martedì, dicembre 07, 2010

Gnoccavertising di S.Ambrogio (per confronto)


Giusto per continuare il discorso fatto ieri sullo spot che gioca sulla misura delle coppe e le note musicali per la biancheria intima, allego il nuovo spot natalizio di Victoria's Secret che, nonostante sia diretto da Michael Bay e sia molto ben realizzato, è il solito display di donne ai confini della realtà.


Dal confronto tra i due si vede chiaramente dove c'è un'idea e dove non c'è...

10 commenti:

CartEssenza ha detto...

Da donna che ha seguito i tuoi articoli e quindi visto entrambi i video sono in parte d'accordo con la tua opinione: in quello di Victoria's Secret non vedo neppure il prodotto che vogliono promuovere...sono troppo occupata a chiedermi a quale donna normale venga in mente di camminare in mutande per strada con le amiche o andare a cavallo in guepierre. Non che invece siamo solite gorgheggiare in completo intimo stese su materassi, ma almeno l'atmosfera non è così disturbantemente patinata ed un sorriso riesce a strapparmelo.
Non voglio ammazzare la creatività in pubblicità, ci mancherebbe, ma anche solo arrivare ad usare donne normali (che saranno poi la maggior parte di quelle che acquisteranno il prodotto) sarebbe un grande traguardo; poi se per questa specie di licenza poetica/pubblicitaria dovessero fare cose assurde e/o stupide come quelle sopra, pazienza, avremo visto certamente di peggio, ma almeno sapremmo che la coppa B di tale reggiseno o la guepierre di Victoria's Secret possono essere davvero belle ed utili per noi e non un regalo per il fidanzato/marito o quant'altro. Insomma, la vedrei più d'impatto, per quanto possa sembrare il contrario.
Un'ultima cosa: penso sia interessante nonché intelligente chiedersi come comunicare alle donne in pubblicità, ma il titolo "Gnoccavertising", lo trovo in tutto e per tutto uno sgradevole parlarne tra maschi italiani. Comprendo la battuta di spirito che vi sta dietro, ma forse il problema è proprio nell'esserci abituati.
Ciao,
Mae

Roberto Venturini ha detto...

Gnoccavertising non è una battutina o una sciocchezzuola tra maschietti. E' una mia scelta precisa, se vuoi dura e sgradevole, per parlare di un certo tipo di comunicazione, che in certi ambienti (clienti e Agenzie) si esplicita in brief tipo "e poi ci mettiamo una bella gnocca che funziona sempre" (verbatim). Non parlerei di denuncia ma di sottolineare certi meccanismi espliciti, a volte deleteri, a volte accettabili, ma sempre circoscritti ad una precisa strategia e a scelte a tavolino di stili di comunicazione. Che tu trovi sgradevole il termine è comprensibile e in fondo giusto. Senza voler fare il moralista, in fondo l'idea è anche un po' quella, nell'uso del termine. ALtrimenti ci mettiamo dei termini più accettabili ad es "glamour" e diciamo che sbattere la gnocca in copertina va bene ed è accettabile...;-)

CartEssenza ha detto...

Mi spiace perché ho frainteso le tue parole ed apprezzo la cortesia che hai avuto nel farmelo notare, ma per prima cosa sono felice della tua bella risposta.
Adesso continuerò a seguire il tuo blog con maggior piacere di prima,
a presto,
Mae

Francesco Tedeschi ha detto...

Scusate, ma passi il mettere le cosiddette "gnocche" in contesti che non c'entrano, o con espliciti messaggi sessuali, cosa che spesso si rivela controproducente, in una pubblicità di biancheria intima, cosa si dovrebbe mostrare?
Le donne si vedono i propri difetti ingigantiti, e proprio la biancheria intima è ormai progettata per ridimensionare alcuni difetti, è il minimo mostrare il "modello" ideale a cui si può aspirare. Se mostrassero le donne "vere", alla Dove, in una pubblicità di intimo, sarebbe controproducente, perchè molte donne si ricorderebbero dei loro difetti, veri o presunti, e scapperebbero dal prodotto che glieli fa ricordare quando lo vedono sullo scaffale del negozio.
Dirò di più: le tipe dello spot di ieri, sono meno irraggiungibili delle super gnocche Victoria, ai nostri occhi "italiani". Per le ragazze inglesi medie sopra i 18 anni, sono irraggiungibili pure le ragazze pianoforte di ieri.

CartEssenza ha detto...

Francesco, donna "normale" non significa per forza donna "difettosa", e non è assolutamente scontato che ogni donna (ma anche uomo) debba comprare qualcosa per assomigliare ad un modello ideale. Credo stia qui un bel nodo: non tutti compriamo per essere qualcosa. E ti assicuro che, comunque me lo presentino, un bel reggiseno lo compro solo se mi sta bene e mi è utile, altrimenti se ne rimane sullo scaffale assieme agli altri, modelle patinate/pianoforte o no.

Rimango della mia idea: possono di certo esserci altri modi per presentare i prodotti e far sentire (e percepire) meglio la donna in generale. Con tutte le nuove idee e tendenze che nascono ogni giorno, possibile che questa rimanga sempre la stessa solfa?

Ora prometto a Venturini che non occuperò più i suoi spazi con questa discussione, visto che scrive di tante altre cose da commentare e questo, si sa, è un discorso che potrebbe non finire mai ;)

Ciao,
Mae

Roberto Venturini ha detto...

Ma ben venga la discussione... Son solo che felice che il blog si animi e diventi luogo di confronto :-)

Francesco Tedeschi ha detto...

Gentile Mae, nessuna azienda ha la pretesa di servire TUTTI i consumatori.

E' buona norma, tanto più per le aziende ultime arrivate in settori affollati, scegliersi un segmento, e puntare su quello e basta.

Victoria Secret's è un caso emblematico: hanno deciso di puntare su un segmento ben preciso: una donna che si sente straperfetta, come le sue modelle: ho un amica che sulla sua bacheca di FB posta i modelli di VS e chiede "Che dite, lo compro?"

Stesso discorso se vai a vedere la pagina di VS su facebook: i commenti sono in maggioranza di donne, e stiamo parlando di una fan page che ha qualcosa tipo 10 milioni di fan complessivi...

A prima vista, la nicchia di clientela che si sono scelti, l'hanno raggiunta alla grande ;-)

Roberto Venturini ha detto...

Qualcuno dirà: "10 milioni di stronze"?
;-)

CartEssenza ha detto...

(Visto che ho il permesso, continuo il discorso :P)

Francesco, so quale sia la buona norma nel marketing e se vuoi possiamo parlare di target quanto ti garba. Sono andata a vedere la fan page in questione e, sì, ci sono molte donne (a dire il vero dalle foto ben poche potranno farsi la tanto agognata passeggiata in completo intimo firmato VS) che commentano positivamente, così come tanti uomini e fake che chiedono di essere aggiunti agli amici...si fa presto a raggiungere 10 milioni di fan facendosi rappresentare da una "bella gnocca", e così torniamo alla solita storia. Non voglio mettere in dubbio i prodotti di Victoria's Secret, che di certo saranno ottimi, ma non puoi dirmi che i fan sono 10 milioni di modelle o donne che si sentono straperfette. Se il target fosse davvero solo composto di modelle e donne perfette...non credo avrebbero così tante vendite.
Allora, io direi che il meccanismo usato è quello di agire in due contesti stra-sfruttati che ci portano ben lontani dal dialogo con le donne di cui parlava Venturini: il primo è sull'uomo, che rimane, diciamo, "colpito" dalla bellezza delle modelle (e qui non mi dilungo, ma leggendo alcuni dei commenti sulla pagina in questione potete farvi agevolmente un'idea), il secondo è sulla donna, che vuole essere desiderata ed intrigante per l'uomo e quindi vuole colpirlo come le suddette ragazze. Quel che non mi piace non è propriamente nel target (o forse anche sì), bensì nella questione sociologica che ne viene fuori: la donna pensa di agire attivamente ed invece viene relegata al desiderio passivo di essere sensuale. Che sia una modella, una casalinga, una donna in carriera, credo ci sia di più da volere nella vita. Proprio perché parla alle masse, la pubblicità dovrebbe rendersi conto della sua valenza sociale e non ragionare solo in termini di target e numeri. Potrebbe addirittura essere parte importante di una rivoluzione della percezione, continuando peraltro il suo scopo commerciale, invece di andare a costruire su disagi ed inadeguatezze nelle persone.

Detto questo mi sento di fare due appunti:
1) se state pensando di parlare con una femminista isterica, magari tale perché non sopporta di essere diversa dalle donne da copertina, vi sbagliate: non sono femminista, bensì sono per il giusto e libero sviluppo personale della donna (ed anche dell'uomo, ovviamente) nella difficile e particolare società odierna, ed il mio aspetto fisico non mi dà alcun problema di invidia rispetto alle altre donne.
2) sono ancora dispiaciuta per aver frainteso il titolo di Venturini e penso che Francesco sia una persona intelligente ed aperta, mi piace solo contestare le cose che mi fanno storcere il naso con una sana disputa dialettica (virtuale). Dunque: nulla di personale, nè di anti-uomo.

Anzi, discorsi a parte, vi dirò di più: ammetto che io stessa mi troverei in difficoltà se dovessi proporre una campagna pubblicitaria riguardante tali prodotti, non perché di idee non ne abbia, ma perché sarebbe effettivamente difficile renderle vincenti.

Buona giornata,
Mae

Francesco Tedeschi ha detto...

Mae... mea culpa... io mi fermo a guardare le pubblicità dell'abbigliamento da uomo. Quando sono particolarmente fighi i modelli, non posso fare a meno di pensare al sottoscritto con la stessa camicia o le stesse mutande. Non ho la tartaruga sulla pancia, e nemmeno i pettorali scolpiti, e di conseguenza evito i vestiti aderenti, per la parte sopra. Mi va di lusso che va molto di moda la giacca casual, che nei periodi in cui sono un po' sovrappeso, fa sparire la pancetta.

Fatto il dovuto outing, c'è un modello che va combattuto, ed è il modello anoressico, su questo sfondi una porta aperta (ne ho anche parlato sul mio blog http://techpassionpr20.blogspot.com/2010/01/vmagazine-punta-sulle-curve.html ).

Per il resto avevo premesso che l'utilizzo delle belle donne dove non c'entrano niente col prodotto ha stancato, e non fa certo più la differenza. Bastasse una bella donna, sarei cliente TIM, non so se mi spiego...

Però nell'abbigliamento, i casi sono due: lo scopo è far sentire più bello, o più sicuro di se, l'acquirente. E' molto difficile far passare questo messaggio senza proporre un modello ideale a cui aspirare.