giovedì, dicembre 04, 2008

Regolamentare Internet: la parola impronunciabile

Come prevedibile, l'uscita a sorpresa del capo del Governo ha suscitato non poche polemiche.

Del resto era inevitabile: data la cultura della Rete, chiunque ipotizzi una regolamentazione viene prontamente fatto oggetto di una levata di scudi.

Se pure fossero apparsi San Giovanni Bosco, il Buddha Sakyamuni o il Mahatma Gandhi a parlare di regolamentazione della Rete, sarebbero stati prontamente impallinati dal popolo Internet, ferocemente (e giustamente) geloso della propria libertà.

A dircela però tutta, anche la Rete come tutte le attività umane ha bisogno di una qualche forma di regolamentazione, ad esempio per evitare che grandi gruppi e forti interessi economici se ne approprino, privandoci di quella libertà e democrazia di cui oggi bene o male godiamo.

Detto questo, quello che preoccupa è l'uscita estemporanea e, soprattutto, la fonte della proposta.

Il Cavaliere, con tutto il rispetto, ha un track record di uscite magari a loro modo divertenti ma che sospetto non abbiano fatto benissimo all'immagine dell'Italia nel mondo, almeno a leggere sui giornali (anche quelli sicuramente non comunisti come certi quotidiani finanziari internazionali) e a giudicare dai commentini salaci che mi sentivo fare quando per anni ho fatto l'italiano all'estero.

Supponendo però che (in fondo è una persona intelligente) si astenga da rifare cucù ai membri del G8 o a fare battute sulla melanina degli altri capi di stato, restano altri due o tre punti che possono giustificare la preoccupazione diffusa.

Il primo è che, oggettivamente, vista la situazione di conflitto di interessi in essere, qualsiasi azione che punti al mondo dei media in un ottica di regolamentazione si può prestare ad una lettura di controllo, limitazione dell'accesso - quindi dando adito a sospetti in ambito di estensione della propria area di influenza economica, a discapito di libertà individuali e attività editoriali / imprenditoriali "atipiche" nel mondo dei media.

Una seconda area che tocca corde sensibili nel pubblico è quella delle reazioni del premier alle critiche. A parte invitare ad andare a casa i direttori dei giornali (lecita espressione di opinione e par-condicioso, visto quante persone hanno suggerito al Cavaliere stesso di fare la stessa cosa?), il problema è la prontezza del dito sul grilletto dell'azione legale nei confronti di chi lo critica.

Per farla breve leggetevi questo articolo del NY Times che fa il punto sulle cause legali intentate verso giornalisti critici nei confronti della sua persona.

Scontato quindi che il popolo dei blogger e di coloro che sviluppano contenuti autogestiti ritenga di dover temere una proposta di regolamentazione da parte di una persona che ha questi precedenti (mi metto anch'io in questa categoria e infatti, come vedete, ci vado giù con mano attentissima - gli avvocati costano)

Per finire, una terza area di preoccupazione che in queste poche ore mi è stata esplicitata da parecchie persone del settore, è quella della competenza.

Non risulta, almeno a prima vista, che il premier fra le sue molte qualità abbia anche quella di una profonda conoscenza del settore - fondamentale per lo sviluppo di proposte sensate e positive per il bene della Rete, dei suoi utenti e della società mondiale in generale.

Ne' è ben chiaro chi siano i suoi consulenti in materia (ovvio, non si può essere esperti di tutto, ci si costruisce un team di supporto proprio per avere quella base informativa che permette di prendere decisioni a ragion veduta).

In effetti sembra poco chiaro chi siano le persone che lo consigliano e quali siano i loro track record nell'area di Internet (c'è chi vede il rischio della figura del consulente matrimoniale scapolo).

Ma forse ci sono e sono competentissime, solo che si fanno vedere – permettete il suggerimento – un po’ troppo poco per essere in grado di rassicurarci.

Ovviamente è impossibile giudicare nel merito della questione, trattandosi solo di una dichiarazione di intenzioni - si valuterà quando ci saranno dei fatti. Di certo, dal punto di vista della comunicazione non è stato forse questo l'approccio più indicato, a meno che non si voglia leggere l'evento come mossa politica.

A voler essere cattivelli e a voler leggere la cosa in un'ottica demagogica (ma Bruto è un'uomo d'onore) potremmo fare della fantapolitica e leggere l'annuncio come una mossa un pochino populista rivolta al popolo della non-Rete.

Una rassicurazione verso quell'Italia che non è connessa a Internet (più del 50% della popolazione, più o meno), che non la conosce e che ritiene di aver motivo di temerla come luogo di adescamento pedofilo, di diffusione di ricette terroristiche e di truffe informatiche.

Per queste persone un intervento normalizzatore potrebbe essere rassicurante, un po' come mettere l'esercito a pattugliare le strade. Una tale mossa andrebbe quindi in direzione dello stimolo del consenso verso un'Italia mediamente a reddito e cultura limitata, di età tendenzialmente avanzata (un perfetto pubblico televisivo generalista? lo dico senza intenzione di polemica, è una semplice constatazione statistica).

Resta da vedere, fosse questo l'obiettivo, quale sarebbe il prezzo da pagare - ovvero la potenziale alienazione di una parte giovane e dinamica della popolazione, già oggi parecchio su di giri per le questioni legate al riassetto della Scuola, un target su cui un giro di vite percepito come liberticida o orientato a favorire interessi commerciali di parte potrebbe portare effetti boomerang avvertibili anche in campo elettorale.

Quanto a me, ripeto, resto in attesa di vedere il cammello prima di giudicare. Ma continuo a pensare quanto sarebbe bello poter parlare delle cose guardandone il merito e senza dover sempre essere sopraffatti dalle emozioni, dalle posizioni ideologiche - avendo la sensazione che quello che viene fatto sulla e per la Rete (e più in generale per la Nazione) sia sempre fatto in maniera competente, per il bene di tutti e non per ignoranza, per rigida ideologia o in nome di un qualche capitalismo d'assalto.

Ma per questo, forse, non è la rete che deve cambiare ma la stessa forma della nostra società e la testa della gente. Resto in attesa dunque, che arrivino – oltre alle biciclette a noleggio a Milano, -anche delle teste 2.0 per gli italiani comuni…

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1 commento:

Carlo Spoldi ha detto...

Ciao, un'informazione, hai idea che fine ha fatto la gara per la promozione del .it?