Visualizzazione post con etichetta web marketing. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta web marketing. Mostra tutti i post

martedì, marzo 15, 2016

Bellissimo. Il biglietto gratis di JetBlue... con l'esperimento di democrazia


Bella, bella idea per creare buzz.

Meccanica semplicissima.

In un anno di elezioni, che si preannunciano combattute e piene di livore negli USA, JetBlue ha deciso di condurre un esperimento sociale a 8000 metri di quota.

Su un aereo preso a caso, ai 150 passeggeri è stato offerto un biglietto gratuito per una qualsiasi delle destinazioni, nazionali o internazionali servite dalla compagnia.

Ma... c'era una clausola.

Tutti i passeggeri dovevano decidere all'unanimità una sola, unica destinazione per tutti.
Sarebbe bastato un solo passeggero dissenziente e nessuno avrebbe vinto.

Fosse stato in Italia, data la nostra epica litigiosità (gli americani dicono che ogni volta che tre italiani si incontrano per strada fondano un nuovo partito), non ci saremmo mai riusciti.

O magari, data la nostra smartness genetica ci saremmo immediatamente messi d'accordo tutti, senza esitazioni, sulla destinazione più cara e lontana.

E negli USA?

Beh, sul volo i passeggeri hanno avuto voce e microfono, sono state condotte campagne elettorali, e alla fine si è passati alla votazione.

Saranno riusciti a trovare compromessi e un accordo per poter vincere tutti?

Nel video, scoprirete come è finita:


lunedì, marzo 14, 2016

Ancora preroll... geniali. Come farti vedere la pubblicità (Geico)


Io ho un grande rispetto per le campagne adv di Geico.

Un'azienda che sta riuscendo a usare le specificità del digitale in maniera intelligente.
E ad affrontare (direi brillantemente) la disaffezione verso la pubblicità.

In breve: Pre roll fulminanti, velocissimi. Che partono con la parte più "promozionale", il messaggio di marca, subito. Poi saltano alla fine dello spot, direttamente.


In teoria per permetterti di mollare la pubblicità al più presto e finalmente poter accedere al tuo video.

In pratica... beh, sono dei finail talmente fuori di testa - rispetto all'inizio dello spot -  che uno se li va a vedere, altro che saltarli.

Per riferimento, ricordo che Geico è la società assicurativa dietro ai famosi pre roll "unskippable" di cui avevamo parlato.

Comunque, ecco alcuni di questi spot:





lunedì, febbraio 15, 2016

La prima regola dell' (Internet) marketing...

Ovvero un paio di dritte per l'impostazione (strategica) di un'operazione di successo.

La prima regola del marketing (Internet o meno che sia) è: Soddisfare i Bisogni, Esaudire i Desideri 

Chi mi conosce sa che questo è uno dei miei temi "caldi" da digital planner - è una delle basi del marketing, sia digitale che analogico. Per cui ogni tanto ne riparlo, anche per via del ricambio generazionale dell'audience del  blog :-)

A parole, lo sappiamo tutti: la prima regola del marketing è soddisfare i bisogni del proprio target - e al marketing non importa quale strumento usiamo, importano le logiche di base.
E nemmeno Internet, i social, il digital alle regole elementari del marketing si possono sottrarre.

Guardiamo la rete: a giudicare da quello che si vede, questa regola è stata coscienziosamente tenuta nascosta ad un sacco di operatori del settore.
Non è infatti un segreto che il successo del digital prima, dei social dopo hanno attratto sul mercato un gran numero di "addetti ai lavori", di agenzie, di consulenti, di aziende e "responsabili" che magari ne capiscono di digitale ma che non hanno una specifica preparazione di marketing.

Il punto è che molto spesso ci si concentra sul "cosa possiamo fare" invece che sul perché.

Ci si strizza le meningi per uscire con un'idea di un'app, o di un'azione Facebook, o una trovata Instagram. E, lo sappiamo, la maggior parte di queste operazioni porta zero risultati o giù di lì. Perché abbiamo fatto operazioni che piacciono a noi, ma che non risuonano col cliente.

E allora bisogna essere banali e partire dai basics della strategia digitale: una volta definito il target, è fondamentale analizzare quali sono i suoi bisogni e i suoi desideri.  

I bisogni - ovvero ciò di cui il nostro target necessita da un punto di vista razionale. I desideri sono invece legati a sfere molto meno razionali… e spesso molto più potenti, tanto da avere spesso la meglio sui bisogni.

Il mio cliente, se sta cercando un automobile on-line, sente probabilmente il bisogno di conoscere le caratteristiche, le prestazioni, i prezzi, per poter effettuare una scelta razionale tra i vari modelli. Ma, anche se non lo dichiara, desidera probabilmente esprimere qualcosa di se' attraverso la scelta della propria auto; affermare il proprio status sociale, sedurre, sentirsi più giovane.

In ogni mercato, per ogni prodotto c'è un diverso mix di bisogni / desideri. Per questo, lo skill più importante per una persona di marketing digitale non è quello di essere un mago delle tecnologie ma è invece : mettersi nei panni del proprio cliente. 

Ancora una volta, capire quali siano i suoi bisogni e quali siano i suoi desideri. Capire come possiamo soddisfare al meglio gli uni e gli altri.

Ecco, io sono il potenziale cliente, il prospect.

Vengo esposto, incappo nella comunicazione della marca (sia un sito, un banner, un post su Facebook, un tweet...) non conosco necessariamente questa azienda… devo capire, in pochi secondi "what's in it for me". Devo capire se c'è qualcosa che mi interessa. Devo avere subito una chiara sensazione che farei molto bene a investirci un po’ di tempo,  cliccare su un po’ di link, vedermi un po’ di pagine.


Considerato che nulla è statico ma tutto fluisce ed evolve nel grande fiume della vita, dovrò stare in campana a cogliere i mutamenti, le evoluzioni. E aggiornare la mia strategia digitale, le mie soluzioni in modo da rispondere (e se possibile anticipare) le nuove esigenze.

A questo punto, come un boomerang, rientra in campo il discorso del mix di bisogni e desideri.

Anche perché ci sono casi in cui il nostro prospect non è assolutamente interessato alla nostra azienda e nemmeno al nostro prodotto, in termini 'funzionali'.
Se sono un consumatore e mi interessa relazionarmi con la Nike, mi può interessare molto relativamente (o niente) venire informato delle caratteristiche tecniche dei prodotti. Quello che mi interessa avere è emozione. Quello che desidero ottenere è la capacità di suscitare emozioni negli altri. Indosso un prodotto come un grosso cartello, scelgo una marca in base a quello che intendo urlare (o sussurrare) agli altri.

E quindi lo stile, il linguaggio, la natura stessa del sito da costruire dipendono fondamentalmente dai valori della mia marca (se ne ho), dalla natura del mio mercato, dalle esigenze del mio target.

E, come esiste un mix tra bisogni e desideri, nello sviluppo di un sito occorre trovare il giusto mix tra informazione ,  servizio ed emozione.

Parliamo di emozioni. Ogni azienda deve suscitare la giusta emozione. L'emozione che devo ricevere acquistando un vestito firmato da 10.000 euro è, con ogni probabilità, diversa da quella che provo concludendo un contratto con un fornitore di macchine utensili. Ma entrambi i brand devono saper comunicare i propri valori, sapersi costruire una immagine, essere percepiti nella maniera più appetibile possibile: devono assumere il valore di  simbolo della soddisfazione dei bisogni e dei desideri dei propri clienti.

E’ fondamentale rispettare questa regola anche su Internet. E’ la nostra faccia, che stiamo presentando. La nostra reputazione.

L'informazione è, almeno in teoria, la parte più facile da dare. Ogni azienda freme dal desiderio di inondare il consumatore di informazioni sul proprio prodotto…anche se spesso in rete non si riescono a trovare proprio quelle informazioni che più ci interessano o si annega tra un marasma di informazioni inutili che impediscono di arrivare rapidamente a ciò che ci interessa.
La questione di quanto e cosa dire è una di quelle che vanno osservate con un occhio altamente critico. Ho messo tutto quello che serve? Ho messo cose che non servono? Sono pregnante o futile? Sono chiaro o sono fumoso?

E' una questione di stili.
Ritornando un passo indietro, lo stile di un sito, il suo modo di comunicare, le emozioni che genera non possono non essere allineati ai valori del proprio brand.
Il linguaggio del proprio sito deve essere appealing per il proprio target.
Il percorso su cui guido il mio visitatore all’interno del sito deve essere funzionale alle sue aspettative.

Dipende da cosa cerca il mio visitatore. Ancora una volta, la chiave è comprendere la domanda, produrre risposte adeguate.

La solita vecchia storia, valida per le aziende come per i consulenti delle aziende, per i brand manager come per i digital planner: dare di più ma, sopratutto, pensato meglio.



martedì, febbraio 09, 2016

Parte #3: Checklist della Strategia Digitale (per PMI e non addetti ai lavori)


Eccoci arrivati alla terza puntata della checklist base della strategia digitale.

Una serie di spunti di riflessione, condensati sotto la forma di 10 domande da porsi - magari anche prima di aver messo in bella la strategia e iniziato ad operare. In sostanza, un materiale che integra e approfondisce il nostro libro "Strategia Digitale" (se non sapete cos'è, ne parlo in fondo).

Oggi ci concentriamo proprio sul "come è fatto il piano".

Domanda #5: Siamo sicuri che il piano è chiaro... anche a chi lo deve leggere?


Questo significa una serie di cose:

Il nostro piano strategico, è scritto in modo intellegibile?


Abbiamo evitato di ricorrere a buzzwords, a "termini tecnici" che in raltà non dicono esattamente cosa vogliamo fare? 

E' inutile mettere in piano di voler reintermediare il mercato o di ottimizzare la nostra presenza sui Social Media, se poi non diamo le guidelines di come intendiamo farlo. Altrimenti è come mettere in strategia "diventare ricchi" come obiettivo. Quello che costa normalmente più fatica non è tanto "cosa" vogliamo fare, ma come pensiamo di farlo. In pratica.

Nel nostro piano di strategia digitale, abbiamo definito cosa succede e quando?


Il "prima o poi faremo" o il "vediamo quando saremo pronti" fanno sì che non ci sia nessuna fretta nell'attuazione. Ergo che non ci si arrivi mai. Occorre cercare di darsi degli obiettivi temporali e poi lavorare per raggiungerli. Altrimenti rischiamo di non arrivare mai. O di non partire nemmeno, tutti tesi a raffinare il piano invece di eseguirlo.

In un piano strategico, spesso il meglio è nemico del bene


Per l'appunto, ho visto un certo numero di casi in cui certe persone hanno passato anni a mettere a punto il business plan che avevano nel cassetto, in modo che fosse perfetto. 

Peccato che quando si sono dichiarate soddisfatte, l'opportunità di mercato si era già chiusa, competitor più pragmatici e operativi erano già partiti - magari con un business plan o un piano di strategia meno raffinato, ma con un time to market più sensato.

Il nostro piano strategico digitale è troppo a breve o troppo a lungo?


E' abbastanza inutile pretendere di fare un piano di dettaglio che copra 36 mesi. Le cose cambiano. Ha senso dare un indirizzo generale, poi si vede (chiaramente ci sono eccezioni, ma non molte in questo stretto campo). E' pericoloso concentrarsi su cosa succede nei prossimi tre mesi... poi si vedrà. Dobbiamo sapere dove andiamo a medio termine, per impostare la rotta. Ne abbiamo tenuto conto?

Domanda #6: (ci) siamo coordinati, nello sviluppo del nostro piano di strategia digitale?


Sembra forse strano ricordarlo, ma non si possono fare i conti senza l'oste. 

Ad esempio quelli che devono eseguire il piano (quindi accertiamoci che quello che proponiamo sia fattibile... magari con sforzo e tirando madonne, ma fattibile).

Oppure con i responsabili di altre aree, i detentori di know how collegati... prima di finalizzare il piano verifichiamo con loro se ci sono cose che non sappiamo o che si sono dimenticati di dirci, se vedendo il piano viene loro in mente che (per fattori che noi non conosciamo) c'è nun modo più efficiente di fare le cose o c'è un vincolo legale che impedisce di fare una certa azione (e noi non lo sapevamo...). 

Insomma, se non siamo una one man band, gli altri sono una risorsa importante. A non consultarli rischiamo di buttare via pezzi importanti di lavoro e di ricominciare... Ma anche assicurarsi che tutta l'azienda vada nella stessa direzione, che i vari piani siano coordinati. Che in comunicazione si parli tutti la stessa lingua, si vada nello stesso senso a promuovere le stesse cose nello stesso periodo. Che se anche si saranno esecuzioni diverse, le strategie siano le stesse, e chi ci vede non colga l'impressione di un brand schizofrenico.


------ *MESSAGGIO PROMOZIONALE / COME APPROFONDIRE *-------


Come accennato in apertura, questo post è un approfondimento al nostro manuale "Strategia Digitale". Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media.

Per chi non lo conosce, qualche rapida informazione. 

Intanto dalla sua uscita è più o meno costantemente tra i libri della categoria "business" più venduti su Amazon, su carta e in formato Kindle. 

Anzi, per un paio di giorni siamo stati il libro in assoluto più venduto su Kindle in Italia (ok, l'editore aveva fatto un taglio prezzo molto notevole :-).

Ma ecco una breve descrizione di cos'è:

Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri che "spaccano paradigmi", che fanno della gran teoria del futuro, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Abbiamo cercato di dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo. Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perché con l'agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente "come funziona", visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività - capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori.

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all'indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico

Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo - dato che il digitale l'abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:"Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, appunto, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi."

Ecco i link da dove potete capire qualcos'altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea o ebook).



giovedì, luglio 10, 2014

Operazione Cani Antispreco :-)


Questa mi ha divertito molto: una startup, un team di allevatori/imprenditori che hanno deciso di creare i cani antispreco per evitare lo spreco di energia elettrica.

Allevano infatti il cane da frigo, il cane da lavastoviglie, il cane biorario... :-)

Ecco il video (dietro a tutto c'è ovviamente un'azienda... e ci sarà anche un'operazione charity)... bella semplice, e furba.


giovedì, febbraio 09, 2012

La Birra Crowdsourced con un retrogusto di Apple

Il birrificio Samuel Adams ha lanciato (e concluso) un’operazione di “crowdsourcing” per realizzare una birra crowdsourced. 

Partner in questa operazione è stato il noto Social Media Guru Guy Kawasaki, meglio noto per essere stato l’ex Chief Evangelist e comunque una delle figure storiche della Apple Computer dei primi tempi. E di cui ho parlato recentemente, per la sua innovativa promozione (compra venti copie del mio libro e ti faccio una consulenza gratis).

Vi leggete la sua Bio qui (e può valere la pena di leggere cosa ha da dire e insegnare sull’Evangelism Marketing - tema affascinante anche se di applicabilità alquanto limitata).

L’operazione di crowdsourcing si è appoggiata a Facebook e ha permesso alle persone di dare il proprio input su come volevano la nuova birra, quale colore, quale corpo, quando amara e quanto dolce, quanto luppolata e quanti lieviti… sul loro blog potete leggere cosa hanno pensato e perché.

L’operazione si è conclusa il 5 Febbraio e il nuovo prodotto sarà presentato il 10 Marzo. 

Dopo i fatti, la mia opinione... ;-)

Bella l’operazione, bello il nome di richiamo.
In pratica però non chiamiamola crowdsourcing. Se un cammello è un cavallo disegnato da un comitato, disegnare una birra a tavolino - specialmente da parte di un pubblico di non esperti - è la ricetta per un prodotto schifoso :-)

Se uno non sa come funziona una birra, non ha idea di cosa viene fuori dando certi parametri… specialmente se non si sperimenta, non si assaggia e non si impara dai propri errori. 

Evidente quindi che la ricetta sarà stata pesantemente aggiustata e che il fatto che il prodotto sia stato “fatto” dal pubblico sia solo una trovata di marketing e non una reale progettazione congiunta (quella, ripeto, si fa in laboratorio, facendo assaggiare i campioni… altrimenti è come far progettare un’auto senza far vedere i disegni…. ;-)

In effetti non dicono che la nuova birra è stata progettata dalle persone: in piccolo scrivono che è stata “ispirata”… ;-) e molto ha anche ispirato i media il fatto di aver legato il proprio nome ad un personaggio di tale notorietà nel mondo del nuovo marketing...

Bella operazione, comunque, con oltre 138.000 “likers” e più di 3500 persone che ne hanno parlato.

lunedì, aprile 11, 2011

lunedì, aprile 04, 2011

Come creare una community? Il caso Tesco

Come si fa a creare e a tenere una community?

Guardatevi il caso Tesco su queste slides.
Per noi addetti ai lavori nulla di sorprendente, anzi, siamo al livello del buon senso.

Per molti non addetti ai lavori (clienti in primis) forse ci sarà lo shock di scoprire che una community non si fa con una trovatona ad effetto e poi mollando il colpo per sei mesi - ma si crea e mantiene con un lavoro quotidiano di relazione.

giovedì, marzo 31, 2011

Il poster canino-interattivo con Foursquare dentro

L'interattività si può fare anche con un cellulare e Foursquare che si relazionano telematicamente con un poster.

L'emozionalità e l'affettività si possono fare anche attraverso il cagnetto di famiglia.

Sommate i due fattori e ottenete un poster che, se fate check-in da lui, rilascia cibo canino.

Non semplice, molto geek, interessante uso di questa geolocalizzazione di cui troppo spesso non sappiamo bene che farci.
(il video è tremendo, ma almeno fa vedere il progetto...)

mercoledì, marzo 30, 2011

Una Realtà Aumentata senza rotture di scatole

Come sapete non sono tenero con l'Augmented Reality per usi pubblicitari.

Questo perché ritengo che il risultatino ottenuto tramite webcam o cellulare non corrisponda alla fatica e alla rottura di scatole richiesta per far scattare il meccanismo.

Se invece mi togliete il trafficare con il mio device e mi fate interagire con un poster o meglio un'installazione tecnologica che pensa a tutto lei... beh, magari se ne può parlare.

L'ha fatto Lynx, e in questi giorni ne stiamo parlando. Va in questa direzione anche l'azione di Ford negli UK. Guardatevi il filmato che così capite.

lunedì, febbraio 07, 2011

Cosa succede sui Social in 2 Ore?

Le infografiche sembrano essere di moda.. eccone un'altra non male :-)

Per San Valentino, cancella la tua ex


Brillante idea: per S.Valentino rimuovi tutti/tutte i tuoi ex da Facebook.

Si fa pulizia. E su Facebook ti mettono a disposizione un po' di tools per liberarti per sempre del fantasma del passato...

Lo sponsor del messaggio? YourTango, un sito dedicato alla "relationship", alla consulenza amorosa etc etc...

"YourTango is a digital media company dedicated to love and relationships. As the thinking woman's media brand, we are leading the conversation that is closest to women's hearts.
YourTango is a digital media company dedicated to love and relationships. No matter what lovestage our users are in—single, taken, engaged, married, starting over, or complicated—we help them live their best love lives.
YourTango offers real, relatable text and video content, along with an active, highly engaged community where users learn, affirm, share and connect on matters of the heart."

giovedì, febbraio 03, 2011

Quanto è leggero il MacBook Air :-)

Ambient, Punto Vendita... (comunque c'è il trucco).
Mi piacciono le idee semplici semplici - massima Zen: la perfezione si raggiunge quando non c'è più nulla da togliere.

giovedì, aprile 01, 2010

Ritorno alla Consulenza... :-)

Forse il primo aprile non è il giorno più adatto per annunci seri, ma non ci farò troppo caso ;-)
La notizia è seria, non è un pesce: dopo un po' più di due anni all'esclusivo servizio di Leo Burnett ritorno alla consulenza multi cliente.

Come molti di voi già sanno (in realtà il processo è partito qualche mese fa), posso oggi annunciare che la mia consulenza si è allargata anche ad altri clienti.

Sto infatti da qualche tempo lavorando per una serie di agenzie (prevalentemente digitali) ed alcuni clienti diretti.

Per le aziende / clienti diretti faccio principalmente la solita consulenza di comunicazione digitale e di integrazione on/offline e comunicazione integrata.

Per le agenzie lavoro come digital planner in outsourcing, portando un contributo strategico anche ad agenzie che non vogliono o non possono portarsi a casa un planner senior fulltime.

Stay Tuned per le novità, anche se ho visto che qualcuno già ha capito parecchie delle cose che bollono in pentola...

mercoledì, luglio 29, 2009

Internet è diventato Normale?

(in fondo le cose non cambiano mai)

Non so se voi i giornali li leggete ancora. O se guardate ancora la TV (quella vera, non quella streaming che ancora ci da' il brivido di essere avanguardisti tecnologici).

(...)

Grazie a Dio, (per loro) i media tradizionali continuano a giocare il loro ruolo e a fatturare (con fatica) i loro fatturati. Di certo un po' di riassestamenti e di fenomeni nuovi il mercato li ha dovuti assorbire e non tutti ne sono usciti bene.

(...)

I media on line hanno prima fatto sorridere i media tradizionali, poi li hanno fatto spaventare, poi hanno fatto loro perdere un sacco di soldi...ma in sostanza possiamo affermare che l'online ha guadagnato nicchie di mercato ma (nel breve) non ha spaccato più di tanto i famigerati paradigmi.

In questo, la necessità di far quadrare i conti non ha aiutato: dopo un lungo periodo dove far tornare i costi con i fatturati non solo sembrava marginale ma era quasi considerata un'eresia contabile, l'ala controrivoluzionaria ha effettuato un colpo di mano e adesso tutti cercano di arrivare con una bottom line possibilmente in zona pareggio.

E' così assistiamo a numerosi tentativi di implementare modelli di business pay per content (...)

Potremmo giocare a fare i sensazionalisti ed affermare che tra i vincitori del mediascape che verrà troveremo (alcuni) media di carta - grazie alla loro gratuità, mentre (alcuni) media on line soffriranno per via del fatto che saranno a pagamento. (No ferma, scusate un attimo, ma qualche tempo fa non dicevamo esattamente il contrario?)

Quel che è certo è che siamo in momento di cattiva congiuntura economica e di incertezza su quanto ci riserva il futuro. Ci domandiamo di guerre, pestilenze, terremoti ed asteroidi... ma anche (più prosaicamente ma molto più fortemente) di cassa integrazione, di mancati aumenti e gratifiche natalizie, di figli laureati in lettere che quando mai troveranno un lavoro men che precario.

In momenti di questo genere la voglia di fare innovazione e di fare nuova imprenditoria si trovano di fronte ad un clima di depressione e ad un grigiore dove tutto sembra troppo difficile, tutto sembra troppo in salita per poter riuscire e per poter trovare la voglia di provarci davvero. (...).

Quella innovazione che c'è deriva dagli inevitabili tentativi delle aziende di rivitalizzare i propri mercati o di rosicchiare quote più ampie per contrastare cadute in valore assoluto dei propri mercati. Un’innovazione per così dire obbligata.. ma che non viene dal cuore o dall'entusiasmo. Un’innovazione perbenino, che possa, secondo gli analisti e gli strateghi delle aziende, essere abbastanza avanti da far girare il prodotto ma non troppo avanti da spaventare il mercato.

(...)

Io, ammetto, ho po' di nostalgia per i tempi in cui ogni giorno almeno 10 titoli ci annunciavano la rivoluzione prossima ventura, la rivelazione che non un tornado ma il Web ci aveva magicamente portato nella terra di Oz.

D'altra parte non si può negare che sia meglio così: con un po' di silenzio si lavora meglio. Ed in silenzio di cose ne stanno capitando, forse più dal punto di vista della tecnologia che delle operazioni di business, più sulle ottimizzazioni che sulle innovazioni.

Zitto zitto il CRM sta lentamente e faticosamente affilando le sue armi per un botto di mercato nei prossimi 5 anni. Faticosamente perché c'è ancora collettivamente molto da fare, capire e imparare, per non parlare dell'ottimizzazione di software e servizi. Lentamente perché il CRM è complesso e duro da far accettare alle strutture.

Aggiungerei però anche l'avverbio "inevitabilmente": in mercati sempre più competitivi (e che non crescono) le aziende sono sotto fortissima pressione per trovare nuovi strumenti per darsi battaglia e vincere i competitor. e tornando a tirare in ballo i media, gli strumenti della comunicazione tradizionale - fortissimi a fare branding - presentano però sintomi di usura e di assuefazione da parte delle audience rispetto ai messaggi comunicazionali ed hanno limiti intrinseci rispetto al creare vendite e a fare fidelizzazione.

Sono queste aree in cui il marketing diretto e le operazioni di relationship sono invece molto più potenti. Aggiungete che finalmente le aziende stanno iniziando a capire che di New Business si può anche morire (a fare tanti nuovi clienti si perdono molti più soldi che a tenersi stretti i clienti esistenti) e capirete come tutto ciò che è capace di fare (bene) Customer Retention si trova davanti un audience molto attenta e relativamente pronta a metter mano al portafoglio.

(...)

Nemmeno possiamo aspettarci notizie sensazionali sul fronte del lancio di nuovi siti: di iniziative imprenditoriali innovative non è facile al momento parlare. Ma, d'altra parte, quello che vedo quotidianamente nel mio lavoro è una evoluzione nella percezione e nella considerazione di ciò che Internet ed il web sono per le aziende.

Si è ormai largamente esaurita la fase in cui Internet era un approccio radicale e destabilizzante al marketing; siamo ormai entrati in una fase in cui Internet è una iniziativa mainstream per le aziende "serie" (indipendentemente dalle dimensioni), in cui avere una presenza ed una attività di marketing in rete e... come dire, "normale", ed il normale non fa notizia. Non fa notizia sui giornali avere un piano di marketing, non ne parla il TG5 se fate un’attività di direct mailing o una raccolta punti, non si vede perché i media dovrebbero mettere in rilievo che anche voi fate quello che tantissime aziende fanno: usare la Rete come uno dei tanti strumenti "normali" impiegati per fare marketing e comunicazione.

Lo so, lo so, pare strano accoppiare "normale" ad Internet. Ne discutevo con un cliente proprio l'altro giorno. Questa azienda (così come molte altre che conosco) fa fatica a considerare Internet "normale", tale e tanto è lo sforzo che ancora fanno per far girare decentemente il sito, per sistemare i processi che gestiscono l'aggiornamento, per integrare flussi e processi che colleghino la componente Internet ai processi di comunicazione e business dell'azienda.

Per dirla in parole povere (e non è la prima volta che lo dico), Internet resta ancora per molte aziende un gran casino da tenere in piedi. E si fa fatica a trovare le buone idee per i siti,. E si fa fatica a trovare i nuovi modi di comunicare. E si fa fatica a identificare le forme più corrette ed efficaci di parlare con/agli utenti attraverso la rete, di veicolare emozioni sui propri prodotti, di rendere al contempo appetibile ed usabile la propria informazione. E “casino” (if you pardon my french) è decisamente antitetico ( o antinomico?) a "normale".

Difficile anche trovare modi nuovi di fare pubblicità "tradizionale", di sviluppare messaggi che buchino lo schermo e catturino l'attenzione, disperato il tentativo di gestire i processi in modo che non si debbano fare nottate di panico per completare in tempo le bozze del catalogo o del depliant; difficile per chi segue advertising e comunicazione evitare che il tasso di casino all'interno del progetto resti mediamente sotto il livello di esondazione.

Il panico, il mal di testa, l'ansia, la fretta, il non saper che pesci pigliare o come metterci una toppa, il non capire, l'inveire contro i fornitori e le agenzie... tutti stati d'animo ed azioni comuni sia a chi si occupa di online che a chi si occupa di offline.

Il casino è dunque “normale”, uno stato dell’animo e dell’organizzazione profondamente connaturato ed intrinseco al mondo della comunicazione (e non solo a quello).

E “normale”, sempre di più, è l'uso di Internet da parte degli utenti. Normale è documentarsi sul sito prima di acquistare (normalmente off line). Normale guardare i viaggi on line. Normale scaricarsi gli aggiornamenti di software. Normale considerare Internet come una cosa normale.

E dunque dobbiamo rassegnarci alla normalità, anche se a nessuno piace perdere il glamour di una attività ancora sperimentale, rivoluzionaria, iniziatica. Affrontare Internet come componente normale nella nostra azienda, affrontare l'azienda per cui facciamo Internet come un consulente "normale" normalmente l'affronta. (...)

Dobbiamo rassegnarci ad inserire Internet all'interno dei nostri processi e delle nostre scadenze, lavorando in modo programmato e non per botte di panico ed emergenze (ad onor del vero sono anni che si cerca i far così per il tradizionalissimo advertising... e da decenni si continua a procedere per emergenze spegnendo incendi invece di programmare – evidentemente Comunicazione e Project Management hanno tratti di incompatibilità…).

Dobbiamo adattarci a darci un’organizzazione ed un budget, dobbiamo abituarci a guardare dentro i nostri progetti definendo obiettivi, sviluppando strategie, misurando i risultati ed analizzando gli scostamenti. Nulla di particolarmente divertente, nulla di glamorous, nulla che ci porti sulle prime pagine dei giornali.

(...)

(Nota: se ce l'avete fatta ad arrivare fino a qui, vi informo che quello che avete appena letto è un pezzo vecchio di circa 6 anni, essendo stato pubblicato su Web Marketing Tools nel Giugno 2003 - che ho solo un po' sintetizzato. Trovo un po' sconfortante che le stesse cose che ci dicevamo nel 2003 siano in fondo ancora valide oggi. Forse non siamo poi andati così tanto avanti... )

lunedì, giugno 15, 2009

Gillette: il rasoio...beh, non è solo per la barba ...(viral)

Eh,sì, avete fatto bene a pensare male: un video virale che facendo leva sul concetto che se non ci sono i cespugli del sottobosco l'albero sembra più alto (giuro), dà alcuni utili consigli su come radersi la zona inguinale.

A parte il discorso di branding a mezzo virale, mi ricordo - ai tempi in cui gestivo Gillette come cliente - del fatto che le vendite delle lame sono condizionate da quanto si usa il rasoio; ad es. se viene di moda la barba alla Italo Balbo, si rade meno pelle, la lama dura di più e si vende di meno.

Di qui molto sensato il tentativo di marketing di estendere l'uso del rasoio non sono la viso ma alla rasatura del corpo.... (in effetti su YouTube trovate tutta una serie di video che spiegano come radersi le varie parti del corpo - attività una volta riservata quasi esclusivamente ai nuotatori agonistici).

Ci sarebbe poi da fare anche qualche discorso sull'evoluzione delle strategie di marketing della marca da quando questa è stata acquistata da P&G.

Comunque, su questo tema, era arrivata prima (credo) Philips, con la sua campagna "Shave Everywhere", in maniera spigliata,trasgressiva,virale, un po' strana (scegliete voi l'aggettivo)