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mercoledì, maggio 28, 2014

#strategiadigitale - User Generated Marketing: cos'è e riflessioni. Approfondimento del manuale



Nel capitolo 10, a pagina 145, accenniamo allo User Generated Marketing; poi anche per questioni di spazio non approfondiamo il tema. Approfitto allora del  mio blog per fare qui questo approfondimento, riprendendo discorsi che avevo già fatto in passato...

Si definisce User Generated Content, in termini letterali, l'insieme di tutti quei contenuti che sono creati dagli utenti e in un qualche modo messi a disposizione dell'azienda. Quei contenuti che le persone sviluppano, spontaneamente, per farsi ambassadors, evangelisti, per testimoniare il proprio amore per noi.

Questo, almeno, in teoria. Nella visione più alta. Che dovrebbe più correttamente essere chiamata User Generated Marketing. Marketing fatto per conto nostro, a nostro favore. Spontaneamente o a seguito di nostri stimoli.

Nella pratica del lavoro della comunicazione, si è in realtà trasformato in una strategia / tattica che chiede, stimola le persone a svolgere contenuto a nostro favore. Si chiede di applicarsi ad attività di questo genere:
- sviluppo di innovazioni di design, addobbo
modifica dei nostri prodotti, con elaborazioni di tipo grafico o suggerimenti sotto forma di testi
- invio di foto o filmati che mostrano come il nostro prodotto viene usato, anche in contesti inconsueti
- redazione di storie basate sui nostri prodotti e di come i nostri prodotti influiscono sulla vita dei nostri utenti
- invenzione di materiali di comunicazione per i nostri prodotti (ad esempio, questo)
- composizione di musiche o altre opere dell'ingegno ispirate dai nostri prodotti...

Non necessariamente perché ci amano; più spesso perché c'è una qualche forma di remunerazione, un concorso, un benefit. Come in questo esempio.

Va detto che negli ultimi anni la gente sembra essersi un po' stancata di sviluppare content per conto nostro (con notevolissime eccezioni). Si sono viste molte operazioni (tipicamente scrivi un racconto, manda una foto o un video) che sono andate quasi deserte. Troppo complesso, troppo impegnativo per un utenza superficiale, specialmente se non emotivamente coinvolta con la marca o motivata in altri modi.

La partecipazione spontanea può essere molto forte in quei casi, come Fiat 500, dove c'è un forte coinvolgimento emotivo con la marca o il prodotto, attesa, amore e passione per la marca, stima per l'azienda, identificazione del ruolo dell'utente (se' stesso) con quello di un esperto, di uno più avanti o intelligente perché ha saputo scegliere il prodotto giusto e intende far sapere a tutto il mondo quanto sia in gamba.

Questi casi non sono però purtroppo universali, e nella maggior parte dei casi il trasporto emotivo verso il nostro prodotto è modesto.

In alcuni (rari) casi di successo, si è riusciti anche a coinvolgere le persone in progetti di comunicazione - non tanto chiedendo loro di realizzare in outsourcing (a costi zero o comunque fuori mercato) proposte di campagne; quanto offrendo loro modo di partecipare con un loro contributo personale, come in questo caso di Toshiba + Intel.

Se invece ci amano, dobbiamo tenere conto che uno degli aspetti più interessanti portati dalla rivoluzione digitale è che la "ownership" di una marca può scappare dalle mani dell'azienda. E finire nelle mani delle persone, che la reinterpretano a piacimento - a volte lungo linee in collisione con l'impianto strategico che l'azienda si è data. Come racconto in questo mio post.

Un altro esempio, sul fronte spontaneo, è Ikea Hacker. In estrema sintesi è un blog in cui un certo numero di geni e di folli condivide col mondo quello che è riuscito a fare "hackerando" i prodotti Ikea, prendendo un pezzo pensato per un certo uso e scopo e trasformandolo, modificandolo, rivoluzionandolo. Condividendo poi il tutto con la comunità. 

Qui c'è gente che si appropria di un prodotto e lo reinterpreta. Che fa del marketing autogenerato per Ikea e lo diffonde - in maniera incontrollabile per l'azienda. Con tutte le opportunità e i rischi del caso.





lunedì, maggio 19, 2014

Poteva essere un fail, e invece... la storia creata insieme su Twitter.


Dalle nostre parti, paese di buontemponi e utenti aggressivi, l'idea di far generare contenuto agli utenti ormai fa venire i brividi (come dimostrato dai casi di Ceres e di Kyenge, tanto per citarne di recenti).

Specialmente se si chiede alle persone di scatenarsi a scrivere su un tema, un hashtag, a supporto di un'iniziativa aziendale.

Invece DirectTV (che in USA fa concorrenza alla TV via cavo) ha chiesto e ottenuto abbastanza materiale decente da scriverci un libro. Cioè, in realtà uno spot.

In sostanza hanno dato un tema: scrivere via Twitter una storia sull'hashtag #GetRidofCable. Collegando i tweet gli uni con gli altri. Hanno poi scelto i migliori, quelli che meglio si incastravano e su questi hanno girato il video pubblicitario.

Qui leggete un approfondimento sul progetto:

Ora guardate il video qui sotto (poi il post continua con le mie considerazioni).


Considerazioni:

Probabilmente la prima cosa da valutare è quanto sia forte l'odio o il risentimento per la nostra marca, prima di stimolare la creatività degli utenti. Se apriamo un palcoscenico, chi ci vuole male lo userà per vendicarsi. A naso, da quello che ho visto, non mi sembra che Direct TV abbia grossi problemi e quindi grossi conti in sospeso da regolare.

Questo aiuta molto: come sempre, il primo e principale fattore per rendere felici le persone è dare un buon prodotto/servizio. E raccontarlo. Certo che se pretendiamo di usare la comunicazione per coprire il fatto che performiamo male... e le persone hanno la possibilità di far sentire la propria voce... aiuto.

Due: non c'è da aspettarsi comunque grandi cose da una massa di utenti. Il livello medio è basso. Qualche genio che sviluppa pezzi di pregio se abbiamo fortuna lo troviamo. Ma la massa, se partecipa, sarà molto poco creativa e sofisticata. Diverso se targhettiamo (come?) solo un'elite culturale (ormai chi sa leggere e scrivere?).

Quindi meglio predisporre soluzioni di emergenza per assicurarsi che qualcosa di decente comunque esca dal progetto. E gestiamo le aspettative del management, non è detto partecipino in migliaia. A volte sono più decine che centinaia

Tre: Se andiamo su temi troppo "alti" per la marca, per il suo impatto sulla virta quotidiana delle persone, rischiamo di farla fuori dal vaso e di essere percepiti male. Diverso se davvero abbiamo una missione che cambia la vita delle persone (ad esempio se siamo Greenpeace o Amnesty, che se lo possono permettere, ma non certo una marca chessò, di succhini di frutta).

Ricorrere al divertimento, visto che già le persone non vedono l'ora di trollarci per fare quattro risate, può essere una strada più sicura che cercare di elicitare grandi movimenti d'opinione.. sempre che la nostra marca si possa permettere un taglio più "fun" (e nel caso in questione, va notato che, nonostante si sia offerto un tema su cui divertirsi, si è finiti per parlare di morte...e anche questa controproprosta non scherzava per niente :-)

Approfondimento:






mercoledì, maggio 22, 2013

Update: Nutella a marcia indietro

Ferrero, viste le reazioni causate in rete dopo la sua intimazione per stroncare il World Nutella Day (si veda il mio post di ieri) fa marcia indietro, come riportato anche questa volta dal Corriere:


Il World Nutella Day non sarà più cancellato
La Ferrero : «Felici di avere fan del genere»

L'azienda di Alba alla blogger che ha inventato la Giornata Mondiale: «Era una procedura di routine a difesa dei marchi»

Come fatto (giustamente) notare nel corso delle interessanti discussioni che sono nate in rete, a fronte di quello che possiamo tranquillamente definire un social fail, non era assolutamente scontato che le reazioni dei fan arrabbiati si traducessero poi in significativi impatti sulle vendite.

Ferrero non se l'è però sentita di rischiare, giustamente, perché quando si maneggia un mito occorre trattarlo (e trattare i propri innamorati) con delicatezza.

E così grandi dichiarazioni di stima e affetto per i fan, contatti in corso e gratitudine per la blogger organizzatrice (che ha goduto di una botta di visibilità mai vista).

Sarebbe affascinante poter avere accesso al dietro le quinte e capire la genesi del problema. Magari si scoprirebbero scenari affascinati.

L'Azienda parla di procedure di routine a difesa dei marchi - che si potrebbero immaginare come un' iniziativa automatica da parte dell'ufficio legale senza consultare marketing e comunicazione, che sono dovuti correre frettolosamente correre al riparo... Ma queste sono dietrologie.

Non sarebbe certo la prima volta che il Social / Digital mette in evidenza nuove sfide organizzative e di processo...

Ricordo (caso di tanti anni fa) un "cease and desist" di Mattel il cui ufficio legale, se ricordo bene, aveva mandato una lettera intimidatoria ad un certo signor Barbieri; diffidandolo dall'usare Marchi registrati dal giocattolaio.

Infatti un qualche motore di ricerca aveva fatto scattare l'allarme accomunando Barbieri con Barbie ®…

martedì, maggio 21, 2013

Il #fail di Nutella e il controllo della marca

La notizia immagino l'avrete vista tutti. 

Ferrero ha intimato alla sua fan numero 1 di bloccare l'organizzazione della giornata mondiale della Nutella

Per gli aspetti di cronaca, potete leggere sul Corriere della Sera:

"DECRETO INGIUNTIVO

Nutella, la Ferrero ordina alla blogger
di cancellare la Giornata mondiale
Sara Rosso 6 anni fa ha inventato il World Nutella Day (5 febbraio). Ora si dice obbligata a chiudere"

Il mio commento da Digital Planner: non ho elementi certi che mi dicano come è andata la faccenda (ma da ex Ferreriano posso fare delle ipotesi).

In generale però, questo pasticcio porta ancora una volta alla luce lo spinoso tema del controllo della marca. 

Il modello tradizionale vuole che il consumatore, gentilmente, si limiti a sborsare i soldi per comprare il nostro prodotto e, se proprio deve, a emettere vaghi suoni di approvazione e moderati segnali di soddisfazione nei confronti dei componenti del suo branco. 

E parlo di branco perché in una nota azienda in cui ho lavorato (che non cito a scanso di guai), il PPP (padre padrone proprietario) non parlava di "Consumatrice", ma di "Valeria dal Culo Grosso" come termine tecnico nelle pianificazioni di marketing (parola che detestava). 

Il modello portato dal digital prima e dai social media poi ha incasinato la faccenda, introducendo, tra le altre cose lo User Generated Marketing (se non sapete cos'è, leggete qui). 

Avere consumatori che da fan della marca si fanno evangelisti e poi promotori di vere e proprie campagne di branding è cosa molto bella ma ha un problema: porta la comunicazione fuori dal controllo dell'azienda. 

Nel bene e nel male. 

E sicuramente Ferrero, specificamente con Nutella, ha dei seri problemi di controllo sull'interpretazione della marca, come potete vedere dalla gallery di immagini dell'orrore che allego e che potete facilmente (insieme a molte altre) trovare in Rete. 

Immagini che fanno rabbrividire il markettaro e che, anche agli occhi di un fervente sostenitore dei social come me, fanno scattare degli allarmi rossi relativamente a come potrebbe scappare di mano la percezione di marca e devastare tutta la comunicazione. 

Capisco quindi (anche se non condivido) la scelta di cercare di recuperare il controllo… domandandomi se ciò sia ancora possibile e quanto sia rischioso. 

Peggio dell'amore tradito, c'è l'amore rifiutato. E dall'amore all'odio, dallo User Generated Marketing il passo è breve. 

Ci si mette poco a organizzare un World Nutella Hate Day. 

Di alternative merceologiche valide alla Nutella ce n'è più d'una (anche se non hanno lo stesso mucchio di valori intangibili). 

E Nutella ha già i suoi guai; negli USA (che si potrebbero anche estendere all'Europa a livello di regolamentazione o di movimenti d'opinione nei consumatori) - dove una class action per pubblicità ingannevole ha portato ad un multone da 3 milioni di dollari.

E più in generale corre un rischio dato il suo potenziale calorico, in un mondo dove si inizia a prendere sul serio la lotta contro l'obesità e specialmente l'obesità infantile (per inciso, 378 grammi di Nutella equivalgono a 2000 calorie, il fabbisogno calorico quotidiano...  )

Recentemente Ferrero ha lanciato formati più grandi del prodotto, fino a mi pare 1 Kg - equivalente a oltre 5000 calorie. Per non parlare del barattolo da 5 kg venduto in canali trade come Metro, che contiene probabilmente abbastanza calorie da inviare l'uomo su Marte…

Insomma, come spesso avviene, nel bene o nel male, Social e Digital ci mettono nei casini. E fare il markettaro diviene sempre più difficile. 


Non è un caso che Techrepublic proprio in questi giorni pubblichi un articolo intitolato "Social media to tear down traditional business power structures " e non lo dicono loro… lo dice Gartner (che, per carità, di previsioni sbagliate ne ha fatte a mucchi, in questi anni ma che parecchie volte ci azzecca, a prevedere il futuro…) 







mercoledì, marzo 13, 2013

Da vedere: il più grande social team del mondo: gli user


Interessante presentazione / Case History di Tourism Australia.

Vi ricordate? Quelli del "miglior lavoro del mondo" (sotto metto il video).

Uno slideshare con un sacco di materiale interessante - sia che siate nel mondo del turismo che in quello del Social.

Evidenzia la potenza dello User Generated... se stimolato e pensato bene, in modo strategico. Di come le persone possano davvero contribuire al successo di un'iniziativa.

Perchè il Social Team più grande del mondo, se motivato, è il pubblico là fuori.

Spiega i passi chiave necessari.

Gli dò il mio bollino oro da Digital Planner :-)

Anche perchè poi, nella nostra realtà di tutti i giorni, siamo ammorbati da iniziative che cercano di stimolare la generazione di contenuti.. che non hanno una base strategica forte.. o uno straccio di motivo per cui le persone dovrebbero darci questo contributo... insomma, non è per tutti - ma solo per chi ha qualcosa da dire / far dire e pensa correttamente in ottica di Marketing e comunicazione.

Guardatevi le slide, che meritano.



http://www.slideshare.net/TourismAustralia/the-worlds-biggest-social-media-team-16545786


mercoledì, settembre 14, 2011

IL QR Code rasoterra cerca l'incredibile (teaser).



Già i QR Codes sono un tale traffico (prendi il telefonino, lancia l'app etc etc) che ci manca solo che in metropolitana vengano piazzati sul bordo inferiore dei manifesti. Evidentemente pensati per posizioni di affissione piu' alte.

Comunque io sdraiandomi a terra sono riuscito a connettermi e a scoprire che si tratta del teaser di un'operazione di Asus: http://www.insearchofincredible.com/

Ora, io spero davvero che incredibile lo sia, perché ci siamo francamente un po' stancati di roboanti promesse che poi si riducono a quattro filmatini prodotti con due lire.

Quel che per ora si vede sembra promettere qualità. Speriamo in bene... io mi sono registrato e, come dicono loro, mi preparo a vivere l'incredibile. Che a quanto capisco dovremo cercare insieme. Anche se è lecito il timore che poi alla fine ci si ritrovi con un'operazione che raccoglie i soliti filmatini user generated mal girati e un po' sfigati.

Speriamo in bene, again.

lunedì, novembre 15, 2010

User Generated Death


Come ho avuto occasione più volte di notare recentemente(*) il mondo del'horror sembra trovare terreno fertile sui Social Media e affini.

Non intendo ovviamente, parlare delle storie dell'orrore che si svolgono sui SM o delle cose orrende che a volte ci tocca leggere, ma dell'uso dei Social da parte di cinematografari de paura, per citare Rocco Smitherson.



L'ultima novità: Redd Inc, una pellicola di prossima produzione, ha invitato il popolo della rete a inviare dei propri contributi per selezionare collaboratori al progetto.
L'area più significativa è quella dedicata al sottoporre una foto rappresentante il proprio decesso. 

Ovviamente il popolo ha aderito entusiasticamente (ben 600 massacri, alcuni dei quali pare inpubblicabili) mettendo in scena delle personali dipartite mediamente sanguinose.


In palio la possibilità di essere nel film o nel DVD...
(*qui trovate un link ai precedenti post su questo tema)

venerdì, marzo 12, 2010

Canon. Il concorso fotografico che usa il Video


Parlo di nuovo di Vimeo (il che mi fa sospettare che si stiano dando una mossa per contrastare il monopolio virtuale di YouTube ;-) operando sul fornte delle operazioni di marketing per i brand...


Bella operazione di Canon, "The Story Behind the Still": far raccontare con un video la storia che c'è dietro ad uno scatto...http://blog.vincentlaforet.com/2009/12/29/canon-vimeo-film-contest/
Invitati a partecipare, nomi di un certo calibro, e i filmati risultanti non sono certo "amatoriali"... un'operazione che per certi versi ricorda quella di BMW "The Hire"...

"it's the first ever user-generated HD Video Contest where photographers become filmmakers, and we all see beyond the still. Last month the contest kicked off when Canon asked photographer, Vincent Laforet, to interpret a still by telling the story that lived beyond it using the Canon EOS 7D. It was the first chapter of seven, ending with a still photograph of its own for the Vimeo community to then interpret. After 112 entries, Josh Thacker was chosen as the very first winner and now, once again the question is posed to you, what do you see beyond this still?"

"... To kick off the contest, Canon asked me to interpret what story I saw beyond the still, and to tell that story with the new Canon EOS 7D. My short film will be the first chapter of seven, each ending with a still photograph for the next aspiring filmmaker to interpret. Posing the question to everyone, what do you see beyond the still?..." http://vimeo.com/8341236

giovedì, ottobre 29, 2009

User Generated Marketing per iPhone



Ve lo ricordate il duro spot anti iPhone di Verizon (a supporto del lancio del cellulare Android di Motorola?) - se non ve lo ricordate, lo recuperate qui.

La risposta non si è fatta attendere.. ma non da Apple: dalla folla degli utenti di iPhone (o almeno da uno o più di loro) sotto forma di un contro  spot - uno dei migliori casi di UGM che ho visto recentemente. Qui sotto vi metto lo spot.

Con degli utenti così, una marca ha un patrimonio straordinario - di risorse e di soldi (e infatti i soldi che sta facendo Apple... )

lunedì, luglio 20, 2009

Trova l'affare con Mastercard sull'iPhone

"Priceless Picks" è il nome dell'applicazione mobile, geocontestuale che Mastercard ha lanciato da poco.

L'app aiuta a identificare punti vendita, marche in offerta, content locale, eventi serali etc.

Il content è in larga parte centrato su contributi user generated - e sfruttando la localizzazione GPS dell'iPhone permette di identificare in modo veloce e senza sforzo i punti vendita più prossimi.

Interessante il target: uomini e donne 30-50 (ovvio, l'iPhone non è proprio roba da ragazzini). Altrettanto interessante il fatto che l'app sarà promossa da Mastercard usando spot televisivi.

Questo è l'indirizzo del sito web su cui si appoggia l'applicazione, con mappa eccetera. Qualche contenuto c'è anche per il mercato italiano: poca roba per ora, qualche commentino turistico... sarà perchè l'applicazione non è disponibile per gli utenti italiani dell'App Store?

Come ampiamente previsto, il futuro del marketing (o almeno di una sua parte) sembra proprio passare dal mobile e dalla geolocalizzazione... sempre ammesso che il pubblico aderisca entusiasticamente a quella che in teoria sembra essere un aproposta allettante, ma che potrebbe essere irrilevante per il dispettoso target che spesso vanifica tutti i brillanti sforzi di noi markettari.

Insomma, come al solito, aspettiamo i dati...



venerdì, giugno 12, 2009

La Pubblicità User Generated e il cane 2.0…(ADV Reprint)

Sempre più numerose le iniziative volte ad affidare la progettazione e la realizzazione degli spot pubblicitari agli utenti. Funzionano?

(Articolo originariamente pubblicato su ADV, Maggio 2007)


Ammettiamolo: siamo stati militarmente occupati dalle truppe del 2.0. Al grido di “User Generated Content !” ci hanno invaso i templi della musica, dell’audiovisuale, della notizia.


Ma ora hanno osato infrangere il più terribile dei tabù: quello della pubblicità creata dai non addetti ai lavori.


Dilettanti allo sbaraglio

Siti come Zooppa mettono oggi a disposizione delle masse oppresse (dall’advertising top-down) concorsi per la produzione di video pubblicitari. I materiali realizzati sono votati dal pubblico, che elegge i vincitori che portano a casa un premio che può raggiungere i 3000 dollari. A questo punto il committente (come TomTom o Greenpeace) decide cosa farsene delle proposte ricevute.


Nella stessa direzione vanno XLNTads, ViTrue o Current.tv, la TV online per i giovani lanciata da qualche anno dall’ex vice-presidente Al Gore (con premi che arrivano teoricamente ai 50.000 dollari). Grandi marche come Doritos, McDonalds, Chevrolet, Sony o MasterCard hanno battuto questa strada con iniziative autonome, per non parlare della Fiat 500 o di Pepsi che al pubblico fa ridisegnare le proprie lattine.


Le Agenzie pronte a lottare casa per casa

La risposta non si è fatta attendere ed in tutto il mondo i professionisti della comunicazione hanno iniziato a prepararsi per vendere cara la pelle (spesso equivocando sul termine Guerilla Marketing – che non significa creative directors con la faccia dipinta in colori mimetici).


Visto l’impatto di Internet su comparti come quelli del turismo, della musica o del software, è normale salga la pressione a chi rappresenta la parte “tradizionale” del business. D’altra parte c’è da domandarsi quanto lo User Generated Advertising (UGA) sarà veramente in grado di togliere business alle agenzie.


Il dilemma è antico: sarà più creativo un professionista navigato o un inesperto ma motivato appassionato? Se mi permettete, forse lo è di più il secondo. Ma di una creatività spesso tale perchè non focalizzata: quando ero Account Director su Pepsi, ero quotidianamente perseguitato da amateurs decisi a vendermi bellissime idee per spot miliardari… senza avere idea delle necessità o dei budget della marca.


La povertà tragica/strategica degli user ( e la inquietante sinteticità dei brief loro passati online) pone dunque un serio limite al raggiungimento di risultati in termini di rafforzamento della marca o di generazione delle vendite. E a quella si deve aggiungere la povertà dei mezzi a disposizione del dilettante medio.


E’ tutta una questione di RP o c’è un’idea?

Insomma, il rischio è che dall’UGA nascano idee carine e postmoderne (o meglio ‘poststrane) ma slegate da strategie di comunicazione e con valori di produzione minimalisti.


Commercial insomma teoricamente poco efficaci, quasi impresentabili se non rappresentassero una buona opportunità di generare news value. Di costruirci un meccanismo di relazioni pubbliche che permetta di far parlare della marca ben più di quanto ci consentirebbe un normale spot. Di dare alla marca dei valori “moderni”, di condivisione del business con la propria utenza. Di far interagire con la nostra comunicazione.


Attenzione però, c’è anche il rischio di negare a priori un meccanismo interessante: quello di rompere certi schemi analisi-strategia-creatività che incanalano le aziende nel parlarsi addosso, sapendo già cosa attendersi dalle analisi di mercato e della clientela, adagiandosi nella comoda illusione di non aver bisogno di pensare troppo.


Il valore dell’UGA è forse proprio quello di scatenare la creatività del pubblico e, più che di fornirci materiali pubblicitari a bassissimo costo, di aprirci la visione a ciò che è la nostra marca, come viene vista, interpretata, proiettata. E come quindi ci viene restituita. In fondo questo è un processo strategico, più che creativo. Anche se può indubbiamente fornirci occasionalmente idee creativamente validissime… ma difficili poi da gestire nel delicato equilibrio diplomatico cliente – agenzia.


Per molti inserzionisti infine, l’UGA è quasi un disperato tentativo di rompere il muro dell’indifferenza verso la pubblicità patinata, troppo spesso invisibile per le giovani generazioni; proponendo inv

ece messaggi affini al target e appealing nella loro grezzità ( grezzezza? grezzeria?) perchè “fatti da noi” e non “fatti da loro”.


Non molto di nuovo sotto il sole

Pur con tutto i rispetto per l’evoluzione tecnologica, non dimentichiamoci che comunque da che mondo è mondo le aziende hanno sempre fatto ricorso al pubblico per la generazione di idee creative ( e di relative campagne di RP).


Indimenticabile per l’Italia il caso del logo dell’ENI – quello che generò 4.000 bozzetti inviati dal pubblico e sfociò nella scelta di quello che allora chiamarono il “cane a sei zampe” ma che oggi sarebbe indubbiamente conosciuto come Cane 2.0.