Visualizzazione post con etichetta direct. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta direct. Mostra tutti i post

lunedì, maggio 19, 2014

Poteva essere un fail, e invece... la storia creata insieme su Twitter.


Dalle nostre parti, paese di buontemponi e utenti aggressivi, l'idea di far generare contenuto agli utenti ormai fa venire i brividi (come dimostrato dai casi di Ceres e di Kyenge, tanto per citarne di recenti).

Specialmente se si chiede alle persone di scatenarsi a scrivere su un tema, un hashtag, a supporto di un'iniziativa aziendale.

Invece DirectTV (che in USA fa concorrenza alla TV via cavo) ha chiesto e ottenuto abbastanza materiale decente da scriverci un libro. Cioè, in realtà uno spot.

In sostanza hanno dato un tema: scrivere via Twitter una storia sull'hashtag #GetRidofCable. Collegando i tweet gli uni con gli altri. Hanno poi scelto i migliori, quelli che meglio si incastravano e su questi hanno girato il video pubblicitario.

Qui leggete un approfondimento sul progetto:

Ora guardate il video qui sotto (poi il post continua con le mie considerazioni).


Considerazioni:

Probabilmente la prima cosa da valutare è quanto sia forte l'odio o il risentimento per la nostra marca, prima di stimolare la creatività degli utenti. Se apriamo un palcoscenico, chi ci vuole male lo userà per vendicarsi. A naso, da quello che ho visto, non mi sembra che Direct TV abbia grossi problemi e quindi grossi conti in sospeso da regolare.

Questo aiuta molto: come sempre, il primo e principale fattore per rendere felici le persone è dare un buon prodotto/servizio. E raccontarlo. Certo che se pretendiamo di usare la comunicazione per coprire il fatto che performiamo male... e le persone hanno la possibilità di far sentire la propria voce... aiuto.

Due: non c'è da aspettarsi comunque grandi cose da una massa di utenti. Il livello medio è basso. Qualche genio che sviluppa pezzi di pregio se abbiamo fortuna lo troviamo. Ma la massa, se partecipa, sarà molto poco creativa e sofisticata. Diverso se targhettiamo (come?) solo un'elite culturale (ormai chi sa leggere e scrivere?).

Quindi meglio predisporre soluzioni di emergenza per assicurarsi che qualcosa di decente comunque esca dal progetto. E gestiamo le aspettative del management, non è detto partecipino in migliaia. A volte sono più decine che centinaia

Tre: Se andiamo su temi troppo "alti" per la marca, per il suo impatto sulla virta quotidiana delle persone, rischiamo di farla fuori dal vaso e di essere percepiti male. Diverso se davvero abbiamo una missione che cambia la vita delle persone (ad esempio se siamo Greenpeace o Amnesty, che se lo possono permettere, ma non certo una marca chessò, di succhini di frutta).

Ricorrere al divertimento, visto che già le persone non vedono l'ora di trollarci per fare quattro risate, può essere una strada più sicura che cercare di elicitare grandi movimenti d'opinione.. sempre che la nostra marca si possa permettere un taglio più "fun" (e nel caso in questione, va notato che, nonostante si sia offerto un tema su cui divertirsi, si è finiti per parlare di morte...e anche questa controproprosta non scherzava per niente :-)

Approfondimento:






giovedì, novembre 04, 2010

Privacy Telefonica: si passa all'opt-out

Dopo che se ne parlava da molto tempo, è in dirittura d'arrivo la "Robinson List", detta anche "Registro pubblico delle Opposizioni".
In sostanza cambiano le regole su chi si può contattare telefonicamente a fini di marketing/commerciale.


In estrema sintesi, se ad oggi non si poteva chiamare nessuno senza averne avuto prima il consenso, prossimamente si potranno chiamare solo le persone che non si sono registrate alla lista (per i tecnici, si passa dall’opt-in all’opt-out).
In pratica: verrà a breve istituita una no-call list, soprannominata anche Robinson List. A questa lista si potranno iscrivere gli utenti telefonici che non desiderino essere disturbati o contattati per iniziative commerciali.
  • Se l’utente non è iscritto nella lista: a partire dall’entrata in vigore del provvedimento, le aziende potranno contattarlo.
  • Se l’utente si è iscritto alla lista: le aziende non potranno contattarlo, perché i numeri telefonici della lista non sono contattabili a fini commerciali.
Per le aziende significa mettere in pista un processo di controllo dei propri database, in sostanza prima di chiamare ogni numero di telefono controllare se è nella lista o meno.

Per approfondimenti, cliccate qui

mercoledì, dicembre 02, 2009

Un Direct ai limiti dell'effrazione;-)

Come già visto in un post precedente, assistiamo ad operazioni di Direct sempre più impattanti, intrusive, molto al limite.

In questa battaglia per le quote di mercato, in questa guerra per sfilare i soldi dal portafoglio delle persone catturando la loro attenzione, la barra degli standard si sposta incessantemente verso l'alto (questo è un tema su cui sto scrivendo un articolo che prossimamente riposterò sul blog).

Il caso di oggi è quello di Chubb un fabbricante di serrature - che per sensibilizzare le persone sui rischi di furti, ha fatto loro trovare, in casa, dentro una porta chiusa, un messaggio che dice "poteva essere un ladro".

Chiara la botta di panico / sorpresa / ansia nello scoprire che qualcuno aveva aperto la porta di casa per deporre un Direct. O no? La risposta la trovate nel video.


venerdì, novembre 20, 2009

Un Direct Marketing veramente al limite



Operazione di Direct al limite dell'accettabile.... non fosse per l'esiguità del target (21 persone), per il "prodotto", per le specificità dell'operazione.

In breve: per creare un po' di buzz ma sopratutto mettere in vista negli "ambienti giusti" un premio cinematografico di "corti" de paura (Shocking Shorts Award) la stazione televisiva tedesca 13th Street ha creato un'operazione che, fosse stata diretta a "gente qualunque" non avrebbe mancato di suscitare polemiche pazzesche.

L'operazione però era mirata ad invitare 21 giovani registi di talento alla serata di premiazione. Aquesto scopo, i 21 fortunati si sono visti recapitare a casa un DVD anonimo, con sopra solo la scritta "play me".
Una volta inserito, immaginatevi la sorpresa di vedere che il contenuto erano delle riprese della propria casa, magari di se' stessi che entrando in casa, o passeggiando davanti alle finestre... un vero e proprio appostamento da maniaco, stalker... una roba da film dell'orrore.
Appunto. Solo alla fine del filmato si rivelava l'invito.

Risultato? 18 partecipanti alla serata su 21.

mercoledì, novembre 18, 2009

Anche il Buono Sconto passa sul Mobile

La produzione e distribuzione dei buoni sconto cartacei è un problema logistico ed un grande costo. Per di più, vanno a persone che non sono necesariamente interessate.

Un approccio che ribalta il problema è quello di ChaCha: non solo il buono sconto arriva sul mobile, ma arriva "on demand": le persone accedono al sito cercando se esistano specifici buoni sconto per marche/prodotti cui sono interessati. Il coupon si può stampare o ricevere sul cellulare.

Da un lato si rischia di pregare ai convertiti, ovvero dare sconti a persone che comunque comprerebbero la marca... d'altra parte esiste la possibilità, giocando sullo sconto, di portare via clienti ad un competitor diretto (pensiamo al caso di una pizza a domicilio, o di un fast food...), facendo fare uno switch e intercettando consumatori coi soldi in mano, quindi prospect caldissimi che si autoqualificano come tali.

E' interessante anche perché grazie al mezzo tecnologico può avvicinare ai coupon target più giovani che sono lontani, anche solo culturalmente, dal concetto del ritaglio o della conservazione del buono sconto classico - negli States spesso molto "cheap" o da pensionati ;-)

Come tutte le promozioni, comunque, gli effetti sul brand vanno sempre valutati con cura... pur sapendo che possono essere azioni che attivano rapidamente, drogandole, le vendite.
  
(In realtà ChaCha nasce primariamente come una sorta di motore di ricerca che usa il potere della community per dare risposta a domande concrete...ma questa è un'altra storia, guardatevi il loro sito per saperne di più.
Altro approfondimento su ChaCha: qui, qui e qui; qualche mio altro pensiero sul couponing online, qui)