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giovedì, agosto 30, 2012

Il contenuto? Non è un accessorio.



Riprendo, attualizzandolo, un mio articolo di un po' di tempo fa, ripubblicandolo sul blog per arrivare a più vaste masse di lettori. Anche perché mi sembra ancora maledettamente di attualità, viste le cose che mi è toccato vedere ultimamente in Rete...

Un paio di considerazioni derivanti dalla mia esperienza quotidiana di consulente, di Digital Planner. Di persona che per mestiere si trova a mettere le mani su come devono essere pensati e organizzati i siti e le altre attività di comunicazione digitali. Anzi, sostanzialmente una, considerazione: non sottovalutiamo l’importanza del contenuto. E i casini che il contenuto può crearci, aziendalmente.

Tre cose che possiamo dare - e il contenuto è alla base
Online (semplificando un po' le cose) possiamo dare ai nostri visitatori - in cambio della loro attenzione - tre cose: emozioni, servizio, e contenuti. 

E spesso sono proprio i contenuti lo strumento che da' servizio e - anche attraverso lo storytelling - emozioni. Molti siti sono un mix di queste tre cose, in misura diversa lo possono essere anche altri strumenti di comunicazione Internet - come i Social Media.

E i contenuti chi li scrive?
Restringendo il discorso ai siti, molto spesso quello che ho visto fare è stato concentrarsi sulla strategia (correttissimo - anche perché è il mio mestiere), poi sviluppare l'idea del sito (corretto), la sua mappa (inevitabile) e poi iniziare a realizzarlo graficamente. E cosa ci va dentro il sito, dentro la pagina Facebook?  Beh, solo una volta pronto e approvato il progetto, qualcuno si è posto il problema dei contenuti. E lì sono saltati fuori i pasticci :-(

A volte invece si parte dal definire quali dovrebbero essere i contenuti del sito, costruire la mappa, pensare il sito attorno a questi contenuti, disegnare le pagine… e poi scoprire che nessuno ha idea di come e a chi far fare questi contenuti.

Quindi fermi tutti, trova la persona o l'agenzia, scopri quanto costa, controlla se ci sta nel budget... massimizzazione del casino.
Anche perché un buon contenuto non te lo fa mica il primo che passa per strada. O quello che ha due giorni di esperienza compreso domani e dopodomani. 

Il trappolone dell'archivio
Ho visto aziende decidere di fare siti basati sulla loro eredità storica, sul loro passato.
Solo per scoprire quando era troppo tardi che nessuno sapeva dove fosse finito l'archivio, o scoprire che per estrarre cose interessanti dall'archivio storico e tradurle in immagini scansionate e testi sintetizzati ci sarebbero volute parecchie settimane di lavoro e di conseguenza costi per la ricerca e riscrittura - cosa che era stata data per scontata (e costi non budgettati).

Faccio io, tanto che ci vuole?
OK, non ci stiamo nel budget, allora ci facciamo le cose in casa. 
Quindi decidere di farsi il sito (o il Social) in casa, senza usare consulenti, agenzie e copywriter (o autori) esterni. Tanto che ci vuole? Wordpress è semplice, con un minimo di smanettamento i siti li fa chiunque.  

Così come, con un paio di libri di cucina uno è in grado di cucinare. Ma non in un ristorante.

La tentazione è forte specialmente quando il sito deve basarsi su una serie di contenuti di alto livello per un pubblico specialistico.

Ancora più subdolo il caso analogo in cui invece c'è qualcuno in azienda in grado di occuparsi di questi testi, quindi si parte tranquilli.
Salvo poi rendersi conto che, per lanciare il nuovo sito, la persona in questione deve scrivere parecchie decine di pagine (magari equivalenti a  due o tre settimane di lavoro full time sul progetto) e che ne dovrà poi scrivere tre o quattro alla settimana per il resto della sua vita.

Peccato che, spesso, questa persona magari è il responsabile del prodotto o un commerciale bravo, quello che più di ogni altro conosce il prodotto e quindi è sempre in prima linea per vedere, risolvere problemi...  

E proprio per questo una persona che ha pochissimo tempo a disposizione, che già farebbe fatica a darci mezz'ora la settimana, figuriamoci smettere di fare il suo lavoro commerciale o tecnico per parecchie settimane per permetterci di lanciare il sito.

Fondamentale organizzarsi
Forse è proprio in quest'area che ci sono i problemi maggiori: rendersi conto che per fare un sito (o un'attività sui Social o un blog... questi sono ancora peggio) bisogna ragionare in termini di una redazione, magari anche part time, ma che abbia un piano editoriale (definire, l'abbiamo già detto, ogni giorno/settimana o mese cosa pubblicare, per potersi organizzare per farlo) e abbia un'allocazione di tempo e risorse, in modo da poter sposare il loro lavoro primario con quello di occuparsi anche dei contenuti aziendali.

Meglio niente, che male
Naturalmente, forse non sarebbe nemmeno il caso di citarlo, il caso peggiore di tutti e quando ci mettiamo in Rete senza contenuti.

Non sappiamo cosa dire, ma facciamo un sito per dirlo lo stesso.
Allora, piuttosto che far tanto e male, conviene limitarsi all'essenziale.

Meglio così riempire il vuoto con notizie inutili, dati vecchi, presentazioni poco coerenti.




lunedì, maggio 02, 2011

Promozione social dell'editoria: l'autrice risponde...

Prosegue l'azione di promozione del libro "Nessuno Si Salva da Solo" di Margaret Mazzantini, di cui avevo già parlato qualche settimana fa.

L'attività su Facebook, di engagement e colloqui con i quasi 2300 fan è andata avanti ben presidiata su base quotidiana per parecchie settimane, dando luogo a delle discussioni che sono anche riuscite a trascendere l'oggetto del libro, per portarsi sul piano delle emozioni delle persone, delle sensazioni provocate dal libro in relazione alle esperienze di vita personale etc. 

In sostanza un dialogo abbastanza da manuale e non il solito "booktrailer" o tubo monodirezionale in cui vengono spinti giù messaggi di marketing.

Ovvio che dietro ci sia un lavorone di redazione, dato che queste cose non si mantengano da sole e quindi degli investimenti in tempo e denaro all'interno di un piano social con una base strategica.

Il prossimo capitolo dell'attività Social è ora centrato sulla partecipazione diretta dell'autrice (finora mi sembra tenutasi abbastanza a margine dell'operazione), pronta a rispondere su Facebook a questioni e domande poste dal pubblico - vi allego una sintesi della press release:


9 domande + 1 a Margaret Mazzantini

L'autrice abbraccia le richieste di interazione per rispondere alle domande espresse dai fan.

Molti si sono chiesti quali fossero le radici della storia di Delia e Gaetano, altri hanno immaginato che il libro potesse essere un monito per le coppie in crisi. Altri hanno reinterpretato le frasi e le situazioni del racconto, chiedendosi come fare per diventare bravi scrittori a loro volta… Alla curiosità ma anche alle emozioni ed alle fantasie dei commenti sull'argomento non c'è stato limite, i lettori chiedono ancora approfondimenti per continuare a discorrere ma anche a sognare.

Ecco nascere così le “9 domande + 1 a Margaret Mazzantini” che questa settimana i fan vorranno porre a Margaret: 9 domande aperte (su ogni argomento desiderato) ed 1 frase del suo libro (quella che ha più colpito la community) per approfondirne la nascita e l'evoluzione.

Come nasce in uno scrittore una visione, un'emozione... e come si trasforma in un paragrafo? Come si sono scelte quelle esatte parole? Arrivano di getto oppure dopo averla scritte, riviste e corrette numerose volte? L'autrice  ci guiderà dentro la sua struttura, ma anche dentro la sua arte e la sua anima, attraverso un viaggio nel mondo della narrativa.

Per continuare quindi a “viaggiare” insieme, invitiamo i fan a porre su Facebook le loro domande ed una frase di “Nessuno si salva da solo”. C’è tempo sino a giovedi alle 12:00.

Nel fine settimana Margaret Mazzantini risponderà a 9 di queste domande e approfondirà 1 frase del libro, continuando con noi questo percorso nell'anima e nella creatività.

venerdì, marzo 11, 2011

Anche in Italia si può fare engagement, unconventional e Social per i libri: Nessuno si salva da solo.

Anche in Italia si può fare del marketing intelligente e innovativo per l'editoria.

E a me parlare di cose made in Italy fa un piacere quasi erotico. 
Dato che anche da noi si è capaci di fare cose belle, quando vogliamo e quando ci lasciano.

Finita la polemica, il progetto è quello del lancio del libro "Nessuno si salva da solo". 

Con un'operazione di engagement nei luoghi classici dell'aperitivo - ma invece del solito reading (che due maroni, personalmente) ha visto il primo "slam book" italiano, che sarebbe: "un reading “faccia a faccia”, un ring in cui 3 coppie di reader, uomo e donna, improvviseranno testi e si affronteranno con la loro libera interpretazione la scrittura di Nessuno si salva da solo, metteranno in scena la storia di una coppia scoppiata, di un amore ormai finito, il botta e risposta dei personaggi del libro, Delia e Gaetano."
Il che, btw mi ricorda quella cosa bellissima che sono i match di improvvisazione teatrale.

Ma poi ci hanno fatto una bella integrazione: Facebook, blog, un po' di Twitter e YouTube.

Due note divertenti: qualcuno si è lamentato che la poesia e la letteratura andasse a rompere i maroni nel loro localino preferito per l'happy hour milanese, che c'avevano da parlare delle loro importanti cose da happy hour (ecco perché non mi beccherete mai a fare l'happy hour nei locali à la page). 

E poi lo scazzo che nell'ambiente della poetry italiana sembra aver scatenato il concetto di una gara, leggetevi il succoso post di Guido Catalano, uno dei poeti dello slam (che, manco a dirlo, scrive bene, anche i post :-)

In chiusura l'immancabile, etico disclosure, così nessuno pensa che faccia delle marchette: sono amico di chi ha organizzato 'sta cosa.
Come sono amico di tanta gente del settore. 
Per cui se non parlassi delle cose che fanno quelli che conosco non parlerei di nulla o quasi di made in Italy. Che invece è la cosa più interessante, perché a parlare solo di Made in USA... ci siamo capiti. 
E non metto nemmeno la copertina del libro ma un'immagine che non c'entra nulla, faccio anch'io il purista. ;-)