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lunedì, gennaio 11, 2016

Quanti sono davvero 10K caratteri? Twitter e Lettera aperta al Santo Patrono


Ok, botta di panico (o di colossale chissenefrega), gira la notizia che Twitter abolirà il limite dei 140 caratteri - che era la regola che rendeva il gioco stimolante - e si normalizza su un ben più ampio limite di 10.000 caratteri.

Non voglio entrare nel dibattito se questo snaturi il mezzo, gli dia il colpo finale (e noi elites, dopo che ci hanno ammazzato FriendFeed, dove ci sposteremo? Dove faremo i fighi e influenzeremo?) o se invece sia un modo per farci stare di più "dentro" Twitter (Più testo = meno necessità di link agli approfondimenti "fuori" Twitter).

Il punto è: ma quanto sono lunghi davvero 10.000 caratteri?
Per dare una risposta, ho trovato un mio vecchio articolo pubblicato su Web Marketing Tools nel Marzo 2004 (!) che guarda caso, funziona benissimo in questo inizio d'anno di 12 anni dopo. Le cose non sono cambiate poi così tanto.

Poi l'ho preso, ho tolto giusto qualche manciata di caratteri e l'ho portato a 10.000 caratteri tondi tondi (se Word non mi ha sbagliato i conti).
E ve lo pubblico qui, così vedete visivamente quanti sono e quanto ci si mette a leggerli.
Se, come molto probabile ve lo siete persi all'epoca, credo possa ancora strappare un sorriso e un pensiero oggi. Enjoy.



Lettera aperta al Santo Patrono

(tutto quello che avreste voluto far sapere al vostro direttore marketing - e non solo - ma che non avete mai avuto il coraggio di dire)

da: addetto-webmkg@unazienda.it

a: S.Isidoro@disiviglia.com

Oggetto: qualche (modesta) richiesta.

Spettabile S. Isidoro di Siviglia, nella Vostra qualifica di possibile Santo Patrono di Internet, Vi scrivo. Voi siete la mia ultima speranza, dopo che le mie letterine a Babbo Natale e ai tre Te Magi non hanno sortito effetto alcuno e che la mia mail a San Giuda, patrono della cause perse, è rimbalzata con un “server not found”.

Avrei qualche richiesta per il 2004, pochi, semplici miracoli che credo si potrebbero facilmente fare. E che cambierebbero non poco la mia vita.

Come di certo saprete, quest’anno sono stato molto,molto buono.

Ho fatto i compiti e i progress report, i forecast, i timesheet e tutti quegli altri documenti dai nomi inglesi.

Sono quindi fiducioso che vorrete esaudire la mia semplice lista di desiderata, che qui di seguito elenco. E’ roba leggera, mica come l’oro, incenso e mirra dei Re Magi . 

a) Vorrei che tutti quelli in gamba trovassero un buon lavoro. Fate un miracolo per chi si trova a lavorare in un’azienda “familiare”; che possa dipendere da un vero management e non da una corte di nani, ballerine, sicofanti e eminenze grigie più attente alle lotte di secessione che al benessere dell’azienda.

b) Potreste fare in modo che le aziende smettano di confondere il marketing con le vendite o la pubblicità? Fategli capire Voi che prima di voler fare il web marketing è opportuno sapere qualcosa di marketing normale, così come prima di aprire la testa a qualcuno il neurochirurgo ha studiato come togliere le tonsille (spero). 

Fategli, Vi prego, capire che non c'è da vergognarsi a riconoscere di essere ignoranti,  basta permetterci di studiare - che a molti di noi magari farebbe un gran piacere.

c) Già che siamo in tema di utopie, spero vogliate ora prestare orecchio a qualche richiesta di tipo più personale, inerente allo specifico del mio lavoro, dell’azienda in cui passo i miei giorni e del mio management. Specificamente:

- fatemi passare un 2004 (e seguenti) lavorando con una briciola di metodo. Instillate il dubbio che se passiamo il tempo a spegnere incendi sarà meglio che assumiamo dei pompieri e non dei project manager.

- mettetecela tutta per fare entrare nella zucca di quel direttore (Voi sapete quale) che sono finiti i tempi in cui milioni di schiavi costruivano piramidi. Invece di chiederci progetti faraonici che servono solo a tenerci dentro i morti e per cui lavoriamo come egizi, fate passare il concetto che ci servono progetti più piccoli, focalizzati, pensati e gestibili. Progetti dove usiamo l’intelligenza per battere la concorrenza e per conquistare i cuori e i portafogli dei nostri clienti. 

- al dirigente calvo del quinto piano, fategli passare il concetto che c’è una sola comunicazione. Che ci sono, sì, mezzi diversi - che possono fare cose diverse su target diversi - ma che la comunicazione è una, che l’interattività, l’online e il digitale possono fare cose bellissime… ma che non possono procedere "contro" la comunicazione classica della nostra azienda. Se vuole segare il suo collega che segue l’advertising, che lo convochi all’alba dietro al convento delle carmelitane scalze. Che se la vedano da uomo ad uomo. Senza mettere l’azienda e i nostri posti di lavoro a rischio per le loro faide personali.

- se possibile, donate all’ azienda il convincimento che le nostre azioni online vanno misurate (oddio, anche tutte le altre, ma questo non è un problema mio). Che la misurazione dei click, dei through e degli hit è fantastica per fare dei bei grafici in powerpoint, ma che se misurassero invece l’efficacia sulle vendite o sul nostro business forse sarebbe più utile per tutti. 

- Vi imploro, spiegate a tutti quanti che Internet non è (solo) una forma di pubblicità per il nostro prodotto. Che sempre di più è alla base del processo d’acquisto, che la prima cosa che fa il nostro prospect quando vuole comprare è un bel giro on line. E se sbagliamo lì siamo fuori al primo turno; questo è un torneo ad eliminazione diretta.

- al Ragioniere del reparto Finanza e Controllo, quello che dice che <>, mandate in sogno il bilancio di Monster.com. E che io sia lì a vedere la sua faccia quando scopre che l’anno scorso hanno registrato un bel 100 milioni di dollaroni US di “net income”.

- al suo capo, quello che decide dove tagliare i costi, fategli fare quattro chiacchiere con quelli di Nortel. Che, nonostante la recessione, il dover chiudere dozzine di uffici e fabbriche, mandare a casa due terzi dello staff, hanno continuato a investire in Ricerca e Sviluppo un venti per cento delle revenues. Così adesso hanno firmato un bel contrattone da oltre un miliardo di dollari per la fornitura di tecnologie Voice Over IP e possono ridare il lavoro ad un sacco di quelli che avevano dovuto lasciare a casa.

- già che ci siete, se non è troppo disturbo, che si capisca che fare internet per "presidiare il canale" è come fare la pubblicità per “aprire una testa di ponte” o fare le relazioni pubbliche “per forzare il blocco navale”. Mucho macho, ma non vuol dire un fico secco. Ricordate a tutti che, dall’invasione Anglo-franco-israeliana del Canale di Suez in poi, presidiare canali e trovarsi nei casini sono sinonimi. Focalizzate che un presidio, normalmente, è un fortino della Legione con dentro quattro sfigati in mezzo a predoni assetati di sangue (“Voilà, uomini, ecco Fort Zinderneuf!”). 

e) sul tema della comunicazione e dei nostri collaboratori esterni ho poi una sottolista di desideri per quest’anno nuovo, ovvero:

- a me va benissimo che continuino con la storia che non vogliono essere dei “fornitori” ma dei partner. Da anni lo sento dire da tutte le agenzie. Ma almeno capissero che se vogliono essere partner mi devono mandare in ufficio gente che ha un po’ d’esperienza, che sa di quello che parla e capisce i nostri problemi. Gente che in vita sua, abbia magari provato a vendere un pollo ad una macelleria, o un fustino di detersivo alla signora Maria. Che abbia lavorato qualche giorno in un’azienda, che si sia scervellata per far tornare i conti di un budget. Che abbia capito che a volte tecnologia e comunicazione non sono la cosa più importante per un’azienda e che conta a volte di più comprare i camion nuovi, rimodernare una fabbrica, aumentare gli stipendi delle impiegate; anche se questo implica tagliare il budget della comunicazione e non potergli dare i 14 milioni di euro che ritengono indispensabili per il progetto.

- che bello sarebbe se il management ragionasse anche sul fatto che bisogna rispettare il valore del lavoro altrui e che a tirare troppo sul prezzo si finisce per avere dei progetti talmente minimali che non servono a niente. O si finisce con l’avere dei fornitori che per starci dentro sono costretti a tagliare la qualità, l’assistenza, il tempo e la testa che ci mettono. 

- correlatamente, infondete a qualcuno di noi il coraggio di tradurre al nostro capo la targa che gli abbiamo regalato a Natale, quella che dice “if you pay peanuts, you get monkeys”

- mi piacerebbe molto se nascesse un’agenzia che davvero ci desse un servizio di comunicazione integrato. Gente brava a fare tutte quelle cose che a noi servono. Fateci smettere di perdere tempo a gestire 8 agenzie che litigano fra loro e che spingono in direzioni diverse, ognuna tirando l’acqua al suo mulino e non al nostro. Fateci trovare un partner dove basti parlare con una persona sola; e poi ci pensa lui a far sì che la proposta di sito sia coordinata con l’advertising e che le sales promotion siano sinergiche con l’email marketing e la campagna di relazioni pubbliche.

- al comitato di marketing strategico sarebbe poi il caso di far alzare la testa e guardare oltre l’orizzonte: mentre loro – giustamente, per sopravvivere alla congiuntura - caricano a testa bassa su Prodotto, Prezzo, Distribuzione e Promozione (intesa come sconti e concorsi), il Servizio fa pena e ci si sta svaccando il Brand. Così ora che riparte il mercato, ci siamo costruiti una bella immagine di azienda/marchio/prodotto sfigato.

- ai creativi portate gentilmente il dono seguente: che realizzino che al nostro Amministratore Delegato piace molto ritirare i premi sul palco, ma che il resto di noi preferisce vendere. Fate capire a “noi” che la carriera di un creativo dipende davvero anche dai premi vinti;  ma fate capire a "loro" che lo stipendio che ricevono, alla fine, dipende anche da quanti cartoni riescono a far uscire dal magazzino.

- al Direttore Vendite rivelate che la comunicazione che vende non è quella con il prezzo scritto in rosso, in Helvetica corpo 280. E che la creatività, quella buona, spesso è l’unica arma che abbiamo per far uscire i maledetti cartoni dal maledetto magazzino.

Caro Possibile Patrono, siamo quasi alla fine. 

f) Varie ed eventuali:

- mettete una buona parola con il mio boss, che possa farmi un abbonamento a Web Marketing Tools, così smetto di pagarlo di tasca mia (anzi che si faccia un abbonamento anche per lui così legge e impara o smette di rubarmi la mia copia).

- In quest’anno che viene, datemi il dono di tenere i nervi a posto e di ascoltare di più il mio capo. Che di web marketing forse non ne sa tanto, ma di altre cose forse sì. E sa di cose che io non so. E magari, se è arrivato a ricoprire quella carica, non si può escludere che sia perché due o tre cose utili le sa fare.

Aiutatemi, che faccia qualche errore di meno – visto che sono così bravo ad elencare quelli degli altri, fatemi beccare i miei prima di commetterli.

Per terminare, mettetemi una mano protettiva sul capo, e che non perda il lavoro quando tutte queste cose al mio Direttore Marketing gliele dico io.

In alternativa, potrei accettare di trovare 5 milioni di Euro in biglietti di piccolo taglio, non marcate, in una valigetta scura. 

Con rispetto e gratitudine anticipata,
il Suo Addetto al Web Marketing

Fine dei 10.000 caratteri...

Ed ecco come appariva l'articolo (e il suo autore) nel 2004.


giovedì, ottobre 22, 2015

E-Reputation e personal Branding: come fare? sintesi delle cose che ho raccontato…#RelazioniPubblicheDigitali


La settimana scorsa al Festival della Crescita, ci siamo ritrovati ospiti di millionaire con Francesca Parviero, a parlare di e-Reputation e di professioni digitali.

Ho pensato fosse una buona idea riprendere alcune delle cose più importanti che sono uscite, partendo dai live twitting...

E dato che Twitter è (per ora) spietatamente sintetico, aggiungere qualche commento, qualche spiegazione e approfondimento. Magari serve :-)

Diciamo che qui* faccio una sintesi: poi nelle prossime settimane faremo un po' di approfondimenti su alcuni di questi punti.

Ovvio: se si tratta di costruire la propria reputazione, la propria marca... il primo passo è decidere cosa vogliamo essere. Perché vogliamo essere diversi dal resto, perché la nostra differenza è importante.

E quindi programmare a tavolino cosa vogliamo ottenere in termini di percezione.

Infatti un conto è condividere pensieri in libertà, un altro è costruire una percezione sana, sensata e strutturata; coerente.
Quindi mettersi, in modo un po' paranoico, nei panni delle persone cui vogliamo parlare e guardarci con i loro occhi.

Certo, questo cozza con una visione (un po' romantica) della "spontaneità", dell'essere se' stessi.
Ma non dobbiamo confondere campi diversi.
Un conto è un blog personale, in cui raccontiamo i nostri pensieri, o la nostra pagina Facebook, dove raccontiamo per immagini le nostre serate in libertà.

Un altro un blog aziendale, o il blog in cui raccontiamo la nostra professionalità.

Ovvio che entrambi sono visibili a potenziali clienti o potenziali datori di lavoro.
E che quindi rischia di avere lo stesso peso (nella costruzione di percezione) il nostro bel post intelligente sulle strategie aziendali e il nostro selfie ubriachi sul cesso mentre fumiamo una canna.
Infatti: se pubblichiamo robe sbagliate, il nemico numero 1 della nostra reputazione (aziendale o personale) siamo noi stessi. Ma lo siamo forse ancora di più quando si innesca una crisi: spesso le crisi grosse sono innescate dalla nostra reazione più che da qualsiasi altra cosa, come in questo caso 

Se posso citarmi (dal mio manuale di  Relazioni Pubbliche Digitali):
"Occorre sempre muoversi con cautela. Dare energia, alimentare un fenomeno che di per sé è piccolo e non interessa a molti, rischia di attirare attenzione e di innescare una diatriba più ampia. 

Qualcuno, che inizialmente aveva trovato la cosa irrilevante, di fronte a un battibecco tra azienda e persone potrebbe decidere di interessarsene e partecipare. 

Qualche blogger o giornalista potrebbe vederci nascere una storia da raccontare. Ancora peggio, ed è un tipico esempio di innesco di crisi, il caso in cui si reagisca duramente e fuori luogo, insultando le persone e mettendo in dubbio la loro onestà, la loro intelligenza." 


Infatti, spesso le peggiori crisi nascono dal voler avere ragione, di essere incapaci (come marca o come persona) di ammettere che anche noi sbagliamo, senza portar argomenti forti con un tono dialogante.

E' lì che facciamo davvero arrabbiare le persone, specialmente se è evidente che ci stiamo arrampicando sugli specchi.
O se "il popolo della rete" ha già deciso a priori che abbiamo sbagliato.
Il rischio peggiore, specialmente per agenzie e consulenti è proporre progetti pensati "per fare branding" ovvero belle idee, belle trovate che magari fanno parlare un po' di noi (o fanno parlare solo dell'azione e il brand non si ricorda), che fanno simpatia... ma poco più.

Le aziende (e le organizzazioni...) pagano il lavoro delle agenzia per portare risultati, non per "fare simpatia" che non si scarica sulla bottom line. Se i soldi che ci danno da spendere, non se li ritrovano moltiplicati, non siamo un investimento: siamo un costo da tagliare.
In effetti, specialmente nel caso di progetti un po' complessi, le PR Digitali, i Social, le PR Tradizionali.. tutto converge. Tecnologia, marketing, creatività, media planning... 

One man show funziona (solo) per i progetti per le PMI, bassi budget, bassa complessità, portata limitata. E' un mercato specifico, dove molti operatori (incluso me stesso, per anni) trovano il loro perché e il loro business - nel far crescere le piccole imprese, le piccole iniziative.

Ma da un certo punto in poi, solo un team articolato per competenze riesce a produrre progetti che funzionano su scala più ampia.

In termini di competenze:

Non si può prescindere da un minimo di conoscenza di marketing, ma non basta essere "creativi": la creatività deve essere al servizio dell'obiettivo e accompagnata da una capacità organizzativa che trasforma un'idea in un progetto concreto e funzionante. Con molto buon senso, senza farsi abbagliare dai vaneggiamenti teorici di certi guru, che non hanno mai venduto uno spillo o stretto un bullone in vita loro.


Rassegniamoci: saremo sempre criticati.
Spesso a torto.
Da persone che hanno una propria "agenda", un proprio malessere, follia o attacchi pianificati. Nel tentativo a volte di arruolare altri nella critica, nella crociata, nel mettere alla berlina il nostro Epic Fail.

Da un certo livello in su, la censura è inevitabile. Insulti, contenuti oltre il limite del codice penale (ad es diffamazione), deliri irrilevanti per la conversazione: a ripulire dal rumore si fa un favore alle persone serie.

E se qualcuno cerca un nemico, è utile spostare il tono più in basso. Con l'emotività non si costruiscono facilmente discorsi davvero costruttivi.

Naturalmente, nell'oretta di chiacchiera, di cose ne sono uscite molte altre (per non parlare di tutto quello che ha detto Francesca).
Le potete recuperare su Twitter e altre sono sintetizzate qui:


https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1241998995826612.1073741845.121072037919319&type=3

Ci sentiamo più avanti per qualche approfondimento sui singoli temi...

*(btw, dato che abbiamo detto cose che stanno a cavallo tra le Relazioni Pubbliche Digitali e la Strategia Digitale, per una volta pubblicherò questo post "in stereo", ovvero su entrambi i blog - che normalmente hanno focus e contenuti differenti).

PS: se arrivate da Google e non mi conoscete, tutto quello che leggete sopra discende sostanzialmente dalle analisi, riflessioni e proposte che ho condensato nei miei due libri...

Strategia digitale: Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e i Social Media (Web & marketing 2.0) - http://www.amazon.it/dp/B00JIVANS6

Relazioni pubbliche digitali: Pensare e creare progetti con blogger, influencer, community - http://www.amazon.it/dp/B00SVHDWZO



martedì, settembre 01, 2015

Chi usa Twitter? Infografica sull'audience italiana


Una infografica che ci da' qualche dato in più su chi twitta e cosa fa (e quindi su chi vede i nostri tweet...?).

I dati sono relativi al pubblico italiano.

La fonte è Twitter Ads Italia e i dati sono ricavati da dati di Global Web Index.

Il link per vedere l'infografica più grande è questo.
Enjoy.


 

venerdì, giugno 19, 2015

The Next Small Thing? Il micropodcasting.


La tumultuosa cavalcata di Twitter sembrerebbe dimostrare un apprezzamento forte da parte del pubblico verso media studiati per chi ha il dono della sintesi (poi, se leggiamo cosa viene scritto, ci togliamo immediatamente ogni sogno di acculturamento in corso delle masse...)

Ma tant'è, la comunicazione sintetica sembra riservare opportunità di business per chi sappia cavalcare questo cucciolo di tigre - e se tanto successo ha avuto coi testi, perché non farlo coi suoni?

Di qui una nuova, grande (ma piccola) idea: si chiama Out Loud ed è una piattaforma di podcasting* limitata a 20" di suono.
Una briciola di pensiero. Un micro user-generated content. Barzellette.
Se hai qualcosa da dire, dillo. Ma dillo in fretta.

Difficile da usare per le masse, diciamocelo. Su 20 secondi almeno 19 rischiano di essere "ahhh","ehhhhm", "cioè", "ecco...". Richiede molto autocontrollo, di pensare prima di parlare e pensarci bene, formulare il pensiero accuratamente prima di pronunciarlo. Non banale, oggigiorno :-)


Naturalmente, essendo stato lanciato l'altro ieri (figurativamente parlando), oggi pomeriggio avremo già le aziende che ci chiedono le best practice e i benchmark per il migliore uso di questa app a supporto del proprio brand.

A questo punto, se mai farò una startup, prima definisco le maniere più efficaci di usarlo per la pubblicità, mi scrivo un po' di presentazioni di best case e mi invento un po' di risultati, ROI e KPI. E poi, caso mai, mi metto a svilupparla :-))

* che poi scopro che il podcasting ha ancora il suo bel da dire, nonostante se ne parli poco (pun intended)...

giovedì, maggio 14, 2015

Game of Thrones e Twitter in Francia: una Case History


Il mio post di ieri mi ha fatto voglia di esplorare qualche altro uso markettaro di Games of Thrones.

Per esempio...

Questo è un buon esempio di mobilitazione di una community informale per un'operazione di PR Digitali.

Community informale perché si tratta di persone accomunate da una passione (in questo caso Trono di Spade) che non necessariamente aderiscono a un gruppo, una pagina Facebook, un forum... ma che sono comunque attivi e interessati. Insomma dei fan.

Operazione basata sull'utilizzare degli influencer - informali anche loro.

Non sono necessariamente blogger, giornalisti... non hanno un'etichetta che permetta alle madri per strada dire ai pargoli "guarda piccino, quello è un influencer..." ma sono in grado di portare la loro influenza, la loro credibilità a tutti gli altri, a coloro che sono meno "caldi" nella passione.

Come detto nel manuale delle Relazioni Pubbliche Digitali (scusate l'autopromozione) se anche una singola persona che porto a bordo e coinvolgo in un'operazione di WOM, di Passaparola, di generazione di casino... riesce a coinvolgere poche persone - se ne coinvolgo molte l'effetto cumulato è significativo.

Ma veniamo al caso in questione.

Per assicurare un avvio con  il botto alla quinta stagione di GoT, l'emittente francese Canalsat (quella che diffonde la serie nell'esagono) ha semplicemente organizzato una guerra. Su Twitter.

Un gioco (ovviamente gratuito), una maniera di essere partecipi e non solo delle couch potatoes fanatiche del serial*

Quattro giorni di battaglia online. Perchè quest'anno i massacri partivano prima.

La meccanica: identificare e arruolare 16 Influencer veri; appassionati carismatici e riconosciuti della serie. A loro il ruolo di capiclan, di capi fazione tribù, famiglia.
A loro il compito di reclutare truppe per la causa, creando e mobilitando commnuities (a questo punto sì, formalizzate).

Combattendo una battaglia, un war game, che aveva nel minisito il suo tabellone di gioco, e nei tweet, negli hashtag, le sue armi.

In palio 50 posti per la premiere esclusiva del primo episodio della serie, oltre che la soddisfazione di aver combattuto per una giusta causa (o di fare a pezzi gli odiati Lannister).

Al di là di invitarvi a guardare la video case history qui sotto, basti sapere che la generazione di influenza si è scatenata (al di là del buzz, della copertura mediatica per questa operazione etc...) in oltre 60.000 (!) tweet in 4 giorni, nell'entrata in TT, in una significativa crescita del follow del canale Twitter dell'emittente, nella generazione di 140 milioni di impression...

Il gioco ha saturato il Twitter francese di messaggi attinenti alla marca. Ha incuriosito, reclutato, infastidito forse, ma fatto un gran buzz e una grande pressione di comunicazione.




Date un'occhiata su Twitter all'hashtag #GoTwar e poi ne parliamo (detto questo, facile realizzare questi numeri, se alla base c'è un prodottone, un lovemark come Trono di Spade....)




Approfondimenti:
*Btw, se siete appassionati alla fantasy o semplicemente alla televisione (come analisti di fenomeni etc) vi segnalo The Quest (in Italia trasmessa da Sky)

interessante perchè è un classico reality show a eliminazione... ma calato competamente in un'atomosfera, in un mondo fantasy/medioevale,. Interessante concept :-)

martedì, aprile 28, 2015

Prontezza di riflessi: Lidl e gli One Direction

Real Time Marketing, o quasi.

Intelligente esempio di una piccola azione, basata sulla prontezza di riflessi.
E che facendo leva su una notizia di cronaca, a costo zero fa parlare (bene) della marca.

Più che strategia, intuizione.

Rapidamente: Zayn lascia gli One Direction.

Kleenex, come visto, mette a disposizione dei fan i fazzoletti.

Lidl, invece, si ritrova in casa un prodotto che rischia di diventare obsoleto: gli ovetti di cioccolato degli OneD.

Rapido tweet: va via uno dei 5 OneD? per correttezza commerciale, la catena distributiva abbassa il prezzo degli ovetti di 1/5 :-) (nel contempo celebrando l'amore per la band etc etc).


Ovviamente della cosa si parla in rete (26.000 RT del tweet, senza contare le stelline...), la notizia si propaga, si sorride, l'obiettivo delle PR digitali è raggiunto...

PS: divertente notare che la notizia dell'uscita di Zayn dalla band ha coinciso con la notizia di Jeremy Clarkson fuori da Top Gear. 
Inevitabile in Rete l'insorgere di nuovi meme sul possibile scambio di lavori fra i due...




mercoledì, aprile 08, 2015

Epic Fail = win :-) Wolkswagen e la nazionale francese

Ma... la pubblicità a bordo campo, durante la partita della nazionale, chi se la fila? E quando mai potrebbe fare engagement?

La risposta è probabilmente mai.

A meno di non infilarci un errore d'ortografia.

E scrivere (apposta) Wolkswagen invece di Volkswagen (vettura del popolo).

A quel punto, mentre sullo  schermo scorrono le immagini della partita, l'attenzione di tanta gente si sofferma sulla pubblicità. Si scatena la marea su Twitter, partono gli insulti allo stagista rituale, si mandano cv per il posto vacante di advertising manager...

Insomma, si cade facilmente nella trappola.
E una pubblicità destinata a passare più o meno inosservata diventa un soggetto di conversazione :-)

Potenza dei Social Media, potenza del second screen.
(potenza che è stata una partita noiosa?)

Ecco qualche esempio di reazioni su Twitter:




Ed ecco il reveal della marca:



mercoledì, marzo 25, 2015

Qualche numero interessante sui Social Media in Italia


Se già non lo conoscete, vi segnalo il report sull'Italia di Social Bakers.

Dà dei dati utili per fare un po' di benchmarking... anche se tendenzialmente tarati verso le grandi marche, i best case :-)

Per esempio, secondo i loro dati, un brand nei top 20 su Facebook ha circa 2.2 milioni di fan e su Twitter è seguito da oltre 150.000 persone...

I dati li trovate qui:


martedì, marzo 24, 2015

Meerkat: 5 cose che ci possiamo fare, con la "next big thing"?

Non so se sia corretta definirla "the next big thing", certo è che Meerkat in questi giorni è balzata di colpo sugli schermi radar di molti analisti e opinionisti, godendo di una fiammata di popolarità.

Quindi sensato segnalarla come una piattaforma da tenere d'occhio... anche per capire come piegarla ai nostri biechi scopi markettari.

Andiamo con ordine.

Meerkat è un app che permette di fare streaming video in diretta, condividendolo con i propri amichetti Twitter.

In sostanza, partendo dal proprio telefonino (per ora solo iOS) si può sparare un video alla propria lista di contatti Twitter, che possono godersi uno streaming. Insomma, un real time video su Twitter.

Ecco un primo video che racconta l'app, intervistando il suo fondatore:



Può essere l'apoteosi del selfie, che passa dall'immagine al piano sequenza da 5 minuti, per mettere in evidenza ogni dettaglio del proprio essere, del luogo in cui ci si trova.

Ma il suo bello è la possibilità di interagire complessivamente, con una chat testuale, che permette di evolvere da spettatore passivo a coprotagonista della conversazione :-)

Il che presenta opportunità interessanti per i personaggi/brand, che possono trovare nuovi modi per interagire con i propri fan, a un livello più personale, facendo pesantemente leva sul voyeurismo intrinseco nell'affezionarsi a una personalità.

Per capire meglio cos'è e come funziona, potete guardare questa video recensione; altrimenti saltate, passate oltre e andate direttamente alla parte in cui si parla delle 5 cose che ci possiamo fare in logica marketing/comunicazione.


A questo punto c'è da capire per cosa potrebbe servire... tenendo conto che poi le app e le piattaforme trovano un modo tutto loro di vivere sul pubblico e nelle comunità.

In aggiunta a questo ottimo articolo, ecco una breve lista:

1. Per le marche Meerkat può essere usato per la "messa in onda" di interviste, di presentazioni; per il mondo delle news (e se non siete BBC, RAI o CNN, che hanno ben altri mezzi) un modo per fare delle dirette, per le breaking news.

2. Più in dettaglio può essere un modo per fare un keynote, una demo, un incontro con un personaggio chiave dell'azienda

3. Per il mondo delle PR un modo per coprire un evento, far seguire al pubblico uno stunt, dare uno stream di una presentazione... 

4. Ma anche di far vivere una experience che di persona è impossibile vivere; come una visita a un impianto di produzione, un dietro le quinte in un teatro, un viaggio a scoprire cose che normalmente sono chiuse al pubblico

5. Per il mondo blogger un modo per estendere il live twitting o per entrare in mondi affini a quello del vlogging, diventando una sorta di micro YouTuber, ma con il vantaggio (o lo svantaggio) del "real time"... con il valore aggiunto della possibilità di chattare con le persone che ti seguono.
Guardate questo video per un approfondimento sul tema:




Tra l'altro, è da notare che l'utente può anche mettersi sulla piattaforma facendo "zapping", scoprendo cosa è trending, andare alla ricerca di contenuti cool e popolari.

Certo è, però, che se vogliamo costruirci un audience per il nostro stream (ed è ovvio che lo vogliamo) dovremo investire tempo, risorse magari anche soldi in adv per far sapere alle persone che cosa stiamo per fare e cercare di convincerle a darci attenzione.

Insomma, chissà se Meerkat è qui per restare o se è una moda passeggera; ma comunque è da tenere d'occhio, perchè già domattina qualche cliente ci chiederà come usarla, ci chiederà le best practice e ci chiederà un benchmarking :-)

Detto fra noi, le cose che fa Meerkat sono tutte cose che si potevano già fare (a parte l'integrazione con Twitter?) ma con tecnologie molto più pesanti e con budget molto più importanti. Se ci accontentiamo di una qualità dell'experience più ruspante, allora Meerkat può andarci bene.

Approfondimenti, perchè è già stato scritto molto, su Meerkat:


Altro video:





lunedì, marzo 16, 2015

Il contatore "fisico" di like Facebook per il tuo negozio


Molto bello, avere un sacco di like online.

Per gli uomini e le donne del marketing però, spesso la lotta è capire come trasformare questi like in business, in soldi, sul piano meramente "fisico".

Raccordare online e offline.

In questa logica di portare più vicini i due mondi, è da segnalare FBox, un'azienda che ha sviluppato un package per i punti vendita (immaginate un pub, un ristorante...), basato su una parte software e un display da mettere in negozio che mostra i like ottenuti.

Il principio è quello delle stelline: tanti like = posto che piace. E la gente che lo vede dalla vetrina è incentivata ad andare, spinta dalla forza della smartcrowd :-) Quindi una roba da mettere in vetrina, magari insieme all'adesivo di TripAdvisor.


Ma il package fa anche qualcosa in più: offre ai visitatori del punto vendita il WiFi gratuito, eroga online offerte e promozioni per chi è sul posto...



Se voi interessa, stanno startuppando su Indiegogo :-) e il costo è abbordabile: parliamo di un 150 euro per iniziare...

Ed ecco il video di presentazione:

Twitter e le PR Digitali: chi seguire? (crosspost)



Dato che il tema esce dall'ambito ristretto delle online PR e entra nei social media, ripubblico questo post di qualche giorno fa - pubblicato sul mio altro blog (Relazioni Pubbliche Digitali - http://www.relazionipubblichedigitali.it/ ) - in modo che anche chi non segue quel blog abbia la possibolità di leggere questo piccolo pezzo di formazione.

Traccia alcune indicazioni, suggerimenti, riflessioni sul tema del "following" come strategia, strumento di PR e di comunicazione digitale.

Tutti i ragionamenti sono ovviamente tratti dal mio libro "Relazioni Pubbliche Digitali", dove il tema è ulteriormente approfondito ;-)


Nelle famose strategie di following ci sono almeno tre linee direttrici, tre modelli di pensiero - tutte basate sul principio che, a seguire le persone "giuste", il nostro account Twitter e il nostro business ne avranno un vantaggio.


1. Nella sua forma più basica, il ragionamento è che, molto spesso, se ci mettiamo a seguire qualcuno è probabile (è possibile?) che questo ci ricambierà il favore. Quindi crescerà il nostro numero di follower.


OK. E quindi? A cosa mi serve avere tanti follower, di qualsiasi tipo? Quale vantaggio mi porta?


Certo, da un certo punto di vista è possibile che poter vantare un robusto numero di follower dia credibilità al nostro account; ma farsi seguire da persone che non sappiamo se siano in target, magari prese a caso, magari fake anch'essi in cerca di numeri (si veda il mio post precedente) è un po' difficile porti vantaggi...


2. Molto più utile è seguire persone interessanti - per ascoltare e non per tentare di prendere scorciatoie nella crescita del nostro seguito. 


Non dobbiamo entrare in un ottica malsana dove tutto è legato ai numeri. Là fuori, non dimentichiamocelo, c'è gente in gamba. Che ha cose da dire. Che ci capisce. Che ha delle cose da insegnarci. E quindi sono i primi da seguire. Per restare aggiornati, scoprire le novità rapidamente, attingere a spunti di pensiero, ragionamenti, informazioni.


3. In una logica più di business, può poi avere (molto) senso il seguire le persone che ci piacerebbe ci seguissero. Perché possono essere clienti (ma guai poi a rompergli le scatole). Perché ci piacerebbe parlare con loro. Perché possono essere influencer importanti, ridiffondere le nostre idee, i nostri contenuti. E quindi, se decidessero di seguirci, ci sarebbe la possibilità di averne un vantaggio.


Certo, il massimo è quando dal mero following si passa alla relazione, allo scambio, alla collaborazione. Ma non sempre (anzi, solo raramente) ciò è davvero possibile - e bisogna sapersi accontentare. 


4. Possono essere follower di chi ci piace. Gente che segue un leader nel nostro campo; se siamo produttori di chitarre, magari quelli che seguono un virtuoso dello strumento.


Perché se seguono persone che ci sono affini, c'è una più alta probabilità che possano essere interessati a ciò che abbiamo da dire. Che ci seguano e che ci ascoltino.






sabato, febbraio 28, 2015

Riassunto settimanale dei miei blog


Ed eccoci a riassumere la settimana appena passata (nel senso di cosa ho pubblicato sui miei blog).

Il momento topico è stato sicuramente l'intervento alla Social Media Week, a parlare di PR Digitali.

La prossima settimana metterò online le slide.

Per il resto non sono riuscito a pubblicare molto - più qualità che quantità, spero.

I post principali della settimana sono stati:

Il mio parere... su Economyup


Per chi non conoscesse i miei blog (questa settimana sono arrivati un sacco di follower nuovi ai social, grazie alla Social Media Week):

Questo (quello su cui siete in questo momento) si chiama Digital Planner ed è un blog di Comunicazione, Internet Marketing, Social Media. E di approfondimenti sul mio primo libro, il Manuale di Strategia Digitale.

L'altro blog, quello nuovo, si chiama Relazioni Pubbliche Digitali. Ovviamente, un blog dedicato al mondo delle Digital PR (Online PR, PR Digitali...) e al mio secondo libro: Relazioni Pubbliche Digitali (of course).

Enjoy.

lunedì, febbraio 23, 2015

Il concorso Twitter di McDonald's al Superbowl per far vincere le altre marche

Il Superbowl ovviamente concentra il meglio (e a volte il peggio) della creatività, sia in termini di spot che in termini di altre forme di comunicazione.

Quest'anno non è uscito un chiaro vincitore (come era stato il caso di Oreo ), ma sono apparse cose interessanti - come il concorso Twitter di McDonald's.

La meccanica è stata molto semplice.
Una serie di marche e prodotti si sono fatte pubblicità al Superbowl con uno spot?
E online McDonald's metteva in palio quei prodotti. 

Compresa una bella Mercedes.

Bastava fare un retweet per partecipare. Easy. (nota: l'eccezione è stata rappresentata da 50 Shades... si è preferito mettere in palio un più soft giro in elicottero).

Inutile dire che i concorsi fanno sempre gola, e che qui in qualche modo ci si è attaccati ad altre marche... non che McDonald's abbia bisogno di cavalcare altri brand per fare notorietà...

L'operazione è stata pianificata con largo anticipo (tanto si sapeva quali marche sarebbero state in pubblicità durante l'evento) ma, come ormai è tradizione, un social team pronto a creare e a sfruttare opportunità era mobilitato e al lavoro per sviluppare comunicazione in Real Time.

Ecco qualche tweet significativo:

Approfondimento:
http://www.usatoday.com/story/money/2015/02/01/mcdonalds-super-bowl-giveaway/22720659/

Interessante anche l'articolo di Advertising Age:
http://adage.com/article/special-report-super-bowl/twitter-crowns-mcdonald-s-ad-super-bowl/296937/