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sabato, maggio 03, 2014

Da guardare - Real time marketing con l'aiuto del pubblico - song writing & Pretzel :-) (e sale il titolo in borsa di Wendy)

OK, a volte la strategia coincide con l'esecuzione, oppure la strategia è quella di fare casino, alzare la barra della sorpresa, cercare di fare engagement attraverso attività divertenti e/o fuori di testa.

Soprattutto facendo cose che normalmente non ci si aspetta siano possibili o siano "normali".

Questo è il caso della nuova campagna di comunicazione di Wendy* per il Pretzel Bacon Cheeseburger 

L'idea strategica è stata di far scrivere ai fan (Facebook, Twitter...) le parole per canzoni d'amore per il prodotto #PretzelLoveSongs - canzoni poi rapidissimamente trasformate in video musicali messi subito online.

Così nel giro di pochi istanti il fan vede le proprie parole trasformarsi in un'opera d'arte pubblicitaria... e si vede citato davanti al mondo (ovviamente passando per filtri seri di moderazione, sappiamo bene come vanno queste cose).

E sono andati avanti a registrare e mettere on line video musicali (notevoli, hanno investito nel produrre, nel fare le cose bene...execution is strategy) per 5 lunghe settimane.

L'operazione ha funzionato molto bene: i video (li trovate qui) hanno totalizzato quasi 8 milioni di views, ne hanno parlato i media e le catene televisive (dando una vasta amplificazione mediatica gratuita... con l'aiuto di un po' di attività di PR e Media Relations, ovviamente) e addirittura ne ha beneficiato il titolo azionario (come effetto dell'incremento delle vendite, tra le varie cose) del 30% - dato che il prodotto è stato il lancio di maggior successo nella storia della catena, ci sta.

Ecco la video case History, da guardare:

http://player.vimeo.com/video/78072111

*(nota catena di fast food USA... di cui ho un lontano ricordo nostagico - aprì in Italia negli anni '80... ci andavo, faceva hamburger molto buoni con code di mezz'ora alla cassa, morì qualche mese dopo - o meglio decise di cedere i propri punti vendita a McDonald's che era sbarcato in Italia e aveva subito avuto un maggiore successo, anche per la forza iconica della propria marca e credo una maggiore efficienza del punto vendita)

Approfondimenti:

da BaconToday (!!)












mercoledì, marzo 19, 2014

Charity con il coinvolgimento crowd: Fondazione Mediolanum

Segnalo questa interessante iniziativa di Fondazione Mediolanum Onlus - una Onlus particolarmente attiva e presente sul fronte dell'aiuto ai bambini. (http://www.fondazionemediolanum.it/).

Il progetto si chiama Nutriamo il Futuro - ed è un bando, una opportunità data ad organizzazioni non profit di vedersi finanziate alla Fondazione le proprie proposte. I temi sono quelli del sostegno ai bambini, sostegno all'alimentazione e al loro benessere, sostenendo i bambini in condizione di disagio.

Fino al 31 Marzo c'è tempo per le organizzazioni di sottoporre i propri progetti, che saranno valutati - e i 20 migliori pubblicati online (i criteri di filtro sono sostenibilità economica, esperienza dell'organizzazione, incidenza dei costi di gestione...).

Saranno poi le persone, dal 7 al 30 Aprile a votare e a decidere online quali saranno i 3 progetti vincitori.


Votate anche voi. #nutriamoilfuturo

Ecco il video:

mercoledì, settembre 05, 2012

Crowdsourcing per il furgone della Pizza :-)


Innovativa iniziativa di crowdsourcing -  in realtà, pretesto per fare un po' di buzz - non è pensabile che un progetto condiviso di un furgone per le consegne, grazie al suo potenziale "sociale" possa davvero aumentare vendite e fatturati...

Il protagonista è Domino Pizza, non nuova a interessanti progetti digitali e sociali (ad esempio il progetto di aprire un negozio sulla Luna o la pizza crowdsourced).

L'altro player importante è Local Motors - un'azienda di automobili open source. Suona un po' una follia e forse lo è ma questa azienda permette alle persone di progettare nientepopòdimeno che un'automobile. 

Poi se il popolo apprezza il progetto, questa viene davvero messa in produzione. E, in effetti, un veicolo (la Rally Fighter) è effettivamente acquistabile... o meglio è acquistabile l'esperienza di costruirsene una presso la fabbrica di Local Motors, al modico prezzo di 74,900$.

Mettendo insieme i due player si ottiene un concorso per chiedere alle persone di progettare il perfetto automezzo per la consegna a domicilio delle pizze.

Seguono un paio di video di spiegazione e approfondimento. Enjoy.








lunedì, giugno 25, 2012

Crowdsourcing in Bocconi per Play.me.



Un paio di righe per raccontarvi un progetto interessante cui ho partecipato.

Organizzato da Buongiorno, per il suo prodotto di musica on demand Play.me. Copio e incollo:
Musica in Streaming e Dowload via Smartphone Tablet e PC, ovvero Play.me, diventa oggetto di studio per gli studenti del MIMEC,  il Master in Marketing e Comunicazione dell’ Università Bocconi.
Gli Studenti di Silvia Vianello, si sono sfidati a colpi di piano strategico, per far crescere ulteriormente gli abbonati a Play.me.

Prodotto ovviamente destinato e mirato su di un audience giovane.
Interessante e sensato quindi, fare un bel reality check, ovvero uscire dall’ufficio e parlare con il target. Magari coinvolgerlo in un pensiero di marketing - visto anche che sono studenti della Bocconi,  ci sta ;-) 

Dando quindi, in modo trasparente, agli studenti l’opportunità di mettersi alla prova con la realtà (e i tempi strettissimi!) di un progetto vero, e per l’azienda di evitare di chiudersi in una torre d’avorio.

Qui un link al comunicato stampa per l'approfondimento:
http://blog.playme.it/play-me-la-musica-in-streaming-al-mimec-master-in-marketing-e-comunicazione-delluniversita-bocconi/

L’esperienza è stata interessante, e secondo me cose di questo genere sono uno di quegli strumenti di marketing (e non tanto di comunicazione, siamo onesti) che hanno un senso - senza ricorrere a forme di sfruttamento bieco delle “smart crowd” un tanto al kg, che non sono la maniera migliore di arrivare alla verità, quanto un modo per spremere a gratis un po' di vacche da latte, sperando ne esca (per la legge dei grandi numeri) qualcosa di buono ;-)

Un bravo a tutti gli studenti che hanno lavorato e presentato in tempi veramente minimi, tirando fuori idee intelligenti e una visione del problema (quindi un auto-insight) secondo me decisamente interessante.


Io credo che queste operazioni, se fatte nella logica di riprendere un contatto con il proprio pubblico che troppo facilmente si può perdere, sono molto utili. 


Anche se, come ben sapete, sono molto cauto a promuovere forme di "crowdsourcing", va detto che, fatte in maniera oculata sono un buon strumento di marketing e soprattutto di pensiero strategico. 


Perché non sempre i digital planner o i consulenti di marketing sono sufficienti: ogni tanto riprendere contatto con la realtà del mercato e delle persone, serve ;-)

venerdì, marzo 23, 2012

La pizza Social di Domino

La pizza è per sua natura un alimento sociale... ma Domino la fa diventare ancora più social.

L'azienda è una di quelle che investono seriamente e strutturalmente sul digitale, e se continuano a farlo, vuol dire che ci troveranno il loro bel tornaconto :-)

Ora in Australia hanno lanciato una operazione Facebook, di crowdsourcing o di User Generated, a seconda della buzzword che più vi piace usare.

Nella sostanza hanno chiesto alle persone di scegliere come sarà la loro nuova pizza.
Ingredienti, caratteristiche, nome.

Nulla di che... se non che si tratta di un modo semplice ed economico di portare ancora una volta l'attenzione delle persona sulla marca e le proprie attività. e chi trova il nome più bello, vince 1000 dollari (australiani). Semplice ma interessante.

Il vostro Digital Planner preferito approva.

lunedì, novembre 14, 2011

Social Business... per migliorare il mondo


Parliamo tanto di comunicazione sociale, di fare cose insieme (in comunicazione, sempre) con le persone, i clienti... ma alla radice, non sarebbe più interessante fare del business insieme?

Se il co-design è, nella realtà dei fatti - un gran casino, ci sono altri modi più semplici e di maggiore impatto di fare insieme. Tutti insieme.

Un business Social - ad esempio come ipotizzato da Carrotmob.org

Il principio non è quello di boicottare o linciare le aziende che fanno male, ma di premiare quelle che fanno bene... e non con un like su Facebook ma con i propri soldi. Quelli che avremmo speso comunque.

Quindi invece del boycott (negativo, crea cattivo karma tutt'intorno), il bUycott, che mette in circolo idee ed energie positive.

Il concept di fondo:

a) le aziende propongono un deal al mercato: se ci scegliete come fornitori, noi ci impegniamo a... (inserire operazione / iniziativa ecologica o comunque benefica per la società)

b) I consumatori valutano le varie offerte e scelgono...

c) ...collettivamente, (vedi alla voce Social Shopping) l'azienda da premiare con un acquisto coordinato.

Qui sotto trovate il video di presentazione. Altri esempi li potete trovare su YouTube con questa ricerca: http://www.youtube.com/results?search_query=carrotmob

E qui se volete, potete seguire le loro attività su Facebook

Un altro caso ispirato a questo concept è quello di un produttore di energia ecosotenibilmentecompatibile francese, Planète Oui - il loro modello è negoziare con promotori di iniziative/ gruppi (ma anche aziende da almeno 500 dipendenti) delle operazioni, fissare un numero minimo di nuovi clienti che comprano i servizi a sostegno dell'iniziativa... e se si raggiunge il quorum, loro realizzano il progetto.

La domanda è: ma davvero la gente è così ecosensibile (o sensibile e basta) da guardare al bene comune - tanto da prendersi davvero il mal di pancia di fare pressioni sui produttori... non con la solita cattiveria su FB o il solito #fail su Twitter - ma cambiando il modo in cui si decidono e (soprattutto) organizzano gli acquisti?

Speriamo...

 

giovedì, novembre 03, 2011

Moleskine: Crowdsourcing o Brand Fail?

Ci risiamo con il vizietto del "Crowdsourcing"... ;-)

Di quel tipo noto come "in un mercato depresso, sfrutto la guerra dei poveri"... spesso camuffato con "eh, dai è solo un gioco, così per divertirci insieme..:" (dove però gli elaborati restano di proprietà dell'azienda).

Come sapete non sono molto favorevole a quelle operazioni dove vengono messi in gara stuoli di creativi (o di dilettanti) a gratis, sfruttando in parte la fame di lavoro, in parte mettendo in gara degli amatori che lavorerebbero a gratis, solo per la soddisfazione di vedere il proprio lavoretto adottato - contro gente che cerca di mantenerci la famiglia, col lavoro del proprio pennarello.

E del resto, quel paio di progetti che ho seguito che hanno compreso una parte di lavoro affidato all'esterno, attraverso i soliti siti di reclutamento degli schiavi creativi, sono stati un disastro - tempi e soldi buttati, vista la pochezza dei lavori pervenuti.

Poi liberi di pensare che io ho un'agenda personale in merito (parlando di Moleskine ci sta ;-), ma vi ricordo che come consulente di strategia non sono coinvolto nelle scelte creative o meglio nelle scelte di creativi, quindi posso dire quello che penso senza avere interessi particolari.

Comunque, proprio in tema "gangbang marketing" autogol di Moleskine - che ha messo all'asta per un tozzo di pane la creazione di un logo per il proprio blog. Come fatto notare dai critici, hanno praticamente ottenuto (potenzialmente) proposte creative a due dollari l'una.
Ovviamente, al sorgere delle critiche, Moleskine ha risposto in maniera meno che adeguata e un po' di maretta c'è stata.

Potete leggere la storia della faccenda qui e qui, che la raccontano meglio di me. E soprattutto qui. Non voglio entrare nel merito di torto o ragione ma segnalare una case history di social negativo, che sono quelle da cui si impara di più.

Poi può essere che non l'abbiano fatto con cattiveria e perfidia, lucrando sulla fame dei creativi. Ma allora potevano pensarci, che stavano rischiando di combinare un casino...;-)

Quello che mi pare infatti strano è non rendersi conto che i designers sono un target di elezione per il prodotto. E metterli in gara così al massacro significa dire ad alcuni dei propri migliori clienti che la marca non valuta il loro lavoro più di un dollaro o due...

Il che non è bello, e porta inevitabilmente a farsi delle domande - ad esempio se ha senso pagare il Premium Price  o se prodotti alternativi made in china non abbiano un rapporto prezzo / prestazione ben più superiore... una volta che l'intangibile della marca viene eroso.

By the way, ricordo la polemica sul fatto che le Moleskine siano prodotte in Cina, con tutte le conseguenze sul costo del prodotto e il prezzo fatto pagare - si veda ad esempio qui. Altro tema di riflessione per gli studiosi di RP.

Il tutto peggiorato dal rischio inflazione dei prodotti dalla copertina nera:  io ho dato loro veramente tanti soldi in questi anni - ma inizio a essere un po' stufo a fine riunione di dover cercare la mia agenda tra quella degli altri, dato che abbiamo tutti il librettino uguale... ;-)

In effetti la scelta per il mio prossimo oggetto d'appunti (ma non per la faccenda del logo in outsourcing, sia ben chiaro) cadrà probabilmente su una Field Notes, che almeno non è così tanto inflazionata... oppure una Rhodia :-)


mercoledì, giugno 03, 2009

Lo sbarco in forze delle app geocontestuali

Come ampiamente previsto, è arrivata l'onda della geocontestualizzazione - nel giro di pochi giorni, nel mio piccolissimo sto testando una serie di applicazioni (più o meno nuove) che mi permettono di dire al mondo dove sono, mostrargli una mappa, raccontargli che diavolo sto facendo, vedere chi è attorno a me.

La domanda è: ma gliene frega qualcosa a qualcuno?
Esiste un business model sostenibile? Esiste il potenziale di combinare la localizzazione con l'advertising?

Al momento la mia opinione è che questo genere di applicazioni può avere un futuro se aggiungono valore al territorio in cui mi trovo o meglio alla mia conoscenza, alla mia percezione del territorio (come nel caso del cerca toilette di Charmin'...).

Posso ad esempio capire aziende.it che sto usando sull'iPhone (insieme ad AroundMe e LocalPicks), che - basandosi sulla forza della community e dei suoi commenti - non solo dovrebbe farmi trovare l'esercizio commerciale più prossimo ma darmi un'idea di come "performa".

Ho qualche dubbio in più su BrightKite e simili o su Mobnotes... ma ci devo ancora pensare un po' su...anche perchè di questo genere di applicazioni c'è n'è in giro un numero crescente...