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mercoledì, ottobre 30, 2013

Sono dei fighi pazzeschi. Il video onboard di Virgin


Non è digitale ma  chissene, è comunicazione, di quella buona.


Solito discorso: il video di sicurezza in aereo non se lo fila mai nessuno. Anche perché visto uno, visti tutti. Ed è quindi una seccatura.

Molte linee aeree hanno cercato di renderlo più vispo, non solo perché le persone gli diano attenzione ma anche per costruire un altro pezzetto del proprio brand.

Oggi è il turno di Virgin America che ha fatto questo video fighissimo.
Bravi.

Anche se probabilmente il mio preferito è quello di Air New Zealand, a tema Lord of the Rings.

Interessante notare che:

a) alcune delle hostess del video sono vere hostess di Virgin America :-)

b) la linea aerea chiede agli artisti di candidarsi come protagonisti del prossimo video... 

"Send us your audition to be in a future version of the next safety video by visiting http://VXsafetydance.com and uploading an Instagram video with your freshest moves using the #VXsafetydance hashtag."

Trasformando quindi questa cosa in un evento di comunicazione che esce dall'aeroplano per approdare in Rete... su  un target hip come quello dei dancers... :-)

Sotto vi metto sia l'on-board video che il backstage.
Enjoy :-)





martedì, marzo 19, 2013

Startup: emigrate in Cile, vi pagano



Di questi tempi si fa un gran parlare di scappare dall'Italia (io me ne sono andato già due volte, non escludo...).

Segnalo, ma solo a scopo di confronto, l'intelligente politica del Cile nei confronti delle startup. Con l'obiettivo di trasformare la repubblica sudamericana in una nuova Silicon Valley, il governo offre agli startuppari 40.000 dollari di fondi, il visto per un anno e un programma di orientamento.

Nel 2010 questo programma ha coinvolto una ventina di startup, salite a 100 nel 2011 - con l'obiettivo di raggiungere il migliaio l'anno prossimo.

Per informazioni: Start-Up Cile

PS: ogni eventuale collegamento con il post di ieri è puramente casuale. O forse no.

mercoledì, giugno 17, 2009

Private Labels: 91% dei consumatori US resterà fedele anche dopo la fine della recessione.

Secondo una ricerca di GfK, una stragrande maggioranza dei consumatori americani dichiara che, una volta passata la recessione, continuerà a comprare le private label della grande distribuzione.

(si veda questo pdf scaricabile)

A quanto pare, la qualità di questi prodotti è considerata più che soddisfacente - uguale o migliore di quella dei prodotti a marchio (definizione, btw, abbastanza superata - ormai anche molti prodotti delle catene sono delle vere e proprie marche...).

Anzi, emerge una domanda di avere ancora più varietà e numerosità dei prodotti a marchio privato, quasi una richiesta di copiare e migliorare i prodotti esistenti...ad un prezzo migliore.

Sicuramente la recessione con le sue pressioni economiche è un fattore molto motivante nel cambiare abitudini d'acquisto, e questo ha portato ad un incremento nell'acquisto delle marche commerciali - acquisto che si sta trasformando in una abitudine.

Questo fenomeno sicuramente pone interessanti sfide per le marche, he devono obbligatoriamente lavorare, sia in termini di marketing che di comunicazione, per riguadagnere la percezione di un superiore valore, di una giustificazione di un prezzo più elevato o premium agli occhi dei loro consumatori...