Visualizzazione post con etichetta social media. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta social media. Mostra tutti i post

lunedì, novembre 23, 2015

Bella operazione per la giornata mondiale per i diritti dell'infanzia. #NONSOLOMIOFIGLIO


Bella operazione, che mi viene segnalata:

In tutto il mondo, i figli dei personaggi famosi scatenano l’attenzione dei media e di milioni di fan: basti pensare all’isteria collettiva per lo stile androgino della piccola Shiloh Pitt, o ai royal babies idoli di Facebook. 

Nello stesso momento, ci sono migliaia di bambini che non godono delle stesse attenzioni: anzi crescono nell’indifferenza di tutti, purtroppo non solo dei media. 

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini (#Worldkidsday), CAF Onlus, un’associazione di Milano che tutela i bambini maltrattati e vittime di abusi, ha lanciato un’operazione social per invertire la tendenza: #nonsolomiofiglio. 

Alessia Marcuzzi, Nicoletta Romanoff, Camila Raznovich e Davide Oldani, tutti vip con figli piccoli e molto richiesti dai media, hanno postato su instagram una foto con un altro bambino anziché con loro figlio, come se fosse il proprio, accendendo la curiosità dei fan.

Ma venerdì 20 viene svelata l’operazione lanciando insieme a CAF l’hashtag #nonsolomiofiglio e l’appello:“Non dev’essere mio figlio per meritare la vostra attenzione.”

Dal like alla donazione, il passo è semplice. Su nonsolomiofiglio.org è possibile guardare il video e soprattutto sostenere CAF Onlus per aiutare questi bambini ad avere un po’ più di attenzione. Non solo per un giorno.

lunedì, novembre 16, 2015

Un URL lungo 300 Km. Per vincere una BMW elettrica e raccontarne la sua autonomia.

* Provocatorio e lunghissimo. Anzi, l'URL più lungo del mondo.

Alla base, strategicamente, la necessità di comunicare che la BMW i3 elettrica si può comprare e usare tranquillamente, perché ha una autonomia di tutto rispetto.

La soluzione creativa: un gioco.
Arrivare, online, da un punto A a un punto B, su Google StreetView.
Facile? Mica tanto. Cioè la meccanica sì, digitare l'URL di destinazione. In pratica, però essendo l'URL lungo 300 km... :-)

Alla fine del percorso, una BMW i3 in omaggio. Che solo il più veloce, il più determinato, il più resistente e testardo, solo quello che ha l'autonomia necessaria riuscirà a portarsi a casa.
Come mettere meglio in risalto l'esperienza di un percorso (quindi autonomia) lunghissimo?

Guardatevi questo link: https://url300km.fr/ e/o il video:




*Detto fra noi sto facendo molta fatica a scrivere di comunicazione, di temi tutto sommato leggeri.
Dal resto la vita va avanti. Anzi, dobbiamo farla andare avanti. E' la nostra migliore risposta.

venerdì, ottobre 23, 2015

Riflessioni sul caso Rummo (e sull'approccio quantitativo vs qualitativo alla comunicazione)

Il caso Rummo mi ha fatto riflettere su un paio di cose.

Non credo sia il caso di andare a fondo nella sua analisi, visto che già si è scritto molto (do your best, link the rest).

Ma se sentite il bisogno, in calce vi metto dei link di approfondimento.

Sintetizzando, dopo la tremenda alluvione che ha duramente danneggiato l'azienda, si è innescato un movimento di supporto, adesione, aiuto sui social.

E il tema è stato, sostanzialmente: dobbiamo fare qualcosa per aiutarli, comprate qualche pacco di pasta Rummo (in più). E pubblicate sui social la foto dei pacchi di pasta, come prova dell'avvenuto acquisto e stimolo agli altri per aderire alla crociata #SaveRummo .


Cosa che in molti hanno fatto (compreso il sottoscritto: 3Kg).

L'attività social, scaricatasi a terra su Twitter, Facebook, blog ha coinvolto anche personaggi famosi.



E, a quanto si capisce (e io ci credo abbastanza) è stata un'attività spontanea, non guidata dall'azienda. Che forse ha ben altri problemi da affrontare, più che di concentrarsi sui social - che del resto non sono mai stati "fortemente presidiati":

analizzate, ad esempio la loro pagina Facebook:
 www.facebook.com/pastarummo
o il loro account Twitter, con soli  708 follower:
https://twitter.com/PastaRummo

Ma, evidentemente, qualcosa di giusto hanno fatto, come brand.

Rummo è riuscita evidentemente a diventare un lovemark, una marca tanto amata dalle persone che queste, nel momento del bisogno si sono fatte promotrici di un'attività di User Generated Marketing* (che ha generato anche pareri contrastanti).

La riflessione che mi ha colto, e che cerco di sintetizzarvi è questa:

Oggi assisto a un forte trend - rendere "quantitativa" anche la comunicazione digitale. Ma la qualità spesso porta risultati. Non misurabili "ex ante" ma che impattano, concretamente, il business.

Al di là di ciò che attiene all'advertising online (è la sua natura, essere trattato da "media"), anche sui social, anche sul lavoro con gli influencer ci sono aziende che stanno palesemente operando pensando solo alla massimizzazione dei contatti, della reach.

Pensando solo a privilegiare la quantità, in un'ottica classicamente pubblicitaria, privilegiare il numero dei contatti totali ottenibili; rispetto a scelte sulla natura e le caratteristiche specifiche, la capacità di esercitare influenza, di innescare conversazioni, di essere un endorser particolarmente credibile per quel prodotto su quel target.

Per capirci, per fare un esempio, quello che importa è che la mia press release sia ripresa dal massimo numero di persone, pardon, di influencer, in un mondo ideale dove centinaia di blogger che arrivano a milioni di persone facciano un copia & incolla della mia press release (così come di quelle di mille altre aziende, non importa).

E quindi fare scelte che non danno troppo peso alla "qualità".

Ora, è ovvio che lavorare in una logica che porta scarse coperture, che fa sì che il nostro messaggio arrivi a pochissimi, non sposta i fatturati. E' spesso più un costo che un investimento.

E' logico che la qualità è un parametro difficile da misurare, da condensare in un numero - e i numeri sono alla base del nostro business, dei piani di marketing, delle richieste di budget da esporre al management.

Ma è sempre più evidente che questa elusiva qualità forse è la chiave per trasformare gli "utenti" in ambassador, in promotori, in evangelisti. In persone che si schierano e senza ricompensa si sbattono per noi. Per farci migliorare la bottom line. Per farci incassare dei soldi.

Perché ci vogliono bene, perché c'è relazione.
E questo, direi, è un fattore importante nel nostro marketing, nella nostra comunicazione, alla fine... nel nostro profitti & perdite.

User Generated Marketing: la nascita di conversazioni, di contenuti a nostro favore, talvolta totalmente disallineati rispetto alle nostre strategie, estranei cioè al nostro DNA di marca. 

Singoli utenti appassionati o gruppi influenti possono infatti scatenarsi in attività di user generated marketing, vale a dire in azioni in cui le persone si fanno propagandisti, evangelisti della marca, iniziano a farne pubblicità, a diffonderne il «verbo», a farsi carico insomma, senza che nessuno l’abbia chiesto, di un’attività di marketing a nostro favore.


Approfondimento:
http://www.corriere.it/tecnologia/social/15_ottobre_18/benevento-pastificio-rummo-ginocchio-solidarieta-social-ea3e861c-759b-11e5-a6b0-84415ffd3d85.shtml

http://www.scattidigusto.it/2015/10/18/pastificio-rummo-foto-pasta-alluvione/

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/alluvione-beveneto-campagna-social-pastificio-rummo-1184458.html



martedì, settembre 01, 2015

Chi usa Twitter? Infografica sull'audience italiana


Una infografica che ci da' qualche dato in più su chi twitta e cosa fa (e quindi su chi vede i nostri tweet...?).

I dati sono relativi al pubblico italiano.

La fonte è Twitter Ads Italia e i dati sono ricavati da dati di Global Web Index.

Il link per vedere l'infografica più grande è questo.
Enjoy.


 

lunedì, giugno 15, 2015

La ricetta perfetta del Buzz: Sesso, Spazio e Crowdfunding

Con tre elementi come il sesso (nello specifico quello dei film majali), lo spazio (ultima frontiera) e il crowfunding (che ci ha ridato il gusto dei regalare soldi a degli sconosciuti) era impossibile toppare.

Il caso è auto esplicativo.

Protagonista: Pornhub. Azienda che opera in un settore molto affollato e che (secondo Alexa) è al primo posto in termini di traffico allupato nel mondo (dovrebbe essere tra i 70 siti più visitati del pianeta).

Per mantenere l'attenzione e il "top of mind" e soprattutto gli elevati volumi di traffico di cui gode oggi, ha pensato bene di generare un progetto per far parlare di se' su scala mondiale (ovviamente il loro mercato é globale; e per il loro prodotto le barriere linguistiche sono meno forti, essendo predominante la parte di comunicazione non verbale).

L'idea è stata quella di lanciare un'operazione di crowdfunding su Indiegogo  per raccogliere oltre 3 milioni di dollari donati dal pubblico.

L'obiettivo è di mandare nello spazio una coppia di addetti ai lavori (Eva Lovia e Johnny Sins), che realizzino il primo filmato piccante in assenza di gravità, varcando, appunto, quell'ultima frontiera delle relazioni interpersonali (dato che, a quanto è dato sapere, nessuno l'ha mai fatto al di sopra della Kármán line).

Naturalmente è bastato annunciare l'operazione che siti, blog, mass media, social media, persone alla macchinetta del caffè, coppie più o meno clandestine fra le lenzuola iniziassero a parlarne, a fare passaparola, a creare buzz.

Anche se poi resterà, probabilmente solo questo del progetto - ovvero tante chiacchiere e pochi fatti.

In 5 giorni sono stati raccolti 20.000 dollari (pari allo 0,6% del budget richiesto).

Anche perché l'idea di accoppiarsi con una stella del settore a gravità zero sicuramente stimola la fantasia, ma non si vede perché dovrei pagare qualcun altro per farlo (su Indiegogo potete vedere i perks previsti dal progetto - con soli 150.000 dollari vi potete portare a casa una delle tute usate dagli attori...)

Ecco il video di presentazione del progetto:


Pornhub Presents: Sexploration from Pornhub TV on Vimeo.

L'operazione, naturalmente è stata amplificata anche cavalcando i social; da Twitter a Facebook ...

Pornhub, tra l'altro, non è nuova a questi stunt di marketing unconventional, basti citare il non lontano caso del "wnakband"...

Ultima nota a piè di pagina, messa in fondo per non rovinare il gioco e il sogno.

Per tutta una serie di ragioni è da escludersi che il film a luci rosse venga girato sulla Stazione Spaziale, al momento l'unico luogo abitabile al di fuori della terra. Si dovrà quindi attendere che ci siano soluzioni commerciali disponibili per il viaggio e soprattutto la permanenza nello spazio.

La soluzione che appare più vicina al lancio commerciale è al momento quella di Virgin Galactic... che però promette solo un breve periodo di mancanza di peso - all'incirca sei minuti -  troppo poco per girare un video porno, con tutta la buona volontà, tenendo conto che uno deve anche rimuoversi tuta e tutto quanto... in un ambiente che appare alquanto angusto (il problema, più che la performance in se', è il corretto posizionamento degli operatori di ripresa...) :-)

Le altre offerte commerciali appaiono ancora piuttosto remote (gli hotel spaziali gonfiabili di Bigelow Aerospace non saranno disponibili ai privati prima del 2020, ad un costo di oltre 26 milioni di dollari a persona)...

... quindi la data di lancio del video a gravità zero ma rossa, stimata per il 2016, sembra terribilmente ottimistica... o forse solo una buona strategia di marketing, un buon PR Stunt :-)



  

giovedì, giugno 04, 2015

Genio. Il Matrimonio virtuale di IKEA, online.



Altra grande trovata del colosso svedese (che in Italia mi sembra però francemente meno attivo. E ci sarebbero da fare delle rifessioni...)

Questa volta l'ideona è di permetterti di organizzare un matrimonio virtuale in Rete.

E chi dice matrimonio, dice lista nozze, dice mobili e suppellettili...

...ma molto più concretamente dice sfogliare il catalogo, sfogliare gli scenari virtuali del matrimonio, esporsi in modo divertente allo stile IKEA.

E poi giocare a condividere sui social, a propagare il messaggio del mobiliere più famoso del mondo.

E permettere agli amici di partecipare in diretta al fantasioso evento senza muoversi di casa (però è gradito vestirsi in modo appropriato, eh?)

Vi lascio al video della Case History.




AH, se vi interessa sposarvi online, il link di Ikea è questo:


sabato, maggio 16, 2015

Il riassunto della settimana, sui miei blog


Come tutte le settimane (o quasi) ecco la lista dei principali post pubblicati sui miei blog* questa settimana:

Influencer e Content: due note dal Salone del Libro...




Enjoy.


* Per chi non conoscesse i miei blog e arrivasse, chessò, tramite Google, si tratta di:

Il mio blog storico. Si parla tantissimo di casi di comunicazione digitale e unconventional, di strategie. Integra, con articoli, citazioni, ricerche, ppt raccolte in rete il mio primo libro: Strategie Digitali (1)

http://www.relazionipubblichedigitali.it/
Il mio blog decitato al mondo delle Digital PR o Internet PR o Digital PR... casi di successo o interessanti, approfondimenti ad integrazione del mio secondo libro: Relazioni Pubbliche Digitali (2)

giovedì, maggio 14, 2015

Game of Thrones e Twitter in Francia: una Case History


Il mio post di ieri mi ha fatto voglia di esplorare qualche altro uso markettaro di Games of Thrones.

Per esempio...

Questo è un buon esempio di mobilitazione di una community informale per un'operazione di PR Digitali.

Community informale perché si tratta di persone accomunate da una passione (in questo caso Trono di Spade) che non necessariamente aderiscono a un gruppo, una pagina Facebook, un forum... ma che sono comunque attivi e interessati. Insomma dei fan.

Operazione basata sull'utilizzare degli influencer - informali anche loro.

Non sono necessariamente blogger, giornalisti... non hanno un'etichetta che permetta alle madri per strada dire ai pargoli "guarda piccino, quello è un influencer..." ma sono in grado di portare la loro influenza, la loro credibilità a tutti gli altri, a coloro che sono meno "caldi" nella passione.

Come detto nel manuale delle Relazioni Pubbliche Digitali (scusate l'autopromozione) se anche una singola persona che porto a bordo e coinvolgo in un'operazione di WOM, di Passaparola, di generazione di casino... riesce a coinvolgere poche persone - se ne coinvolgo molte l'effetto cumulato è significativo.

Ma veniamo al caso in questione.

Per assicurare un avvio con  il botto alla quinta stagione di GoT, l'emittente francese Canalsat (quella che diffonde la serie nell'esagono) ha semplicemente organizzato una guerra. Su Twitter.

Un gioco (ovviamente gratuito), una maniera di essere partecipi e non solo delle couch potatoes fanatiche del serial*

Quattro giorni di battaglia online. Perchè quest'anno i massacri partivano prima.

La meccanica: identificare e arruolare 16 Influencer veri; appassionati carismatici e riconosciuti della serie. A loro il ruolo di capiclan, di capi fazione tribù, famiglia.
A loro il compito di reclutare truppe per la causa, creando e mobilitando commnuities (a questo punto sì, formalizzate).

Combattendo una battaglia, un war game, che aveva nel minisito il suo tabellone di gioco, e nei tweet, negli hashtag, le sue armi.

In palio 50 posti per la premiere esclusiva del primo episodio della serie, oltre che la soddisfazione di aver combattuto per una giusta causa (o di fare a pezzi gli odiati Lannister).

Al di là di invitarvi a guardare la video case history qui sotto, basti sapere che la generazione di influenza si è scatenata (al di là del buzz, della copertura mediatica per questa operazione etc...) in oltre 60.000 (!) tweet in 4 giorni, nell'entrata in TT, in una significativa crescita del follow del canale Twitter dell'emittente, nella generazione di 140 milioni di impression...

Il gioco ha saturato il Twitter francese di messaggi attinenti alla marca. Ha incuriosito, reclutato, infastidito forse, ma fatto un gran buzz e una grande pressione di comunicazione.




Date un'occhiata su Twitter all'hashtag #GoTwar e poi ne parliamo (detto questo, facile realizzare questi numeri, se alla base c'è un prodottone, un lovemark come Trono di Spade....)




Approfondimenti:
*Btw, se siete appassionati alla fantasy o semplicemente alla televisione (come analisti di fenomeni etc) vi segnalo The Quest (in Italia trasmessa da Sky)

interessante perchè è un classico reality show a eliminazione... ma calato competamente in un'atomosfera, in un mondo fantasy/medioevale,. Interessante concept :-)

mercoledì, maggio 13, 2015

A Game of (Social) Thrones :-) Hootsuite


Lo so, lo so, è dell'anno scorso.

Io l'ho vista solo adesso e magari non sono il solo a non averla vista, quindi sotto l'etichetta "Post leggerino del Venerdì  pubblicato di mercoledì" vi rifilo questa pubblicità che si è fatta Hootsuite.

Rifacendo (vabbé, con una certa povertà di mezzi rispetto all'originale) la fantastica sigla iniziale di Trono di Spade (che ha pure vinto un Emmy a suo tempo).

La stategia è sensata: in un mondo di castelli, di potentati arroccati, Hootsuite è lo strumento che li unisce in un'operatività comune e accessibile. O una roba del genere, non ho parlato con il loro digital planner :-)

Vabbé, taglio corto e posto il video:




Poi in realtà ci si rende conto che il tema era già stato trattato anche prima:



http://www.sociallystacked.com/2013/06/whos-blocking-whom-if-social-media-were-a-game-of-thrones/

Poi c'è anche questo:



http://coreonlinemarketing.com/blog/game-of-social-networks-which-social-platform-is-your-favourite-game-of-thrones-character-infographic/

e anche questo:
http://www.socialmediatoday.com/social-networks/2015-04-24/if-game-thrones-characters-were-social-networks

giovedì, aprile 30, 2015

Hai mentito su Linkedin? Attento, ora c’è un brevetto che…


E’ un fatto ben noto che si tende sempre ad esagerare un po’ sui CV.

Diverso però è il caso dove non si è un po' imbellito ma si ha mentito. 
I casi in cui vengono rifilate informazioni totalmente fallaci; incarichi e lavori inesistenti, onori ed onorificenze mai conseguite.

Cosa che succede (e molto) su Linkedin - piattaforma su cui tra l’altro mi sembra stiano sbarcando un numero consistente di fake accounts, a giudicare dagli stranissimi personaggi che mi stanno contattando (spesso facili da beccare semplicemente facendo un check della foto…).

Ora - ed è questo il senso del post - questo è un problema serio, molto serio per Linkedin.
Il successo di un servizio (on oppure offline, non importa) dipende dall’affidabilità, dalla performance. Dalla capacità di “deliverare”.

Bisogna sempre rassicurare, provare il proprio valore, minimizzare l’impatto delle esperienze negative.

E in questo senso va la notizia del brevetto di Linkedin - un’invenzione che sarebbe in grado di verificare in tempo reale, di fare un fact checking e di smascherare le bugie.

Non a caso online si sta già dando un certo rilievo alla notizia (e lo sto, per l’appunto, facendo anch’io) proprio perché è una notizia.
E così facendo si interviene sulla percezione di Linkedin.

Da un lato c’è il rischio di sollevare il problema (“ah, sì? Non pensavo ci fosse questo tipo di bugie su Linkedin..:”) dall’altro, molto più probabile, il problema è noto o quanto meno intuito. E questa notizia rassicura - promette in qualche modo una soluzione - o quanto meno ci dice che l’azienda si sta muovendo, è impegnata, è affidabile perché si sbatte per mantenere la qualità del delivery.

E spesso un po’ di immagine pesa quanto tanta performance non raccontata.

Venendo ai dettagli della notizia, in sintesi:

Verifica istantanea dell’esattezza delle informazioni, andando a fare dei confronti in Rete. 
A quanto risulta, alla faccia della cosiddetta privacy (che noi normalmente non ci interessiamo minimamente di gestire :-) LinkedIn potrà andare a frugare sui social, sui messenger, usare il riconoscimento facciale (come dicevo sopra), analisi biometriche - forse anche l’uso di veggenti paranormali.

Il tutto per verificare l’esattezza delle informazioni e delle affermazioni, non solo dove avete lavorato, ma quello che dite sull’importanza del vostro lavoro, sui risultati dell’azienda, forse anche sulla reale opinione che hanno di voi i colleghi quando sparlano di voi alla macchinetta del caffè.

Se Linkedin non è convinto, arriva all’utente un avviso. (poi, chissà… dubito un po’ che vi applicheranno d’ufficio un bel badge da bugiardo altamente visibile sul profilo…. :-)

Comunque, se volete approfondire la notizia su una qualche fonte un po' più seria di me, ecco un link da consultare:




sabato, marzo 28, 2015

Il meglio dei miei blog, questa settimana


Buon sabato, buona domenica, ed ecco di cosa abbiamo parlato questa settimana sui miei blog:

Se vi piacciono i i progetti unconventional, la musica e le rotondità femminili atletiche (per essere Politically Correct), non potete mancarvi questo video:

WTF Video: la musica creata dal twerking :-) per le PR delle cuffiette


Un grande classico, un modello di comunicazione ormai collaudato, ma che ancora funziona bene:

Il report sull'Italia di Social Bakers:

Uno scrive un post su Meerkat e il giorno dopo gli esplode Periscope... vabbè :-) i ragionamenti valgono lo stesso:

Internet delle cose o delle scarpe:

enjoy.

sabato, marzo 21, 2015

Il meglio della settimana, sui miei blog


Come (quasi) tutte le settimane), ecco il riepilogo dei principali post apparsi su Digital Planner e su Relazioni Pubbliche Digitali.

Questa settimana abbiamo parlato di:

Twitter per le PR Digitali - in 60 secondi (Parte 3): "Standalone" o "Drive to" ?

La terza puntata (non so per quanto andrà avanti) del ciclo di riflessioni su Twitter e sul suo uso nell'ambito delle online PR, in fondo sull'intersezione tra digital PR e Social Media. 







E ora, un messaggio promozionale:

Per tutti quelli che sono atterrati su questo blog per la prima volta (benvenuti) e che sono interessati a studiare e ad approfondire i temi del marketing e della comunicazione digitale, consiglio due ottimi libri :-) su carta e in ebook:


STRATEGIA DIGITALE Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e i Social Media (Web & marketing 2.0)
 

Giuliana Laurita Roberto Venturini 
Per chi non è esperto questo libro è un manuale che spiega, attraverso una metodologia facile da comprendere e da seguire, come progettare e realizzare un’efficace attività di comunicazione digitale pianificandola strategicamente. Il tutto arricchito di tanti casi pratici a cui ispirarsi. 

Per chi già conosce il campo è una guida che fornisce spunti su come applicare una logica di pensiero strategico per rendere più efficiente e produttivo il processo di sviluppo di un progetto digitale. Per tutti, un manuale pratico, ricco di spunti e case history, per capire meglio la Rete e sviluppare progetti migliori.

Potete vederlo qui (e leggerne un estratto):

RELAZIONI PUBBLICHE DIGITALI
Pensare e creare progetti con blogger, influencer e community di Roberto Venturini (Autore)

Generare notizie, contenuti e conversazioni per costruire un'opinione positiva della nostra marca, prodotto o servizio, attraverso il coinvolgimento di influencer e blogger: in questo consistono le PR digitali, nuove attività di comunicazione che danno visibilità, rendono più "notiziabile" un evento, aiutano a ottenere un'esposizione mediatica, a entrare nei discorsi delle persone, a porsi in sintonia con loro. 

Anche nelle PR digitali un'operazione di successo deve combinare strategia e creatività. E in questo sta la difficoltà maggiore: se è relativamente facile "essere creativi", molto più complesso è farlo seguendo un solido pensiero strategico e in modo funzionale ai risultati del business. Solo avendo chiare le logiche e i meccanismi, le opportunità e i rischi delle PR digitali, sarà possibile sviluppare azioni strategicamente creative ed efficaci. 

Con l'obiettivo di offrire strumenti per pensare e creare progetti solidi - e non un semplice manuale "operativo" inevitabilmente destinato a rapido invecchiamento -, il libro dedica ampio spazio al trasferimento delle riflessioni strategiche maturate dall'autore in anni di professione e alla trasmissione di ciò che ha imparato lavorando in prima persona. 

Dalla definizione di che cosa sono (e non sono) le PR digitali all'analisi di che cosa è lecito aspettarsi da questa attività; dall'importanza della reputazione agli strumenti per gestirla e monitorarla; dall'individuazione degli influencer alle modalità per lavorare insieme...

Potete vederlo qui  :


lunedì, marzo 16, 2015

Il contatore "fisico" di like Facebook per il tuo negozio


Molto bello, avere un sacco di like online.

Per gli uomini e le donne del marketing però, spesso la lotta è capire come trasformare questi like in business, in soldi, sul piano meramente "fisico".

Raccordare online e offline.

In questa logica di portare più vicini i due mondi, è da segnalare FBox, un'azienda che ha sviluppato un package per i punti vendita (immaginate un pub, un ristorante...), basato su una parte software e un display da mettere in negozio che mostra i like ottenuti.

Il principio è quello delle stelline: tanti like = posto che piace. E la gente che lo vede dalla vetrina è incentivata ad andare, spinta dalla forza della smartcrowd :-) Quindi una roba da mettere in vetrina, magari insieme all'adesivo di TripAdvisor.


Ma il package fa anche qualcosa in più: offre ai visitatori del punto vendita il WiFi gratuito, eroga online offerte e promozioni per chi è sul posto...



Se voi interessa, stanno startuppando su Indiegogo :-) e il costo è abbordabile: parliamo di un 150 euro per iniziare...

Ed ecco il video di presentazione:

lunedì, marzo 09, 2015

lunedì, febbraio 23, 2015

Il concorso Twitter di McDonald's al Superbowl per far vincere le altre marche

Il Superbowl ovviamente concentra il meglio (e a volte il peggio) della creatività, sia in termini di spot che in termini di altre forme di comunicazione.

Quest'anno non è uscito un chiaro vincitore (come era stato il caso di Oreo ), ma sono apparse cose interessanti - come il concorso Twitter di McDonald's.

La meccanica è stata molto semplice.
Una serie di marche e prodotti si sono fatte pubblicità al Superbowl con uno spot?
E online McDonald's metteva in palio quei prodotti. 

Compresa una bella Mercedes.

Bastava fare un retweet per partecipare. Easy. (nota: l'eccezione è stata rappresentata da 50 Shades... si è preferito mettere in palio un più soft giro in elicottero).

Inutile dire che i concorsi fanno sempre gola, e che qui in qualche modo ci si è attaccati ad altre marche... non che McDonald's abbia bisogno di cavalcare altri brand per fare notorietà...

L'operazione è stata pianificata con largo anticipo (tanto si sapeva quali marche sarebbero state in pubblicità durante l'evento) ma, come ormai è tradizione, un social team pronto a creare e a sfruttare opportunità era mobilitato e al lavoro per sviluppare comunicazione in Real Time.

Ecco qualche tweet significativo:

Approfondimento:
http://www.usatoday.com/story/money/2015/02/01/mcdonalds-super-bowl-giveaway/22720659/

Interessante anche l'articolo di Advertising Age:
http://adage.com/article/special-report-super-bowl/twitter-crowns-mcdonald-s-ad-super-bowl/296937/


lunedì, gennaio 19, 2015

Ricerca (scaricabile): la Rete incorona il Private Label - minor costo, stessa qualità

Segnalo questa interessante ricerca fatta da The Fool, attraverso un profondo e mirato ascolto della rete, sulla percezione delle private label.

Ma prima un caveat. 
Come tutte le ricerche  anche questa ha dei limiti. E le ricerche sull'ascolto ci fanno ascoltare solo quelli che parlano. Le cui opinioni possono essere o meno rappresentative di quelli che non parlano. 

Che a volte sono una maggioranza. Silenziosa. (per approfondimenti, si veda questo mio post).

 Detto questo, si riconferma che in tempo di crisi e di tagli alla comunicazione, le marche private dei supermercati rappresentano un competitor durissimo per le marche. 

In questo scenario complicato dove la Grande Distribuzione è un alleato insostituibile (perché ti mette in vendita i prodotti) e un concorrente temibile (perché i prodotti te li copia e ti fa una concorrenza molto dura).

Dove quindi per vincere è fondamentale l'innovazione continua e la comunicazione, per costruire la percezione della differenza tra la tua marca e quella del supermercato (sperando che esista davvero: è sempre interessante leggere le etichette e scoprire chi produce i prodotti a marchio commerciale).

Parliamo ora della ricerca, di cui riporto alcuni estratti. Dove una delle cose più interessanti è il fatto che in molti casi queste marche ben percepite, a marchio della catena, non comunicano sui social o non comunicano come potrebbero.

Dove quindi (ipotizzo) c'è un fenomeno di vampirizzazione della comunicazione del marchio imitato. La GDO lascia che i grandi brand costruiscano la percezione di una categoria di prodotto, di un tipo di prodotto, ingrediente, concetto... e poi cercano di fare in modo (principalmente con il packaging) di far pensare alle persone "ah, ecco, questo è uguale ma costa meno e va bene lo stesso".

Cito:

"Uno studio prodotto sull’analisi di migliaia di conversazioni della Rete relative alla attenzione e percezione dei prodotti a Marca del Distributore nella Grande Distribuzione Organizzata ed alla attenzione ai Social delle principali realtà di settore."

"Il consumatore sui Social apprezza i prodotti a Marca del Distributore, che ritiene uguali (quando non superiori) ai prodotti di Marca dell’Industria e ne discute sui Social scambiando esperienze e consigli."

"La diffidenza o la scarsa opinione verso questi prodotti è bassissima (inferiore al 6%) mentre per oltre un terzo (36%) dei consumatori che discutono online i prodotti a Marca del Distributore rappresentano un prodotto “a qualità uguale a quello a Marca Industriale”. Non solo: per una importante percentuale degli utenti (27%) della Rete il prodotto a Marca Privata rappresenta una scelta “smart”, soprattutto in un momento caratterizzato da stress finanziario verso le famiglie italiane, poiché classificato come “a stessa qualità e minore prezzo”. Una significativa percentuale del campione inoltre (30%) ritiene addirittura la Marca Privata “migliore del prodotto a marca industriale” soprattutto in funzione del rapporto qualità-prezzo e del comparto dei prodotti Biologici dove la Marca Privata pare rivestire un ruolo di primaria importanza nelle opinioni dei consumatori.

A questa attenzione da parte degli utenti non corrisponde invece altrettanta attenzione da parte dei principali Brand del settore: ben il 52% del campione dei 34 Brand indagati risulta assente da qualunque Social Network, con assenze eccellenti anche di marchi di primaria importanza sul territorio nazionale."

"Tra le Marche Private più discusse online appare in predominante posizione COOP, seguita da Eurospin, Esselunga, Carrefour, Lidl e Conad: gli utenti della Rete usano per informarsi e commentare i prodotti di Marca Privata i Social Network (24%), i Forum (26%) e ruolo fondamentale ancora una volta è rappresentato dai Blog (42%) mentre solo una esigua parte (8%) utilizza le news tradizionali come fonte informativa."

La ricerca è interessante e la potete scaricare qui:


Potete anche scaricare l'estratto della ricerca Brands & Social Media sulla GDO fatta dall'Universtà Cattolica e da Digital PR qui, ricerca per certi versi complementare: