lunedì, dicembre 22, 2014

Freebie, il nuovo servizio social, per monetizzare la tua influenza (anche se non sei un influencer)

Classico tema di PR Digitali (btw, aspettatevi mie novità su questo fronte nelle prossime settimane... )

Monetizzare la propria influenza: dato che sappiamo che se parliamo bene di qualcosa al nostro network portiamo un valore alla marca / prodotto / idea, la tentazione è quella di farci pagare parte di questo valore.

Questo ragionamento è alla base dei modelli di remunerazione dei blogger (tanto per guardare ai modelli più semplici e basici). Ma questi modelli stanno in piedi solo se l'influenza esercitata, a parte essere in qualche modo misurabile, si estende su numeri cospicui di persone.

Ora, il modello dell'adv "tradizionale" è stato fortemente scosso non solo dall'advertising on line ma dal fatto che chiunque, anche il più piccolo dei blog, può proporsi come media, pubblicare banner, fare ricavi - magari microscopici, vista la sua scarsa audience - ma monetizzare quel poco di valore che genera.
In sostanza il modello AdWords muove ingenti capitali (anche) sommando infiniti siti che individualmente fanno poche pageviews ma che, messi tutti insieme...

Se si riuscisse a portare questo modello anche sul fronte dell'influenza, riuscirebbe a farsi pagare la micro influenza anche chi non è un influencer, non è un blogger, ha pochi contatti ma comunque magari qualcosina riesce a portare alla marca?

Questo, secondo me è un campo dove potremmo vedere iniziative interessanti - a partire da Freebie.

Freebie (http://freebieapp.com/) è un nuovo servizio (basato su di un'app mobile) che permette agli utenti dei Social Media di esercitare la propria influenza in Rete... e di ottenere in cambio prodotti gratis o altre forme di compensazione. Anche se in realtà si conta poco o niente :-)

Con una logica da marketplace, si va a far incontrare domanda e offerta. 
Un'azienda può identificare persone con le caratteristiche più adeguate (diciamo "in target") e fare ad esempio provare il prodotto. A questo punto, in cambio per il "freebie", per aver ottenuto qualcosa gratis (che può essere anche una particolare esperienza o qualcos'altro) - la marca viene autorizzata a pubblicare sui Social Media dell'utente (che può poi però anche cancellare quei post...).

Detta così, però, si tratta più di una forma di advertising - dove la persona mette a disposizione un proprio micro o nano media, la propria bacheca; su cui il brand pubblica messaggi (che ha in qualche modo pagato) a proprio favore.

L'esercizio di influenza invece è quando una persona, che reputiamo credibile, da' un endorsement a un prodotto, marca, servizio. Ci mette la faccia e la propria credibilità. Almeno entro certi limiti.
Qui al limite è una forma di passaparola... che al momento, btw, è attivo solo a Chicago.

Ma mi aspetto che questo sia solo il primo passo nel processo in cui si lavora per automatizzare e rendere "self service" anche questo aspetto della comunicazione...

Come approfondimento e per vedere anche una case history di Freebie (che dovrebbe aver già stretto legami con un centinaio di brand / locali / business... e avere circa 50.000 users) , potete leggere:
http://www.womma.org/posts/2013/10/word-of-mouth-marketing-for-the-21st-century

http://www.socialmediatoday.com/content/hipper-social-four-seasons-hotel-drives-high-return-rate-case-study

venerdì, dicembre 19, 2014

E anche quest'anno è arrivato #Calciatori #Panini :-)

Da oggi in edicola :-)


Christmas Shopping simulator. Modo smart di promuoversi con un'app :-)

Ok, lo sappiamo. Fare gli acquisti di Natale è un incubo, si spende, c'è casino...

Io, detto fra noi, ho comprato tutto online, quest'anno. Da varie fonti, inclusa un'artigiana australiana (grazie Etsy). E ho finito lo shopping da settimane.

Dato che il loro business è vendere roba (giochi) online, quelli di game.co.uk hanno cercato di fare un po' di buzz e di far venire in mente l'idea che comprare un videogame è meglio farlo online che in negozio.

Per questo hanno realizzato un app scaricabile che simula, in modalità videogioco, lo shopping natalizio.

Non credo che nessuno si aspetti che qualcuno ci giochi davvero - ma hanno creato un pretesto per far parlare di loro.
Si parla della loro comunicazione... e così si parla del loro business (cosa che altrimenti giornalisti e influencer non avrebbero fatto).

Ecco il trailer.
A me basta quello :-)



PS: Quelli di Game.co.uk dimostrano una certa attenzione alla comunicazione intelligente, o almeno interessante.
Ricordo infatti che sono quelli che hanno fatto firmare contratti in cui le persone cedevano all'azienda la propria anima:

Okkio! In 7.500 hanno venduto l'anima online. Ma non lo sapevano.


E hanno inventato il pasto di 9 portate in un'unica scatoletta, per i gamers compulsivi, che non hanno tempo per mangiare correttamente:

giovedì, dicembre 18, 2014

Quanto è difficile per una marca farsi vedere su Amazon: ricerca

Oggi vi segnalo una ricerca di Millward Brown.

La sintesi: sappiamo quanto possa essere potente Amazon come canale distributivo per un prodotto, una marca. 

Ma la lotta per riuscire a farsi vedere (e quindi comprare) è bella tosta. 

A settembre è stata condotta un'analisi negli US: su 75 milioni di persone che sono andate sul sito, solo il 30% è andato oltre la prima pagina di risultati. 

Si ripropone allora anche su Amazon l'effetto Google - dove o si è nelle primissime posizioni o spesso è come non esserci. 



 Infatti risulta che solo un 20% dei visitatori è pronto ad andare a visitare la seconda pagina, un 12.6 la terza e meno del 10% è disposto ad andare oltre (io personalmente devo essere nell'ultimo 0.5%, visto che di pagine ne guardo anche a decine, pur di poter   trovare  "una soluzione migliore"... ma so di non essere il target tipico).

 In effetti quello che capita è un fenomeno ancora molto legato ai modelli del retail tradizionale: faccio un (rapido?) giro, guardo cosa c'è sullo scaffale, se un prodotto mi colpisce l'occhio lo compro, senza investire troppo tempo e fatica a comparare, a esplorare.

Quindi se la mia marca o prodotto non sono ben visibili.... (infatti ai supermercati si paga per avere l'esposizione preferenziale, quella che rende più visibile il tuo prodotto). Su Amazon invece, è il mitico algoritmo che decide tutto.

Ecco allora che se già la nostra marca per farsi vedere in rete deve pensare ad un approccio di "Google Marketing" (sviluppo la mia comunicazione per piacere a Google, non solo alle persone - in modo da avere visibilità sul motore di ricerca), deve anche pensare a un "Amazon Marketing (devo piacere all'algoritmo di Amazon per uscire in prima pagina nella lista dei prodotti ricercati.

Anche perché le persone (almeno negli US) non sembrano esser molto sofisticate o analitiche o interessate alla reale comparazione e ottimizzazione dell'acquisto: dalla ricerca risulta che un 35% clicca sul primo prodotto della lista, un 17% sul secondo. 

Approfondimento: 

Detto questo, va rilevato che se per le marche è dura, nemmeno per Amazon son tutte rose e fiori: al di là del casino combinato pochi giorni fa ( Il Natale nero di Amazon ) ci sono brutti segnali, come i problemi sindacali avuti in Germania e la decisione di non essere più disponibile a San Marino per disaccordi sul pagamento delle tasse di importazione. E anche le vendite non sembrano essere all'altezza delle aspettative:
http://www.nytimes.com/2014/12/02/technology/to-gain-the-upper-hand-amazon-disrupts-itself.html?smid=pl-share&_r=0

Per non parlare del fatto che molte persone considerano Amazon una "evil company" e cercano di evitarla, quando non addirittura di attaccarla... insomma, sarà interessante seguire l'evoluzione dei fatti.

martedì, dicembre 16, 2014

Quali sono i *veri* costi dei Social Media? E il prezzo è giusto? #StrategiaDigitale

Una interessante infografica.
Specialmente utile per capire che, al di là del lavoro di postare quattro fregnacce su Facebook (che tanto è gratis, no?) c'è molto più impegno e sforzo di quello che appaia agli occhi del profano.

Può essere utile da far vedere a qualche cliente... :-)

(detto questo, ci sono alcuni numeri da prendere con le pinze... ma i 52.000 dollari di strategia mi sembrano molto sensati su una campagna da 210.000 dollari... un 25% di investimento speso nel pensare a cosa fare e come farlo bene; il resto speso a farlo e a far sapere che lo si è fatto).

Ecco l'infografica - che potete anche vedere ingrandita qui:


lunedì, dicembre 15, 2014

La 2a puntata del web reality di Megared (cominciate a correre...)


Come sapete, sono / siamo coinvolti in un bel progetto di reality web, che traccia la storia di 8 persone che hanno scelto di provare a iniziare a correre - e di arrivare a fare la Stramilano.

Per i dettagli, se vi siete persi la prima puntata, ecco il post:

Dato che il progetto mi appassiona parecchio (e mi immedesimo negli 8 che stanno mettendosi alla prova per riuscire a correre...), vi posterò una selezione dei video - man mano che vengono realizzati (il progetto è in corso, quindi i video sono quasi "in tempo reale" :-), selezionando quelli più interessanti per il pubblico del blog.

Spero vi piacciano; credo sia un progetto interessante come case history - che vede ad esempio anche il coinvolgimento di una community di runner, di cui poi vi parlo la prossima volta...

Ed ecco il nuovo video:

Ricominciare a Muoversi. Cosa succede nel corpo e nella mente di un sedentario quando inizia a correre? Scoprite le prime reazioni dei partecipanti nell’episodio #2 di Un passo per il tuo cuore: il reality di MegaRed.