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lunedì, marzo 21, 2016

La Checklist della Strategia Digitale (Parte #4)

http://www.gronefeld.com/uploads/styles/watchmaking_big/contents_gallery/watchmaking_09.jpg
Proseguiamo il nostro viaggio nella Strategia Digitale, attraverso una checklist (a puntate) che, se da un lato è il check finale della solidità della nostra strategia, dall'altro è uno strumento utile da utilizzare prima e durante lo sviluppo della strategia - per farla buona la prima.

Il primo tema di oggi è:


Domanda #7: Ci siamo ricordati di "parlare con" e non (solo) "parlare a" ?


L'approccio in cui la marca ( o l'organizzazione) parla dall'alto, infligge o propone messaggi a un'audience si chiama sostanzialmente pubblicità. 
Che poi sia uno spot, un pubbliredazionale, un depliant inviato a casa... sono sfumature, technicalities, ma il modello è quello pubblicitario.

La parte più ideologica della rete sostiene che non si possa più, online, "parlare a" senza sollecitare una conversazione. Un buon esempio, citato a proposito e a sproposito, è il Cluetrain Manifesto.

Dalla mia esperienza emerge che ciò non è per niente vero. Anche perché:

- Nessuno di noi ha la voglia e il tempo di "entrare in conversazione" con una marca per qualsiasi cosa vediamo su Facebook.

- Per molte cose ci va benissimo di essere semplicemente informati, senza dovere investire tempo a costruire improbabili relazioni su oggetti verso i quali abbiamo magari forte curiosità ma un limitato investimento emotivo, coinvolgimento



- Molte persone non hanno molto da dire e molte marche / prodotti non hanno la possibilità di essere dei lovemark, oggetti di affetto e conversazione.. ma non per questo devono smettere di comunicare e fare business, spesso profittevoli

- Provate a non investire in adv su Fcebook e poi vediamo quanti follower, quali numeri riuscite a fare sperando solo nella reach organica...

Detto questo, l'opportunità di fare il salto quantico è quella di entrare in relazione con le persone. Che poi conversino, mettano like o meno, è un'altra faccenda. L'importante è come si sentono rispetto a noi.

Se si sentono un target da mungere, come da modello classico o se sentono che la marca li vede come stakeholder. Se si sentono utili idioti con la carta di credito (e ci può stare, dipende dalla situazione) o in qualche modo comproprietari della marca e dei suoi destini.



Se sentono la marca distaccata, arrogante, che si disinteressa ai suoi consumatori - o peggio ancora che fa finta di interessarsi e di curarsene. Che a parole "mette il consumatore al centro" ma che nella realtà dimostra invece che è una mission scritta per fare bella impressione ma lontanissima dalle pratiche quotidiane dell'impresa.

Domanda #8: i nostri "Communication concept" sono chiari?


In sostanza, non è che qualcuno esposto alla nostra comunicazione si domanda che cavolo stiamo cercando di dire?



Tutta la storia la teoria e gli esperimenti in comunicazione dimostrano la stessa cosa: se non dici chiaramente alle persone cosa vuoi e perché lo vuoi, nessuno o quasi lo farà.

Se il tuo concetto di comunicazione, il messaggio centrale non è chiarissimo, non passerà.

Domandatevi perché i produttori di detersivi hanno per anni speso miliardi dietro a un tema così banale e scontato, ripetitivo come "lava più bianco".

Perché sono scemi? No, perché sono smart.



Perché grandi aziende investono soldi veri in ricerche e misurazioni per vedere cosa funziona e cosa no. E decidono della loro comunicazione non sulla base della pancia, dei gusti personali, della voglia di fare cose diverse.

Decidono sulla base di informazioni su cosa funziona e cosa meno.

E se noi ignoriamo questo fatto e ragioniamo solo sulla base dei nostri gusti, gli stupidi, quelli che fanno danni siamo noi, non le aziende.

Anche perché in genere (l'ho detto mille volte) noi non siamo il target.


http://www.isocial.it/analfabetismo-funzionale-italia-regno-dei-somari/
E se tutti sono su Facebook, il rischio è che su quella piattaforma ci ritroveremo a comunicare con un numero significativo di quei numerosissimi italiani affetti da analfabetismo funzionale, da analfabetismo di ritorno.

Da scarsa cultura, dal non leggere mai un libro, dal non essere attrezzati per gestire concetti complessi o espressi in modo sofisticati.

Di nuovo, l'abbiamo detto, occhio al target e al saper entrare in relazione con lui, con il suo linguaggio, con i suoi processi.

Per questo dobbiamo essere chiarissimi. Essere "single minded". Sappiamo da decenni e decenni che se diciamo una cosa sola, siamo laser focused, il ricevente forse la capirà. Se diamo due o più messaggi, il tasso di corretta decodifica cade.

Se non esprimiamo in modo focalizzatissimo cosa vogliamo che la gente capisca, pensi, come chiediamo che modifichi la propria opinione, la propria percezione, il proprio comportamento.. beh, ci andiamo a complicare da soli una situazione già complicata di suo.

Dobbiamo quindi essere molto semplici e trasparenti.
Cosa promettiamo e come/perché pensiamo di poter mantenere la promessa.
Cosa vogliamo, perché lo vogliamo e perché le persone dovrebbero darci retta, quali vantaggi/risultati otterranno.
Più siamo semplici più siamo anche smart, spesso. E maggiore la probabilità di essere capiti e di generare una reazione positiva.



------ *MESSAGGIO PROMOZIONALE / COME APPROFONDIRE *-------


Come accennato in apertura, questo post è un approfondimento al nostro manuale "Strategia Digitale". Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media.

Per chi non lo conosce, qualche rapida informazione. 

Intanto dalla sua uscita è più o meno costantemente tra i libri della categoria "business" più venduti su Amazon, su carta e in formato Kindle. 

Anzi, per un paio di giorni siamo stati il libro in assoluto più venduto su Kindle in Italia (ok, l'editore aveva fatto un taglio prezzo molto notevole :-).

Ma ecco una breve descrizione di cos'è:

Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri che "spaccano paradigmi", che fanno della gran teoria del futuro, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Abbiamo cercato di dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo. Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perché con l'agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente "come funziona", visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività - capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori.

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all'indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico

Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo - dato che il digitale l'abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:"Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, appunto, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi."

Ecco i link da dove potete capire qualcos'altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea o ebook).


venerdì, febbraio 19, 2016

Qui è dove ci intervistano su Strategia Digitale...

Strategia Digitale Manuale, come si fa?
Con una certa soddisfazione vediamo che Strategia Digitale, il nostro libro (di Giuliana e mio) continua non solo a vendere bene (per quello che può fare un manuale di marketing...) ma anche a attirare attenzione.

Così è stato per Guida Digitale, che ha voluto farci una video intervista (via Skype e con alcuni oceani di mezzo... ah, le meravigie della scienza e della tecnica).

Insomma, qui c'è l'intervista che racconta un po' come la vediamo sulla Strategia Digitale e sul nostro libro.
Non so bene se interessa, ma già che ci siamo la posto :-)




E se non sapete cosa sia il nostro manuale di Strategia Digitale, sotto vi piazzo il messaggio publiredazionale :-)


------ *MESSAGGIO PROMOZIONALE / COME APPROFONDIRE *-------

Per chi non conosce Strategia Digitale, il manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media, qualche rapida informazione.  

Intanto dalla sua uscita è più o meno costantemente tra i libri della categoria "business" più venduti su Amazon, su carta e in formato Kindle. 

Anzi, per un paio di giorni siamo stati il libro in assoluto più venduto su Kindle in Italia (ok, l'editore aveva fatto un taglio prezzo molto notevole :-).

Ma ecco una breve descrizione di cos'è:

Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri che "spaccano paradigmi", che fanno della gran teoria, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Per dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo. Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perché con l'agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente "come funziona", visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività - capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori.

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all'indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico

Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo - dato che il digitale l'abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:"Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi."

Ecco i link da dove potete capire qualcos'altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea o ebook).



martedì, febbraio 02, 2016

Il prestito sociale (di oggetti) sulla cassetta della posta. Bella idea.

Non è proprio un'operazione di comunicazione "commerciale" come la definiamo noi, ma è un interessante esperimento sociale di interazione e, in fondo, di umanizzazione dei nostri rapporti col vicinato.

Il grande classico: non conoscere bene o per nulla le persone che vivono a pochi metri da noi.


Per stimolare quindi lo scambio di idee, emozioni, pensieri, relazioni, c'è chi ha pensato di passare attraverso lo scambio di oggetti.

In breve: si appone sulla propria cassetta della posta uno o più adesivi indicanti gli oggetti che siamo disponibili a prestare al vicinato.

E il gioco è fatto.

Dentro, c'è anche un pensiero ecologico, di downshifting, di non comprare 10 trapani quando basta comprarne uno e imprestarselo tra vicini (e così chiudono le fabbriche di trapani...)

Una mappa aggiornata degli adesivi "installati"

"That is how you can stand up for a reasonable, sustainable way to use consumer goods in your own neighbourhood, build a local network, get to know your neighbours better and buy less all together! The aim of the project Pumpipumpe is to make sharing-friendly neighbours and their objects visible and so to promote the sharing of consumer goods. With Pumpipumpe this does not happen on the Internet, but with little stickers on the letterbox, where neighbours and local residents walk past every day.That way you are able to directly contact each other to borrow a bike-pump, drill or a fondue set, get to know each other better and have to buy even less equipment."

Il tutto nasce da un'associazione svizzera: "The Pumpiumpe Association stands up for a conscious use of our consumer goods and wants to improve social interaction in urban neighbourhoods. We therefore promote the sharing of our rarely used personal belongings."

Gli adesivi si comprano on line (5 euro) da www.pumpipumpe.ch  e così finite pure sulla mappa (anonimamente, ofc)

Ecco il video:

 

martedì, gennaio 19, 2016

La Checklist della Strategia Digitale (in particolare per PMI e non addetti ai lavori): Parte #1


Iniziamo il 2016 con una serie di post a tema, con cadenza abbastanza regolare - pensati per i "non addetti ai lavori" e le PMI.

L'idea, che mi è stata suggerita da alcuni miei studenti, è quella di fare dei post veloci, un po' stile checklist; non tanto per spiegare dei concetti (di per se' abbastanza di base) quanto per proporre dei percorsi di lavoro sulla strategia... per chi non è particolarmente esperto.

Quindi un materiale integrativo e di accompagnamento a quanto scritto nel nostro libro "Strategia Digitale" (se non sapete cos'è, ne parlo in fondo).

Partiamo da quelle che potremmo chiamare le 10 regole d'oro di un progetto di strategia... o meglio dalle 10 domande da farsi per non fare troppi errori :-)

Partiamo oggi con le prime 2. Le altre seguiranno prossimamente.

1. Siamo proprio sicuri di aver definito obiettivi specifici, comprensibili, misurabili - per ogni piano, per ogni attività?


*Alla base della strategia ci sono obiettivi chiari?

Se non sappiamo bene dove vogliamo arrivare, faremo molta fatica a andarci. Se questi obiettivi non ci sono, forse stiamo parlando di tattiche, di esperimenti, di provare a vedere un po' cosa succede, per imparare.

*Gli obiettivi sono misurabili?

Altrimenti come potremo sapere se li abbiamo raggiunti o no?

E come potremo riportare ai capi, colleghi, soci, cosa racconteremo del progetto, cosa avremo imparato, se tirando a un bersaglio non sappiamo quanti punti abbiamo fatto e in che direzione stanno andando i nostri colpi?

*Gli obiettivi sono specifici e focalizzati, non vaghi e generali?

Dobbiamo definire in dettaglio cosa vogliamo conseguire. “Diventare ricchi e famosi” non è un buon obiettivo. “Entrare nella top ten dei giocatori mondiali di tennis” è un obiettivo decisamente migliore, perché ci permette di orientare la nostra azione. 

“Migliorare la nostra immagine” è un obiettivo troppo vago. “Essere percepiti come il ristorante con il miglior rapporto prezzo/qualità della città” è un buon obiettivo, così come lo è voler diventare il miglior ristorante della città (ma rispetto a quale classifica?). E da obiettivi diversi nasceranno naturalmente strategie differenti.

* Sono comprensibili e condivisi/condivisibili all’interno dell’azienda?


* Sono raggiungibili in pratica, fattibili? Ambiziosi sì, irrealistici no.


* Sono razionali ma coraggiosi? L’azienda non può essere guidata da obiettivi dettati dalla paura, che porta alla passività, al non fare per non sbagliare.


2. Perché noi? 


*Con tutta la concorrenza, con tutte le cose fantastiche che le persone possono guardare, fare comprare, perché proprio a noi dovrebbero dare retta?

*In cosa siamo diversi, superiori?

*In che modo miglioriamo la vita delle persone, facciamo la differenza?

*Perché il mondo non sarebbe lo stesso, se non ci fossimo?

*O almeno, c'è un qualche straccio di motivo per cui una persona nel possesso delle sue facoltà mentali potrebbe preferirci a concorrenti, prodotti sostitutivi, altre cose che potrebbe acquistare con i soldi che ha in tasca...?

Se qui non abbiamo risposte, non è un problema della comunicazione. E' che il nostro business, il nostro prodotto non è basato su basi solide. Non c'è stato un pensiero di marketing a monte.

------ *MESSAGGIO PROMOZIONALE / COME APPROFONDIRE *-------

Come accennato in apertura, questo post è un approfondimento al nostro manuale "Strategia Digitale". l manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media.

Per chi non lo conosce, qualche rapida informazione. Intanto dalla sua uscita è più o meno costantemente tra i libri della categoria "business" più venduti su Amazon, su carta e in formato Kindle. Anzi, per un paio di giorni siamo stati il libro in assoluto più venduto su Kindle in Italia (ok, l'editore aveva fatto un taglio prezzo molto notevole :-).

Ma ecco una breve descrizione di cos'è:

Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri che "spaccano paradigmi", che fanno della gran teoria del futuro, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Abbiamo cercato di dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo. Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perché con l'agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente "come funziona", visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività - capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all'indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico


Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo - dato che il digitale l'abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:"Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, appunto, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi."

Ecco i link da dove potete capire qualcos'altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea o ebook).









lunedì, gennaio 18, 2016

venerdì, gennaio 15, 2016

GoPro. Quando non sapete che fare, usate il gatto (che fa skateboard) :-)

Post leggerino del venerdì.

Io adoro il modo di comunicare di GoPro.
E' una situazione perfetta.

Hai un tool creato per catturare, costruire contenuto d'eccezione.

Lasci che la gente lo usi per quello, e poi te lo passi, e tu lo usi per far vedere quanto sei figo tu e il tuo prodotto. 

User Generated Content, ma davvero (se interessa, leggete questo articolo).


Crei una forte brand equity, da "The Real Thing", che serve anche a proteggere il tuo business dai numerosi prodotti analoghi e anche meno costosi.

Ora però sono passati al livello superiore.
Hanno sposato il content, l'eccitazione, l'engagement tipico dei filmati GoPro con i gatti.
Anzi con il gatto. Che, ovviamente, fa qualcosa di exciting: va in skateboard e non se la cava nemmeno male.

E buon venerdì :-)


martedì, gennaio 12, 2016

Volvo: quando il camion lo guida una bimba di 4 anni... B2B Emozionale


Stunt di comunicazione.

Che segue la strada tracciata dall'Epic Split di Van Damme: invece di essere razionali e "tecnici", si è scelto di giocare sull'emozionale, anche in un ambito B2B.

Se Van Damme dimostrava in modo spettacolare la precisione di guida del "dynamic steering system", la bimba dimostra la robustezza dei veicoli Volvo.

Idea semplice, esecuzione complessa: mettere una bimba alla guida di uno di questi grossi camion e lasciarla divertire.

Ovviamente, data l'età e la mancanza di esperienza, qualche inconveniente non manca. Ma proprio qui interviene la capacità di incassare del prodotto (bellissimo il fotogramma coi genitori preoccupatissimi che gli facciano poi pagare i danni inflitti dalla bambina al veicolo).




(Ovviamente la bimba non è a bordo del camion ma lo pilota a distanza, stile drone... e per rendere la cosa più interessante... beh, si sono inventati qualche sorpresa sul percorso.)

Così il messaggio di prodotto passa in modo molto più "engaging" e "compelling" del solito spottone B2B.
Ecco il video (spoiler alert: alla fine del video il camion è malconcio, ma ancora funzionante :-)




Approfondimenti:

http://blogs.wsj.com/speakeasy/2013/11/15/how-volvo-created-the-jean-claude-van-damme-video/

http://www.fastcocreate.com/3031654/cannes/how-volvo-trucks-pulled-off-an-epic-split-and-a-game-changing-campaign

http://www.digitaltrends.com/cars/4-year-old-girl-drives-heavy-duty-volvo-truck-pictures-video/



lunedì, gennaio 11, 2016

Quanti sono davvero 10K caratteri? Twitter e Lettera aperta al Santo Patrono


Ok, botta di panico (o di colossale chissenefrega), gira la notizia che Twitter abolirà il limite dei 140 caratteri - che era la regola che rendeva il gioco stimolante - e si normalizza su un ben più ampio limite di 10.000 caratteri.

Non voglio entrare nel dibattito se questo snaturi il mezzo, gli dia il colpo finale (e noi elites, dopo che ci hanno ammazzato FriendFeed, dove ci sposteremo? Dove faremo i fighi e influenzeremo?) o se invece sia un modo per farci stare di più "dentro" Twitter (Più testo = meno necessità di link agli approfondimenti "fuori" Twitter).

Il punto è: ma quanto sono lunghi davvero 10.000 caratteri?
Per dare una risposta, ho trovato un mio vecchio articolo pubblicato su Web Marketing Tools nel Marzo 2004 (!) che guarda caso, funziona benissimo in questo inizio d'anno di 12 anni dopo. Le cose non sono cambiate poi così tanto.

Poi l'ho preso, ho tolto giusto qualche manciata di caratteri e l'ho portato a 10.000 caratteri tondi tondi (se Word non mi ha sbagliato i conti).
E ve lo pubblico qui, così vedete visivamente quanti sono e quanto ci si mette a leggerli.
Se, come molto probabile ve lo siete persi all'epoca, credo possa ancora strappare un sorriso e un pensiero oggi. Enjoy.



Lettera aperta al Santo Patrono

(tutto quello che avreste voluto far sapere al vostro direttore marketing - e non solo - ma che non avete mai avuto il coraggio di dire)

da: addetto-webmkg@unazienda.it

a: S.Isidoro@disiviglia.com

Oggetto: qualche (modesta) richiesta.

Spettabile S. Isidoro di Siviglia, nella Vostra qualifica di possibile Santo Patrono di Internet, Vi scrivo. Voi siete la mia ultima speranza, dopo che le mie letterine a Babbo Natale e ai tre Te Magi non hanno sortito effetto alcuno e che la mia mail a San Giuda, patrono della cause perse, è rimbalzata con un “server not found”.

Avrei qualche richiesta per il 2004, pochi, semplici miracoli che credo si potrebbero facilmente fare. E che cambierebbero non poco la mia vita.

Come di certo saprete, quest’anno sono stato molto,molto buono.

Ho fatto i compiti e i progress report, i forecast, i timesheet e tutti quegli altri documenti dai nomi inglesi.

Sono quindi fiducioso che vorrete esaudire la mia semplice lista di desiderata, che qui di seguito elenco. E’ roba leggera, mica come l’oro, incenso e mirra dei Re Magi . 

a) Vorrei che tutti quelli in gamba trovassero un buon lavoro. Fate un miracolo per chi si trova a lavorare in un’azienda “familiare”; che possa dipendere da un vero management e non da una corte di nani, ballerine, sicofanti e eminenze grigie più attente alle lotte di secessione che al benessere dell’azienda.

b) Potreste fare in modo che le aziende smettano di confondere il marketing con le vendite o la pubblicità? Fategli capire Voi che prima di voler fare il web marketing è opportuno sapere qualcosa di marketing normale, così come prima di aprire la testa a qualcuno il neurochirurgo ha studiato come togliere le tonsille (spero). 

Fategli, Vi prego, capire che non c'è da vergognarsi a riconoscere di essere ignoranti,  basta permetterci di studiare - che a molti di noi magari farebbe un gran piacere.

c) Già che siamo in tema di utopie, spero vogliate ora prestare orecchio a qualche richiesta di tipo più personale, inerente allo specifico del mio lavoro, dell’azienda in cui passo i miei giorni e del mio management. Specificamente:

- fatemi passare un 2004 (e seguenti) lavorando con una briciola di metodo. Instillate il dubbio che se passiamo il tempo a spegnere incendi sarà meglio che assumiamo dei pompieri e non dei project manager.

- mettetecela tutta per fare entrare nella zucca di quel direttore (Voi sapete quale) che sono finiti i tempi in cui milioni di schiavi costruivano piramidi. Invece di chiederci progetti faraonici che servono solo a tenerci dentro i morti e per cui lavoriamo come egizi, fate passare il concetto che ci servono progetti più piccoli, focalizzati, pensati e gestibili. Progetti dove usiamo l’intelligenza per battere la concorrenza e per conquistare i cuori e i portafogli dei nostri clienti. 

- al dirigente calvo del quinto piano, fategli passare il concetto che c’è una sola comunicazione. Che ci sono, sì, mezzi diversi - che possono fare cose diverse su target diversi - ma che la comunicazione è una, che l’interattività, l’online e il digitale possono fare cose bellissime… ma che non possono procedere "contro" la comunicazione classica della nostra azienda. Se vuole segare il suo collega che segue l’advertising, che lo convochi all’alba dietro al convento delle carmelitane scalze. Che se la vedano da uomo ad uomo. Senza mettere l’azienda e i nostri posti di lavoro a rischio per le loro faide personali.

- se possibile, donate all’ azienda il convincimento che le nostre azioni online vanno misurate (oddio, anche tutte le altre, ma questo non è un problema mio). Che la misurazione dei click, dei through e degli hit è fantastica per fare dei bei grafici in powerpoint, ma che se misurassero invece l’efficacia sulle vendite o sul nostro business forse sarebbe più utile per tutti. 

- Vi imploro, spiegate a tutti quanti che Internet non è (solo) una forma di pubblicità per il nostro prodotto. Che sempre di più è alla base del processo d’acquisto, che la prima cosa che fa il nostro prospect quando vuole comprare è un bel giro on line. E se sbagliamo lì siamo fuori al primo turno; questo è un torneo ad eliminazione diretta.

- al Ragioniere del reparto Finanza e Controllo, quello che dice che <>, mandate in sogno il bilancio di Monster.com. E che io sia lì a vedere la sua faccia quando scopre che l’anno scorso hanno registrato un bel 100 milioni di dollaroni US di “net income”.

- al suo capo, quello che decide dove tagliare i costi, fategli fare quattro chiacchiere con quelli di Nortel. Che, nonostante la recessione, il dover chiudere dozzine di uffici e fabbriche, mandare a casa due terzi dello staff, hanno continuato a investire in Ricerca e Sviluppo un venti per cento delle revenues. Così adesso hanno firmato un bel contrattone da oltre un miliardo di dollari per la fornitura di tecnologie Voice Over IP e possono ridare il lavoro ad un sacco di quelli che avevano dovuto lasciare a casa.

- già che ci siete, se non è troppo disturbo, che si capisca che fare internet per "presidiare il canale" è come fare la pubblicità per “aprire una testa di ponte” o fare le relazioni pubbliche “per forzare il blocco navale”. Mucho macho, ma non vuol dire un fico secco. Ricordate a tutti che, dall’invasione Anglo-franco-israeliana del Canale di Suez in poi, presidiare canali e trovarsi nei casini sono sinonimi. Focalizzate che un presidio, normalmente, è un fortino della Legione con dentro quattro sfigati in mezzo a predoni assetati di sangue (“Voilà, uomini, ecco Fort Zinderneuf!”). 

e) sul tema della comunicazione e dei nostri collaboratori esterni ho poi una sottolista di desideri per quest’anno nuovo, ovvero:

- a me va benissimo che continuino con la storia che non vogliono essere dei “fornitori” ma dei partner. Da anni lo sento dire da tutte le agenzie. Ma almeno capissero che se vogliono essere partner mi devono mandare in ufficio gente che ha un po’ d’esperienza, che sa di quello che parla e capisce i nostri problemi. Gente che in vita sua, abbia magari provato a vendere un pollo ad una macelleria, o un fustino di detersivo alla signora Maria. Che abbia lavorato qualche giorno in un’azienda, che si sia scervellata per far tornare i conti di un budget. Che abbia capito che a volte tecnologia e comunicazione non sono la cosa più importante per un’azienda e che conta a volte di più comprare i camion nuovi, rimodernare una fabbrica, aumentare gli stipendi delle impiegate; anche se questo implica tagliare il budget della comunicazione e non potergli dare i 14 milioni di euro che ritengono indispensabili per il progetto.

- che bello sarebbe se il management ragionasse anche sul fatto che bisogna rispettare il valore del lavoro altrui e che a tirare troppo sul prezzo si finisce per avere dei progetti talmente minimali che non servono a niente. O si finisce con l’avere dei fornitori che per starci dentro sono costretti a tagliare la qualità, l’assistenza, il tempo e la testa che ci mettono. 

- correlatamente, infondete a qualcuno di noi il coraggio di tradurre al nostro capo la targa che gli abbiamo regalato a Natale, quella che dice “if you pay peanuts, you get monkeys”

- mi piacerebbe molto se nascesse un’agenzia che davvero ci desse un servizio di comunicazione integrato. Gente brava a fare tutte quelle cose che a noi servono. Fateci smettere di perdere tempo a gestire 8 agenzie che litigano fra loro e che spingono in direzioni diverse, ognuna tirando l’acqua al suo mulino e non al nostro. Fateci trovare un partner dove basti parlare con una persona sola; e poi ci pensa lui a far sì che la proposta di sito sia coordinata con l’advertising e che le sales promotion siano sinergiche con l’email marketing e la campagna di relazioni pubbliche.

- al comitato di marketing strategico sarebbe poi il caso di far alzare la testa e guardare oltre l’orizzonte: mentre loro – giustamente, per sopravvivere alla congiuntura - caricano a testa bassa su Prodotto, Prezzo, Distribuzione e Promozione (intesa come sconti e concorsi), il Servizio fa pena e ci si sta svaccando il Brand. Così ora che riparte il mercato, ci siamo costruiti una bella immagine di azienda/marchio/prodotto sfigato.

- ai creativi portate gentilmente il dono seguente: che realizzino che al nostro Amministratore Delegato piace molto ritirare i premi sul palco, ma che il resto di noi preferisce vendere. Fate capire a “noi” che la carriera di un creativo dipende davvero anche dai premi vinti;  ma fate capire a "loro" che lo stipendio che ricevono, alla fine, dipende anche da quanti cartoni riescono a far uscire dal magazzino.

- al Direttore Vendite rivelate che la comunicazione che vende non è quella con il prezzo scritto in rosso, in Helvetica corpo 280. E che la creatività, quella buona, spesso è l’unica arma che abbiamo per far uscire i maledetti cartoni dal maledetto magazzino.

Caro Possibile Patrono, siamo quasi alla fine. 

f) Varie ed eventuali:

- mettete una buona parola con il mio boss, che possa farmi un abbonamento a Web Marketing Tools, così smetto di pagarlo di tasca mia (anzi che si faccia un abbonamento anche per lui così legge e impara o smette di rubarmi la mia copia).

- In quest’anno che viene, datemi il dono di tenere i nervi a posto e di ascoltare di più il mio capo. Che di web marketing forse non ne sa tanto, ma di altre cose forse sì. E sa di cose che io non so. E magari, se è arrivato a ricoprire quella carica, non si può escludere che sia perché due o tre cose utili le sa fare.

Aiutatemi, che faccia qualche errore di meno – visto che sono così bravo ad elencare quelli degli altri, fatemi beccare i miei prima di commetterli.

Per terminare, mettetemi una mano protettiva sul capo, e che non perda il lavoro quando tutte queste cose al mio Direttore Marketing gliele dico io.

In alternativa, potrei accettare di trovare 5 milioni di Euro in biglietti di piccolo taglio, non marcate, in una valigetta scura. 

Con rispetto e gratitudine anticipata,
il Suo Addetto al Web Marketing

Fine dei 10.000 caratteri...

Ed ecco come appariva l'articolo (e il suo autore) nel 2004.


venerdì, gennaio 08, 2016

Comunicazione innovativa e contestuale: la radio subacquea per il filtro solare.


Idea innovativa, tecnologica e parecchio Geek.

Molto ben focalizzata: dove infatti ha più senso promuovere una crema solare se non sulla spiaggia? (ammesso e non concesso che le creme uno le compri sul posto e non al supermercato prima di partire, beninteso).

La risposta è: sott'acqua - visto che una buona crema solare deve resistere anche all'immersione fra i flutti, in modo da proteggerti.

E qui la protezione non è solo da intendersi in termini di salute della pelle; è anche da vedere come prevenzione di quei fastidiosi arrossamenti o scottature che ti impediscono di goderti appieno la vita notturna nei bollenti locali di Puerto Rico.


Ma facciamola breve: per promuovere le virtù della crema solare Neutrogena, in un modo giovane e inaspettato, si è realizzata una stazione radio subacquea.

Musica, allegria e divertimento (e messaggi educational)... udibili solo in immersione (usando quegli speciali altoparlanti che gli scienziati usano per cercare di comunicare coi delfini... così anche i nostri amici mammiferi si sono goduti un po' di salsa e merengue).

Il tutto, ovviamente, accompagnato da un corretto sampling sulla spiaggia.

L'effetto è inaspettato, perché buttarsi in mare e di colpo sentire la musica crea attenzione... e qui si è creato un vero e proprio media "paid" che ottiene un sacco di attenzione, anche per l'effetto novità - attenzione che si estende anche ai messaggi pubblicitari, quindi all'awareness, all'equity... e alla generazione di party subacquei (possiamo classificarla come "brand utility"? :-) )



lunedì, gennaio 04, 2016

Xmas Edition #3. Genio: a teatro si paga un tanto a risata - pay per laugh

Continua la serie di post natalizi, snelli, veloci e creativi.

Oggi* siamo in Spagna - dove per contrastare la crisi del teatro (innescata anche da un brutale incremento dell'IVA) si sono inventati una soluzione innovativa, tecnologia e provocatrice.

Se il problema è che con meno soldi in tasca si preferisce scommettere sul sicuro, andarsi a vedere il filmone hollywoodiano e non rischiare con il teatro autoctono.

E allora attori e regista hanno deciso di minimizzare il rischio percepito dai potenziali utenti. E di far pagare solo in funzione del risultato effettivamente ottenuto :-)

Breve: dispositivo di riconoscimento facciale, in grado di identificare i sorrisi, posto davanti allo spettatore seduto in platea. Durante lo spettacolo si registrano le risate. 
A fine spettacolo lo spettatore si presenta in cassa e salda il conto.


Semplice e fa riflettere, sul rapporto costo/valore :-)

Ecco il video:



Approfondimento:
A mediados del 2013 la industria del arte en España sufrió uno de los golpes más grandes de todos los tiempos:
En medio de la peor crisis, el gobierno decidió cambiar el IVA de los espectáculos teatrales del 8% al 21, logrando la mayor sangría de espectadores que se recuerde. Las salas de teatro perdieron el 30% de los espectadores en solo un año. Ante esa realidad, a esta compañía independiente de comedia sólo le quedaba tomárselo con humor e inventar algo: Pay per laugh.
LA IDEA
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Se acondiciona cada butaca del teatro con cámaras de reconocimiento facial que detectan la sonrisa y un visor. Y se le propone a los espectadores el siguiente trato: la entrada será totalmente gratuita. Si la obra no te genera nada no pagas nada, ahora si te ríes tendrás que pagar por cada sonrisa.
Hablemos de números 30 céntimos de euro por cada risa generada, cosa que como viene el mundo es un precio bastante conveniente. Para que nadie tenga que llorar por haberse reído mas de la cuenta el máximo a pagar serían 40 risas (el resto, viene de regalo).

* Oggi per modo di dire... l'idea ha vinto un Leone a Cannes nel 2014, ma in Italia se ne è parlato abbastanza poco ed è ancora un'idea attuale.

giovedì, dicembre 31, 2015

Il meglio del mio 2015

Siamo in chiusura d'anno e quindi è il momento di fare dei bilanci, di guardare avanti e di fare gli auguri a tutti.

Grazie per avermi seguito anche quest'anno; il blog continua a marciare forte e tra non molto tempo passerà la soglia del milione e mezzo di pagine viste dalla sua creazione. 
Che per me è un bel risultato.

Con l'occasione, un rapido recap dei 10 post che vi sono piaciuti di più quest'anno (o meglio, i più letti).  Magari possono servire a chi se li è persi :-)

Tra i post scritti quest'anno il maggior riscontro di pubblico lo raccoglie una storia che non è un epic fail ma è proprio ... beh, decidete voi. Un albergatore che dichiara persone non grate nonché indesiderati i clienti che arrivano da TripAdvisor (un raro caso di demarketing):

Marketing turistico: Lo straordinario caso di Villinolucia.com :-)


Al secondo posto, il post dedicato all'intervento di Laura Renieri e mio alla Social Media Week:

Terza posizione (e mi fa molto piacere) per un post di approfondimento strategico, di accompagnamento al manuale di Strategia Digitale:

Quarto gradino del podio per uno dei casi più interessanti di comunicazione dell'anno:

Un meritatissimo quinto posto per l'infografica sull'audience italiana di Twitter:

Nella seconda parte della top ten troviamo subito un altro post di aggiornamento e di strategia:

Settimo post del 2015 più letto, la mia riflessione sulla mobilitazione collettiva sul caso Rummo (btw, la loro pasta è tornata sugli scaffali ed è forse proprio questo il momento di essere solidali):

Ottava posizione per un altro post di approfondimento strategico, con un taglio sostanzialmente da formazione:

Nono posto per una delle idee più inaspettate di comunicazione (e più tecnologiche, e più complicate) dell'anno:

Entra per un pelo nella top ten annuale il post di annuncio della pubblicazione del mio libro sulle Internet PR (grazie):

Da oggi in vendita: Relazioni Pubbliche Digitali


E per il 2016 cercheremo di fare ancora meglio :-)







mercoledì, dicembre 30, 2015

Xmas Edition #2: da Google Japan, un coro Android :-)


Prosegue la serie di post agili e veloci, case divertenti e interessanti per il periodo natalizio.

Questa volta una cosa un po' difficile da definire.

Chiamiamolo un video virale, forse. E la sua milionata di views se l'è fatta.

Un'operazione di branding, sicuramente un progetto su cui è stato molto divertente lavorare.

300 cellulari, con Android.
Un coro, uno show.
Guardate il video.



Vedi anche:
http://www.androidauthority.com/google-android-chorus-587039/