mercoledì, gennaio 28, 2015

Ma voi lo sapete quali sono le marche cinesi che valgono di più?



Le marche cinesi per noi sono spesso un mistero assoluto. Eppure ce ne sono che valgono cifre pazzesche .

Può quindi essere interessante guardare la ricerca di BrandZ sulle marche cinesi di maggior valore.

Anche perchè prima o poi vi ci ritroverete a farci i conti...

La potete scaricare qui:


E già l'infografica dice cose significative.

Enjoy.

martedì, gennaio 27, 2015

Megared Reality: i concorrenti incontrano gli Urban Runners :-)


Nuova puntata del reality di Megared, dove 8 persone "comuni" si sono messe in gioco, hanno deciso di provare a vedere se - adeguatamente allenate e seguite, saranno in grado di partecipare alla Stramilano partendo da zero.

In questa puntata: la prima gara "test" si sta avvicinando.
E, a sorpresa, i concorrenti incontrano gli Urban Runners - un gruppo di (grandi) appassionati della corsa.

Le keywords qui sono passione, sostegno, appoggio, motivazione :-)

http://www.megared.it/unpassoperiltuocuore/

Ecco il video:


(nota: come sapete, questo è un progetto in cui collaboro professionalmente in prima persona... con molto piacere :-) 

venerdì, gennaio 23, 2015

Realtà Virtuale sempre più mainstream in pubblicità? La usa anche l'esercito UK

E' decisamente tornata di moda la Realtà Virtuale, di cui si parla da anni - e con cui anni fa si sono fatte alcune tra le cose più inutili mai viste in comunicazione.

Certo, finchè il device che si poteva usare era un piccolo smartphone, non è che si potessero realizzare chissà quali experience. Ma l'arrivo sul mercato di Oculus (e la conseguente entrata di altri competitor, tra cui anche Microsoft) ha sparigliato le carte. Permettendo, con un device più immersivo, di produrre attività di comunicazione e marketing molto più forti.

Oggi vediamo il caso dell'Esercito Inglese - che non volendo restare indietro dal punto di vista della comunicazione reclutativa rispetto alla RAF (si veda il mio post precedente) o all'inglesissima British Airways (vedi post) ha deciso di alzare l'asticella e ricorrere alla VR.

Caso da manuale di comunicazione esperienziale - far provare le sensazioni e le emozioni conseguenti alla tua scelta (di acquistare un prodotto, di visitare un luogo, di mettersi alla guida di un carro armato).

Si è quindi permesso ai passanti interessati in luoghi come la stazione ferroviaria di Waterloo, di indossare i famosi occhialoni e di sperimentare la sensazione di essere in mezzo ad un'esercitazione a fuoco, ponendoli al comando di un vero tank britannico.

Provare quindi la realtà (virtuale), interessarsi all'esercito come possibilità di carriera (a fronte di seri problemi di reclutamento, a quanto pare fare il soldato non va molto di moda, e si è abbassata la soglia massima per arruolarsi nella riserva a... 50 anni).

Da notare, tra l'altro, che i primi impieghi seri della realtà virtuale (con sistemi molto precedenti a Oculus... e orrendamente più costosi) sono nati proprio per l'addestramento militare (non solo di combattimento ma - ad esempio - anche medico), per la manutenzione di veicoli e veivoli... insomma, dalle cose serie le tecnologie trovano poi la loro strada verso il marketing.

Approfondimento -  se vi interessa cosa ho scritto in precedenza sulla realtà virtuale, potete seguire questo link:


giovedì, gennaio 22, 2015

Ricerca: perché la gente va in Rete? 4 Motivi



Segnalo questa ricerca di AT Kearney - "Connected Consumers Are Not Created Equal: A Global Perspective " 

Ci dice cose interessanti, specialmente una cosa: quali sono i motivi per cui le persone vanno in Rete, si connettono.

Spunti che se vi occupate di marketing, di strategia, se fate il planner sono il bread and butter del vostro lavoro quotidiano :-)

I motivi sono (in corsivo i miei commenti, le mie riflessioni):

Interpersonal Connection
La rete è un luogo sociale, dove si intessono relazioni nuove e si dà un valore aggiunto, un piano addizionale a quello "fisico", una sua continuazione o una sua sostituzione quando "dal vivo" non ci si può relazionare. L'uomo è un animale sociale e come tale trasforma e usa tutti i mezzi a quel fine. La marca può intervenire come abilitatore, sponsor, tool in tutto questo ?
(vedi nota alla fine del post)

Self-Expression
Dove forse dovremo parlare di Selfie-Expression :-) Dove tutti abbiamo qualcosa da dire, e molti lo dicono. Dai livelli più alti a quelli più rosiconi, la Rete ci permette di dare voce ai nostri pensieri. Dallo sfogatoio delle frustrazioni e delle paranoie complottiste al pensiero profondo, da filosofo, che una volta si poteva sfogare solo nell'agorà. Area sfruttata fino alla nausea (perché spesso in modo banale) dalle marche, ma che è ancora molto potente.

Esplorazione
Di marche, prodotti, idee, curiosità, gattini. La Rete ha fatto esplodere le nostre capacità di esplorare l'universo delle cose e delle idee... senza peraltro dare grandi garanzie di affidabilità.
Marche forti sono quelle che mi permettono di scoprire nuove idee, nuovi fenomeni culturali, nuovi meme e "mai più senza"

Convenience
Qui entra pesantemente (anche) il mondo dell'ecommerce. Praticità, facilità. Se fate ecommerce vivete (anche) di questo - forse più che di prezzo. Se fate retail fisico questo è uno degli elementi che potrebbero buttarvi fuori dal mercato. Certo, non tutti gli italiani usano l'ecommerce. Solo quelli di reddito tutto sommato più elevato, di cultura più alta... dipende su che mercato siete. Se vendete la pasta e i prodotti discount probabilmente per un po' siete ancora tranquilli... a parte i fatto che i margini sono ridicoli.

Altre cose interessanti dalla ricerca li copio e incollo.


  • Four motivations for connectivity. People go online because it meets four basic, universal needs: interpersonal connection, self-expression, exploration, and convenience. But respondents from different countries were more motivated by different factors. For example in emerging markets and places where offline expression is limited, the ability to express an opinion rates very highly; in more mature markets, exploration and convenience matter more.
  • The power of social media. Social networks are the places where connected consumers spend the largest amount of their time online. Social networks and social marketing are very effective in generating brand interest and purchases among younger consumers. However, the number of users on a social network is not necessarily an indication for engagement or, importantly, purchases. Furthermore, different social media sites display different usage patterns in different countries.
  • The convergence of physical and online stores. While most purchases today are still made in store, more than half of the survey respondents say they prefer shopping online as well as the online experience. Connectivity does not mean that consumers do everything online, but being connected offers access, speed, and convenience, and enhances the overall the experience. 


  • Approfondimento:
    http://www.atkearney.com/consumer-products-retail/connectedconsumers/full-study/-/asset_publisher/Aj6WmQ8WDHBx/content/connected-consumers-are-not-created-equal-a-global-perspective/10192

    Nota: la ricerca parla di Interconnessione personale - io preferisco pensare in termini di interconnessione emotiva.
    Dove la connessione non è fatta solo con persone, ma con tutti gli oggetti, gli attori, i soggetti con cui la nostra affettività, emotività si attiva.
    Detta in maniera più banale, qui ci entrano anche le marche e (certi) prodotti, che possono avere un ruolo non banale nella sfera emotiva delle persone e magari riempire vuoti esistenziali che religioni, ideologie, strappi della società hanno aperto nell'anima delle persone.

    Cito da "Strategia Digitale"*:

    Si potrebbe scrivere un’enciclopedia su come l’arrivo di internet abbia cambiato la società e come le persone si relazionino in modo diverso, specialmente per effetto dei social media. L’entrata in questa arena di aziende e organizzazioni, che hanno visto nella possibilità di creare relazioni affettive un vantaggio competitivo, ha cambiato lo scenario del marketing; non si tratta infatti di fare advertising ma di cambiare il modo in cui le aziende prendono posto nel mondo delle persone.

    Di qui nel tempo si sono create attese e aspettative relativamente all’approccio di relazione delle e con le aziende. Non è detto che tutte si debbano relazionare - anzi: molte marche non sono titolate a relazionarsi ma solo a informare (va benissimo offrire sconti senza pretendere di essere grandi amici). È, in effetti, un errore abbastanza grave pretendere a tutti i costi di avviare una relazione o di costruire una “community” con persone che non ne sentono il minimo bisogno. Forse la nostra marca o il nostro prodotto non sono in grado di suscitare emotività, coinvolgimento, forse possiamo al massimo suscitare un sorriso - che sicuramente influisce sulla percezione e forse sulle preferenze d’acquisto. Sicuramente non possiamo imporre un’interazione se non siamo interessanti. Qui i casi sono due: non siamo stati abbastanza bravi nel nostro marketing, oppure il nostro prodotto proprio non ha speranze. È vero che con tempo, denaro e costanza, probabilmente si riesce a costruire un immaginario e una relazione su quasi qualsiasi cosa, usando professionisti capaci e dandosi un orizzonte temporale. D’altra parte però è sano domandarsi se il gioco vale la candela. Se questi investimenti di lungo periodo davvero porteranno risultati tali da giustificare i costi. Se davvero, una volta riusciti a trasformare la nostra marca di bulloni in un lovemark, riusciremo a sbaragliare la concorrenza sui prezzi dei cinesi.

    * Strategia digitale. Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e i social media

    mercoledì, gennaio 21, 2015

    Bello: sei tu il fotografo della prima pagina. Sul serio. Samsung.



    Bella operazione promozionale di Samsung in Svizzera, che mette al centro le persone, le rende protagoniste... anche se non si vedono :-)

    Già, perché se in genere si propone di diventare il testimonial, l'attore, di avere la tua foto in prima pagina, questa volta si propone di essere il fotografo (usando, virtualmente, un Galaxy Alpha) - la cui foto (di una bella modella) va in prima pagina.


    Breve: un piccolo sito (molto ben studiato) simula una sessione fotografica in studio.

    Con rapidità di riflessi, il giocatore dovrà catturare la migliore posa della supermodella Ronja Furrer (in realtà gli scatti possibili - ovvero il numero di frames in HD che si possono catturare sono circa 6300... più che abbastanza per beccarne uno buono :-)

    Lo scatto migliore è poi finito in prima pagina del quotidiano 20 Minuten.


    Ecco il video:




    lunedì, gennaio 19, 2015

    Ricerca (scaricabile): la Rete incorona il Private Label - minor costo, stessa qualità

    Segnalo questa interessante ricerca fatta da The Fool, attraverso un profondo e mirato ascolto della rete, sulla percezione delle private label.

    Ma prima un caveat. 
    Come tutte le ricerche  anche questa ha dei limiti. E le ricerche sull'ascolto ci fanno ascoltare solo quelli che parlano. Le cui opinioni possono essere o meno rappresentative di quelli che non parlano. 

    Che a volte sono una maggioranza. Silenziosa. (per approfondimenti, si veda questo mio post).

     Detto questo, si riconferma che in tempo di crisi e di tagli alla comunicazione, le marche private dei supermercati rappresentano un competitor durissimo per le marche. 

    In questo scenario complicato dove la Grande Distribuzione è un alleato insostituibile (perché ti mette in vendita i prodotti) e un concorrente temibile (perché i prodotti te li copia e ti fa una concorrenza molto dura).

    Dove quindi per vincere è fondamentale l'innovazione continua e la comunicazione, per costruire la percezione della differenza tra la tua marca e quella del supermercato (sperando che esista davvero: è sempre interessante leggere le etichette e scoprire chi produce i prodotti a marchio commerciale).

    Parliamo ora della ricerca, di cui riporto alcuni estratti. Dove una delle cose più interessanti è il fatto che in molti casi queste marche ben percepite, a marchio della catena, non comunicano sui social o non comunicano come potrebbero.

    Dove quindi (ipotizzo) c'è un fenomeno di vampirizzazione della comunicazione del marchio imitato. La GDO lascia che i grandi brand costruiscano la percezione di una categoria di prodotto, di un tipo di prodotto, ingrediente, concetto... e poi cercano di fare in modo (principalmente con il packaging) di far pensare alle persone "ah, ecco, questo è uguale ma costa meno e va bene lo stesso".

    Cito:

    "Uno studio prodotto sull’analisi di migliaia di conversazioni della Rete relative alla attenzione e percezione dei prodotti a Marca del Distributore nella Grande Distribuzione Organizzata ed alla attenzione ai Social delle principali realtà di settore."

    "Il consumatore sui Social apprezza i prodotti a Marca del Distributore, che ritiene uguali (quando non superiori) ai prodotti di Marca dell’Industria e ne discute sui Social scambiando esperienze e consigli."

    "La diffidenza o la scarsa opinione verso questi prodotti è bassissima (inferiore al 6%) mentre per oltre un terzo (36%) dei consumatori che discutono online i prodotti a Marca del Distributore rappresentano un prodotto “a qualità uguale a quello a Marca Industriale”. Non solo: per una importante percentuale degli utenti (27%) della Rete il prodotto a Marca Privata rappresenta una scelta “smart”, soprattutto in un momento caratterizzato da stress finanziario verso le famiglie italiane, poiché classificato come “a stessa qualità e minore prezzo”. Una significativa percentuale del campione inoltre (30%) ritiene addirittura la Marca Privata “migliore del prodotto a marca industriale” soprattutto in funzione del rapporto qualità-prezzo e del comparto dei prodotti Biologici dove la Marca Privata pare rivestire un ruolo di primaria importanza nelle opinioni dei consumatori.

    A questa attenzione da parte degli utenti non corrisponde invece altrettanta attenzione da parte dei principali Brand del settore: ben il 52% del campione dei 34 Brand indagati risulta assente da qualunque Social Network, con assenze eccellenti anche di marchi di primaria importanza sul territorio nazionale."

    "Tra le Marche Private più discusse online appare in predominante posizione COOP, seguita da Eurospin, Esselunga, Carrefour, Lidl e Conad: gli utenti della Rete usano per informarsi e commentare i prodotti di Marca Privata i Social Network (24%), i Forum (26%) e ruolo fondamentale ancora una volta è rappresentato dai Blog (42%) mentre solo una esigua parte (8%) utilizza le news tradizionali come fonte informativa."

    La ricerca è interessante e la potete scaricare qui:


    Potete anche scaricare l'estratto della ricerca Brands & Social Media sulla GDO fatta dall'Universtà Cattolica e da Digital PR qui, ricerca per certi versi complementare: