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giovedì, ottobre 08, 2015

Da Burger King, il dipendente fa la coda per te

Per celebrare l'apertura del suo nuovo ristorante a Parigi, Burger King ha organizzato (per un periodo limitato) un servizio di "addetti alla coda".

In pratica, il cliente può sfruttare uno dei 5 addetti che fanno la coda al suo posto.

Basta attivare l'apposita app mobile (mentre si è in coda) e arriva il gentile collaboratore a liberarvi dall'attesa.

Al di là dell'impatto sul punto vendita, si è cavalcata l'operazione sui social e in PR...

Qui si ritorna, ancora una volta sul tema della Brand Utility e del servizio (concreto) al cliente.

Ecco il video:

Approfondimento:

Questa è la finzione pubblicitaria, la creatività delle PR.
Ma.. nella vita reale?

Molti di voi lo ricorderanno, c'è chi l'ha fatto davvero, a Milano:
In coda agli sportelli per voi a 10 euro all'ora.
 All'estero fa colpo "l'uomo paziente" (anche questa brillante operazione di comunicazione, di "personal branding" molto unconventional)

E sul fronte più digital, possiamo citare Qurami - startup / app sempre italiana (eh, noi italiani sulle code siamo preparatissimi)


giovedì, maggio 15, 2014

Grandi. Nivea: il braccialetto tracciabimbi in pubblicità

Esempio che si riallaccia perfettamente al tema della "Brand Utility" - ovvero delle azioni di comunicazione che non si limitano a propagandare la marca, ma che cercano di dare un servizio concreto alle persone (per approfondimenti sul tema, leggete questo e anche quest'altro e infine questo).

Nivea si è inventata un'operazione (costosissima), sicuramente pensata (soprattutto?) per fare buzz sulla marca.
Per dare un servizio concreto, una soluzione pratica ad un problema molto sentito (vedi alla voce insight*).
In un ambito di pertinenza della marca, molto coerente, dal punto di vista strategico a quello che la marca è e fa.

In sintesi: in Brasile hanno realizzato una pagina pubblicitaria che contiene un braccialetto con un device elettronico ($$$).
Il braccialetto viene installato sul bambino (sperando che non se lo strappi) e si collega ad un'app iphone based.

A questo punto la mamma può rilassarsi, attenuare le paure legate al bambino che si perde in spiaggia, viene rapito dagli alieni, etc etc.

Infatti, se il bimbo si allontana troppo (il limite è settabile) lo smartphone inizia a suonare. E la mamma a strillare il nome del bambino, accompagnato da pressanti inviti a tornare alla base (o usa la funzione radar per individuare il piccolo fuggitivo e intercettarlo).

Insomma, guardate il video.



* insight: se non sapete cos'è (e dovreste saperlo), estraggo un frammento dal nostro libro Strategia Digitale (il manuale) che lo descrive: 

"Uno strumento intellettuale (ma anche operativo) è la ricerca di un insight[1]. Possiamo definire l’insight come il distillato della comprensione di un aspetto psicologico, profondo e non banale, del nostro target, uno spunto riguardante il nostro prodotto che ci permetta di costruire una comunicazione relevant, che parli alle emozioni del target. 

Spesso l’insight è formulato come una domanda, un bisogno più o meno espresso e consapevole al quale dare una risposta. Si basa in genere su realtà non immediatamente apparenti, a volte su sensazioni irrazionali e\o che il target non confessa volentieri. 

Deve, per essere potente, avvicinarsi il più possibile a delle “grandi verità”, rifuggendo dall’ovvio (probabilmente già abbondantemente sfruttato dai nostri competitor).

L’insight è quasi una rivelazione. La comprensione profonda di un bisogno, di un comportamento, di un problema, di un tratto profondo della psicologia del target che influenza fortemente le scelte d’acquisto. Individuarlo significa trovare una strada potente verso una comunicazione (e un prodotto) altamente “relevant”, perché tocca le persone nel vivo."





[1] Per una buona definizione del Customer Insight, si veda: http://goo.gl/f36gQe



giovedì, ottobre 31, 2013

Marketing Concreto: le 5 regole per fare una Brand Utility


Ho deciso di ripubblicare sul blog (aggiornandoli) una serie di contenuti didattici che ho pubblicato negli anni scorsi e che secondo me possono essere ancora validi, specialmente visto che c'è tanta gente nuova che è entrata nel magico mondo del digitale :-)

E dato che il tempo dell'attenzione è drasticamente sceso, sintetizzandoli :-)

Comincio adesso con un ragionamento, uno stimolo sulle Brand Utility

Brand Utility: attività, sponsorizzata dalla marca, che dia un servizio concreto all'utente.

I tempi sono cambiati, lo sappiamo. La pubblicità non è più quella di una volta - un modo di comunicare che in un mondo dove ci si parla fra persone, rischia di essere percepito come il luogo dove ci si raccontano solo delle storie (nel senso buono o in quello cattivo); mentre la realtà dei fatti, anche sui nostri prodotti, la si trova altrove.

Dove lo storytelling è al suo massimo (come qualità di produzione) ma anche al suo minimo (come poco tempo a disposizione).

Di qui l'interesse verso strumenti che permettano di dare alle persone un servizio, un valore aggiunto. Che dimostri che noi ci diamo da fare per la clientela. 

Le 4 regole della Brand Utility 
Per Brand Utility si può intendere un'attività, sponsorizzata dalla marca, che dia un servizio concreto all'utente. Online o offline, b2b o b2c.

Per capirci, la pubblicità di un telefono non mi dà un gran valore.

Molto di più me lo da una stanza insonorizzata messa a disposizione da un produttore di cellulari per permettermi di telefonare meglio in luoghi rumorosi.

Sapere dove posso comprare una certa marca di scarpe da running non mi aggiunge molto.

Mi può dare invece moltissimo un sito in cui scambiare con gli amici i risultati delle mie corse, sfidarli, trovare una motivazione per correre regolarmente, avere suggerimenti per gli allenamenti. Come nel caso di Nike+. 

Chiaramente, sotto l'etichetta della Brand Utility si potrebbero far rientrare un sacco di cose, ma probabilmente ci sono almeno 5 regole d'oro per definire cos'è una buona attività di Brand Utility.

1. Deve essere legata alla marca / prodotto 
Un servizio di notizie sportive o l'ennesimo bollettino meteo sicuramente è interessante e utile.  Ma se me lo propone una marca di biscotti c'è poca coerenza, probabilmente porta poco interesse, valore alla marca.

Diverso è il caso di una marca di carta igienica che ci regala un'applicazione e un sito che ci permette di trovare il bagno pubblico più vicino a noi... completo di recensioni. 

2. Deve dare un reale valore, essere veramente utile
Per esempio regalare un applicazione che mi permetta di calcolare i parametri di un circuito elettronico (usando i miei prodotti) o che mi di semplificare i miei acquisti (Tesco) o un applicazione che mi permetta di progettare arredamento (IKEA

3. Deve essere esclusiva, o comunque non banale
Serve a poco dare un servizio ampiamente disponibile con le identiche caratteristiche. Che trovo ovunque.

Può essere interessante un app per la localizzazione del bancomat più vicino (da parte di una banca o una carta di credito) - anche se questo è ormai un servizio che molti GPS e molte altre applicazioni di navigazione offrono.

Più interessante è invece avere un report sulle condizioni della neve, per decidere dove andare a sciare questo weekend... specialmente se offerto da un'azienda che ha a che fare con la montagna e il suo mondo (Northface)

4. Non deve essere (esclusivamente) autoreferenziale
Un catalogo dei nostri prodotto o peggio, un applicazione che racconti quanto sono belli e buoni non necessariamente è davvero utile.

Anzi, rischia di essere percepita come pubblicità, come una forma di autopromozione che potrebbe (ovviamente) non essere veritiera.
Per capirci, il classico ricettario basato sui nostri prodotti può essere una buona idea... però in un mondo dove i ricettari si contano a milioni. Specialmente se le ricette funzionano solo con il nostro prodotto.

Molto meglio dare un servizio - ad esempio una connessione WiFi - ma legando l'accesso... al nostro prodotto e all'abilità delle persone, come ha fatto Scarabeo o meglio Scrabble.
Un bel servizio. Concreto. Che da' valore. Ed è particolarmente bello perché è generoso, è aperto a tutti, senza relazione con l'essere (o essere pronti a diventare) nostri clienti.

Magari fa venire un qualche desiderio di esplorare la possibilità di passare dalla nostra parte.

Per fare bene, bisogna pensarci. Ed essere un po' generosi. Il trucco, se così vogliamo chiamarlo, è pensare intensamente a come potremmo rendere più facile la vita delle persone (diciamo dei nostri potenziali clienti).

E farlo in una maniera autorevole, perché il mondo che scegliamo è un mondo in cui la nostra marca è esperta.

5. Farlo in maniera onesta e sopra le parti, per non fare la figura dei "commerciali".

Ma, allo stesso tempo, cercare di portare alla nostra azienda business, attraverso sia la dimostrazione di una capacità, di un'esperienza; sia attraverso la costruzione di un senso di vicinanza, di partnership, di simpatia.

L'idea che siamo un'azienda che ci tiene alla propria clientela, mentre magari tutti i nostri concorrenti sono totalmente focalizzati a rifilarci prodotti e a sfilarci un po' di soldi dal portafoglio.

mercoledì, aprile 14, 2010

L'Assicurazione, l'Incidente e l'iPhone

La comunicazione passa sempre più attraverso il servizio, il software, le app.
Bello il caso di AXA che ha realizzato questa simpatica applicazione per iPhone.

Oddio, in Italia superstiziosi come siamo nessuno se la scaricherebbe di certo...

Però di suo è bella: dall'iPhone permette infatti di fare una "predichiarazione" di incidente fotografando la scena, i veicoli, la constatazione amichevole, i dati dei testimoni (e già che si sono magari fotografare anche loro), trovare i meccanici/carrozzieri più vicini eccetera eccetera

Qui trovate lo spot (interessante - in fondo non è che hanno fatto l'app per avere un pretesto per fare uno spot interessante, diverso dal solito, con qualcosa da dire?) ma anche la demo dell'app.


giovedì, novembre 05, 2009

Con l'iPhone (e Virgin) volare senza paura

Ancora una app per iPhone da una marca famosa... questa volta tocca a Virgin Atlantic che ha prodotto una applicazione che condensa il suo famoso (per gli aerofobici) corso "Fly without Fear", un training presenziale (fisico, sapete, una di quelle robe strane che si fanno con altre persone, lontani da un computer...). 

Al di là dell'ovvio ma banale potenziale di avere più clienti riducendo il numero di quelli che non volano, è ovvio che prendersi cura del cliente, con i suoi problemi è una strategia di branding e di comunicazione; e farlo sull'iPhone è un segno di modernità che si sposa bene con Virgin che, non dimentichiamoci , sarà la prima linea spaziale del mondo con la sua divisione Virgin Galactic (chissà se hanno già in progettazione una app tipo "Spaceflight without fear"?)
 
Dato il target e la problematica ha un senso farla pagare (3.99 €) anche perchè il mercato delle app iPhone ha dimostrato di essere pronto a comprare e non a volere tutto gratis (volere, volare...).