve: candidarsi inviando un proprio cv che specifichi le competenze che potrebbero renderci preziosi. Conclusa la selezione, Bryan si darà (si è dato) da fare per raccomandare personalmente il candidato vincente.

Qui potete ricostruire (su Linkedin) tutta la storia. Per praticità vi evidenzio il video di "recruiting":




L'operazione è interessante - anche se mette in crisi il pilastro di Linkedin: la serietà, l'autenticità dei profili. Se si inizia a giocare con personaggi "fictional" non si rischia di danneggiare quello che è rimasto uno dei pochi recinti "seri", professionali, scevri di lazzi e frizzi? :-)

L'agenzia ha fatto benissimo e ha avuto una buona idea.
Non so se invece Linkedin ha fatto bene...

Comunque, per chiudere, ecco il video che celebra e promuove il vincitore del concorso (detto fra noi, l'ho trovato un po' troppo moscetto... mi sembra che tutto un bel progetto sia inciampato sul traguardo... ma lo dico sottovoce, sperando che Bryan non mi venga a cercare ):



PS: chissà come saranno contenti tutti gli altri Bryan Mills (non ex agenti della CIA) presenti su Facebook...

mercoledì, gennaio 14, 2015

I Norvegesi forse lo fanno giusto (fare la visita guidata di New York)


Ieri vi ho espresso i miei dubbi circa l'azione di British Airways sul portarti negli US con la Realtà Virtuale (questo è il link, se ve lo siete perso).

Oggi invece vediamo con le linee aeree norvegesi hanno risolto sostanzialmente lo stesso brief; far sperimentare virtualmente l'essere negli US (più specificamente a NY).

Molto più semplice (ma comunque con complessità tecnologiche non banali), molto più comprensibile e engaging per chi guarda il video (che è il vero strumento di comunicazione - non l'attività nel centro commerciale che, forzatamente, può coinvolgere solo poche persone).

L'idea è di collegare in video un poster digitale con un'automobile a NY e con il suo equipaggio. Dialogare con loro, dirgli dove andare, farsi raccontare, godersi la gita. Easy, comprensibile per tutti.

Mi piace di più. Mi ha fatto più simpatia :-)
Mi ha fatto venire in mente che non ho mai volato norvegese (metre ho volato molto e benissimo - me lo ricordo con nostalgia - con BA). Quasi quasi mi faccio un giro a Oslo. Appena fa un po' più caldo.

Ecco il video:




To promote its direct long-haul service to New York, Norwegian Airlines invited shoppers in an Oslo mall to take a virtual taxi ride around Manhattan and to discover New York, real-time

martedì, gennaio 13, 2015

La realtà virtuale di British Airways: una buona o una cattiva idea?

Lo ammetto, ero partito per scrivere un post di plauso e invece è uscito un post di riflessione.

Partiamo dai fatti.

British Airways, per promuovere la propria offerta di viaggi negli USA, ha fatto un piccolo tour in alcune città europee.
Lo sappiamo: per farti venire voglia di viaggiare non c'è come "farti fare una experience", darti un assaggio di quello che ti aspetta.

Quindi, con perfetta logica strategica, si è deciso di usare la Realtà Virtuale, usando quel catafalco che sono gli Oculus Rift :-)

Di qui, tutto molto classico: si ferma la gente per strada, gli si fanno indossare gli occhialoni. Sperimentano una realtà immersiva che li stravolge e li sorprende. Li si butta "in prima persona" in un'esperienza molto americana, come se si fosse lì, no?

Ecco il video, poi proseguo con le mie riflessioni:




Is this the ultimate try before you fly? Customers across Europe try our newest innovation, bringing to life iconic US experiences through Oculus Rift virtual reality technology. Nicole Scherzinger launches the exciting technology, as passers-by are transported from the streets of Europe to New York, LA and Texas.

Ovviamente, sul field, si possono coinvolgere poche persone: decine, forse un centinaio, forse qualcosa di più.
Si fa un'impressione grandissima... ma su pochi; e il costo contatto lo sappiamo è ovviamente talmente alto da non valere la pena.

A meno che, recita il manuale delle PR digitali*, non si usi questo evento per creare notizia. Non si "colpiscano" dieci persone per sedurne a migliaia. Si crei, tipicamente, un video che si spera "virale" o quantomeno molto visto, che amplifichi la portata della nostra comunicazione.
E allora i conti tornano.
Ho speso sì un sacco di soldi ma ho fatto impressione su un numero ragionevole di persone. Ne ho fatto parlare. Ho innescato un buzz. Etc.

Fin qui dunque, tutto bene.
Il problema dell'operazione specifica è che la realtà aumentata deve essere sperimentata per godersela. E vedere video di persone che se la godono non è così engaging, coinvolgente, se non riesci a immaginare cosa stanno provando.

Guardando il video, mi è venuta una gran voglia di provare gli Oculus Rift.
Ma non mi è rimasta in testa British Airways o una particolare voglia di andare negli USA.
E' un po' come farsi raccontare il sesso non avendolo mai provato di persona...

Diciamo che non mi sembra che si tratti di un'idea "spreadable", perché in fondo tutto si riduce a un "abbiamo fatto provare a un po' di persone un'esperienza fighissima, peccato che tu non possa nemmeno immaginarti come sia".

Insomma, non basta buttarsi a innovare sul fronte delle tecnologie per fare comunicazioni impattanti.
Ci va molto pensiero strategico, altrimenti il rischio è che tutto quello che si ottiene sia un sonoro "so what?"

* Su questo fronte aspettatevi delle novità, in tempi abbastanza brevi
:-)

lunedì, gennaio 12, 2015

Abbordala al bar, non su Tinder :-) Bartinder - la birra belga ti chiede di sfoderare il coraggio



Politically correct? Mica tanto. O forse sì.

Difficile comunque fare dei PR Stunt a modino, qualche controversia occorre metterla in conto.

D'altra parte qui il committente (una birra belga, dal DNA molto maschile e direi "old school") ha deciso di cavalcare a suo modo il trend di Tinder.

Il background strategico è che Tinder è un app estremamente popolare, un meme, una cosa di cui si parla - e quindi a cui è interessante potersi attaccare, per sfruttarne il pubblico.

Più in generale la considerazione strategica è che sembra si stia perdendo l’approccio maschio e virile alla seduzione, sostituito da metrosessuali approcci online spesso sul limite dell’assurdo e del surreale.

Nascondendosi dietro il confortante schermo dello smartphone, che permette di non mettersi davvero in gioco. Di non metterci la faccia. Di non tirare fuori i cosiddetti.

Per questo l’operazione, usando un paio di profili fake, fa una cosa molto semplice: incita gli uomini a piantarla lì di fare i nerd, chiede di sfoderare gli attributi e la faccia tosta e - se devono andare a rimorchiare - che lo facciano al bar, in prima persona.

Il che, per una birra che ha nel proprio profilo di marca un che di mucho macho ci può stare :-)

Come ulteriore incentivo e per "dare servizio" alle persone, con l'operazione in omaggio un paio di birre al bar. Una per il maschio, una per la preda :-))

Ecco la video case history, che vi racconta con maggiore dovizia di particolari l’azione:



Macho or metrosexual, beard or no beard, ...
Primus, a quirky Belgian beer brand, believes that guys should rebel against these confusing trends and follow their instincts.

We came up with "Bartinder", a mobile stunt using Tinder. We made profiles of girls on the popular dating app and invited guys who "matched" our girls to act like real men, and go out to pick up a girl at a bar. We gave them 2 free beers to share with a girl.

http://www.haacht.com
https://www.facebook.com/primus
http://www.twitter.com/primushaacht

venerdì, dicembre 19, 2014

Christmas Shopping simulator. Modo smart di promuoversi con un'app :-)

Ok, lo sappiamo. Fare gli acquisti di Natale è un incubo, si spende, c'è casino...

Io, detto fra noi, ho comprato tutto online, quest'anno. Da varie fonti, inclusa un'artigiana australiana (grazie Etsy). E ho finito lo shopping da settimane.

Dato che il loro business è vendere roba (giochi) online, quelli di game.co.uk hanno cercato di fare un po' di buzz e di far venire in mente l'idea che comprare un videogame è meglio farlo online che in negozio.

Per questo hanno realizzato un app scaricabile che simula, in modalità videogioco, lo shopping natalizio.

Non credo che nessuno si aspetti che qualcuno ci giochi davvero - ma hanno creato un pretesto per far parlare di loro.
Si parla della loro comunicazione... e così si parla del loro business (cosa che altrimenti giornalisti e influencer non avrebbero fatto).

Ecco il trailer.
A me basta quello :-)



PS: Quelli di Game.co.uk dimostrano una certa attenzione alla comunicazione intelligente, o almeno interessante.
Ricordo infatti che sono quelli che hanno fatto firmare contratti in cui le persone cedevano all'azienda la propria anima:

Okkio! In 7.500 hanno venduto l'anima online. Ma non lo sapevano.


E hanno inventato il pasto di 9 portate in un'unica scatoletta, per i gamers compulsivi, che non hanno tempo per mangiare correttamente:

lunedì, dicembre 01, 2014

Il 40% degli Italiani NON va mai online. Altri dati Internet (Istat 2013)

Continuiamo a parlare di dati, di quanta gente c'è o non c'è online.

Il post precedente, sui dati Audiweb come previsto ha creato qualche polemica :-)
E, come sempre i dati vanno letti bene e possibilmente incrociati con quelli di altre fonti.

Proviamo a incrociare i dati con questa ricerca ISTAT-FUB. Cito:

Sono più di 23 milioni gli italiani (NOTA: sopra i 6 anni) che non hanno mai usato Internet nel 2013. E’ quanto emerge dalla ricerca ‘Internet@Italia 2013. La popolazione italiana e l’uso di Internet’ realizzata dall’ISTAT in collaborazione con La FUB (Fondazione Ugo Bordoni).

Quindi, facendo conto su 57 milioni circa di italiani( sopra i sei anni), 34 milioni, almeno ogni tanto, lo usano. Pari al 59,6%. Per Istat -FUB gli utenti forti sarebbero il 33% ovvero 19 milioni.

Audiweb ci dice che 40 milioni hanno accesso... ma sono contati nell'intervallo 11-74 anni. Nel giorno medio troviamo in rete 21 milioni di utenti (ma questa volta contati dai due anni di età in su)

Cito:
“Negli ultimi tre mesi il 58% della popolazione italiana ha usato Internet, rispetto alla media europea del 75% – dice Giorgio Alleva, Presidente ISTAT – Il nostro paese è agli ultimi posti per utilizzo del web nella Ue, sia nella fascia di età fra 55 e 74 anni sia in quella fra i 16 e i 24 anni”.

Qui scaricate la ricerca:

Approfondimento: