Visualizzazione post con etichetta cibo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cibo. Mostra tutti i post

lunedì, febbraio 02, 2015

Grandi. La creatività la fa il gattino. Nuove frontiere.


Ah, beh, potremmo vederla come un altro step di smantellamento delle agenzie.

Invece di far fare le cose a creativi competenti e inquadrati in una struttura, invece di fare crowsourcing pagando peanuts con gare creative aperte al pubblico... prendiamo i micetti e facciamo fare a loro il key visual della campagna.

Che quello che per noi è un lavoro per loro è un gioco :-)

Guardatevi il video, poi ne parliamo...



Che poi, a pensarci bene, l'idea di campagna (il visual dell'affissione) è carina ma non particolarmente forte.. se presa a se'.

Diventa interessante e "spreadable" raccontando la storia di come ci si è arrivati....

venerdì, settembre 26, 2014

Con un Tweet ti faccio chiudere il ristorante - L'ufficio comunale segue Twitter e...


Le polemiche su Social Media e Ristoranti sono parecchio calde.
E questa news è interessante.

A Chicago, il "Department of Public Health" segue Twitter, ovvero fa un'attività di monitoraggio in Rete, con un Twitter bot (@foodbornechi).

Il Bot raccoglie i tweet che segnalano o sembrano segnalare casi di avvelenamento da cibo. 

Il bot flagga i tweet rilevanti e allerta il team, che fa l'analisi umana e decide se sono tali da far scattare allarme e ispezioni.

(btw, il bot è open source: lo trovate su GitHub https://github.com/smartchicago/foodborne )

Incrociando il tutto con un form di reclami, il dipartimento ha ispezionato 133 ristoranti in 10 mesi e ne ha chiusi 21 - come risultato di un'analisi che ha identificato più di 2.200 tweet contenenti le keyword "food poisoning" - che sono stati poi ridotti a 270 tweet particolarmente "relevant".

Le persone che hanno twittate vengono contattate dal team del dipartimento e invitate a formalizzare una segnalazione.

A questo punto si mette in moto il meccanismo, che include i ristoranti oggetto di lamentele nella lista di quelli da ispezionare. Se l'ispezione del ristorante evidenzia reali e oggettivi problemi igienico sanitari, scattano le sanzioni.

Comunque, solo circa il 4% dei ristoranti chiusi dal dipartimento sono arrivati all'attenzione degli ispettori attraverso i social; al momento quindi l'impatto è limitato - ma appena ci si renderà conto che il meccanismo di denuncia funziona, suppongo che un po' di gente si scatenerà su Twitter a valle di esperienze gastronomiche dagli sgradevoli effetti collaterali.

Interessante soprattutto il concetto dei Social come specchio della società, le conversazioni come manifestazioni del pubblico, i social user come sensori embeddati nella realtà - e degli enti preposti al controllo che ascoltano questi sensori...

Approfondimento: Popular Science


venerdì, maggio 30, 2014

Funziona ad hashtag - il distributore automatico per cani :-)


Venerdì, ora di un post leggerino.

Azienda che produce cibo per cani.

Piazza nel parco una macchina spara palline, per permettere ai cani di divertirsi col riporto.

Viene gestita dai padroni dei cani, che devono loggarsi con l'hashtag #Snackball.

Se il cane riporta la palla entro un tempo limite, vince un appetitoso e sano snack. Già, perché proprio qui sta il pensiero strategico: si tratta di cibi salutari per i nostri amici, una dieta sana che insieme ad un regolare esercizio, eccetera eccetera.

Ecco il video.

martedì, febbraio 04, 2014

Oltre il Food Blogging: pagati per mangiare in diretta


Siete o volete diventare Food Blogger?
Lasciate perdere e seguite la tendenza più calda del momento.

Mangiate in streaming o mettete i vostri video (con voi che vi abboffate) su YouTube. Senza dovere nemmeno cucinare.

Va forte in Korea, dove ci sono professionisti del pasto che riescono a fatturare anche 9.000 dollari al mese mangiando in streaming.

Ora è evidente che esistono ampi margini di intervento per marche e aziende - inserendosi in questo media emergente. Con sponsorizzazioni, product placement, endorsement e break pubblicitari :-)

Approfondimento: 

Video (questo è gratis): 

martedì, novembre 26, 2013

Complimenti. Il ristorante stellato... di Lidl :-)

Ammettiamolo: abbiamo dei pregiudizi sugli hard discount.

Io, perlomeno.
Continuo a pensare che se un prodotto alimentare costa poco, non possa essere buono. Quindi non vado mai a fare la spesa (sono io il responsabile acquisti di casa mia) negli hard discount.

Basandosi su questo insight - che evidentemente è diffuso - Lidl, una delle catene storiche dell'hard, ha pensato di scardinare questa percezione attraverso un'operazione esperienziale e a suo modo scioccante.

Semplice: hanno aperto un ristorante temporaneo.

Ovviamente, senza rivelare inizialmente la loro associazione.

A Stoccolma, per tre settimane, un ristorante estemporaneo gestito da uno chef stellato Michelin ha fatto il tutto esaurito.
Anche perché il prezzo era assolutamente ridicolo per quel genere di cucina.

Senza dire che tutti gli ingredienti utilizzati arrivavano direttamente dall'hard discount.

Il ristorante si chiamava Dill (che vuol dire Aneto, se il mio svedese non si è arrugginito) ed era gestito dallo chef Michael Wignall

Le robe fantastiche che hai mangiato erano cose che potevi preparare anche tu (ovviamente se sei uno chef di quel calibro...) spendendo poco e niente.

Chiaro, questa operazione va direttamente contro tutto il trend dell'ingrediente di qualità, della filiera, del piccolo è bello, del produttore di nicchia che produce prodotti di eccellenza. E su questo non mi voglio pronunciare, in questo post.

Ma la strategia è semplice e sanissima.
Smontare, con una prova diretta, con una esperienza di prima mano, il preconcetto.

Ecco il video del caso:



Lidl Sweden opens gourmet restaurant Dill from Lidl Sverige on Vimeo.

Approfondimento:
http://www.thelocal.se/20131004/50608

giovedì, maggio 17, 2012

Grandioso: il lucchetto sociale. Per il frigo.


Mettiamo il caso che ci sia un'azienda che si occupa di rieducare le persone che mangiano un po' troppo e devono perdere peso. Ad esempio Meta Real, col suo "metodo tattico di riabilitazione alimentare".

Mettiamo il caso che l'insight sia che per riuscire ad affrancarsi dalla dipendenza dal cibo sia fondamentale il supporto delle persone, che ci motivano, aiutano.

Mettiamo il caso che però di notte, quando coglie la fame e si attacca il frigo, non è proprio facile interagire con un gruppo d'aiuto.

Mettiamo il caso che l'agenzia sviluppi un lucchetto social - che se aprite il frigo si mette a strillare sui nostri network sociali, chiedendo aiuto per noi...

Mettiamo il caso che vi guardate il video, che è auto esplicativo ;-) (e che mi ha messo una fame...)


mercoledì, febbraio 15, 2012

Le microonde rovinano tutto... :-) viral



Ogni tanto qualcuno ci riesce, a fare un video virale ;-)

Questo è un buon esempio - anche perché c'è dietro una strategia - e questo, da Digital Planner, mi fa un gran piacere :-) E il suo milione e mezzo di views se l'è già fatte... generando anche un po' di buzz conseguente.

Il concetto: il Moe’s Southwest Grill, ristorante che fa un punto di orgoglio evitare assolutamente l'uso dei forni a microonde nella preparazione o riscaldamento dei cibi serviti ai clienti, promuove il punto che le microonde sono "cattive" e distruggono le cose. 

Lo fanno con uno di quei filmati (se ne erano già visti) che fanno vedere cosa capita se metti oggetti non congrui nel forno e li zappi... anzi, come di diceva negli states tempo fa ,"nuke it".

Do not try this at home :-)

lunedì, maggio 09, 2011

L'omogeneizzato lo faccio provare dallo stellato Michelin

Operazione unconventional, di buzz generation per Olvarit.

Per lanciare una gamma di nuovi prodotti per bambini (omogeneizzati, per dirla volgarmente) si è pensato di organizzare una degustazione.

In un ristorante stellato Michelin.
Branding, buzz.

Come sempre, una di quelle robe che se non sono amplificate mediaticamente, non vanno da nessuna parte; ma che possono essere molto più produttive per la marca di una "banale" campagna di ADV.
Share &  Enjoy.

martedì, settembre 29, 2009

Marketing Olfattivo-Canino





Classico caso in cui esiste una differenza tra raccomandatore/prescrittore/influenzatore e acquirente: il cibo per cani.

Aggiungiamo la dimensione emotiva/reazionale tra padrone e cane, che influenza l'acquisto oltre ai canoni razionali... insomma strategicamente molto solida l'idea: un'affissione che parla ai cani per parlare ai padroni.

L'idea come spesso capita è semplicissima: un poster - posizionato ad altezza cane, impregnato di un odore particolarmente gradito all'amico dell'uomo.

Ovvio l'impatto sul padrone...(sperando che non sia così attraente da causare problemi di irremovibilità dell'animale...) un impatto ben superiore a quello di una ordinaria affissione ed un messaggio che segmanta da solo chi è in target e chi no.

Due i casi (l'imitazione è la forma più sincera di adulazione): Beneful e Advance.
(via Quietglover)

lunedì, marzo 30, 2009

Foodporn

Beh, un hamburger da 6 dollari in effetti qualcosa di più deve dare, no?

Torrido spot per un panino Super...

(ripreso da una segnalazione di Frank Stahlberg su Facebook)