martedì, dicembre 19, 2006

La brand experience? Ora si fa sul web

"Interessanti, creative, ironiche, intelligenti: le testimonianze presentate durante il “Multimedia Branding” 2006 ..."

Segnalo questa sintesi del Business Talk Show che ho avuto il piacere di moderare qualche giorno fa... ( e c'è anche il video, così potete vedere quanto sfiguro rispetto a Maurizio Costanzo...)
I 10 film virali che dovete assolutamente vedere

Segnalo questo pezzo di Advertising Age, la più ufficiale delle riviste di pubblicità e comunicazione...
"For better or worse, it was the year of the viral video. We detail the ones you should know about so you don't embarrass yourself around the office water cooler."

http://adage.com/digital/article?article_id=113933

lunedì, dicembre 18, 2006

Kentucky Fried Chicken abbandona i suoi giocattoli. E BG limita la pubblicità.

KFC, nel Regno Unito, eliminerà i giocattoli dai suoi menù per bambini (una volta, ovviamente, terminata la campagna promozionale centrata sui personaggi del film di animazione "Happy Feet").

Si tratta della seconda mossa all'indietro da parte di catene di fast food operanti in UK dopo l'annuncio di Burger King - che dal 22 dicembre smetterà di passare la propria pubblicità nei programmi televisivi dedicati all'infanzia.

In entrambi i casi si tratta di una mossa volta ad anticipare una decisione dell'Ofcom (l'ente regolatore della comunicazione nel regno britannico) - che ha fatto chiaramente capire la propria intenzione di proibire a breve termine la comunicazione volta a promuovere prodotti alimentari che l'ente consideri poco salutari...

Queste operazioni "censorie" sono destinate a suscitare non poche polemiche, generalemente sul tema della libertà di scelta e dell'autodeterminazione, per lo meno quando si tratti di target adulti.

Da genitore, anche se coinvolto nel mondo della comunicazione e del marketing, non riesco però a trovare questa forma di pressione così negativa, anzi, tutto sommato l'approvo calorosamente.... (basta guardarsi intorno e vedere quanti bambini sovrappeso ci sono in giro, se le fredde statistiche sull'obesità infantile non bastano a convincerci...)

mercoledì, dicembre 13, 2006

Ikea prova l'e-commerce e vi invita al beta test

A partire dal 2007 IKEA proverà la vendita on line dei propri prodotti.
Inizialmente disponibile solo nella zona di Nottingham, è previsto che la vendita si estenda a tutto il Regno Unito (chiaro, in caso funzioni).

L'azienda svedese comunica che circa un 70% del catalogo sarà disponibile per l'acquisto online - con costi di trasporto variabili tra gli 11 e i 50 euro a seconda della dimensione dell'articolo, in una mossa di aggiustamento del pricing per non rendere l'online eccessivamente concorrenziale con il negozio fisico (dove il trasporto ce lo mettete voi - e dio sa quanto pesano i divani....)

In una mossa molto Ikea, anche se il sistema di e-commerce non è ancora operativo, l'azienda invita i visitatori del sito inglese a provare la versione beta prima del lancio e a fornire commenti/feedback.

Links:
FAQ Ikea UK (contiene anche le FAQ sull'ecommerce)
FAQ "how to shop online" di IKEA
Il Negozio Online di IKEA


Mestoli e padelle ascoltano le community: un’intervista

Si sente spesso dire che ascoltare le Community è difficile – eppure ci sono aziende che ci riescono - e bene. Ecco un esempio. Su Apogeo On Line questa settimana. una intervista su come una PMI è riuscita ad ascoltare le Community (di casalinghe...) per migliorare il proprio business.

L'articolo lo potete leggere qui

domenica, dicembre 10, 2006

Sono un blogger di Serie C :-)

Probabilmente, dopo il mio post di qualche giorno fa, qualche anima pia si è commossa e mi ha linkato nel suo blog, facendomi salire di un posto nella classificazione di Technorati.

Adesso mi mancano solo altri 84 blog che linkino al mio e saro' promosso in serie B...
A Natale gli annunci di Kraft profumano di cannella...

La rivista "People" è un magazine piuttosto popolare negli USA - tratta di celebrità e casi umani, con oltre 3,7 milioni di lettori e un fatturato di 1 miliardo e mezzo di dollari (fonte: wikipedia)

Da qualche anno si sono inventati la tradizione di farsi sponsorizzare il numero di Natale da una grande azienda (mica scemi... e mica per niente l'organo ufficiale della pubblicità americana, la rivista Advertising Age, ha nominato People "Magazine of the Year"nel 2005".

Quest'anno (e per il quarto anno) lo sponsor è la multinazionale del cibo Kraft che, per l'occasione ha ritirato fuori dall'armadio della storia pubblicitaria gli annunci "Scratch and Sniff", quelli che se li grattate emanano odori appropriati

Su 31 annunci di Kraft contenuti nella rivista, 5 sono odorosi - come nel caso del formaggio Philadelphia protagonista di una torta di formaggio alle fragole, dei biscotti Chips Ahoy, della gelatina o del caffé alla cannella.

Non solo gli annunci sono odorosi, ma le fragranze sono "embedded" anche in un articolo che include foto di alimenti. L'idea di fondo è di accrescere l'impatto del messaggio per aumentarne il ricordo e aumentare l'effetto del budget pubblicitario.

Approfondimento: articolo sul Wall Street Journal
Il sito della rivista People

Relativamente all'uso creativo degli odori in comunicazione, si veda anche - o meglio si veda e odori - l'incredibile film Polyester di John Waters con l'indimenticabile partecipazione di Divine...




mercoledì, dicembre 06, 2006

Il Re della pizza costruisce la Città della Madonna

Questa settimana su Apogeo...

Nasce negli Stati Uniti (con investimenti miliardari) una nuova città, tanto cattolica da vietare gli anticoncezionali e censurare la Tv. Ma con Internet, come faranno ad Ave Maria City? (l'esempio cinese da' qualche suggerimento in merito....)

leggetelo qui


Last Chance:Workshop "WEB MARKETING"

Ultima occasione per iscriversi al workshop su Tecniche e strategie di marketing per implementare e sviluppare un sito web che terrò il prossimo 14 dicembre 2006 con il supporto della società di Formazione LRA.

Potete ottenere informazioni e scaricare il programma qui

Partecipate numerosi ;-)

lunedì, dicembre 04, 2006

Un caso di Marketing non convenzionale: Borat


Uno dei casi più eclatanti di marketing alternativo degli ultimi tempi è quello legato alla promozione del film Borat (Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan).

Un film divertente, pare (io, lo ammetto, non ho ancora trovato il tempo per andarlo a vedere). Anzi divertentissimo, secondo i miei studenti.

Un film che ha fatto un gran botto: nella prima settimana solo 800 sale avevano accettato di programmare questo strano film. La settimana dopo in fretta e furia se ne sono aggiunte altre 1200, visto il successo che stava ottenendo.

Fatturato: 70 milioni di dollari in due settimane.

Certo, la storia e il surreale personaggio (il reporter Kazakho Borat, antifemminista, orrendamente politically incorrect, grottesco, assolutamente privo di gusto secondo i nostri standard etc etc ) hanno una importanza fondamentale nel successo del film. Ma, secondo gli analisti, moltissimo ha influito la capacità dei markettari di sviluppare un mix esplosivo a supporto del film: guerilla, viral, digital, buzz, ambient...

Il protagonista del film è apparso ovunque e dovunque. Programmi televisivi, eventi, convention, persino lezioni universitarie (l'avessi saputo prima, maledizione, l'avrei invitato alle mie).

Memorabile la sua apparizione al Festival di Cannes, in cui è comparso in mezzo a un pacco di avvenenti signorine sfoggiando il più improbabile dei tanga verdi. Una foto che ha fatto viralmente il giro del mondo.

Forte è stato l'uso di YouTube: invece di considerare il digitale un nemico, il marketing del film l'ha considerato un alleato prezioso, in grado di portare masse giovani a consumare, a pagamento, il "content" sul grande schermo. E giu' trailer, i primi minuti del film e così via. E secondo quanto riportato dal sito www.boratonline.co.uk/ Fox avrebbe pubblicato su YouTube persino le scene eliminate dalla versioen finale del film...

Notevole l'uso del web, con la creazione di un sito web nazionale perfettamente in linea con l'immaginario background del personaggio. E l'occupazione di MySpace, con uno spazio graficamente ricco (guardate, signori web designer, e imparate come si fa!), comprendente il blog del reporter alla scoperta dell'America e ricco di opportunità di interazione e di filmati.

E l'uso di Windows Messenger come contenitore di banner promozionanti la pellicola.

Di certo ha aiutato non poco la reazione del governo del Kazajistan che ha preso pubblicamente le distanze dal film qualche mese prima del lancio, attraverso un annuncio di 4 pagine sul NY Times.

A parte il successo in termini di soldi, da notare il successo di gradimento da parte gli spettatori. Sempre citando il sito di cui sopra...

"15,000 members of the IMDB website have now voted on the Borat movie. It is currently ranked the 149th film of all time.
Interestingly, two thirds of those voting gave it 10 out of 10. The movie is currently rubbing shoulders with classics like Ghandi, The Deer Hunter and Die Hard. Borat is currently ahead of Spartacus (7.9) but 0.1 points behind Monty Python's Life of Brian(8.1)." Tutte le carte in regola per diventare un cult movie.

Un caso dunque molto particolare - al punto che se ci fosse qualche studente particolarmente coraggioso potrei immaginarlo come tema per una tesi di laurea alquanto "alternativa"...

(quanto a me, non so cosa avrei dato per poter essere parte del progetto. Non oso immaginare quanto si devono essere divertiti...)

Links:
Borat in Tanga
Il sito nazionale del Ministero dell'informazione del Kazakhastan
(raccomandato l'uso della funzione "search")
Le informazioni Kazakhe in diretta
Il sito personale del reporter
Clips tratti dai suoi reportage in america
YouTube: 4960 risultati per Borat
Un ottima unofficial page (ma sarà davvero "unofficial"?)
Il MySpace di Borat
Compratevi on line un tanga come quello di Borat (mai più senza)


Online un'altra puntata del mio corso di Internet Marketing per le PMI
sul portale EuroPMI...

Posso creare un mio Blog per il business aziendale?

In questa puntata parleremo di cosa è un blog e a cosa potrebbe servirci.

Durante il corso a puntate di Internet Marketing per le PMI, abbiamo più volte accennato ai blog. E’ giunto il momento di parlarne in maggiore dettaglio e di capire se e come possano avere un ruolo nel marketing e communication mix della nostra azienda...

Lo trovate qui

giovedì, novembre 30, 2006

Il contro-product placement: Marlboro al cinema? No grazie, dice il produttore

Philip Morris ha chiesto (negli USA) alle compagnie cinematografiche di astenersi dal mostrare i prodotti della multinazionale del tabacco nei film.

A questo scopo avrebbe prodotto addirittura spot appositi destinati a registi e operatori del settore per evitare che si verifichino situazioni di product placement non controllate.

La mossa è spiegabile in modo molto semplice. Se una Marlboro appare al cine e un giovanotto inizia a fumare a causa di questa esposizione, piombano addosso alla Philip Morris migliaia di attivisti antitabacco e alcune decine di enti statali, senza parlare della giustizia, tribunali e un rinforzo delle Giubbe Rosse canadesi.

Insomma, di questi tempi si rischia troppo a parlare dei propri prodotti, se si è nel tabacco: date un'occhiata al sito Philip Morris italiano - è praticamente impossibile capire che marche producono - esce solo che loro sì fanno sigarette ma che si dano un gran da fare perchè la gente smetta di fumare o non inizi, etc etc.

In effetti, da molte parti si accusano le imprese del tabacco di essersi ampiamente approfittate del product placement apparentemente "spontaneo", in quanto proibito da un accordo firmato dalle imprese del settore nel 1998 nel quale si impegnavano a non promozionare i prori prodotti al cinema.

Insomma, tira una brutta aria e quindi si è ricorsi a iniziative un po' plateali per fare la figura dei bravi ragazzi...

mercoledì, novembre 29, 2006

Parlando di Case History ...

La vostra azienda (preferibilmente una PMI) ha fatto qualcosa di interessante in Rete? Avete un caso aziendale, con una metodologia e dei risultati da condividere?

Se la risposta è sì, mi piacerebbe parlarne.

Sia per la pubblicazione su uno dei media che collaboro o per la pubblicazione su questo blog, sia per presentarli alle varie classi cui insegno - ritengo che diffondere un po' di casi pratici (spesso difficilissimi da beccare) potrebbe essere un servizio alla comunità...

se volete, parliamone...

martedì, novembre 28, 2006

La pubblicità corre sul Taxi... ma che fatica


La minaccia di una progressiva disaffezione del consumatore con la televisione (o peggio, con la pubblicità televisiva) porta la televisione entrare in luoghi e spazi nuovi - sulla base del principio che se il consumatore non va alla televisione, deve essere la televisione ad andare da lui. E per questo, nulla di meglio che avere a disposizione un pubblico captive…

Di qui l'idea di mettere schermi televisivi all'interno dei taxi, per diffondere programmi di intrattenimento e notizie... ma sopratutto molta pubblicità.

La TV sul taxi non porta un numero di contatti terribilmente elevato (ad esempio a Barcellona si parla di 1200 passeggeri per taxi alla settimana) ma fattori quali la tipologia del target e la probabilità che ci dia molta più attenzione rispetto a quello che avviene in casa potrebbero compensare qualitativamente dal punto di vista della pianificazione - senza tener conto della flessibilità geografica e temporale per messa dal media.

Una forma di comunicazione che può quindi essere interessante per aziende che operano in ambiti locali, con budget ridotti, che cercano un media con una buona copertura su una clientela business.

Altro aspetto interessante è la capacità del sistema di monitorare la propria audience in modo automatico e sull'intero universo (quindi non su un campione). Semplicemente attingendo al registro delle corse contenuto nel tassametro ( e magari un domani con una "annotazione" del conducente sul numero di passeggeri), si potrà conoscere con precisione la propria audience e quindi fare ragionamenti abbastanza precisi sui costi contatto della propria campagna.

In realtà però il Taxi TV advertising non è poi così diffuso nel mondo…
Gli esempi ad oggi più significativi sono quelli Inglesi e di Barcellona e (mi dicono, non li ho mai visti di persona) quelli di Parigi e Copenhagen.

Il progetto di Londra appare essere forse quello più sviluppato: la televisione sul black cab è gestita a Londra dall'impresa Cabvision, che già offre una base installata di un migliaio di taxi, con l'obiettivo di arrivare al 50 per cento della flotta londinese per la fine del prossimo anno. I taxi una antenna posta sul tetto, che riceve (via GPRS o 3G ) feed in diretta dalla BBC e altri providers, in particolare dall'agenzia di stampa Reuters per l'aggiornamento in tempo reale delle news. La programmazione è dunque continuamente aggiornata in tempo reale.

Il sistema offre agli inserzionisti una programmazione flessibile, aggiornabile in pochi istanti - ad esempio emettendo comunicati diversi per fascia oraria o gestendo iniziative promozionali modificabili "in diretta". Nei 20 minuti medi di presenza sul taxi, il passeggero viene esposto a break pubblicitari da 30 secondi, inframmezzati da news e brevi filmati, entertainment e sport.

I costi della presenza pubblicitaria sui taxi londinesi oscillano tra i 5.000 e i 7.000 sterline al mese per ogni spot, con possibilità di pacchetti di sponsorizzazione attorno alle 10.000 sterline mensili.

Un progetto analogo a quello di Cabvision, gestito dalla concorrente Cabtivate, è inoltre attivo ad Edimburgo e Glasgow, su poche decine di taxi.

A Barcellona il canale televisivo a misura di taxi è invece ancora totalmente in fase sperimentale. Sono infatti solo poche settimane che i primi 100 taxi dotati di schermo televisivo interno battono le strade della capitale catalana, organizzati da Taxispots, con un costo di installazione pari a circa 1.000 euro per vettura. Questo costo viene assorbito completamente da Taxispot, che inoltre eroga un compenso di 130 euro al mese al proprietario del taxi.

La programmazione è in catalano, spagnolo e inglese, include la copertura dell'agenda culturale della città (ottima opportunità per vendere la pubblicità relativa a spettacoli ed esposizioni), reportages turistici, cortometraggi umoristici, publiredazionali e spot (tra i primi inserzionisti la ONG Intermón Oxfam, TV locali, il Café de Colombia , operatori turistici e commerciali del segmento luxury.

Lo sviluppo del servizio è previsto in tempi ragionevolmente rapidi, andando a coprire città ad alta presenza di auto pubbliche, come Madrid, Valencia o Siviglia, anche per ottenere una posizione forte di first comer sul mercato della pubblicità sui taxi, data l’annunciata prossima entrata di almeno altri due operatori concorrenti in questo mercato.

Ulteriore passo sarà la produzione di un supporto cartaceo distribuito sui taxi, a integrazione e rafforzo della pubblicità taxi-televisiva. Una piccola guida, che avrà l'importantissimo compito di ricordare indirizzi, numeri di telefono, orari d'apertura e indirizzi web degli inserzionisti.

Incombe però il problema dell'assenza di una normativa che regoli il servizio: l'Instituto Metropolitano del Taxi sta attualmente lavorando su questo fronte ed è previsto che entro la fine del 2006 venga rilasciata una guida per l'uso etico di questo media, con l'obiettivo di evitare una eccessiva pressione pubblicitaria del passeggero (che potrebbe, inoltre, rivelarsi controproducente in termini di efficacia del mezzo per l'inserzionista).

Sul fronte delle tariffe, a Barcellona si parla di un abbonamento mensile di 1800 euro per uno spot di20 secondi

A New York la pubblicità sui taxi non ha funzionato, tanto che l’autorità che regola le autopubbliche della Grande Mela nel 2003 ha bloccato l’uso, vietando questa forma di pubblicità.

In Italia invece, il progetto apparentemente partito bene ha fatto la fine del topo. Si tratta infatti del progetto MICE TV, (Mobile Info Communication Entertainment), messo in pista dall'agenzia milanese Tedoforo e dal produttore di sistemi audiovisivi Visteon.
I contenuti trasmessi da questo canale provenivano da emittenti televisive generaliste ed erano editati da Tedoforo. Le notizie e gli aggiornamenti in tempo reale dei mercati valutari e finanziari erano invece fornite da TG.com.

Secondo quanto riportato dall'International Herald Tribune (prima del blocco della sperimentazione) i tassisti erano incentivati ad aderire al sistema tramite omaggi in natura. Dal punto di vista dei soldi tenendo conto di una vita media di tre anni dello schermo, il break-even del sistema si sarebbe dovuto realizzare al conseguimento di un fatturato di 27 milioni di Euro nel triennio. Il numero di passeggeri raggiunti, secondo stime dell’azienda avrebbe potuto aggirarsi sui 1.2 milioni a settimana, grazie alla previsione di installare il sistema su 6.000 vetture a Roma, Milano, Torino, Napoli e Genova.

Secondo quanto mi è stato dichiarato nel corso di un colloquio con personale di Tedoforo, il progetto è stato però sospeso per… diciamo divergenze d’opinione con il parter tecnologico statunitense.




venerdì, novembre 24, 2006

Sono un blogger di serie D :-(

Ho appena scoperto (ho la rapidità di un bradipo, lo so, ma devo anche lavorare - mica posso solo tenermi informato...) l'esistenza di un tool online che ci informa in merito a quale dei gruppi di Authority di Technorati appartiene il nostro blog.

I quattro gruppi sono (citando Mondoblog):
  • The Low Authority Group (linkati negli ultimi sei mesi dai 3 ai 9 blogs ) è il gruppo più numeroso in quanto rappresentato da oltre 1 milione di blogs la cui frequenza di aggiornamento è molto bassa (una media di 12 post al mese)
  • The Middle Authority Group (linkati negli ultimi sei mesi dai 19 ai 99 blogs) è formato da oltre 400 mila blogs che però aggiornano i contenuti con una media del 50% in più rispetto al primo gruppo
  • The High Authority Group (linkati negli ultimi sei mesi dai 100 ai 499 blogs) conta oltre 26 mila blogs che aggiornano più di na volta al giorno i propri contenuti
  • The Very High Authority Group (linkati negli ultimi sei mesi da più di 500 blogs) è considerato il gruppo d’elite con circa 4000 blogs, molti dei quali hanno già qualche anno di anzianità.
Il tool assegna un voto (da D ad A) sul nostro blog...e io ovviamente sono in serie D.

Fortunatamente a livello di letture vado meglio che a livello di link (anche se pure li' siamo nell'area dei pochi ma buoni...) e mi posiziono verso il 440,000°posto di Tecnorati...
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Non c'eravamo ancora abituati al Web 2.0...

che già si parla diffusamente di web 3.0.

La cosa curiosa (ma in fondo mica tanto) è che ci sono in giro almeno 30 (senza il punto in mezzo) definizioni diverse di cosa sia.

Il web 3.0 che però più mi piacerebbe vedere è quello in cui si passa dalla ricerca di informazioni alla ricerca di soluzioni.

Oggi, se cerchiamo un'automobile da comprare, digitiamo le parole chiave che crediamo meglio definiscano il prodotto che ci interessa.

E il web (o meglio Google e a seguire gli altri motori) cercano in Rete i siti che contengono quei termini che noi abbiamo definito. In qualche modo non possiamo trovare ciò che non abbiamo saputo immaginare.

Lo scenaio che si profila (e su cui stano lavorando i big, da IBM a Google ...) è quello di un sistema animato da una qualche forma di intelligenza artificiale che sappia interpretare i nostri bisogni, anche senza dover necessariamente passare per una ricerca di keyword.

Un web che sia in grado di dare buone risposte ad una query del tipo "Ho 40 anni, tre figli, un cane, gioco a golf ma non vado a sciare. Faccio 25.000 km l'anno quasi tutti in città - qual'è la mia macchina ideale?".

Ovviamente questo non sarà che l'inizio. Il web 4.0 sarà in grado di dirci qual'è la nostra compagna o compagno ideale.

Il 5.0 saprà darci la risposta alla domanda della Vita, l'Universo e Tutto Quanto.

E il web 6.0 andrà ancora più in là e saprà trovare anche le domande di cui abbiamo solo la risposta, specialmente se la risposta è "42"
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martedì, novembre 21, 2006

Negli USA, per i regali di Natale, attenti a Internet : farà oltre un quarto del mercato?

Secondo quanto dichiarato dalla società di ricerche BIGresearch, un sondaggio su un campione di oltre 7000 intervistati ha rivelato che la spesa media prevista per gli acquisti natalizi sarebbe attorno agli 800 dollari e che quasi il 29% degli acquisti previsti saranno realizzati su Internet.

La percentuale di americani che prevede di effettuare almeno un acquisto natalizio online è salita dal 36 al 47% in un anno.

Ma, come sostengo da sempre, l'impatto di Internet sarà ancora più forte sugli acquisti offline: quasi l'89% dei consumatori US dichiara di usare Internet per decidere cosa comprare in negozio (anche fuori dal periodo natalizio...).

Il che implica che possiamo avere il negozio o il prodotto migliore del mondo, ma che se la presenza Internet non è a posto un buon numero di consumatori ci elimina dai possibili candidati sin dalle prime fasi del processo di informazione / selezione (chiaro, dipende anche dalla tipologia del prodotto...)

(Per chi fosse interessato ad approfondire la teoria di come Internet influenza il processo d'acquisto nei negozi tradizionali, suggerisco di scaricarsi e leggere il mio articolo sul "Buy Cycle" che trovate qui...)

sabato, novembre 18, 2006

Online la nuova puntata del mio corso di Internet Marketing per le PMI
sul portale EuroPMI...

Ascoltare la Rete, perché in rete si parla di noi
Forse non ci avete mai pensato, ma magari in rete si parla di noi.

Questo capita perché Internet offre tutta una serie di spazi, di applicazioni che permettono alle persone, ai consumatori, agli esperti di diffondere la propria opinione, di organizzare spazi di discussione, dove domande e risposte si incrociano, dove richieste di aiuto vengono soddisfatte da consigli (che a volte provengono da grandi esperti, premi Nobel compresi)....

Lo potete leggere qui...

Se siete interessati alla lista delle puntate precedenti del corso già pubblicate (una ventina), trovate l'indice qui...
On line il mio nuovo articolo settimanale per Apogeonline...

La cena? Non si cucina, si assembla

Se cucinare è bello ma non c’è più il tempo, ecco arrivare i Meal Assembly Center, luoghi dove preparare cenette perfette grazie a ricette componibili e ingredienti già pronti

Potete leggerlo qui...
Social Shopping: alcuni esempi

Nell’approccio del social shopping si possono scegliere all’interno della comunità dei recensori quelli più affini a noi per gusti, età, caratteristiche e ottenere il parere, su un prodotto o un servizio, da parte di qualcuno che ci assomiglia, che condivide certe cose e la cui suggerimento può quindi essere molto più significativo per noi come individui ( e non come target segmentato sociodemograficamente).

La teoria è semplice, la messa in pratica è un po’ più complicata – e coinvolge almeno 3 grandi classi di attori: le marche, i comunicatori e gli inventori / gestori dei siti /strumenti di Social Shopping.

Nella pratica dei siti che si occupano di social shopping, esistono vari approcci e vari strumenti. Spesso si parte da un motore di ricerca del prodotto, che dal risultato permette poi di accedere a delle pagine di riassunto e confronto, di comparazione dei prezzi e delle caratteristiche, alle recensioni degli altri utenti, a pagine editoriali redatte da una redazione interna, ad una evidenziazione di particolari offerte speciali in corso sui vari siti di e-commerce.

Si può invece partire dalla pagina personale di un membro della comunità che pubblica una lista con i propri preferiti e la raccolta delle proprie recensioni. Si può arrivare a forum e spazi di dibattito, dove si può richiedere il consiglio e il supporto degli altri membri della comunità, chiedendo un parere a chi ha già provato un prodotto o è un esperto del campo.

Su altri siti si può ottenere l’accesso ad un database comparativo di tutti (o quasi) i prodotti esistenti in una certa categoria, costruito con il contributo dei membri della comunità che recensiscono i prodotti quando escono, come nel caso del social shopping enologico di Cellartracker, un software/ database arricchito continuamente da una community di entusiasti.

Un approccio molto focalizzato su un target di alto spendenti è quello di Stylehive, un sito che si descrive come un servizio mirato verso gli ''shopping obsessed'', che possono segnare sotto forma di bookmark i propri prodotti favoriti e condividerli con tutti coloro che condividono questa passione ( in pratica segnalando o raccomandando prodotti considerati "caldi"). Un luogo di aggregazione e interazione per gli utenti Fashion conscious e per i trend setter (o gli early followers) dove i consumatori possano condividere il piacere di scoprire e di condividere la scoperta di nuovi prodotti. E dove l'obiettivo è di trasformare il sito in uno dei motori della creazione di mode e trend attraverso l'interazione dei consumatori più attenti, sensibili ed influenti, rendendo facile poi al resto del mercato venire informati sui nuovi prodotti emergenti, sulle nuove, irrinunciabili oggetti del desiderio del mercato.

Moltissimi altri sono gli approcci differenti tentati dagli operatori in cerca di successo nel mondo del social shopping; dai siti che combinano interazione sociale e sconti come Yub.com alle piazze virtuali dove il pubblico è invitato a definire quali siano i migliori prodotti del mercato attraverso una votazione collettiva del tipo di Crowdstorm - arrivando a pubblicare liste e classifiche molto credibili e in grado di influenzare significativamente le decisioni d'acquisto.

E poi i variegati approcci di Yahoo, ThisNext, Wists, ShopWiki, Kaboodle, di Froogle , NexTag, Shopping.com, Shopzilla, PriceGrabber ...

In maniera abbastanza scontata e proiettata verso un futuro ormai molto vicino, molti operatori sono poi già proiettati verso il mondo dell’Internet mobile, configurando un facile accesso via telefono, palmare o tablet ai servizi di comparazione, per poter ad esempio effettuare una ricerca del miglior prezzo mentre l’utente magari è sul punto vendita e desidera esseere sicuro non ci sia un negozio nelle vicinanze ( o un e-commerce) che offra lo stesso prodottto ad un prezzo migliore.

Con tutte le conseguenze sulla rete distributiva e le politiche di marketing e promozione di cui abbiamo già parlato più volte in passato.