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giovedì, dicembre 19, 2013

Cina: un fake per milioni e milioni di cinesi.


Quando si parla di Cina, si parla di grandi numeri. E se è un fake, diventa un fake di dimensioni colossali.

Contesto culturale: in Cina esiste il mito di un animale... mitologico (un po' come lo Yeti, o il mostro di Loch Ness...) che nessuno è mai riuscito a vedere.

Si chiama Qilin*

In Cina esiste una marca di lusso lanciata da poco.

Che non solo nessuno sostanzialmente ha mai visto, ma di cui non si è nemmeno sentito parlare. Una marca che si chiama Qeelin - in chiaro riferimento al chimerico animale.

Il Fake è consistito nel far credere al popolo che il Qilin esistesse davvero - realizzando foto e video, basati su ateriali d'archivio, che dimostravano come in realtà da anni si sapesse che il Qilin esistesse. E questi video sono stati posizionati su siti imprtanti e fatti girare sulle chat.

In Cina, un botto di persone ci sono cascate - 30.000 repost, 15.000 commenti in poche ore, 35 milioni di views in quattro giorni, un botto di persone che ci sono cascate in pieno.

Guardate il video, che spiega bene la case history:




*da Wikipedia: Il Qilin (麒麟), noto anche come Kylin, Kilin o Kirin, è una creatura della mitologia cinese e giapponese simile ad una chimera. La leggenda narra che appaia in contemporanea alla nascita di un uomo saggio. È spesso rappresentato come un mostro il cui corpo è completamente circondato da fiamme. Inoltre è frequentemente associato al punto cardinale dell'ovest, al posto della tigre bianca Byakko. Ciò è più comune in Cina che in Giappone. Nella lingua giapponese moderna, inoltre, tale nome è utilizzato per indicare la giraffa.

giovedì, luglio 04, 2013

L'affinità tra il lusso e il digitale... ricerca retailer UK


Ricerca negli UK sui retailer del lusso e la loro propensione al digitale.

Origina da un'agenzia specializzata nel marketing sul punto vendita: PlayNetwork.

Quello che emerge è che in media i retailer del lusso sono più avanti di quelli "normali" nell'adozione di nuove tecnologie, a partire dall'in-store video, all'inserimento di chip RFID nei propri capi esposti....

Tra i retailer analizzati, un terzo di quelli del lusso hanno installato un WiFi in store, contro un 20% dei retailer di fascia più bassa.

Potete trovare una sintesi della ricerca qui.

Di certo il mercato del lusso si contraddistingue per la necessità di costruire una Experience attorno ai prodotti - dare emozioni, sensazioni che travalichino il semplice scambio monetario prodotto / denaro, che amplifichino gli intangibili che sono il vero senso del lusso, al di là del valore funzionale.

C'è anche da considerare poi il fenomeno dei mercati emergenti; ad esempio in Cina, data la vastità del paese e la presenza di affluent (e ricchi) un po' in tutto il paese, molto spesso il negozio di lusso più vicino è a migliaia di chilometri.

Con tutte le conseguenze relative ad esempio sull'uso del web per informarsi, esplorare, farsi coinvolgere... e magari anche comprare beni dal valore elevato.

Senza contare poi che parecchi dei marchi del lusso non sembrano avere quelle ristrettezze di budget che costringono a fare salti mortali e a sfornare piccole azioni cercando di stare dentro a una manciata di euro di budget... :-)

lunedì, maggio 28, 2012

Beni di lusso: corso Marketing e comunicazione


Come al solito, segnalo i corsi di cui sono docente, magari a qualcuno interessa...



BENI DI LUSSO: MARKETING, COMUNICAZIONE E RETAIL
L’EVOLUZIONE DEL LUSSO NEL WEB 2.0

Master di Specializzazione › Formula part time › 9 weekend non consecutivi
Milano, dal 22 giugno 2012 › 6ª edizione



PROGRAMMA

IL MASTER È STRUTTURATO IN 4 MODULI ACQUISTABILI ANCHE SEPARATAMENTE:
1° MODULO
Il marketing dei beni di lusso: sviluppo dei prodotti e determinazione del pricing
2° MODULO
Comunicazione, eventi e digital PR nel lusso
3° MODULO
Politiche commerciali, retail & store management
per il lusso
4° MODULO
Outlet e e-commerce nel lusso e C.R.M. Multicanale

Coordinamento didattico:
Chiara Michelizzi
Tel: 02.3022.3663
ext.chiara.michelizzi@ilsole24ore.com

mercoledì, maggio 16, 2012

Lo spottone di Dior. Online. Donne che corrono per Versailles.



Se amate il mondo del lusso e/o i Depeche Mode, dovete guardarvi questo spot di Dior.

Palese esempio del senso di YouTube: mettere a disposizione del pubblico un filmato da quasi 4 minuti, che mai nella vita potreste mettere in TV (5.6 milioni di views).

Obviously c'è anche la versione corta (17+ milioni di views). Allego entrambe.

Tema del film: donne che corrono per la Reggia di Versailles, un po' in bianco e nero, un po' a colori; un po' vestite e un po' in lingerie, cercando di fare la faccia emozionata.

Ricordo anche lo spottone di Cartier, di cui avevo parlato qui... 



lunedì, aprile 02, 2012


 Come d'abitudine, vi segnalo i corsi di formazione di marketing e comunicazione digital / Social Media di cui sarò docente.Questa volta è un corso sul marketing e comunicazione dei beni di lusso.
Segnalo che c'è uno sconto del 10% per i primi che si iscrivono...
Qui sotto copio/incollo la release del Sole 24 Ore.

BENI DI LUSSO:
MARKETING, COMUNICAZIONE E RETAIL
L’EVOLUZIONE DEL LUSSO NEL WEB 2.0

Master di Specializzazione › Formula part time › 9 weekend non consecutivi
Milano, dal 4 maggio 2012 › 6ª edizione
Sede: MILANO
Data: dal 4 maggio
Consulta il programma dettagliato

 PROGRAMMA
IL MASTER È STRUTTURATO IN 4 MODULI ACQUISTABILI ANCHE SEPARATAMENTE:
1° MODULOIl marketing dei beni di lusso: sviluppo dei prodotti e determinazione del pricing
2° MODULOComunicazione, eventi e digital PR nel lusso
3° MODULOPolitiche commerciali, retail & store management
per il lusso
4° MODULOOutlet e e-commerce nel lusso e C.R.M. Multicanale
 
  DOCENTI E TESTIMONIANZE
Francesco Aimi
Luxuring
Marco BenadìDolci ADV
Andrea BoscaroThe Vortex
Paola Bottelli 
Responsabile Moda24
Stefania Bravi Pisa 
F.lli Pisa
Astrid DapràNewton Management Innovation
Barbara De Magistris
Value Retail Management
Adriano Favero
Gucci
Attilio Marro
Bulgari Hotel & Resort
Marina Moretto Store Manager
Settore Lusso
Roberto Natalini
Natalini & Partners
Antonella SalvatoreCorneston Italia
Katia Sartori Store Gucci Montenapoleone
Andreas Schmeidler Vente-privee.com
Caterina Tonini
D’Antona & Partners
Marco TurinettoPolitecnico di Milano
Roberto Venturini
Strategic Planner
Consulente di Marketing digitale
 

Coordinamento didattico:
Chiara Michelizzi
Tel: 02.3022.3663

lunedì, settembre 21, 2009

Burberry lancia il suo Social Network (?!)

Burberry, il noto produttore di impermeabili e altri articoli di abbigliamento di lusso, lancia un Social Network proprietario.

Detto che (secondo una intervista alla CNN rilasciata dalla sua boss) l'azienda è riuscita a cavalcare bene la crisi e quindi dovrebbe avere soldi, resta il dubbio se è proprio una buona idea metterli, quei soldi, in un YASN (Yet Another Social Network ;-).

Al momento il SN ( www.artofthetrench.com )non è ancora attivo - da quel che si sa il SN sarà operativo verso Ottobre, per relazionarsi con i propri clienti e attirare nuovi adepti. In pratica si cerca di appropriarsi e di gestire più direttamente e intensamente i fan della marca (solo su FB i fan sono più di 670.000 senza contare i gruppi non ufficiali).

Cruciale insomma, generare buzz, conversazione positiva fra le persone nei riguardi della marca... andando a lavorare anche su fasce di potenziale clientela più giovane (che magari oggi non ha i soldi per comprarsi un trench con la fodera scozzese, ma domani magari sì).

Va notato comunque che Burberry è abbastanza avanti nell'uso della Rete, realizzando fatturati non disprezzabili con l'ecommerce.



giovedì, settembre 17, 2009

Internet: possiamo permetterci il Lusso?

Diciamocelo francamente. Non c’è più il lusso di una volta.

Racconta Dana Thomas, autrice di “Deluxe. Come i grandi marchi hanno spento il lusso”, di una sua intervista al presidente di Louis Vuitton: in merito al fatto che il 40 % dei giapponesi possedesse un oggetto Louis Vuitton, il presidente della maison ripose che quello a cui pensava era il 60% dei giapponesi che ne era privo.
Se una volta si parlava di ricchi, oggi si parla di Mass Affluent. Dove si parlava di lusso (vero), oggi si parla di masstige.
E’ la democratizzazione del lusso – e quando si democratizza per dare a tutti l’accesso al caviale si finisce per mangiare tutti uova di lompo, maledizione. In effetti, cosa consumino i ricchi, quelli veri, a noi comuni mortali non è dato saperlo.
Abbiamo un’idea in merito ad auto, aerei e imbarcazioni – ma cosa mangino, bevano, in che lenzuola dormano possiamo solo immaginarlo. Se una volta si parlava di ricerca scientifica della scarsità, oggi certe marche dell’Empireo sono diventate di manica più larga, proponendoci prodotti cari ma in fondo accessibili a molti.
In questo contesto arriva poi tra capo e collo questa faccenda di Internet come strumento di marketing e comunicazione. Tanto per cominciare, c’è da domandarsi se per un prodotto di lusso sia opportuno; anni fa si diceva che un prodotto di lusso non dovesse comunicare. I suoi clienti, veri conneisseurs, avrebbero già dovuto conoscere la marca – o sentirne parlare in forma riservata sorseggiando un Planters Punch in un club di Saville Row. Esclusività, riservatezza, tenersi lontano dalle masse.
Masse che oggi si sono appropriate di prodotti e marche percepiti come appartenenti di diritto agli happy few. In uno slancio di adesione a stili di vita superlativi. Io sono quel che consumo, e mi da’ dunque una sensazione di calore possedere un oggetto “esclusivo” (disponibile nei migliori negozi a soli 499 Euro); mi fa piacere che il mondo mi osservi e riconosca in me, attraverso il possesso e l’uso di prodotti di certe marche, un mio gusto, una mia capacità di scegliere. Che mi immagini appartenente ad una schiatta di privilegiati che pasteggia a crostini e Saint-Cotillon de la Seur cuvèe 1963.
Messe in Rete, certe marche hanno accettato il paradosso di dover comunicare, sposando un trend generalizzato di dire il meno possibile. Forse giocando sul paradigma che “chi sa” non ha bisogno di comunicazione, molti siti trovano la propria anima in eleganti cataloghi, beauty pack shots, quattro informazioni di base del prodotto, accompagnati da pratici servizi di e-commerce. Un understatement che intride talvolta anche la comunicazione di marca, delegata a poche pagine di informazioni sulla storia dell’azienda, qualche vecchia foto,una cartella stampa. Poca roba, si vedono siti di imprese metalmeccaniche che sanno dare di più in termini di orgoglio, unicità, ricchezza e profondità, prove concrete e testimonianze dell’essere aziende uniche ed irripetibili.
Insomma, poca emozione. O meglio: forse emozione per chi davvero sa e non ha bisogno che gli si spieghi. Ma in un mondo dove la ricchezza pare spostarsi verso paesi ad Est e a Sud, dove un certo tipo di cultura è arrivata da poco, dove parliamo a nuove fasce di clientela dalla cultura forse non eccessivamente sofisticata, potrebbe essere rischioso dare per scontato che esista un substrato immaginario cui basti fare solo obliqui riferimenti.
D’atra parte il lusso è un’orgogliosa negazione della razionalità, uno spendere in cambio di valori immateriali, di gratificazioni generate da una superiore craftmanship. Un senso di appagamento nel sapere di possedere un orologio che ha richiesto al produttore mesi di schiene curve e a noi migliaia di euro… per fare dal punto di vista funzionale lo stesso lavoro di un digitale che troviamo nell’ovetto Kinder.
Dietro ad un orologio, un gioiello di alta marca, un accessorio di profondo artigianato c’è un mondo – o almeno ci dovrebbe essere per giustificarne il premium price; anche perché, di nuovo, si rischia a pensare che classi di Nuveau Riches (che brutta parola) sappiano ad occhio distinguere ed apprezzare valori di sofisticata manualità e genialità, soprattutto di fronte all’invasione di cloni, imitazioni che ad un occhio distratto (e a volte nemmeno tanto tale) risultano indistinguibili dall’originale. Se conta solo apparire, se il mondo che c’è dietro al prodotto si condensa solo in un logo, il falso va bene quanto l’originale.
Navigando su Internet alla ricerca del lusso ho talvolta sentito la mancanza di una comunicazione che costruisca davvero la marca, che ne racconti una storia, un mondo, che mi spieghi perché debba emozionarmi quando approccio dei nomi che un tempo solo diafane contesse russe emigrate a Parigi osavano pronunciare a fior di labbra. Ma forse, in quanto aspiranti ricchi, certe atmosfere, certe percezioni di marca tocca a noi costruircele – in fondo, se vogliamo esserne partecipi, anche noi dovremo ben fare la nostra parte nel grande gioco del mondo del lusso…
(Reprint del mio articolo orginariamente pubblicato su ADV)

lunedì, marzo 30, 2009

Foodporn

Beh, un hamburger da 6 dollari in effetti qualcosa di più deve dare, no?

Torrido spot per un panino Super...

(ripreso da una segnalazione di Frank Stahlberg su Facebook)