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lunedì, marzo 21, 2016

La Checklist della Strategia Digitale (Parte #4)

http://www.gronefeld.com/uploads/styles/watchmaking_big/contents_gallery/watchmaking_09.jpg
Proseguiamo il nostro viaggio nella Strategia Digitale, attraverso una checklist (a puntate) che, se da un lato è il check finale della solidità della nostra strategia, dall'altro è uno strumento utile da utilizzare prima e durante lo sviluppo della strategia - per farla buona la prima.

Il primo tema di oggi è:


Domanda #7: Ci siamo ricordati di "parlare con" e non (solo) "parlare a" ?


L'approccio in cui la marca ( o l'organizzazione) parla dall'alto, infligge o propone messaggi a un'audience si chiama sostanzialmente pubblicità. 
Che poi sia uno spot, un pubbliredazionale, un depliant inviato a casa... sono sfumature, technicalities, ma il modello è quello pubblicitario.

La parte più ideologica della rete sostiene che non si possa più, online, "parlare a" senza sollecitare una conversazione. Un buon esempio, citato a proposito e a sproposito, è il Cluetrain Manifesto.

Dalla mia esperienza emerge che ciò non è per niente vero. Anche perché:

- Nessuno di noi ha la voglia e il tempo di "entrare in conversazione" con una marca per qualsiasi cosa vediamo su Facebook.

- Per molte cose ci va benissimo di essere semplicemente informati, senza dovere investire tempo a costruire improbabili relazioni su oggetti verso i quali abbiamo magari forte curiosità ma un limitato investimento emotivo, coinvolgimento



- Molte persone non hanno molto da dire e molte marche / prodotti non hanno la possibilità di essere dei lovemark, oggetti di affetto e conversazione.. ma non per questo devono smettere di comunicare e fare business, spesso profittevoli

- Provate a non investire in adv su Fcebook e poi vediamo quanti follower, quali numeri riuscite a fare sperando solo nella reach organica...

Detto questo, l'opportunità di fare il salto quantico è quella di entrare in relazione con le persone. Che poi conversino, mettano like o meno, è un'altra faccenda. L'importante è come si sentono rispetto a noi.

Se si sentono un target da mungere, come da modello classico o se sentono che la marca li vede come stakeholder. Se si sentono utili idioti con la carta di credito (e ci può stare, dipende dalla situazione) o in qualche modo comproprietari della marca e dei suoi destini.



Se sentono la marca distaccata, arrogante, che si disinteressa ai suoi consumatori - o peggio ancora che fa finta di interessarsi e di curarsene. Che a parole "mette il consumatore al centro" ma che nella realtà dimostra invece che è una mission scritta per fare bella impressione ma lontanissima dalle pratiche quotidiane dell'impresa.

Domanda #8: i nostri "Communication concept" sono chiari?


In sostanza, non è che qualcuno esposto alla nostra comunicazione si domanda che cavolo stiamo cercando di dire?



Tutta la storia la teoria e gli esperimenti in comunicazione dimostrano la stessa cosa: se non dici chiaramente alle persone cosa vuoi e perché lo vuoi, nessuno o quasi lo farà.

Se il tuo concetto di comunicazione, il messaggio centrale non è chiarissimo, non passerà.

Domandatevi perché i produttori di detersivi hanno per anni speso miliardi dietro a un tema così banale e scontato, ripetitivo come "lava più bianco".

Perché sono scemi? No, perché sono smart.



Perché grandi aziende investono soldi veri in ricerche e misurazioni per vedere cosa funziona e cosa no. E decidono della loro comunicazione non sulla base della pancia, dei gusti personali, della voglia di fare cose diverse.

Decidono sulla base di informazioni su cosa funziona e cosa meno.

E se noi ignoriamo questo fatto e ragioniamo solo sulla base dei nostri gusti, gli stupidi, quelli che fanno danni siamo noi, non le aziende.

Anche perché in genere (l'ho detto mille volte) noi non siamo il target.


http://www.isocial.it/analfabetismo-funzionale-italia-regno-dei-somari/
E se tutti sono su Facebook, il rischio è che su quella piattaforma ci ritroveremo a comunicare con un numero significativo di quei numerosissimi italiani affetti da analfabetismo funzionale, da analfabetismo di ritorno.

Da scarsa cultura, dal non leggere mai un libro, dal non essere attrezzati per gestire concetti complessi o espressi in modo sofisticati.

Di nuovo, l'abbiamo detto, occhio al target e al saper entrare in relazione con lui, con il suo linguaggio, con i suoi processi.

Per questo dobbiamo essere chiarissimi. Essere "single minded". Sappiamo da decenni e decenni che se diciamo una cosa sola, siamo laser focused, il ricevente forse la capirà. Se diamo due o più messaggi, il tasso di corretta decodifica cade.

Se non esprimiamo in modo focalizzatissimo cosa vogliamo che la gente capisca, pensi, come chiediamo che modifichi la propria opinione, la propria percezione, il proprio comportamento.. beh, ci andiamo a complicare da soli una situazione già complicata di suo.

Dobbiamo quindi essere molto semplici e trasparenti.
Cosa promettiamo e come/perché pensiamo di poter mantenere la promessa.
Cosa vogliamo, perché lo vogliamo e perché le persone dovrebbero darci retta, quali vantaggi/risultati otterranno.
Più siamo semplici più siamo anche smart, spesso. E maggiore la probabilità di essere capiti e di generare una reazione positiva.



------ *MESSAGGIO PROMOZIONALE / COME APPROFONDIRE *-------


Come accennato in apertura, questo post è un approfondimento al nostro manuale "Strategia Digitale". Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media.

Per chi non lo conosce, qualche rapida informazione. 

Intanto dalla sua uscita è più o meno costantemente tra i libri della categoria "business" più venduti su Amazon, su carta e in formato Kindle. 

Anzi, per un paio di giorni siamo stati il libro in assoluto più venduto su Kindle in Italia (ok, l'editore aveva fatto un taglio prezzo molto notevole :-).

Ma ecco una breve descrizione di cos'è:

Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri che "spaccano paradigmi", che fanno della gran teoria del futuro, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Abbiamo cercato di dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo. Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perché con l'agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente "come funziona", visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività - capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori.

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all'indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico

Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo - dato che il digitale l'abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:"Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, appunto, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi."

Ecco i link da dove potete capire qualcos'altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea o ebook).


lunedì, marzo 14, 2016

Ancora preroll... geniali. Come farti vedere la pubblicità (Geico)


Io ho un grande rispetto per le campagne adv di Geico.

Un'azienda che sta riuscendo a usare le specificità del digitale in maniera intelligente.
E ad affrontare (direi brillantemente) la disaffezione verso la pubblicità.

In breve: Pre roll fulminanti, velocissimi. Che partono con la parte più "promozionale", il messaggio di marca, subito. Poi saltano alla fine dello spot, direttamente.


In teoria per permetterti di mollare la pubblicità al più presto e finalmente poter accedere al tuo video.

In pratica... beh, sono dei finail talmente fuori di testa - rispetto all'inizio dello spot -  che uno se li va a vedere, altro che saltarli.

Per riferimento, ricordo che Geico è la società assicurativa dietro ai famosi pre roll "unskippable" di cui avevamo parlato.

Comunque, ecco alcuni di questi spot:





mercoledì, marzo 09, 2016

Un genio (vero) del male: Hawking supercattivo per Jaguar :-)

Avere un testimonial è cosa abbastanza comune.

Avere un Premio Nobel e un genio come Stephen Hawking, non è cosa da tutti.

Specialmente se non si limita ad essere se' stesso, ma interpreta una parte.

Un genio. In questo caso, un genio del male :-)



E, solo su Facebook, un video con 806.000 visualizzazioni
Ecco il video:



(A parte la presenza dell'eminente dottore, non un gran che di spot, diciamocelo, nulla di memorabile. In effetti, il punto di interesse è che si tratta più un'operazione di PR che una grande campagna pubblicitaria)

Comunque, una netta evoluzione rispetto allo spot in cui il professore faceva una rapida comparsata nel 2015:


venerdì, marzo 04, 2016

Ci mancava solo l'app che ti dice se sei bruttarella... per il sito d'incontri. Ma l'idea di PR c'è.


Post leggerino del venerdì che racconta di un sito di incontri svizzero.

Si chiama Blinq http://www.joinblinq.com/

Questi signori hanno sviluppato (con una grossa mano esterna) un software di riconoscimento facciale che non solo giudica la tua età, ma anche quanto sei "hot" o meno. 

Sul sito di incontri... potevo rimanere offeso (scusate, non ho resistito)
Tutte cose che, dette così, lo dovrebbero rendere popolarissimo fra i suoi utenti, immagino.

In realtà al momento sembra un gran colpo di PR. E la cosa ha senso, adesso vi spiego perché.

In primis, si mette il tutto su un sito a parte:

Un sito che va a misurare "come uscirebbe" una tua foto (da postare poi nel sito delle anime gemelle).

E allora, un po' per curiosità, un po' per validare il proprio ego, un po' per testare le immagini a disposizione per scegliere quella più efficace da postare... questa app ha fatto un paio di milioni di visite... e ha costruito awareness per il servizio di incontri. Quindi - almeno potenzialmente -  business.



 bello il caveat "tarato sui gusti svizzeri".



Approfondimento:


venerdì, febbraio 26, 2016

Avete paura di volare? Ecco l'app per voi...


Bella idea (anche se l'esecuzione mi lascia un po' freddino). Post leggerino del venerdì.

In sostanza l'insight è che c'è gente che ha paura di volare, e che il decollo è uno dei momenti che fa più paura.

La trovata è di distrarre i passeggeri, far loro distogliere la mente dalle proprie paure per concentrarsi su qualcosa d'altro.

Approfittando che ora si può usare il telefonino anche in decollo ANA, una linea aerea giapponese, ha realizzato una apposita app.

L'idea: "Puzzle games and music are the top ways to relax in-flight"

Il video che segue presenta l'idea e la sua realizzazione (che, come detto, non mi entusiasma troppo).



A questo punto si può discutere sul valore in termini di marketing dell'operazione.
PR, buzz? Non mi sembra abbia fatto parlare di se' i giornali.

Customer care, coccolare i clienti? Forse, se l'hanno comunicata e hanno reso fasile e popolare il download.

martedì, febbraio 23, 2016

Il primo TEDx in volo: ideona di PR da Qantas per il volo delle startup australiane

O famo strano, facciamolo ad alta quota. No, non stiamo parlando di diventare membri dell'esclusivo Mile High Club ma di un TedX.

Mercoledì 17, sul volo da Sydney a San Francisco (13 ore di volo!) i passeggeri hanno potuto godere del primo TEDx volante. 

Alcuni fra i più interessanti innovatori australiani nel mondo della scienza e della tecnologia hanno condiviso la propria visione a bordo del veivolo (dal vivo per chi è a prua del 747 e con streaming live per tutti gli altri passeggeri).

Se (come probabile) non eravate a bordo di quel volo, ecco uno dei video girati a bordo (che, volendo, potete anche vedere se partecipate al TEDx di Sydney il prossimo maggio).



 Altri video li trovate ovviamente su YouTube.

L'attività, oltre a contribuire in termini generali al branding dell'azienda, a rafforzarne e consolidarne la percezione come azienda che innova, sostiene anche la riapertura della tratta aerea tra Sydney e San Francisco - chiaramente un percorso pensato anche per facilitare i rapporti tra l'Australia e le culle dell'innovazione tecnologica americana.

E quindi, che di meglio per un TEDx di un aeroplano pieno di imprenditori? A bordo, infatti, c'erano anche un gruppone di startuppari australiani, che dopo l'atterraggio si sono fatti un bel giro dei grandi classici (Google, Facebook, Twitter, Singularity University...) per fare il pieno di idee e dare un boost ai loro business plan.

Un caffé offerto a chi riconosce l'oggetto sull'iPad :-)
  
Ed ecco un po' di content lato "press release" che approfondisce il tema:
Remo Giuffré, fondatore del TEDxSydney: "We are thrilled to be partnering with Qantas on this exciting 'Ideas that Travel' adventure celebrating the airline's San Francisco service connecting Australian and US-based entrepreneurs.

Some of the most exciting speakers from TEDxSydney alumni will be sharing their ideas at 30,000 feet while members of our extended networks are anticipating some serious meeting and greeting in the Bay Area next week. We're all looking forward to hearing more about those experiences at TEDxSydney 2016 at the Opera House in May."

Ed ecco un po' di approfondimenti, partendo dalla pagina Facebook dell'operazione (interessante vedere che i commenti all'operazione da parte degli utenti tendono ad essere fuori tema e relativi a disservizi reali o percepiti della linea aerea... ma la gente ha bisogno di sfogarsi e lo fa in qualsiasi modo. Quindi sempre prepararsi a reazioni del pubblico irrazionali o poco intelligenti o aggressive...).







mercoledì, febbraio 17, 2016

Ha ancora senso la fotografia, se dal poster ti dico...cosa mettere su Instagram ?


Il fotografo, una volta, era quello che decideva cosa e quando fotografare, per scattare una bella immagine.

Il turista scattava foto sfocate, storte, ma tanto erano dei "ricordi".

Poi c'era il turista con velleità artistiche ma poca disciplina e gusto... e ti rifilava 90 minuti di diapositive orribili.

Ora lo scenario si è rimescolato; la tecnologia, gli smartphone... per molti la reflex è diventato un oggetto ingombrante ed inutile.
Ma forse presto sarà inutile anche l'umano dietro l'obiettivo, inteso come testa pensante :-)

Già, perché il pensiero era quello di trovare la bella immagine... ma adesso, a New York Canon ha predisposto dei poster digitali, che danno in diretta indicazioni su cosa è bello fotografare in quel momento preciso.
E dei camioncini con schermo digitale, posizionati nelle aree di NY più fotografate.


Telecomandando il fotografo e facendo scattare a tutti la stessa foto che tutti posteremo su Instagram, Facebook, Twitter etc etc :-)

In realtà il progetto è un po' più ampio e complesso... include l'ascolto in diretta delle reazioni al progetto sui social e la capacità quindi di reagire in real time... se vi interessa, la cosa da leggere è questa:

lunedì, febbraio 15, 2016

La prima regola dell' (Internet) marketing...

Ovvero un paio di dritte per l'impostazione (strategica) di un'operazione di successo.

La prima regola del marketing (Internet o meno che sia) è: Soddisfare i Bisogni, Esaudire i Desideri 

Chi mi conosce sa che questo è uno dei miei temi "caldi" da digital planner - è una delle basi del marketing, sia digitale che analogico. Per cui ogni tanto ne riparlo, anche per via del ricambio generazionale dell'audience del  blog :-)

A parole, lo sappiamo tutti: la prima regola del marketing è soddisfare i bisogni del proprio target - e al marketing non importa quale strumento usiamo, importano le logiche di base.
E nemmeno Internet, i social, il digital alle regole elementari del marketing si possono sottrarre.

Guardiamo la rete: a giudicare da quello che si vede, questa regola è stata coscienziosamente tenuta nascosta ad un sacco di operatori del settore.
Non è infatti un segreto che il successo del digital prima, dei social dopo hanno attratto sul mercato un gran numero di "addetti ai lavori", di agenzie, di consulenti, di aziende e "responsabili" che magari ne capiscono di digitale ma che non hanno una specifica preparazione di marketing.

Il punto è che molto spesso ci si concentra sul "cosa possiamo fare" invece che sul perché.

Ci si strizza le meningi per uscire con un'idea di un'app, o di un'azione Facebook, o una trovata Instagram. E, lo sappiamo, la maggior parte di queste operazioni porta zero risultati o giù di lì. Perché abbiamo fatto operazioni che piacciono a noi, ma che non risuonano col cliente.

E allora bisogna essere banali e partire dai basics della strategia digitale: una volta definito il target, è fondamentale analizzare quali sono i suoi bisogni e i suoi desideri.  

I bisogni - ovvero ciò di cui il nostro target necessita da un punto di vista razionale. I desideri sono invece legati a sfere molto meno razionali… e spesso molto più potenti, tanto da avere spesso la meglio sui bisogni.

Il mio cliente, se sta cercando un automobile on-line, sente probabilmente il bisogno di conoscere le caratteristiche, le prestazioni, i prezzi, per poter effettuare una scelta razionale tra i vari modelli. Ma, anche se non lo dichiara, desidera probabilmente esprimere qualcosa di se' attraverso la scelta della propria auto; affermare il proprio status sociale, sedurre, sentirsi più giovane.

In ogni mercato, per ogni prodotto c'è un diverso mix di bisogni / desideri. Per questo, lo skill più importante per una persona di marketing digitale non è quello di essere un mago delle tecnologie ma è invece : mettersi nei panni del proprio cliente

Ancora una volta, capire quali siano i suoi bisogni e quali siano i suoi desideri. Capire come possiamo soddisfare al meglio gli uni e gli altri.

Ecco, io sono il potenziale cliente, il prospect.

Vengo esposto, incappo nella comunicazione della marca (sia un sito, un banner, un post su Facebook, un tweet...) non conosco necessariamente questa azienda… devo capire, in pochi secondi "what's in it for me". Devo capire se c'è qualcosa che mi interessa. Devo avere subito una chiara sensazione che farei molto bene a investirci un po’ di tempo,  cliccare su un po’ di link, vedermi un po’ di pagine.


Considerato che nulla è statico ma tutto fluisce ed evolve nel grande fiume della vita, dovrò stare in campana a cogliere i mutamenti, le evoluzioni. E aggiornare la mia strategia digitale, le mie soluzioni in modo da rispondere (e se possibile anticipare) le nuove esigenze.

A questo punto, come un boomerang, rientra in campo il discorso del mix di bisogni e desideri.

Anche perché ci sono casi in cui il nostro prospect non è assolutamente interessato alla nostra azienda e nemmeno al nostro prodotto, in termini 'funzionali'.
Se sono un consumatore e mi interessa relazionarmi con la Nike, mi può interessare molto relativamente (o niente) venire informato delle caratteristiche tecniche dei prodotti. Quello che mi interessa avere è emozione. Quello che desidero ottenere è la capacità di suscitare emozioni negli altri. Indosso un prodotto come un grosso cartello, scelgo una marca in base a quello che intendo urlare (o sussurrare) agli altri.

E quindi lo stile, il linguaggio, la natura stessa del sito da costruire dipendono fondamentalmente dai valori della mia marca (se ne ho), dalla natura del mio mercato, dalle esigenze del mio target.

E, come esiste un mix tra bisogni e desideri, nello sviluppo di un sito occorre trovare il giusto mix tra informazione ,  servizio ed emozione.

Parliamo di emozioni. Ogni azienda deve suscitare la giusta emozione. L'emozione che devo ricevere acquistando un vestito firmato da 10.000 euro è, con ogni probabilità, diversa da quella che provo concludendo un contratto con un fornitore di macchine utensili. Ma entrambi i brand devono saper comunicare i propri valori, sapersi costruire una immagine, essere percepiti nella maniera più appetibile possibile: devono assumere il valore di  simbolo della soddisfazione dei bisogni e dei desideri dei propri clienti.

E’ fondamentale rispettare questa regola anche su Internet. E’ la nostra faccia, che stiamo presentando. La nostra reputazione.

L'informazione è, almeno in teoria, la parte più facile da dare. Ogni azienda freme dal desiderio di inondare il consumatore di informazioni sul proprio prodotto…anche se spesso in rete non si riescono a trovare proprio quelle informazioni che più ci interessano o si annega tra un marasma di informazioni inutili che impediscono di arrivare rapidamente a ciò che ci interessa.
La questione di quanto e cosa dire è una di quelle che vanno osservate con un occhio altamente critico. Ho messo tutto quello che serve? Ho messo cose che non servono? Sono pregnante o futile? Sono chiaro o sono fumoso?

E' una questione di stili.
Ritornando un passo indietro, lo stile di un sito, il suo modo di comunicare, le emozioni che genera non possono non essere allineati ai valori del proprio brand.
Il linguaggio del proprio sito deve essere appealing per il proprio target.
Il percorso su cui guido il mio visitatore all’interno del sito deve essere funzionale alle sue aspettative.

Dipende da cosa cerca il mio visitatore. Ancora una volta, la chiave è comprendere la domanda, produrre risposte adeguate.

La solita vecchia storia, valida per le aziende come per i consulenti delle aziende, per i brand manager come per i digital planner: dare di più ma, sopratutto, pensato meglio.



lunedì, febbraio 08, 2016

Usare Instagram per raccontare una storia.. video, Land Rover


Come forse saprete, da pochi giorni è finito un mito - è stata interrotta dopo decenni la produzione del mitico Land Rover Defender (ne ho avuta una, un po' mi manca).



Ma la vita va avanti e anche il business: e così per gli altri veicoli della marca ex inglese, negli USA segnalo una una peculiare operazione su Instagram.

Proprio su Instagram hanno raccontato due storie (già, storytelling) ma la caratteristica particolare è di aver usato lo spazio in modo da costruire una visione panoramica. 

E di permettere di seguire multimedialmente la storia perché non si sono publicate solo foto ma anche video... cliccate qui

Riguardo alle storie (un po' minimal, diciamocelo): la prima parla di una coppia e del suo viaggio nella natura, attraverso la Sawtooth National Forest in Idaho sulla loro Land Rover  @SolitudeInSawtooth, la seconda storia @BrotherhoodOfWonderstone mostra l'esplorazione di due fratelli (di un posto in Utah).

Insomma, guardate le foto e visitate gli URL delle storie.



Land Rover (Instagram Adventures) - Discovery Sport from Roy Torres on Vimeo.









Approfondimenti:

http://www.lbbonline.com/news/yr-new-york-heads-on-an-instagram-adventure-with-land-rover/

http://www.creativeguerrillamarketing.com/social-media-marketing/land-rovers-instagram-adventure-story-is-absolutely-mindblowing/ 


http://cdn.notube.co/55cb662708272c03007da3bc/high.mp4

giovedì, febbraio 04, 2016

Google ha distribuito più di 5 milioni di visori per la Realtà Virtuale... #GiovedìVR



Oggi è giovedì, quindi parliamo di realtà virtuale - un tema dove i big sempre più pare vogliano scommettere duro.

Un tema che quindi o ci cambierà la vita o sarà un altro inceneritore di risorse finanziarie spese dietro a quello che "avrebbe potuto essere".

Se Facebook, Sony e altri hanno fatto grande rumore e PR sul tema della Virtual Reality, Google è stata un po' più di basso profilo nella comunicazione.

CardboardHa però fatto dei fatti - il suo Cardboard è il visore VR più diffuso al mondo, con oltre 5 milioni di pezzi venduti (e ci credo, costa pochi euro e al limite uno se lo può anche autocostruire... e sfrutta il nostro smartphone, senza costringerci a comprare hardware aggiuntivo).



La sua app per visualizzare i filmati /app di Virtual reality è stata scaricata 25 milioni di volte. Centinaia di migliaia di ore di filmati VR sono stati consumati su YouTube.

Ora il tono della comunicazione si è alzato, con Google che annuncia l'apertura di una divisione vera e propria dedicata al tema.

E' chiaro che immergersi in una realtà artificiale ma convincente è una opportunità potenziale pazzesca per il mondo dei giochi, del turismo virtuale e (come abbiamo già detto) delle luci rosse.

Nei piani di Google c'è sicuramente un forte coinvolgimento di YouTube - che cavalcherà seriamente i contenuti VR e una partnership con GoPro (che ha prodotto una - costosissima - professional camera per filmare in Virtual Reality).

Qui è dove vi metto un video che approfondisce cosa sta pensando di Fare Google:


Google has big plans for VR, but it's starting with something small: a piece of cardboard. We go behind the scenes with the new Google Cardboard and a crazy GoPro camera rig.

Interessante l'articolo di ITespresso, che da' un contesto:
"Secondo una ricerca targata SuperData, nel 2017 saranno venduti 70 milioni di dispositivi di Realtà virtuale (VR). Il mercato dei visori per la virtual reality (VR), forte di 70 milioni di unità, genererà un giro d’affari pari a 8,8 miliardi di dollari di fatturato sul versante hardware e 6,1 miliardi di dollari su quello software."



Approfondimenti:
http://www.alphr.com/google/1002416/google-opens-dedicated-virtual-reality-division
http://recode.net/2016/01/29/google-adds-design-oomph-to-virtual-reality-unit-as-apple-enters-the-fray/
http://fortune.com/2016/01/27/google-cardboard/
http://www.lastampa.it/2016/01/28/tecnologia/realt-virtuale-tutti-i-numeri-di-google-cardboard-ll7lmj1rv2s39Vyw0E9jcO/pagina.html




martedì, febbraio 02, 2016

Il prestito sociale (di oggetti) sulla cassetta della posta. Bella idea.

Non è proprio un'operazione di comunicazione "commerciale" come la definiamo noi, ma è un interessante esperimento sociale di interazione e, in fondo, di umanizzazione dei nostri rapporti col vicinato.

Il grande classico: non conoscere bene o per nulla le persone che vivono a pochi metri da noi.


Per stimolare quindi lo scambio di idee, emozioni, pensieri, relazioni, c'è chi ha pensato di passare attraverso lo scambio di oggetti.

In breve: si appone sulla propria cassetta della posta uno o più adesivi indicanti gli oggetti che siamo disponibili a prestare al vicinato.

E il gioco è fatto.

Dentro, c'è anche un pensiero ecologico, di downshifting, di non comprare 10 trapani quando basta comprarne uno e imprestarselo tra vicini (e così chiudono le fabbriche di trapani...)

Una mappa aggiornata degli adesivi "installati"

"That is how you can stand up for a reasonable, sustainable way to use consumer goods in your own neighbourhood, build a local network, get to know your neighbours better and buy less all together! The aim of the project Pumpipumpe is to make sharing-friendly neighbours and their objects visible and so to promote the sharing of consumer goods. With Pumpipumpe this does not happen on the Internet, but with little stickers on the letterbox, where neighbours and local residents walk past every day.That way you are able to directly contact each other to borrow a bike-pump, drill or a fondue set, get to know each other better and have to buy even less equipment."

Il tutto nasce da un'associazione svizzera: "The Pumpiumpe Association stands up for a conscious use of our consumer goods and wants to improve social interaction in urban neighbourhoods. We therefore promote the sharing of our rarely used personal belongings."

Gli adesivi si comprano on line (5 euro) da www.pumpipumpe.ch  e così finite pure sulla mappa (anonimamente, ofc)

Ecco il video:

 

mercoledì, gennaio 27, 2016

Parte #2: Checklist della Strategia Digitale (per PMI e non addetti ai lavori)


Come promesso o minacciato, ecco la seconda puntata di quella che possiamo definire la checklist base della strategia digitale.

Se volete, diciamo le 10 domande da farsi (magari a strategia stilata su innumerevoli slide di PPT) per non fare troppi errori :-) - un materiale integrativo e di accompagnamento a quanto scritto nel nostro libro "Strategia Digitale" (se non sapete cos'è, ne parlo in fondo).

Le prime due domandone  le ho pubblicate la settimana scorsa e le trovate qui.  Le altre seguiranno prossimamente.

Prendete queste come stimolo e spunto di riflesssioen e di verifica.
E' importante scaricarsi sulla realtà e non volare solo nell'empireo del pensiero. Specialmente se non avete quell'esperienza e competenze consolidate che hanno gli esperti del settore, quelli navigati.

3. Abbiamo tenuto presente che Execution is Strategy?

Qui introduciamo un altro tema: Execution is Strategy. Ovvero tante slide di Powerpoint, anche se intelligentissime, non contano nulla, se non le scarichiamo a terra. Quindi, siamo sicuri che siamo pronti ad affrontare l'operatività?

Sembra strano parlarne adesso in quella che apparentemente è una fase ancora di sviluppo, finalizzazione del pensiero strategico.

Ma l'operatività ha il brutto vizio di essere spesso complessa e lunga da mettere in pista.

Le risorse difficili da trovare.
Insomma, ci siamo organizzati?
Saremmo pronti (e quando) a partire?
Abbiamo tutto quello che ci serve e abbiamo identificato tutte le persone che ci servono?
(etc)
Il rischio qui è di essere pronti a partire con la strategia... e solo allora partire con l'organizzazione delle risorse. E magari ci mettiamo sei mesi per avere la macchina pronta.

A quel punto siamo cambiati noi, è cambiato il mercato, il contesto... e magari la strategia è da rifare.
Nobbuono.


Un esempio: i tempi che ci siamo dati, sono realistici? 

Meglio sempre darsi ampi margini di sicurezza, è nella natura dei progetti fare tutto il possibile per arrivare fuori tempo massimo.

Cosa deve succedere quando? Qual è la pianificazione temporale delle attività, le date di consegna, pubblicazione, online?

Siamo sicuri che stiamo comunicando nel momento giusto, che non ci sono eventi previsti che distoglieranno completamente l'attenzione del pubblico dalla nostra attività, che non siano momenti "giusti" per noi, che non vadano n conflitto con altre attività di marketing...?

4. Siamo sicuri che il target..

Noi parliamo per definizione a un target, in realtà (chissà perché non lo si dice mai) in genere parliamo a più target e c'è un effetto diffusione. E con i target dobbiamo riuscire a entrare in relazione, dire le cose giuste o anche solo dare, razionalmente e freddamente, le informazioni giuste.

Ad esempio: siamo sicuri che il target lo conosciamo bene? 

Sappiamo davvero (che è diverso da immaginare, intuire...) quali sono i suoi desideri, i bisogni, le paure, le ansie, i desideri. come si sentono, come si comportano... (e qui non aggiungo altro, per non essere banale ma vi invito a guardare queste slide che abbiamo presentato un po' di tempo fa...

Siamo di sapere dove lo posso raggiungere e come si comporta sui vari mezzi e piattaforme?
(etc etc su tutto il tema della conoscenza, degli insight, su cui non mi ripeto).

Ad esempio: siamo sicuri che il target sia quello che noi pensiamo?

Attenzione: normalmente in ogni operazione di comunicazione (o meglio, di marketing), i target cui dobbiamo comunicare sono diversi. 
Ci sono le persone che comprano i nostri prodotti o servizi. 
Ma magari la nostra comunicazione arriva anche alla nostra rete di distribuzione, ai negozianti; viene vista da giornalisti, influencer e blogger, e forma opinione. Può raggiunge stakeholder e investitori, viene vista dai legislatori, che magari un domani dovranno decidere dei destini del nostro mercato... noi ci abbiamo pensato?

I messaggi sviluppati, non mirati a questi target secondari o collaterali, non è che rischiano di crearci dei problemi, urtare sensibilità, toccare nervi scoperti?

Se devo mandare messaggi diversi a target diversi, come faccio a evitare conflitti percettivi su target che li vedano tutti e due? In sostanza, ho allineato bene la mia strategia di comunicazione, con un approccio integrato?

------ *MESSAGGIO PROMOZIONALE / COME APPROFONDIRE *-------

Come accennato in apertura, questo post è un approfondimento al nostro manuale "Strategia Digitale". l manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media.

Per chi non lo conosce, qualche rapida informazione. Intanto dalla sua uscita è più o meno costantemente tra i libri della categoria "business" più venduti su Amazon, su carta e in formato Kindle. Anzi, per un paio di giorni siamo stati il libro in assoluto più venduto su Kindle in Italia (ok, l'editore aveva fatto un taglio prezzo molto notevole :-).

Ma ecco una breve descrizione di cos'è:

Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri che "spaccano paradigmi", che fanno della gran teoria del futuro, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Abbiamo cercato di dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo. Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perché con l'agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente "come funziona", visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività - capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all'indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico


Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo - dato che il digitale l'abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:"Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, appunto, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi."

Ecco i link da dove potete capire qualcos'altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea o ebook).







lunedì, gennaio 25, 2016

PR Non Convenzionali: Far svenire il passeggero, far guidare Indiana - Blue Angels

Tra le attività di supporto al reclutamento dell'aviazione di Marina americana, c'è da decenni la squadriglia acrobatica dei Blue Angels (famosissima).

Diciamo che la squadriglia è una componente portante delle loro Reazioni Pubbliche.

In quasi tutte le esibizioni (e in "experience" ad hoc) la squadriglia riserva da 1 a 3 voli dimostrativi per ospiti importanti.

VIP, Giornalisti - o persone comuni ma speciali (tipicamente persone che hanno un ruolo di ispiratori dei giovani, quindi un po' coinvolgimento di influencer, un po' riconoscimento e ringraziamento del loro lavoro per la comunità...

Btw, la US Navy, la mamma dei Blue Angels, è sensibile al ruolo degli influencer e aveva invitato un gruppone di blogger US a vivere per un giorno la vita di una portaerei....

Insomma, una experience fuori dal comune, per creare buzz e appeal. Un'operazione di PR alle loro PR. 

Ecco due casi, due filmati: uno un po' più datato in cui addirittura il volante viene lasciato a Harrison Ford (che ha una lunga esperienza da pilota e sa quello che fa).

Nell'altra è stata scelta una signorina per il suo ruolo di ispiratrice dei giovani (è una campionessa di dragster, una sportiva).

Questa sviene, a un centro punto, ma è felicissima lo stesso.

By the way, specialmente nel caso della signorina di cui sopra, li vedrete fare cose strane e emettere dei suoni. Si tratta delle "manovre anti G", degli esercizi che respingono il sangue (spinto verso le estremità dalle accellerazioni dell'aeromobile) verso la testa.
In poche parole: o fate così o svenite.

Lo fanno tutti  i piloti di jet veloci. Aiutati da speciali tute che comprimono gambve e addome.. ma di questo magari parliamo in un altro blog.

Ecco i video:





venerdì, gennaio 22, 2016

Rocky (il nuovo film) e l'Ambush per chi prende le scale. Guerilla, divertente

Forse qualcuno di voi lo sa già, ma è in arrivo un nuovo film della saga di Rocky (l'ennesimo).

Per promuoverlo, è stata realizzata un'operazione guerrigliera, per creare buzz, in metropolitana, a Londra.


Troppo facile prendere le scale mobili, Rocky non l'avrebbe mai fatto.

Per chi prende le scale (e quindi, diciamo, si allena)... una fanfara celebra l'impegno ovviamente con il tema del film) e un pubblico entusiasta di supporter lo acclama.


Di nuovo, il classico ma potente tema di rendere "mr. Nessuno" il protagonista, l'eroe.

Un operazione molto "Feel Good", un sacco di buone vibrazioni :-)






E con questo, buon venerdì.

Ma prima vi devo raccontare un aneddoto correlato.
Molti anni fa ero a Londra, probabilmente in quella stessa stazione.

Un tizio giovane di colpo parte e inizia a cercare di risalire, correndo, la scala mobile che scende (si era prima di Internet e del guerilla, era proprio roba sua).

Gli inglesi per i primi 20" lo guardano malissimo (non esistevano gli smartphone, quindi non si sono scatenati a fotografarlo e condividere), anche se la scala mobile era in quel momento deserta, a parte lui che cercava di batterla. 

Dopodichè è scattato il mitico senso sportivo degli abitanti di Albione e in pochi secondi decine di persone di tutte le età e di tutti i ceti hanno iniziato a incitarlo, a fare un tifo straordinario. E il tipo, stremato, dopo una intensa battaglia con gli scalini, ce l'ha fatta ed è arrivato in cima.
Lì si che ci sarebbe voluta la fanfara.


martedì, gennaio 19, 2016

La Checklist della Strategia Digitale (in particolare per PMI e non addetti ai lavori): Parte #1


Iniziamo il 2016 con una serie di post a tema, con cadenza abbastanza regolare - pensati per i "non addetti ai lavori" e le PMI.

L'idea, che mi è stata suggerita da alcuni miei studenti, è quella di fare dei post veloci, un po' stile checklist; non tanto per spiegare dei concetti (di per se' abbastanza di base) quanto per proporre dei percorsi di lavoro sulla strategia... per chi non è particolarmente esperto.

Quindi un materiale integrativo e di accompagnamento a quanto scritto nel nostro libro "Strategia Digitale" (se non sapete cos'è, ne parlo in fondo).

Partiamo da quelle che potremmo chiamare le 10 regole d'oro di un progetto di strategia... o meglio dalle 10 domande da farsi per non fare troppi errori :-)

Partiamo oggi con le prime 2. Le altre seguiranno prossimamente.

1. Siamo proprio sicuri di aver definito obiettivi specifici, comprensibili, misurabili - per ogni piano, per ogni attività?


*Alla base della strategia ci sono obiettivi chiari?

Se non sappiamo bene dove vogliamo arrivare, faremo molta fatica a andarci. Se questi obiettivi non ci sono, forse stiamo parlando di tattiche, di esperimenti, di provare a vedere un po' cosa succede, per imparare.

*Gli obiettivi sono misurabili?

Altrimenti come potremo sapere se li abbiamo raggiunti o no?

E come potremo riportare ai capi, colleghi, soci, cosa racconteremo del progetto, cosa avremo imparato, se tirando a un bersaglio non sappiamo quanti punti abbiamo fatto e in che direzione stanno andando i nostri colpi?

*Gli obiettivi sono specifici e focalizzati, non vaghi e generali?

Dobbiamo definire in dettaglio cosa vogliamo conseguire. “Diventare ricchi e famosi” non è un buon obiettivo. “Entrare nella top ten dei giocatori mondiali di tennis” è un obiettivo decisamente migliore, perché ci permette di orientare la nostra azione. 

“Migliorare la nostra immagine” è un obiettivo troppo vago. “Essere percepiti come il ristorante con il miglior rapporto prezzo/qualità della città” è un buon obiettivo, così come lo è voler diventare il miglior ristorante della città (ma rispetto a quale classifica?). E da obiettivi diversi nasceranno naturalmente strategie differenti.

* Sono comprensibili e condivisi/condivisibili all’interno dell’azienda?


* Sono raggiungibili in pratica, fattibili? Ambiziosi sì, irrealistici no.


* Sono razionali ma coraggiosi? L’azienda non può essere guidata da obiettivi dettati dalla paura, che porta alla passività, al non fare per non sbagliare.


2. Perché noi? 


*Con tutta la concorrenza, con tutte le cose fantastiche che le persone possono guardare, fare comprare, perché proprio a noi dovrebbero dare retta?

*In cosa siamo diversi, superiori?

*In che modo miglioriamo la vita delle persone, facciamo la differenza?

*Perché il mondo non sarebbe lo stesso, se non ci fossimo?

*O almeno, c'è un qualche straccio di motivo per cui una persona nel possesso delle sue facoltà mentali potrebbe preferirci a concorrenti, prodotti sostitutivi, altre cose che potrebbe acquistare con i soldi che ha in tasca...?

Se qui non abbiamo risposte, non è un problema della comunicazione. E' che il nostro business, il nostro prodotto non è basato su basi solide. Non c'è stato un pensiero di marketing a monte.

------ *MESSAGGIO PROMOZIONALE / COME APPROFONDIRE *-------

Come accennato in apertura, questo post è un approfondimento al nostro manuale "Strategia Digitale". l manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media.

Per chi non lo conosce, qualche rapida informazione. Intanto dalla sua uscita è più o meno costantemente tra i libri della categoria "business" più venduti su Amazon, su carta e in formato Kindle. Anzi, per un paio di giorni siamo stati il libro in assoluto più venduto su Kindle in Italia (ok, l'editore aveva fatto un taglio prezzo molto notevole :-).

Ma ecco una breve descrizione di cos'è:

Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri che "spaccano paradigmi", che fanno della gran teoria del futuro, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Abbiamo cercato di dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo. Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perché con l'agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente "come funziona", visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività - capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all'indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico


Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo - dato che il digitale l'abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:"Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, appunto, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi."

Ecco i link da dove potete capire qualcos'altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea o ebook).