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mercoledì, gennaio 27, 2016

Parte #2: Checklist della Strategia Digitale (per PMI e non addetti ai lavori)


Come promesso o minacciato, ecco la seconda puntata di quella che possiamo definire la checklist base della strategia digitale.

Se volete, diciamo le 10 domande da farsi (magari a strategia stilata su innumerevoli slide di PPT) per non fare troppi errori :-) - un materiale integrativo e di accompagnamento a quanto scritto nel nostro libro "Strategia Digitale" (se non sapete cos'è, ne parlo in fondo).

Le prime due domandone  le ho pubblicate la settimana scorsa e le trovate qui.  Le altre seguiranno prossimamente.

Prendete queste come stimolo e spunto di riflesssioen e di verifica.
E' importante scaricarsi sulla realtà e non volare solo nell'empireo del pensiero. Specialmente se non avete quell'esperienza e competenze consolidate che hanno gli esperti del settore, quelli navigati.

3. Abbiamo tenuto presente che Execution is Strategy?

Qui introduciamo un altro tema: Execution is Strategy. Ovvero tante slide di Powerpoint, anche se intelligentissime, non contano nulla, se non le scarichiamo a terra. Quindi, siamo sicuri che siamo pronti ad affrontare l'operatività?

Sembra strano parlarne adesso in quella che apparentemente è una fase ancora di sviluppo, finalizzazione del pensiero strategico.

Ma l'operatività ha il brutto vizio di essere spesso complessa e lunga da mettere in pista.

Le risorse difficili da trovare.
Insomma, ci siamo organizzati?
Saremmo pronti (e quando) a partire?
Abbiamo tutto quello che ci serve e abbiamo identificato tutte le persone che ci servono?
(etc)
Il rischio qui è di essere pronti a partire con la strategia... e solo allora partire con l'organizzazione delle risorse. E magari ci mettiamo sei mesi per avere la macchina pronta.

A quel punto siamo cambiati noi, è cambiato il mercato, il contesto... e magari la strategia è da rifare.
Nobbuono.


Un esempio: i tempi che ci siamo dati, sono realistici? 

Meglio sempre darsi ampi margini di sicurezza, è nella natura dei progetti fare tutto il possibile per arrivare fuori tempo massimo.

Cosa deve succedere quando? Qual è la pianificazione temporale delle attività, le date di consegna, pubblicazione, online?

Siamo sicuri che stiamo comunicando nel momento giusto, che non ci sono eventi previsti che distoglieranno completamente l'attenzione del pubblico dalla nostra attività, che non siano momenti "giusti" per noi, che non vadano n conflitto con altre attività di marketing...?

4. Siamo sicuri che il target..

Noi parliamo per definizione a un target, in realtà (chissà perché non lo si dice mai) in genere parliamo a più target e c'è un effetto diffusione. E con i target dobbiamo riuscire a entrare in relazione, dire le cose giuste o anche solo dare, razionalmente e freddamente, le informazioni giuste.

Ad esempio: siamo sicuri che il target lo conosciamo bene? 

Sappiamo davvero (che è diverso da immaginare, intuire...) quali sono i suoi desideri, i bisogni, le paure, le ansie, i desideri. come si sentono, come si comportano... (e qui non aggiungo altro, per non essere banale ma vi invito a guardare queste slide che abbiamo presentato un po' di tempo fa...

Siamo di sapere dove lo posso raggiungere e come si comporta sui vari mezzi e piattaforme?
(etc etc su tutto il tema della conoscenza, degli insight, su cui non mi ripeto).

Ad esempio: siamo sicuri che il target sia quello che noi pensiamo?

Attenzione: normalmente in ogni operazione di comunicazione (o meglio, di marketing), i target cui dobbiamo comunicare sono diversi. 
Ci sono le persone che comprano i nostri prodotti o servizi. 
Ma magari la nostra comunicazione arriva anche alla nostra rete di distribuzione, ai negozianti; viene vista da giornalisti, influencer e blogger, e forma opinione. Può raggiunge stakeholder e investitori, viene vista dai legislatori, che magari un domani dovranno decidere dei destini del nostro mercato... noi ci abbiamo pensato?

I messaggi sviluppati, non mirati a questi target secondari o collaterali, non è che rischiano di crearci dei problemi, urtare sensibilità, toccare nervi scoperti?

Se devo mandare messaggi diversi a target diversi, come faccio a evitare conflitti percettivi su target che li vedano tutti e due? In sostanza, ho allineato bene la mia strategia di comunicazione, con un approccio integrato?

------ *MESSAGGIO PROMOZIONALE / COME APPROFONDIRE *-------

Come accennato in apertura, questo post è un approfondimento al nostro manuale "Strategia Digitale". l manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media.

Per chi non lo conosce, qualche rapida informazione. Intanto dalla sua uscita è più o meno costantemente tra i libri della categoria "business" più venduti su Amazon, su carta e in formato Kindle. Anzi, per un paio di giorni siamo stati il libro in assoluto più venduto su Kindle in Italia (ok, l'editore aveva fatto un taglio prezzo molto notevole :-).

Ma ecco una breve descrizione di cos'è:

Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri che "spaccano paradigmi", che fanno della gran teoria del futuro, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Abbiamo cercato di dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo. Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perché con l'agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente "come funziona", visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività - capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all'indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico


Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo - dato che il digitale l'abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:"Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, appunto, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi."

Ecco i link da dove potete capire qualcos'altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea o ebook).







giovedì, maggio 28, 2015

Genio. Comarketing Pizza/cinema... e la scatola diventa un proiettore (PizzaHut)


Che dire? Bella pensata.

L'oggetto in se' fa abbastanza schifo come qualità dell'immagine, ma l'effetto novelty (e quindi buzz) è assicurato.

Così come la curiosità e la voglia di provarlo... e quindi generazione di vendite :-)

Approccio smart, che lavora su più fronti; il comarketing, la lettura del consumatore, intervenire sul packaging...

L'operazione parte da un insight: pizza e film vanno benissimo insieme.

PizzaHut a Hong Kong ha realizzato (in serie limitata) un cartone della pizza per la consegna a domicilio che si trasforma in videoproiettore (più o meno).

Due operazioni e si inserisce la lente (inclusa) nel cartone. 
Si scansiona un QR code con lo smartphone e arriva il film in streaming, grazie al comarketing con Blockbuster.

Manca solo qualcosa da bere e la serata è organizzata :-)

Ecco la video case history:




Ogilvy & Mather HK - Blockbuster Pizza Box from Work that works on Vimeo.

Approfondimento:
http://www.designboom.com/design/ogilvy-hong-kong-pizza-hut-blockbuster-box-05-26-2015/

martedì, novembre 18, 2014

Mondi paralleli in comunicazione: The North Face e Honda (migliore creatività dell'anno?)


Interessante che nel giro di pochi giorni mi capitino sotto gli occhi due comunicazioni pubblicitarie basate sul concetto di mondi paralleli. Di due facce della stessa medaglia.

Sarà un segno dei tempi. Un insight di consumatori sempre più complessi.
Oppure una casualità, segno di prodotti che vanno bene per tante cose.
Tutto e il contrario di tutto.

In entrambi i casi, Content is King (con buona pace degli amici che dicono il contrario :-), e lo storytelling ci permette di parlare di prodotti in maniera più relevant e sensata per le persone.

Comunque...
Il video di The North Face è pura pubblicità (btw possiedo quel prodotto e non posso che raccomandarlo, soldi ben spesi, vedi nota)
Eccolo: ben fatto, idea semplice, buona esecuzione.
Modello classico, non digitale.


The North Face - Parellel World DC from addictfilms on Vimeo.

Molto diverso è il caso di Honda - forse la più bella creatività dell'anno, come probabilmente già saprete, perché se ne è già parlato moltissimo (al punto che stavo per non parlarne, non mi piace raccontare storie che tutti hanno già raccontato), è una comunicazione interattiva.
O meglio una comunicazione che adotta un approccio molto interessante all'interattività.

Qui il digitale permette di raccontare una storia in un modo che sarebbe impossibile in un mondo "analogico". La tecnologia ma anche il modo di pensare che il digitale ha portato cambia i linguaggi, apre modi nuovi di raccontare le storie.

Come funziona: andate a questo indirizzo e guardatevi il filmato: 

Ogni tanto premete il tasto R (non funziona da mobile, mi dicono).
Scoprirete che ogni storia ha due facce, ogni persona due aspetti, ogni momento ha un prima o un dopo.
Enjoy.

Ecco il "behind the work":




Nota: nella categoria "Products I Love" (e adesso mi metto a fare il fascion /autdoor blogger) sono un felice utente di due prodotti, che uso come strato intermedio 2 stagioni su 4 e come capo esterno per le altre due, sia in città che fuori. Sono un felice possessore di:

The North Face Thermoball (quello del film)

Costano un po' ma valgono la spesa. E sono un'ottima alternativa alle piume, se Report vi ha impresisonato...



lunedì, novembre 10, 2014

Bellissimo. Nuove frontiere: oltre il Real Time Marketing, il Reactvertising

Lavorare per reagire ad eventi che non si sono ancora verificati.

Il Real Time marketing (ovvero usare avvenimenti, stimoli, input per creare in tempo quasi reale comunicati promozionali, content...) non è ancora diventato maturo che già è stato superato.

Dal Reactvertising.

L'approccio è basato su un insight strategico da manuale: non serve la qualità del contenuto - importa la velocità con cui lo metti sul mercato.

Sfruttando spunti, opportunità, disastri, scandali per attaccartici con la pubblicità di un prodotto / servizio che c'entri o che possa giocare sull'evento.
Ma per funzionare le ore sono troppe - e anche i minuti.

Rivolta a Singapore? Cogliere al volo per vendere gli ombrelli!

Per questo, l'agenzia pubblicitaria John St.* ha messo in piedi una squadra di 2800 "speedwriters" (spero pagata a cottimo) che lavorano (e dormono in agenzia) - in grado di sfornare in tempo zero materiali - sostanzialmente sfornando in pochi secondi content per i propri clienti.

E di intercettare i suddetti clienti ovunque si trovino per avere le approvazioni in tempo zero, a qualsiasi ora del giorno o della notte. Monitorando 24/7 le news e generando in pochi istanti messaggi pubblicitari per cavalcare la notizia del minuto.

Con un WC smart, sarai la prima a sapere che sei incinta: e quel pannolino riuscirà a parlarti per primo.

Naturalmente in questi tempi è impossibile pensare, ma questo non è un problema, la qualità del content è sempre più irrilevante rispetto alla velocità.

Si sceglie quindi di buttare a mare concetti vecchi e sorpassati come strategia, brainstorming, ricerca, pensiero, riflessioni su obiettivi e target: è il trionfo nel "Now".

"By ignoring old school 'thinking' paradigms in favor of 'reactivism,' John St. is creating compelling content for its clients in seconds."

Quindi... pensare, perché? Come dice un loro cliente soddisfatto:
"There is no time to think. Just go. And there's no one better at not thinking than these guys."


Ecco un paio di video di presentazione, di chi sono e di alcuni esempi di applicazione - che meritano di essere visti:









*PS: Si tratta dell'ultima reincarnazione di questa agenzia, che ci ha già portato perle di innovazione come il Catvertising o il Terror Marketing o il Professional Clicking.
Io questi li amo.

Ovviamente si tratta di una provocazione, per dimostrare la creatività dell'agenzia, creare contenuto virale e... beh, farsi pubblicità :-)
L'avevate capito, vero? :-P


mercoledì, ottobre 29, 2014

Ancora Genio, ancora IKEA. Lo specchio motivazionale.


Non è che ami molto parlare troppo spesso delle stesse marche, ma a volte ci sono costretto :-) E in pochi giorni mi tocca parlare degli svedesi un'altra volta.

Perché, dopo lo spot per Halloween (Shining), si sono inventati in UK un'attività di comunicazione nel punto vendita molto furba.

Che a me piace soprattutto perché non è una trovata (come in fondo, lo spot Shining) ma ha una base strategica.

L'insight* è che due terzi degli inglesi soffrono (di più o di meno) di insicurezza, non sono sicuri della propria immagine, di cosa pensano gli altri.
Insomma, sono (come moltissimi altri umani) alla ricerca di rassicurazioni, conferme, gratificazioni.

Allora, tutto sommato rubando l'idea dalla favola di Biancaneve, chi può essere più sincero di uno specchio? Specialmente se è uno specchio motivazionale, tecnologicamente abilitato a fare i complimenti alle persone?

In realtà si sarebbe potuto potenziare ancora di più l'operazione personalizzando di più i messaggi o addirittura con un approccio conversazionale come quello visto in questo caso o in quest'altro; ma già così è una bella e solida idea (diciamocelo: mi piace molto il concetto, l'esecuzione forse non rende giustizia appieno all'idea, magari si poteva fare un filo meglio).

Dal punto di vista del business è lecito chiedersi: fa vendere di più?

Forse un cliente contento compra di più (è per quello che ti mettono musichetta e profumi nel punto vendita). Ma soprattutto rafforza la percezione di marca, la preferenza; andare da Ikea non è andare a comprare un armadio è un'experience (e chi ha bambini lo sa benissimo). In qualche modo si potrebbe pensare a un'evoluzione di IKEA verso un modello Disneyland? :-)

Ecco il video dell'operazione:




* Insight: per una descrizione e una discussione più approfondita di cosa sia un insight e a che cosa serva per il marketing e la comunicazione (e le vendite) ne parlo approfonditamente su "Strategia Digitale. Il Manuale" 
http://www.hoepli.it/libro/strategia-digitale/9788820362751.html

giovedì, maggio 15, 2014

Grandi. Nivea: il braccialetto tracciabimbi in pubblicità

Esempio che si riallaccia perfettamente al tema della "Brand Utility" - ovvero delle azioni di comunicazione che non si limitano a propagandare la marca, ma che cercano di dare un servizio concreto alle persone (per approfondimenti sul tema, leggete questo e anche quest'altro e infine questo).

Nivea si è inventata un'operazione (costosissima), sicuramente pensata (soprattutto?) per fare buzz sulla marca.
Per dare un servizio concreto, una soluzione pratica ad un problema molto sentito (vedi alla voce insight*).
In un ambito di pertinenza della marca, molto coerente, dal punto di vista strategico a quello che la marca è e fa.

In sintesi: in Brasile hanno realizzato una pagina pubblicitaria che contiene un braccialetto con un device elettronico ($$$).
Il braccialetto viene installato sul bambino (sperando che non se lo strappi) e si collega ad un'app iphone based.

A questo punto la mamma può rilassarsi, attenuare le paure legate al bambino che si perde in spiaggia, viene rapito dagli alieni, etc etc.

Infatti, se il bimbo si allontana troppo (il limite è settabile) lo smartphone inizia a suonare. E la mamma a strillare il nome del bambino, accompagnato da pressanti inviti a tornare alla base (o usa la funzione radar per individuare il piccolo fuggitivo e intercettarlo).

Insomma, guardate il video.



* insight: se non sapete cos'è (e dovreste saperlo), estraggo un frammento dal nostro libro Strategia Digitale (il manuale) che lo descrive: 

"Uno strumento intellettuale (ma anche operativo) è la ricerca di un insight[1]. Possiamo definire l’insight come il distillato della comprensione di un aspetto psicologico, profondo e non banale, del nostro target, uno spunto riguardante il nostro prodotto che ci permetta di costruire una comunicazione relevant, che parli alle emozioni del target. 

Spesso l’insight è formulato come una domanda, un bisogno più o meno espresso e consapevole al quale dare una risposta. Si basa in genere su realtà non immediatamente apparenti, a volte su sensazioni irrazionali e\o che il target non confessa volentieri. 

Deve, per essere potente, avvicinarsi il più possibile a delle “grandi verità”, rifuggendo dall’ovvio (probabilmente già abbondantemente sfruttato dai nostri competitor).

L’insight è quasi una rivelazione. La comprensione profonda di un bisogno, di un comportamento, di un problema, di un tratto profondo della psicologia del target che influenza fortemente le scelte d’acquisto. Individuarlo significa trovare una strada potente verso una comunicazione (e un prodotto) altamente “relevant”, perché tocca le persone nel vivo."





[1] Per una buona definizione del Customer Insight, si veda: http://goo.gl/f36gQe



venerdì, giugno 28, 2013

Riflessioni in calce ad una presentazione Vodafone, su Marketing e comunicazione


Di ritorno da una presentazione di Vodafone, mi sa che non vi parlerò a fondo delle loro novità, tanto ben altri blogger e giornalisti più titolati di me sulla telefonia l'avranno già fatto, quando leggerete questo post :-) 

Magari però vi parlo di un paio di numeri che possono servire e di un paio di riflessioni che mi sono venute, tanto per non parlare sempre e solo di case history di comunicazione :-) cercando di derivare dallo specifico delle considerazioni che si possano estendere a scenari più generali di marketing.

Tra i numeri che hanno presentato, possono essere interessanti questi:




Detto questo, mi sembra interessante guardare alle strategie di Vodafone e farci un paio di riflessioni… anzi una principale: sembrano pronti a tutto pur di ampliare il mercato dell'Internet Mobile, scommettendoci dei soldi veri :-) comunque, ecco 3 key points che mi sembrano degni di attenzione:

1. Adozione del "Modello Gillette": ti sovvenziono il rasoio, mi rifaccio sulle lame (ma anche Polaroid etc etc). 

Il lancio di uno smartphone (btw, si chiamerà Smart Mini) più che dignitoso a 59 € continua la politica Vodafone di introduzione di terminali a basso costo per ampliare il mercato; facendo perdere la verginità da dati mobili ad una parte il più ampia possibile di quel 50% di italiani che in rete mobile non naviga. 

(nota: il prezzo di 59 euro è temporaneo: "dall’1 al 31 luglio 2013, l’ultimo nato della famiglia Vodafone branded è disponibile in promozione a 59 euro per tutti coloro che aderiscono al programma Vodafone YOU" dopo credo costerà una ventina di euro in più, un prezzo comunque competitivo. )

Link sul "consumables business model":

2. Aggressività sul roaming: anche in questo caso si lavora per essere competitivi sui costi del traffico voce e dati all'estero (in attesa di capire come finirà la faccenda con la comunità europea sui costi del roaming), abbassando significativamente i costi (btw, da notare che nel suo complesso, negli ultimi mesi, il mercato delle tariffe mobili ha fatto registrare una sostanziosa deflazione, io ad es. mi sono ritrovato a cambiare tariffa, risparmiando circa un 25% a parità di condizioni senza cambiare operatore)

3. Ma sopratutto, ed è la cosa che da markettaro / comunicatore sento di più, il focus strategico del marketing: far passare la paura dell'italiano all'estero a sfoderare lo smartphone e attivare la temutissima opzione "attiva roaming dati" (io, storicamente, sul mio cadavere…).

Il pensiero intelligente è stato individuare il problema - che non è solo di costi ma è soprattutto di incertezza (date le numerose storie dell'orrore che si sono sentite…)

Quindi l'innovazione di prodotto strategicamente più rilevante non è tanto il taglio dei costi, la competitività economica: quanto il garantire un costo prefissato, abbordabile e soprattutto certo. Dando la possibilità alle persone di proseguire anche all'estero l'abitudine di avere uno smartphone integrato nella propria vita.
Quindi lavorare (vedremo in comunicazione come trasferiranno il messaggio di risposta ad un problema chiaro e sentito) in maniera focalizzata su un insght .

Ed è positivo anche che si siano fatti dei piani semplicissimi: quello dei piani tariffari è una delle giungle che secondo me confonde di più le persone e quindi limita il mercato, o almeno lo complica; nella mia ignoranza penso che una semplificazione sia un elemento fondamentale - dato che si sa da anni che troppa scelta non è un servizio al cliente ma un modo di paralizzarlo nelle scelte.


Chiaro che qui l'aspetto più interessante è che ci si misura con un mercato fatto da tante persone che pensano che ci sia sempre sotto una fregatura (si accettano scommesse su quanti commenti riceverà questo post da parte di persone che sottolineeranno che le offerte / cellulare nascondono bidoni). 

Anche qui, non voglio entrare nel merito, anche se a me non sembra di vederne. Quello che mi interessa è la difficoltà a lavorare su mercati con percezioni così negative, con problemi di reputation così evidenti per la categoria (poi il tutto andrebbe analizzato per segmenti di clientela, fare vuoto per pieno è sempre un esercizio pericoloso).

Comunque la sfida è costruire prodotti e comunicazioni che facciano tutto il possibile per far sospettare che forse la fregatura non c'è. 

Soprattutto, tornando al punto precedente, bisogna considerare che a volte non c'è tecnicamente una fregatura - ma che una difficoltà di comprensione, una imprevedibilità dei costi… portano le persone a pensare che si sia  lavorato per fregarle (e forse negli anni passati qualcuno ha dato qualche ragione valida perché si costruisse una tale percezione). Quindi un tema di comunicazione parecchio in salita.

Poi non mi ci metto a discutere se comunque se il piano di roaming è caro o non è caro (personalmente rientra nei costi più che accettabili, io sono uno che fa tante vacanze all'estero e usa i dati mobili anche per la propria sicurezza - vedi alla voce consultare bollettini meteo aggiornati via Internet, per non farsi sorprendere da sventolate estive a 40 nodi…) o se il telefonino ha un eccellente rapporto qualità/prezzo o ha un processore che non è quello di un prodotto che costa 7-8 volte tanto (qui il tema è la democratizzazione, il rendere accessibile un accesso in mobilità a Internet. E se è stato tanto osannato il tema del WiFi libero per abbattere il digital divide, il tema di un terminale low cost dovrebbe esserlo altrettanto, suppongo).

Infine (e scusate se sono andato lungo), segnalo che in meno di 24 ore hanno assemblato un paio di Storify sulla presentazione :-)
Eccoli:
http://storify.com/VodafoneIT/roaming
http://storify.com/VodafoneIT/smart-mini


Comunque, dato che so che siete curiosi, allego link alle tariffe :-)