Visualizzazione post con etichetta roberto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta roberto. Mostra tutti i post

martedì, settembre 01, 2015

Breaking news: cambia il logo di Google!

Ho controllato un paio di volte per essere certo non fosse una bufala... e invece è proprio vero.

In una mossa (nel suo piccolo) abbastanza storica, Google cambia radicalmente il logo. 

Non sto a farvi la rava e la fava del significato del tipo di font dal punto di vista comunicativo, sicuramente si sprecheranno gli articoli e i post... di certo il tipo di look and feel adottato è più moderno, dinamico... evolutivo, via.
Con tutto quello che ne consegue sui valori di marca, gli aspetti evocativi, la brand equity etc etc.

Se andate sul sito. il doodle di Google è simpatico:



Per approfondimenti, ecco cosa dice Google sul suo Blog:
http://googleitalia.blogspot.it/2015/09/google-update.html

(PS: se ad esempio guardate questo blog, vedete che, in linea con una sensata operazione di refresh della corporate identity, è cambiata la grafica anche dei bottoncini etc etc...

martedì, aprile 21, 2015

L'Automobile Marketing-Stealth dell'Air Force: invisibile al radar, visibile ai futuri soldati

Le forze armate americane da anni hanno intrapreso un approccio estremamente marketing-oriented per il reclutamento di nuovi soldati, avieri, marinai.

Del resto, con concreti rischi di lasciarci la pelle e con l'industria privata he fa concorrenza per le risorse migliori, bisogna competere per le risorse scarse.

Eh, sì, perchè il soldato moderno non è certo carne da cannone: deve avere una certa cultura e competenza tecnica, essere in grado di interagire con device tecnologicamente complessi, essere un nerd e uno smanettone per poter essere davvero un "soldato del futuro".

Deve essere intelligente e rapido nelle dicisioni, capace di prendersi responsabilità e di agire di propria iniziativa sotto pressione. Tutte doti che fanno gola anche alle aziende civili...

Così uno dei tasti su cui si batte è quello della "coolness" delle forze armate e della "cooolness" dei giocattoli (mortali) che hanno a disposizione.

Quindi abbiamo visto mettere in piedi team per le corse automobilistiche, le corse dei dragster... (e un team di cowboy che competono nel circuito dei rodeo).


Ora l'Air Force ha fatto realizzare un prototipo esclusivo di veicolo "Stealth". Solo che non è un aeroplano ma un nuovo prototipo dimostrativo di muscle car, un veicolo garantito per sollecitare la salivazione del maschio medio americvano.

La cosa ha un precedente: già in passato era stata realizzata una esclusiva Mustang X1 - che al posto del sedile aveva un abitacolo da caccia (e il seggiolino eiettabile).


Ora invece si è fatto un salto di qualità, realizzando un auto ricoperta di materiali radar assorbenti (a prova di antiaerea nemica e di poliziotti della stradale).

All'interno tanta tecnologia, GPS, visori notturni ad infrarossi, forse qualche tecnologia segreta, chissà -  nascosti sotto il cofano missili e cannoni anticarro...

Anche se l'auto è probabimente invisibile ai radar, l'operazione è pensata per un visibilissimo PR / Marketing stunt.  

Ecco il sito ufficiale: http://www.airforce.com/supercar/


lunedì, febbraio 23, 2015

Il concorso Twitter di McDonald's al Superbowl per far vincere le altre marche

Il Superbowl ovviamente concentra il meglio (e a volte il peggio) della creatività, sia in termini di spot che in termini di altre forme di comunicazione.

Quest'anno non è uscito un chiaro vincitore (come era stato il caso di Oreo ), ma sono apparse cose interessanti - come il concorso Twitter di McDonald's.

La meccanica è stata molto semplice.
Una serie di marche e prodotti si sono fatte pubblicità al Superbowl con uno spot?
E online McDonald's metteva in palio quei prodotti. 

Compresa una bella Mercedes.

Bastava fare un retweet per partecipare. Easy. (nota: l'eccezione è stata rappresentata da 50 Shades... si è preferito mettere in palio un più soft giro in elicottero).

Inutile dire che i concorsi fanno sempre gola, e che qui in qualche modo ci si è attaccati ad altre marche... non che McDonald's abbia bisogno di cavalcare altri brand per fare notorietà...

L'operazione è stata pianificata con largo anticipo (tanto si sapeva quali marche sarebbero state in pubblicità durante l'evento) ma, come ormai è tradizione, un social team pronto a creare e a sfruttare opportunità era mobilitato e al lavoro per sviluppare comunicazione in Real Time.

Ecco qualche tweet significativo:

Approfondimento:
http://www.usatoday.com/story/money/2015/02/01/mcdonalds-super-bowl-giveaway/22720659/

Interessante anche l'articolo di Advertising Age:
http://adage.com/article/special-report-super-bowl/twitter-crowns-mcdonald-s-ad-super-bowl/296937/


martedì, febbraio 10, 2015

Un Google Cube per il video musicale dei Presets: Interessante esperimento.


Non so se conoscete Google Cube, un prodotto del laboratorio sperimentale del gigante informatico.

Vale la pena di darci un'occhiata, un'idea interessante, anche se sperimentale più che "operativa". Ma che si presta a pensieri interessanti per la comunicazione. 
O come spunto per un po' di PR digitali :-)

Non ho visto molti esempi interessanti, questo però mi è piaciuto.

Per il lancio del loro nuovo disco (estate 2014) la band The Presets hanno realizzato questo modo innovativo di presentare i propri video.

Occhio che mi sa che lo vedete solo se usate Chrome. Giocateci...
Potete anche provarlo qui: http://nofun.thepresets.com/

Comunque sotto vi metto il video del making of, quindi capite lo stesso di che si tratta...

    

Video "making of", che spiega le logiche:


Approfondimenti:

https://www.facebook.com/thepresets



mercoledì, febbraio 04, 2015

Gli 8 Trends del Content Marketing 2015

Interessante infografica, che vi segnalo ma che non posso resistere dal commentare.

1. Il content Marketing sarà più "targeted" e personale.

Insomma, l'approccio di sviluppare dei contenuti generici, che vadano bene un po' per tutti sembra mostrare la corda. 

E il problema sarà da un lato moltiplicare la quantità di contenuti per i nostri diversi target (o selezionare e ridurre i target cui ci rivolgiamo) e dall'altro lato trovare modo di farglielo arrivare, il content.

Insomma, meglio pensare di investire dei soldi decenti, invece di  pensare ad abborracciare una qualche cosa low cost.
La cosa più interessante dell'infografica è l'affermazione che ci sarà qualcuno responsabile del content marketing, in azienda. Con un budget e obiettivi.
Su, dai, non ridete, un giorno arriverà anche da noi. Forse.

2. Il content Marketing sarà più "a pagamento".  Lo iniziamo a vedere chiaramente anche qui da noi. Iniziamo a prepararci a pagare per il contenuto (sì, questo potrà implicare pagare i blogger - se si riesce a trovare un modello sostenibile e professionale, affidabile, per tutti).

3. Content e Marketing Automation si intersecheranno. Qui il tema è delicato, e per certi versi si interseca bene col punto uno. Certo è che per delegare a macchine stupide il compito di decidere qual'è il contenuto giusto da servirmi, dovremo scrivere algoritmi maledettamente intelligenti, temo. E costosi.

4. Un maggiore uso di autori professionali. La vendetta dei copywriter e degli autori su blogger e citizien-la-qualunque :-) ? 

Certo è che (e lo vedo tutti i giorni) l'approccio "chiamo due ragazzini e gli faccio scrivere qualcosa a poco" non porta risultati degni di nota. Soldi buttati e ce ne se ne sta rendendo conto.

5. Distribuzione dei contenuti: ah, beh, se non ti impegni per farlo arrivare nel momento giusto alle persone giuste, puoi avere il contenuto migliore del mondo ma...

6. Il matrimonio tra Content Marketing e Social Media. Ma dai??? (dimmi qualcosa che non so, ti prego)

7. Content Marketing e Mobile. Idem come sopra.

8. Visual storytelling. Vabbè, è tanto tempo che ce lo diciamo. Il potere delle immmagini e dei video. Però dipende dai target.

Vabbè, guardiamoci l'infografica:


mercoledì, gennaio 28, 2015

Ma voi lo sapete quali sono le marche cinesi che valgono di più?



Le marche cinesi per noi sono spesso un mistero assoluto. Eppure ce ne sono che valgono cifre pazzesche .

Può quindi essere interessante guardare la ricerca di BrandZ sulle marche cinesi di maggior valore.

Anche perchè prima o poi vi ci ritroverete a farci i conti...

La potete scaricare qui:


E già l'infografica dice cose significative.

Enjoy.

venerdì, gennaio 23, 2015

Realtà Virtuale sempre più mainstream in pubblicità? La usa anche l'esercito UK

E' decisamente tornata di moda la Realtà Virtuale, di cui si parla da anni - e con cui anni fa si sono fatte alcune tra le cose più inutili mai viste in comunicazione.

Certo, finchè il device che si poteva usare era un piccolo smartphone, non è che si potessero realizzare chissà quali experience. Ma l'arrivo sul mercato di Oculus (e la conseguente entrata di altri competitor, tra cui anche Microsoft) ha sparigliato le carte. Permettendo, con un device più immersivo, di produrre attività di comunicazione e marketing molto più forti.

Oggi vediamo il caso dell'Esercito Inglese - che non volendo restare indietro dal punto di vista della comunicazione reclutativa rispetto alla RAF (si veda il mio post precedente) o all'inglesissima British Airways (vedi post) ha deciso di alzare l'asticella e ricorrere alla VR.

Caso da manuale di comunicazione esperienziale - far provare le sensazioni e le emozioni conseguenti alla tua scelta (di acquistare un prodotto, di visitare un luogo, di mettersi alla guida di un carro armato).

Si è quindi permesso ai passanti interessati in luoghi come la stazione ferroviaria di Waterloo, di indossare i famosi occhialoni e di sperimentare la sensazione di essere in mezzo ad un'esercitazione a fuoco, ponendoli al comando di un vero tank britannico.

Provare quindi la realtà (virtuale), interessarsi all'esercito come possibilità di carriera (a fronte di seri problemi di reclutamento, a quanto pare fare il soldato non va molto di moda, e si è abbassata la soglia massima per arruolarsi nella riserva a... 50 anni).

Da notare, tra l'altro, che i primi impieghi seri della realtà virtuale (con sistemi molto precedenti a Oculus... e orrendamente più costosi) sono nati proprio per l'addestramento militare (non solo di combattimento ma - ad esempio - anche medico), per la manutenzione di veicoli e veivoli... insomma, dalle cose serie le tecnologie trovano poi la loro strada verso il marketing.

Approfondimento -  se vi interessa cosa ho scritto in precedenza sulla realtà virtuale, potete seguire questo link:


giovedì, gennaio 22, 2015

Ricerca: perché la gente va in Rete? 4 Motivi



Segnalo questa ricerca di AT Kearney - "Connected Consumers Are Not Created Equal: A Global Perspective " 

Ci dice cose interessanti, specialmente una cosa: quali sono i motivi per cui le persone vanno in Rete, si connettono.

Spunti che se vi occupate di marketing, di strategia, se fate il planner sono il bread and butter del vostro lavoro quotidiano :-)

I motivi sono (in corsivo i miei commenti, le mie riflessioni):

Interpersonal Connection
La rete è un luogo sociale, dove si intessono relazioni nuove e si dà un valore aggiunto, un piano addizionale a quello "fisico", una sua continuazione o una sua sostituzione quando "dal vivo" non ci si può relazionare. L'uomo è un animale sociale e come tale trasforma e usa tutti i mezzi a quel fine. La marca può intervenire come abilitatore, sponsor, tool in tutto questo ?
(vedi nota alla fine del post)

Self-Expression
Dove forse dovremo parlare di Selfie-Expression :-) Dove tutti abbiamo qualcosa da dire, e molti lo dicono. Dai livelli più alti a quelli più rosiconi, la Rete ci permette di dare voce ai nostri pensieri. Dallo sfogatoio delle frustrazioni e delle paranoie complottiste al pensiero profondo, da filosofo, che una volta si poteva sfogare solo nell'agorà. Area sfruttata fino alla nausea (perché spesso in modo banale) dalle marche, ma che è ancora molto potente.

Esplorazione
Di marche, prodotti, idee, curiosità, gattini. La Rete ha fatto esplodere le nostre capacità di esplorare l'universo delle cose e delle idee... senza peraltro dare grandi garanzie di affidabilità.
Marche forti sono quelle che mi permettono di scoprire nuove idee, nuovi fenomeni culturali, nuovi meme e "mai più senza"

Convenience
Qui entra pesantemente (anche) il mondo dell'ecommerce. Praticità, facilità. Se fate ecommerce vivete (anche) di questo - forse più che di prezzo. Se fate retail fisico questo è uno degli elementi che potrebbero buttarvi fuori dal mercato. Certo, non tutti gli italiani usano l'ecommerce. Solo quelli di reddito tutto sommato più elevato, di cultura più alta... dipende su che mercato siete. Se vendete la pasta e i prodotti discount probabilmente per un po' siete ancora tranquilli... a parte i fatto che i margini sono ridicoli.

Altre cose interessanti dalla ricerca li copio e incollo.


  • Four motivations for connectivity. People go online because it meets four basic, universal needs: interpersonal connection, self-expression, exploration, and convenience. But respondents from different countries were more motivated by different factors. For example in emerging markets and places where offline expression is limited, the ability to express an opinion rates very highly; in more mature markets, exploration and convenience matter more.
  • The power of social media. Social networks are the places where connected consumers spend the largest amount of their time online. Social networks and social marketing are very effective in generating brand interest and purchases among younger consumers. However, the number of users on a social network is not necessarily an indication for engagement or, importantly, purchases. Furthermore, different social media sites display different usage patterns in different countries.
  • The convergence of physical and online stores. While most purchases today are still made in store, more than half of the survey respondents say they prefer shopping online as well as the online experience. Connectivity does not mean that consumers do everything online, but being connected offers access, speed, and convenience, and enhances the overall the experience. 


  • Approfondimento:
    http://www.atkearney.com/consumer-products-retail/connectedconsumers/full-study/-/asset_publisher/Aj6WmQ8WDHBx/content/connected-consumers-are-not-created-equal-a-global-perspective/10192

    Nota: la ricerca parla di Interconnessione personale - io preferisco pensare in termini di interconnessione emotiva.
    Dove la connessione non è fatta solo con persone, ma con tutti gli oggetti, gli attori, i soggetti con cui la nostra affettività, emotività si attiva.
    Detta in maniera più banale, qui ci entrano anche le marche e (certi) prodotti, che possono avere un ruolo non banale nella sfera emotiva delle persone e magari riempire vuoti esistenziali che religioni, ideologie, strappi della società hanno aperto nell'anima delle persone.

    Cito da "Strategia Digitale"*:

    Si potrebbe scrivere un’enciclopedia su come l’arrivo di internet abbia cambiato la società e come le persone si relazionino in modo diverso, specialmente per effetto dei social media. L’entrata in questa arena di aziende e organizzazioni, che hanno visto nella possibilità di creare relazioni affettive un vantaggio competitivo, ha cambiato lo scenario del marketing; non si tratta infatti di fare advertising ma di cambiare il modo in cui le aziende prendono posto nel mondo delle persone.

    Di qui nel tempo si sono create attese e aspettative relativamente all’approccio di relazione delle e con le aziende. Non è detto che tutte si debbano relazionare - anzi: molte marche non sono titolate a relazionarsi ma solo a informare (va benissimo offrire sconti senza pretendere di essere grandi amici). È, in effetti, un errore abbastanza grave pretendere a tutti i costi di avviare una relazione o di costruire una “community” con persone che non ne sentono il minimo bisogno. Forse la nostra marca o il nostro prodotto non sono in grado di suscitare emotività, coinvolgimento, forse possiamo al massimo suscitare un sorriso - che sicuramente influisce sulla percezione e forse sulle preferenze d’acquisto. Sicuramente non possiamo imporre un’interazione se non siamo interessanti. Qui i casi sono due: non siamo stati abbastanza bravi nel nostro marketing, oppure il nostro prodotto proprio non ha speranze. È vero che con tempo, denaro e costanza, probabilmente si riesce a costruire un immaginario e una relazione su quasi qualsiasi cosa, usando professionisti capaci e dandosi un orizzonte temporale. D’altra parte però è sano domandarsi se il gioco vale la candela. Se questi investimenti di lungo periodo davvero porteranno risultati tali da giustificare i costi. Se davvero, una volta riusciti a trasformare la nostra marca di bulloni in un lovemark, riusciremo a sbaragliare la concorrenza sui prezzi dei cinesi.

    * Strategia digitale. Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e i social media

    giovedì, gennaio 15, 2015

    Molto creativo: usare Linkedin per il B2C... anzi, per il lancio di un film



    E' fenomeno abbastanza noto l'associare "in automatico" Linkedin e la comunicazione e il marketing B2B.
    Naturalmente le azioni più creative, quelle che innovano, si basano proprio sul rompere i paradigmi (in modo intelligente, strategico e sensato).

    In questa logica è da segnalare l'operazione di lancio di Taken 3, film d'azione e d'avventura, centrato su un personaggio decisamente tosto, tale Bryan Mills (interpretato da Liam Neeson). Uomo dalle molte qualità (è un ex agente della CIA) di sicuro possiede molti skills interessanti, specialmente sul fronte chessò, del crisis management.

    Il che fa ovviamente pensare che un curriculum particolare come il suo dovrebbe certamente trovare un posto di rilievo su Linkedin.

    In effetti, Bryan ha proprio il suo bel profilo Linkedin, e potete chiedergli di entrare nella sua rete (non so se vi conviene, qualcuno dei suoi numerosi nemici potrebbe sospettare che sappiate dove si nasconde o roba del genere...)

    Ma si è fatto di più: in modo abbastanza classico, si è fatto in modo che Bryan richieda l'aiuto di una persona. Usando Linkedin.
    Una persona che è uno di noi - a condizione che sia in possesso degli skills necessari.

    In breve: candidarsi inviando un proprio cv che specifichi le competenze che potrebbero renderci preziosi. Conclusa la selezione, Bryan si darà (si è dato) da fare per raccomandare personalmente il candidato vincente.

    Qui potete ricostruire (su Linkedin) tutta la storia. Per praticità vi evidenzio il video di "recruiting":




    L'operazione è interessante - anche se mette in crisi il pilastro di Linkedin: la serietà, l'autenticità dei profili. Se si inizia a giocare con personaggi "fictional" non si rischia di danneggiare quello che è rimasto uno dei pochi recinti "seri", professionali, scevri di lazzi e frizzi? :-)

    L'agenzia ha fatto benissimo e ha avuto una buona idea.
    Non so se invece Linkedin ha fatto bene...

    Comunque, per chiudere, ecco il video che celebra e promuove il vincitore del concorso (detto fra noi, l'ho trovato un po' troppo moscetto... mi sembra che tutto un bel progetto sia inciampato sul traguardo... ma lo dico sottovoce, sperando che Bryan non mi venga a cercare ):



    PS: chissà come saranno contenti tutti gli altri Bryan Mills (non ex agenti della CIA) presenti su Facebook...

    martedì, gennaio 13, 2015

    La realtà virtuale di British Airways: una buona o una cattiva idea?

    Lo ammetto, ero partito per scrivere un post di plauso e invece è uscito un post di riflessione.

    Partiamo dai fatti.

    British Airways, per promuovere la propria offerta di viaggi negli USA, ha fatto un piccolo tour in alcune città europee.
    Lo sappiamo: per farti venire voglia di viaggiare non c'è come "farti fare una experience", darti un assaggio di quello che ti aspetta.

    Quindi, con perfetta logica strategica, si è deciso di usare la Realtà Virtuale, usando quel catafalco che sono gli Oculus Rift :-)

    Di qui, tutto molto classico: si ferma la gente per strada, gli si fanno indossare gli occhialoni. Sperimentano una realtà immersiva che li stravolge e li sorprende. Li si butta "in prima persona" in un'esperienza molto americana, come se si fosse lì, no?

    Ecco il video, poi proseguo con le mie riflessioni:




    Is this the ultimate try before you fly? Customers across Europe try our newest innovation, bringing to life iconic US experiences through Oculus Rift virtual reality technology. Nicole Scherzinger launches the exciting technology, as passers-by are transported from the streets of Europe to New York, LA and Texas.

    Ovviamente, sul field, si possono coinvolgere poche persone: decine, forse un centinaio, forse qualcosa di più.
    Si fa un'impressione grandissima... ma su pochi; e il costo contatto lo sappiamo è ovviamente talmente alto da non valere la pena.

    A meno che, recita il manuale delle PR digitali*, non si usi questo evento per creare notizia. Non si "colpiscano" dieci persone per sedurne a migliaia. Si crei, tipicamente, un video che si spera "virale" o quantomeno molto visto, che amplifichi la portata della nostra comunicazione.
    E allora i conti tornano.
    Ho speso sì un sacco di soldi ma ho fatto impressione su un numero ragionevole di persone. Ne ho fatto parlare. Ho innescato un buzz. Etc.

    Fin qui dunque, tutto bene.
    Il problema dell'operazione specifica è che la realtà aumentata deve essere sperimentata per godersela. E vedere video di persone che se la godono non è così engaging, coinvolgente, se non riesci a immaginare cosa stanno provando.

    Guardando il video, mi è venuta una gran voglia di provare gli Oculus Rift.
    Ma non mi è rimasta in testa British Airways o una particolare voglia di andare negli USA.
    E' un po' come farsi raccontare il sesso non avendolo mai provato di persona...

    Diciamo che non mi sembra che si tratti di un'idea "spreadable", perché in fondo tutto si riduce a un "abbiamo fatto provare a un po' di persone un'esperienza fighissima, peccato che tu non possa nemmeno immaginarti come sia".

    Insomma, non basta buttarsi a innovare sul fronte delle tecnologie per fare comunicazioni impattanti.
    Ci va molto pensiero strategico, altrimenti il rischio è che tutto quello che si ottiene sia un sonoro "so what?"

    * Su questo fronte aspettatevi delle novità, in tempi abbastanza brevi
    :-)

    venerdì, gennaio 09, 2015

    Cosa abbiamo cercato su Google nel 2014? Infografica e video

    Curiosità, certo, ma anche tenere un po' la mano sul polso della situazione - questo è guardare a cosa cerca "laggente".

    Lavoro che andrebbe fatto con costanza e metodo (magari facendosi un giro da queste parti: https://www.google.com/trends/) - ma dato che siamo all'inizio dell'anno limitiamoci a guardare questa infografica e questo video, che ci raccontano cose interessanti, per ripartire (speriamo) gradualmente...

    Google - Year in Search 2014

    Cominciamo dal minisito ad hoc:
     https://www.google.com/trends/2014/

    Ecco il video:


    Ed ecco l'infografica:


    giovedì, gennaio 08, 2015

    KLM colpisce ancora :-) Aiutando le persone a...


    Prima o poi dichiarerò una moratoria sui post relativi a KLM.

    D'altra parte la linea aerea è attivissima, ha una strategia di grande coerenza nel creare dei pr stunt, degli "eventi" che sorprendono... ma che, soprattutto, mettono le persone, i viaggiatori al centro.

    Eventi che sono molto emotivi, fanno breccia perché ci sembra così strano che un'azienda ci sia così vicina e si prenda a cuore le nostre sorti... (vedi nota 1)

    Quindi rieccoci/rieccoli a parlare del customer service.

    Per una settimana il personale di terra ha aiutato chiunque e ognuno, anche chi non volava KLM.

    Idea intelligente: così si entra in contatto con "non clienti" e si crea un imprinting, ci setta un benchmark con cui le altre aerolinee sono valutate... ma vedi nota 2

    Insomma, hanno messo su un #happytohelp center, aperto 24/24 e in grado di operare su scala internazionale, dove... beh, guardate il video :-) (cercando ovviamente di realizzare stunt, aiuti, azioni molto "wow").

    Da notare però che non si sono limitati ad un approccio passivo: sfruttando l'esperienza fatta nei casi precedenti (e gli investimenti fatti per costruirsi una struttura operativa social molto potente) sono andati a scansionare le conversazioni, per poter intervenire in real time... sia direttamente online, sia di persona :-)

    Il che, a parte l'effetto passaparola generato dal video che vi metto qui sotto, ha immediatamente generato buzz in rete, sui social, in primis partendo da Twitter.

    Avendo aiutato migliaia di persone (quindi anche qui, un progetto serio, con investimenti seri e ingenti) sono partiti migliaia di tweet e di post in rete.

    A loro volta ripresi, amplificati, discussi, oggetto di articoli... con un passaparola molto positivo, divertito, pieno di ammirazione, rispetto, perfno amore. 

    E sono queste le cose che poi ti portano a diventare un "lovemark" (tema su cui ci sarebbero da fare dei gran discorsi, ma non è questa la sede...)

    Un piano di battaglia da manuale e molto intelligente, nel suo essere classico ma molto ben fatto.


    From a special HQ at Schiphol Plaza in Amsterdam Airport, the #happytohelp team assisted travellers at airports worldwide and via social media. KLM’s innovative help centre was open 24 hours a day and demonstrated the extraordinary lengths the airline goes to for all air travellers.


    Nota 1: detto fra noi, il mio unico contatto ravvicinato con il personale di terra di KLM all'aeroporto di Amsterdam, qualche anno fa non era stato poi così positivo, anzi... ero stato trattato con sufficienza e arroganza... spero che nel frattempo, al di la di comunicare benissimo, abbiano imparato a comportarsi bene anche quando le video camere sono spente... :-)

    Nota 2: va anche detto però che un brand fortissimo, una percezione stellare hanno certo un'influenza notevole sulla scelta... ma occorre valutare se poi le persone non decidono di volare con linee aeree da schifo, che ti trattano a pesci in faccia e ti spremono esplicitamente come un limone - ma che costano meno. Personalmente io evito come la peste Ryanair (spendendo volentieri qualcosa in più per fare a meno di loro), ma il comparto delle low cost vive proprio sul paradigma "facciamo di meno per te". In questa logica, per differenziarsi ci sta tutta la strategia del "facciamo di più". Da capire quanto il "costiamo di più" conseguente sposta le decisioni d'acquisto... si veda anche:




    Per vedere gli altri casi di KLM di cui ho parlato sul mio blog (ripeto, loro sono dei maestri, c'è parecchio da imparare... a condizione di avere un approccio serio e un budget che non sia ai limiti della presa per i fondelli - if you pay peanuts, you get monkeys) potete seguire questo link:

    http://robertoventurini.blogspot.it/search?q=klm



    mercoledì, gennaio 07, 2015

    Altra ideona Ikea: il cinema più comodo del mondo :-)


    Ikea continua con le sue attività di ambient.
    Ed è una scelta abbastanza naturale, dato il prodotto. Farlo vedere, farlo toccare, provare. Il tutto con un wow effect, una carica di sorpresa, una fantasia che ben si sposa con il DNA della marca.

    Questa volta l'azione si sposta al cinema. Dove Ikea aggiunge il valore di un relax inaspettato e del tutto gratuito :-)

    C'è da dire che lo scherzetto non è costato poco. L'allestimento della sala è stato sicuramente impegnativo e se valutiamo l'operazione in termini di costo/ contatto, se prendiamo come KPI il numero di persone raggiunte, è un bagno di sangue economico.

    E' evidente quindi la strategia per sorprendere le persone e creare dei PR stunt, degli eventi di cui si parla in rete (a fronte di un prodotto di cui normalmente ci sarebbe abbastanza poco da dire). Da manuale.

    Il vostro digital planner preferito approva :-)

    Ecco il video:



    Per vedere alcuni altri ottimi esempi, cercate su questo blog "Ikea" (la finestrella del search, se non la vedete, è in alto a sinistra)

    martedì, dicembre 30, 2014

    Best of 2014 su Google Play - infografica

    Eh, sì, è ora di passare ai riassunti dell'anno 2014 e alle anticipazioni per il 2015.

    Può essere interessante, per dare un polso della situazione, guardare questa infografica, che ci dice cosa la gente ha fruito di più su Google Play (app, giochi, video...)

    Interessante notare, ad esempio, che la categoria di app che cresce di più è "Health and Fitness"...
    Enjoy!


    lunedì, dicembre 29, 2014

    Ideona: L'ottovolante per visitare la casa in vendita


    In realtà è un'operazione di branding.

    Una classica azione dove, per far parlare dell'azienda e trovare modo di costruire una percezione differenziante (in un mercato noioso e allineato come quello dell'immobiliare) si costruisce un pretesto di comunicazione.

    Uno "stunt" che permette di trovare spunti su cui far parlare di se'. Far memorizzare il brand, darsi un'immagine più smart.

    Nello specifico, l'ideona è stata trovare un modo per rendere meno "normale", meno noioso il visitare una casa in vendita.

    Come? Costruendo un ottovolante, per una experience differente.

    Ergonomico? no, certo che no. Ma non è prodotto, è comunicazione :-)
    E non serve a vendere quella casa. Ma a dimostrare a chi ha case da vendere, che c'è qualcuno che si sbatte di più, e con più intelligenza, per fargliela vendere.

    E fare 1.6 milioni di views su YouTube su un mercato piccolo come quello olandese, per un'attività immobiliare, non è proprio un risultato banale :-)


    lunedì, dicembre 22, 2014

    Freebie, il nuovo servizio social, per monetizzare la tua influenza (anche se non sei un influencer)

    Classico tema di PR Digitali (btw, aspettatevi mie novità su questo fronte nelle prossime settimane... )

    Monetizzare la propria influenza: dato che sappiamo che se parliamo bene di qualcosa al nostro network portiamo un valore alla marca / prodotto / idea, la tentazione è quella di farci pagare parte di questo valore.

    Questo ragionamento è alla base dei modelli di remunerazione dei blogger (tanto per guardare ai modelli più semplici e basici). Ma questi modelli stanno in piedi solo se l'influenza esercitata, a parte essere in qualche modo misurabile, si estende su numeri cospicui di persone.

    Ora, il modello dell'adv "tradizionale" è stato fortemente scosso non solo dall'advertising on line ma dal fatto che chiunque, anche il più piccolo dei blog, può proporsi come media, pubblicare banner, fare ricavi - magari microscopici, vista la sua scarsa audience - ma monetizzare quel poco di valore che genera.
    In sostanza il modello AdWords muove ingenti capitali (anche) sommando infiniti siti che individualmente fanno poche pageviews ma che, messi tutti insieme...

    Se si riuscisse a portare questo modello anche sul fronte dell'influenza, riuscirebbe a farsi pagare la micro influenza anche chi non è un influencer, non è un blogger, ha pochi contatti ma comunque magari qualcosina riesce a portare alla marca?

    Questo, secondo me è un campo dove potremmo vedere iniziative interessanti - a partire da Freebie.

    Freebie (http://freebieapp.com/) è un nuovo servizio (basato su di un'app mobile) che permette agli utenti dei Social Media di esercitare la propria influenza in Rete... e di ottenere in cambio prodotti gratis o altre forme di compensazione. Anche se in realtà si conta poco o niente :-)

    Con una logica da marketplace, si va a far incontrare domanda e offerta. 
    Un'azienda può identificare persone con le caratteristiche più adeguate (diciamo "in target") e fare ad esempio provare il prodotto. A questo punto, in cambio per il "freebie", per aver ottenuto qualcosa gratis (che può essere anche una particolare esperienza o qualcos'altro) - la marca viene autorizzata a pubblicare sui Social Media dell'utente (che può poi però anche cancellare quei post...).

    Detta così, però, si tratta più di una forma di advertising - dove la persona mette a disposizione un proprio micro o nano media, la propria bacheca; su cui il brand pubblica messaggi (che ha in qualche modo pagato) a proprio favore.

    L'esercizio di influenza invece è quando una persona, che reputiamo credibile, da' un endorsement a un prodotto, marca, servizio. Ci mette la faccia e la propria credibilità. Almeno entro certi limiti.
    Qui al limite è una forma di passaparola... che al momento, btw, è attivo solo a Chicago.

    Ma mi aspetto che questo sia solo il primo passo nel processo in cui si lavora per automatizzare e rendere "self service" anche questo aspetto della comunicazione...

    Come approfondimento e per vedere anche una case history di Freebie (che dovrebbe aver già stretto legami con un centinaio di brand / locali / business... e avere circa 50.000 users) , potete leggere:
    http://www.womma.org/posts/2013/10/word-of-mouth-marketing-for-the-21st-century

    http://www.socialmediatoday.com/content/hipper-social-four-seasons-hotel-drives-high-return-rate-case-study

    venerdì, dicembre 19, 2014

    Christmas Shopping simulator. Modo smart di promuoversi con un'app :-)

    Ok, lo sappiamo. Fare gli acquisti di Natale è un incubo, si spende, c'è casino...

    Io, detto fra noi, ho comprato tutto online, quest'anno. Da varie fonti, inclusa un'artigiana australiana (grazie Etsy). E ho finito lo shopping da settimane.

    Dato che il loro business è vendere roba (giochi) online, quelli di game.co.uk hanno cercato di fare un po' di buzz e di far venire in mente l'idea che comprare un videogame è meglio farlo online che in negozio.

    Per questo hanno realizzato un app scaricabile che simula, in modalità videogioco, lo shopping natalizio.

    Non credo che nessuno si aspetti che qualcuno ci giochi davvero - ma hanno creato un pretesto per far parlare di loro.
    Si parla della loro comunicazione... e così si parla del loro business (cosa che altrimenti giornalisti e influencer non avrebbero fatto).

    Ecco il trailer.
    A me basta quello :-)



    PS: Quelli di Game.co.uk dimostrano una certa attenzione alla comunicazione intelligente, o almeno interessante.
    Ricordo infatti che sono quelli che hanno fatto firmare contratti in cui le persone cedevano all'azienda la propria anima:

    Okkio! In 7.500 hanno venduto l'anima online. Ma non lo sapevano.


    E hanno inventato il pasto di 9 portate in un'unica scatoletta, per i gamers compulsivi, che non hanno tempo per mangiare correttamente: