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martedì, luglio 08, 2014

Il Marketing è più che prendere la gente per i fondelli. E il digitale...

... ma anche no....
E, come promesso, ecco la mia risposta alla domanda "ma cos'è il marketing, qual è la sua definizione"?

Articolata secondo livelli crescenti di complessità. (se non avete letto il post precedente cui faccio riferimento, ecco il link )

Il Marketing di cui tanti parlano e straparlano, spesso è un perfetto sconosciuto, anzi un falso. Vi ho chiesto di dare la vostra definizione - e ho sottolineato che il Marketing non è "trovare un modo" di vendere il proprio prodotto.

Quello, al limite, è comunicazione, organizzazione  delle vendite, promozione. Ma non è Marketing.
Perché il Marketing è buon senso applicato.

Il Marketing è la disciplina che si occupa di capire che cosa può volere la gente, e come organizzarsi per darglielo al meglio.

Marketing è la disciplina che porta l'azienda a capire cosa può voler comprare il mercato, cosa desiderano le persone. E la porta a produrlo e a portarlo al mercato nel modo più efficiente e sensato possibile. Anche se fino a pochi mesi prima l'azienda faceva altro. E invece di cercare di spingere sempre più forte un prodotto che non è più desiderato, ascolta le persone e si organizza per fare altro.

La disciplina che aiuta le organizzazioni a capire il proprio mondo di riferimento, come configurare l'offerta (il marketing mix), siano esse aziende, no profit, partiti politici... persone (vedi alla voce "personal branding" e "personal Marketing": non come mi vendo, ma definire chi sono e cosa faccio - e come, con quali obiettivi).

Il Marketing è ascoltare le persone e cambiare di conseguenza l'azienda.
Suona molto 2.0? Amen. La cosa buffa (ma comunque per certi versi positiva) è che la Rivoluzione Digitale ci ha spacciato come novità le basi del marketing, roba nota fin dagli anni '50 o prima. Il che dimostra che il marketing non è stato metabolizzato :-)

Anzi, il digitale non è l'antitesi al marketing, è la sua apoteosi.

Il Marketing è capire il mercato, essere pronti a riconoscere i propri errori, cambiare rotta, chiudere prodotti, reinventarsi, non insistere a frustare cavalli morti, non cercare di intortare le persone per vendergli roba, è trovare soluzioni win win, dove l'azienda fa soldi perché da' valore alle persone, che cacciano volentieri la lira.

Se fate questa roba qui, non è marketing, state facendo altro - e siete in buonissima compagnia: la maggior parte delle persone che conosco la pensa come voi. E quindi vede il digitale (ad esempio) come tool per "spingere", non per entrare relazione, non per ascoltare le persone, non per cambiare se' stessi e la propria offerta.

Quindi, la prossima volta che vi dovete lamentare, non dite che le aziende non capiscono il digitale. Dite che non hanno ancora capito cos'è il marketing.

E attenzione, detto con il massimo rispetto, vedo troppe persone esperte di digitale ma che non hanno metabolizzato il marketing. Come un medico che studia le malattie del sistema endocrino, ma l'esame di anatomia non l'ha dato e quindi non sa dove mettere le mani.

Se mancano le basi del marketing, tutto il resto rischia di essere fuffa (e troppe operazioni digital / social / laqualunque sono veramente fuffologiche e non in grado di portare risultati perché non tengono conto dei basics delle persone).

Quanto alle definizioni ufficiali, accademiche, eccone un paio, riprese da questo mio vecchio articolo sul tema):

Un ramo dell’economia che si occupa dello studio descrittivo del mercato e dell’analisi dell’interazione del mercato e degli utilizzatori con l’impresa“.
Marketing is defined by the AMA as “the activity, set of institutions, and processes for creating, communicating, delivering, and exchanging offerings that have value for customers, clients, partners, and society at large.
“It can also be defined for business to consumer marketing as “the process by which companies create value for customers and build strong customer relationships, in order to capture value from customers in return”. For business to business marketing, it can be defined as creating value, solutions, and relationships either short term or long term with a company or brand.”
(un ringraziamento particolare a tutte le aziende, colleghi, partner e allievi che invece il Marketing l'hanno capito. Non siete poi tantissimi, ma date la motivazione per non tirare la spugna :-)


venerdì, novembre 29, 2013

Patagonia: non comprare i miei prodotti - il film

Come molti di voi sanno, Patagonia è probabilmente la marca verso cui ho un maggiore attaccamento emotivo.

E a cui (tendenzialmente durante i saldi) sono più fedele.
E che indosso di più nel tempo libero.

Uno dei motivi, oltre alla qualità e alla tecnicità dei capi, è l'atteggiamento responsabile e sostenibile (date un'occhiata alle loro iniziative di trasparenza e di CSR).

Da anni promuovono il concetto di comprare solo le cose che davvero ci servono, ad esempio quando abbiamo  portato alla fine uno dei loro capi (mi è capitato e l'ho portato in negozio perché lo riciclassero).

Su questo tema adesso hanno fatto addirittura un film da 30' circa e un sito.
Per convincere la gente a comprare meno i loro prodotti.

In occasione del Black Friday - data in cui tradizionalmente viene fatto scatenare lo shopping, por raccontano storie di capi vissuti. E di persone, di stili di vita alternativi.

Per celebrare le cose che già si possiedono. Senza bisogno di comprarne altre.

Il progetto si chiama Worn Wear:
Worn Wear – a Film About the Stories We Wear 
Presented by Patagonia
Directed by the Keith, Lauren, Chris, and Dan Malloy
Worn Wear is an exploration of quality – in the things we own and the lives we live. This short film takes you to an off-the-grid surf camp in Baja, Mexico; a family’s maple syrup harvest in Contoocook, New Hampshire; an organic farm in Ojai, California; and into the lives of a champion skier, a National Geographic photographer, and a legendary alpinist. It also features exclusive interviews with Patagonia founder Yvon Chouinard.

Released as an antidote to the Black Friday and Cyber Monday shopping frenzy, Worn Wear is an invitation to celebrate the stuff you already own.

E, per la prima cinematografica, organizzano una serie di party con birra e lezioni di riparazione dei propri capi, per non doverli sostituire:
  • Patagonia repair clinic with guides from iFixit (bring your old gear)
  • Super-secret limited edition beer
  • Good food & live music
Insomma, visitate a pagina per trovare un ottimo esempio di atteggiamento e comunicazione responsabile, e guardate il film, che è interessane e ben fatto.

Se vi piace l'alpinismo, l'outdoor, la natura, vale proprio la pena di guardarlo,

Vi allego il trailer e il video completo:






giovedì, febbraio 21, 2013

Scientifico: più sole, più sesso

Strappo alla regola e parliamo di advertising. Ma oggi che nevica ci sta, visto che un po' di sole ci farebbe bene.

O possiamo anche dire che è un viral.

Operatore turistico danese (Spies).
Per promuovere i suoi viaggi invernali verso mete soleggiate (avete presente che tempo fa in Danimarca?) ha approcciato il problema in modo strategico.

Obiettivo: convincere la gente a farsi una vacanza al sole.
Perché dovrebbero farlo? Qual è l'insight? Beh, lo sappiamo, il sole ti ricarica.
Si, vabbé, è generico - in pratica?
OK, se ti ricarichi al sole poi migliorano le tue performance sessuali (il sesso funziona sempre :-)

E come lo dico? In modo credibile?
Coinvolgo tecnici e scienziati, realizzo due manichini coperti di celle solari, ne mando uno in vacanza 2 settimane al sole e l'altro a fare le stesse cose (è un test scientifico!) al gelo della Danimarca.

Li faccio rientrare in aereo, attacco alla loro batteria un altro manichini ottimizzato per i movimenti pelvici e comparo l'effetto che fa :-)
Guardate il video, merita.


venerdì, novembre 09, 2012

Una Risata Amara sull'Employee Branding. Ma in Italia vince Hera.

Riprendo ed attualizzo un mio articolo di qualche tempo fa sull'employee branding, che mi sembra ancora interessante - facendone una versione  più adatta per il blog.
Enjoy.


I mondi delle tecnologie e della comunicazione viaggiano veloci, velocissimi, e propongono un possibile futuro (a volte, sbagliando clamorosamente).

La società si muove più lentamente, a velocità diverse, dividendosi in innovatori, in immobilisti e tutto quello che c’è nel mezzo.

Le aziende e la loro cultura tendenzialmente viaggiano ancora più lentamente, restando indietro rispetto a tante cose, rischiando di trovarsi in sintonia solo con la fascia più conservatrice del pubblico.

Essere innovatori vuol dire guardare avanti ma anche andare avanti. E andare avanti significa cambiare. E cambiare porta un rischio di forte lacerazione, di destabilizzazione dell’impresa e dei suoi meccanismi aziendali e di carriera; meccanismi che spesso premiano in maniera prioritaria il non sbagliare, quindi la riduzione totale del rischio. Anche a costo del risultato.

La nostra migliore pubblicità sono i dipendenti soddisfatti

La risata amara me la sono fatta ieri, leggendo in rete una cosa che mi ha riportato alla mente l’utopia dell’employee branding.

Per chi non fosse addentro al concetto, un breve background: la prima o comunque una importante fonte di comunicazione dell’azienda verso l’esterno è costituita dalle sue persone, i dipendenti. Un contatto umano è più forte di qualsiasi pubblicità; l’impatto che mi può fare un commerciale, un addetto al call center, un tecnico è determinante per formarmi o de-formarmi l’idea, il brand dell’azienda.

Un gruppo di persone entusiaste, che credono nell’azienda, che ne condividono la filosofia, che si trasformano volentieri e spontaneamente in evangelisti può portare un sacco di business, per ridurre al succo il discorso.

Dare l’idea al mercato di un’azienda felice, aiutare ad attirare talenti; creare un’appeal verso la marca di quelli che portano giornalisti e blogger a fare la coda per intervistarti, capire il successo, farti un sacco di pubblicità gratuita.

Un' Utopia?
Di tutti gli strumenti di marketing e comunicazione che conosco, quella dell’employee branding mi sembra la più fantascientifica, specialmente da noi (ma non solo).
Io ormai conosco non più di quattro o cinque aziende di cui posso dire che le persone ci vivono contente. In due o tre aziende ho fatto dei progetti che hanno rapidamente esplorato come possibile strategia quella di lavorare sui dipendenti.

In una o due aziende che conosco non hanno bisogno di consulenza, su questo - perché istintivamente o ideologicamente hanno già fatto le cose giuste, e i dipendenti sono fieri della propria appartenenza.

L’altro 99% delle aziende è fatto da persone insoddisfatte o decisamente arrabbiate, che alla prima occasione ti svelano gli altarini, minano la comunicazione raccontandoti come
l’approccio al cliente o la vision/mission siano solo escamotage di marketing all’interno di aziende totalmente ciniche, pronte a essere come tu mi vuoi, a condizione che la gente se la beva e compri. Basta che funzioni.

Il distacco tra realtà e comunicazione si sta dunque approfondendo, violando uno dei principi storici del settore; per funzionare occorre dire cose vere, come dice il motto di un’agenzia per cui ho lavorato: «verità ben dette». 


Il mercato già da tempo percepisce il marketing e la comunicazione come una fabbrica di menzogne. Oggi, con i social media, le reti e tutto il resto, le menzogne hanno le gambe corte. 

E non si fermano agli addetti ai lavori. Le persone dunque non sono più una risorsa, non più di quanto lo sia una fotocopiatrice che si può sostituire e che comunque deve lavorare alla pressione di un pulsante? Siamo liquidi, siamo disposable?

In realtà, in Italia c'è qualcuno che lo fa bene...
Cito testualmente: 

"L’Italia ha ancora molta strada da fare nell’employer branding online: lo sostiene la seconda edizione della ricerca Employer Branding Online Awards Italy 100, condotta da Lundquist, che vede ai primi tre posti nel nostro Paese il gruppo Hera,Telecom Italia ed Eni per capacità di comunicare su Internet il proprio valore come datori di lavoro ai dipendenti attuali e soprattutto potenziali." 

Leggete il resto qui: http://www.corrierecomunicazioni.it/media/18016_employer-branding-online-hera-telecom-e-eni-le-top-italiane.htm


Opportunità o minaccia?

L’azienda oggi oltre a tutte le difficoltà che deve già superare si trova spesso dunque ad affrontare il tema dell’employee branding non come una opportunità, ma come una difficoltà,  una PR Crisis, un fattore di pubblicità negativa che l’azienda autogenera su base continuativa. 
Per me è un sollievo incontrare qualcuno che mi racconta di cose belle della propria azienda. Di visioni, di una comprensione, di un investire sulle persone piuttosto che sui mobili o le tecnologie. E sono quelle le aziende da cui preferisco rifornirmi. 

Sia per la visione etica centrata sull’essere umano, sia per la maggiore intelligenza dimostrata, sia perché – scusate la brutalità – galline felici fanno uova migliori e quindi sarò probabilmente un cliente più soddisfatto (evviva il cinismo).
Da dove cominciare
In un mondo sempre più social e ciarliero, avere persone che credono nell’azienda significa anche avere un volume di comunicazione spontaneo sui social media che difficilmente potremmo ottenere, anche pagando un sacco di soldi. 

Ma tant’è, la cultura aziendale è quella che è, le pressioni degli azionisti sono quelle che sono, il modo di considerare (nella pratica, non nelle dichiarazioni) le persone lo conosciamo. 

Prima dunque di investire in operazioni di engagement sui social media per generare buzz positivo, permettetemi una piccola raccomandazione: cerchiamo di evitare la generazione di un buzz negativo. Per quello non c’è censura che tenga.
P.S. –  segnalo due link da cui imparare questa buffa cosa che sarebbe  l’employee branding fatto bene: Employees Branding Guidelines e Happy People makes Happy Businesses.

lunedì, ottobre 08, 2012

Supermercati virtuali-anche Carrefour alla stazione





Ci deve essere qualcosa di davvero interessante nel concetto di portare il supermercato fuori dal supermercato e dentro luoghi pubblici, permettendo di fare la spesa in luoghi atipici.

Dopo l'aeroporto di Tesco, è ora il turno della stazione dei treni di Carrefour. 

Un cubo raffigurante oltre 300 prodotti fa bella mostra di se'. Scansionando i prodotti si fa l'acquisto - consegna a domicilio o pick and pay.

Lo potete vedere a Lione fino al 18 Ottobre e poi a Parigi, Gare du Nord, dal 10 al 31 Ottobre.

Va bene che siamo sempre più mobili - ma far la spesa in stazione prenderà davvero piede? E perchè non da casa? 


Sarebbe interessante fare qualche ragionamento sui numeri della spesa da casa... che sarebbe comodissima, sempre sullo stesso principio; un bel volantino con QR code, e la spesa la si fa comodamente in bagno...

Seguono un paio di video di presentazione e di approfondimento del progetto






giovedì, settembre 13, 2012

500.000 pagine viste! Grazie a tutti :-)


(Autocelebrazione = on) Importante traguardo raggiunto.

Lanciato il 13 Ottobre 2005, questo blog ha oggi superato il mezzo milione di pagine viste. Vorrà dire qualcosa?

Boh. Nel frattempo grazie a tutti e quando arrivo a un milione vi avviso :-)

(Autocelebrazione = off)

martedì, giugno 12, 2012

Evento interessante, ho qualche invito, volete venire?



Il 26 Giugno, a Milano, organizzato da Avanade via Lepetit 8/10, si terrà un interessante convegno dal titolo:  Engage your audience in cui avrò l'onore di essere uno dei relatori.

Per questo, mi hanno messo a disposizione qualche invito per amici e clienti (l'evento non è aperto al pubblico, si va a inviti ed è sostanzialmente riservato alle aziende).

Di conseguenza, per ringraziare il mio gentile pubblico che mi segue etc etc, invece di chiamare i soliti amici, ho deciso di lanciare la cosa fra i lettori del blog. Fist come, first served.

Insomma, se vi interessa, mandate una mail all'indirizzo qui in fondo e i primi avranno l'ingresso ;-)
Per i dettagli, vi copio incollo la press release.
Spero di vedervi lì ;-)



Emerge, a fronte di una progressiva complicazione dello scenario media e della relazione con le marche, la necessità di fare evolvere la nostra comunicazione. In un mondo dove ci si interessa di più a ciò che le marche fanno, rispetto a quello che dicono, è fondamentale rispondere alle attese di concretezza di un pubblico che diventa via via più esperto e disincantato rispetto al marketing, alla comunicazione, all'uso del digitale e dei canali social. 



In questo contesto è fondamentale capire come poter sviluppare al meglio l’engagement con i propri clienti, quali sono le tecniche di comunicazione, le competenze da mettere in campo e gli strumenti digitali a supporto. Infatti, la necessità più grande che le aziende attualmente si trovano ad affrontare è come coinvolgere la propria audience.


Proprio per rispondere a questi quesiti, Avanade ha organizzato un evento dal titolo: Engage your audience”.

Leit motiv dell’incontro sarà come le tecniche di customer engagement, ormai consolidate nel tempo, possano oggi essere supportate da piattaforme digitali intuitive come Sitecore ( www.sitecore.net ), che consentono una personalizzazione della user experience in funzione del target e una misurazionedell’engagement.

Saremo lieti di annoverarti tra i nostri ospiti per una mattinata di approfondimenti e discussioni.

Tra i relatori, vi sarà Roberto Venturini, uno dei veterani dell'Internet/Digital Marketing Italiano ed oggi consulente di Marketing Digitale e Strategic Digital Planner.

L'evento è gratuito e solo su invito.

AGENDA:

10.00
Welcome: Stefania Filippone – Avanade

10.10
Roberto Venturini : Dai target alle persone
I consumatori di oggi si sentono sempre più persone con diritti e influenza, potere e autodeterminazione nei consumi.
Hanno caratteristiche ed esigenze uniche e non massificate.
Scoprite come dare loro la dovuta attenzione e in che modo creare la giusta relazione.

11.00
Hugo Lebre - Sitecore : Customer Engagement in The Real World
Come la tecnologia può fornire informazioni sul comportamento dei clienti e come queste possono essere utilizzate per intraprendere conversazioni 1-to-1 con i consumatori.
Osservate come i CMO’s possono abilitare la loro organizzazione al fine d’eseguire una strategia digitale di successo e una personalizzazione della customer experience.

12.15
Roberto Chinelli , Stefania Filippone - Avanade :  Gli ingredienti della Customer Engagement
Quali sono gli elementi di una strategia efficace e come misurarne i risultati.

12.35
Dibattito e chiusura lavori: modera Roberto Venturini

13.00
Light Lunch


martedì, dicembre 20, 2011

Lo scherzaccio della cabina fotografica col trucco :-)

Questo mi piace perché non solo è creativo ma ha un minimo di pensiero - che di questi tempi con tutti gli ambush, gli stunt e i guerilla non sempre capita. 

Quasi che le agenzie avessero delle idee nel cassetto che cercano di vendere. A chiunque. Indipendentemente dalla marca ;-)

Il prodotto: fissatore per capelli. Forte.
Come mettere il dito nella piaga, sollevare il problema, dare in modo impattante e carino la proposta di prodotto?

Beh, i capelli hanno a che fare con l'immagine di se'. Dove per immagine si può leggere anche fotografia.
Cosa di meglio, dunque, che realizzare e piazzare delle cabine fotografiche che fanno foto gratis... ma col trucco? :-)

Non solo: le foto prese nella cabina venivano anche buttate real time online su Facebook, all'interno di appositi banner (ma... la privacy??? bah).

Dato che poi di ROI fa schifo a tutti parlare, diciamo solo che le vendite son salite del 40% (dove? Su che base? Bah. Diciamo che male alle vendite non ha fatto).

martedì, marzo 22, 2011

The Lipton: è pubblicità online o è arte?

Arte forse è una parola grossa, ma se definiamo pubblicità il messaggio commerciale che esprime al pubblico le caratteristiche e i benefit del prodotto, questo nuovo sito per i the Lipton sicuramente (almeno in gran parte) non è pubblicità.
In certi punti invece mi è sembrato ricordarmi lo storico film dei Beatles "Yellow Submarine".

Interessante. Sicuramente diverso. Mi piacerebbe vedere il brief del progetto e la presentazione con cui hanno venduto l'idea al cliente... ;-)

lunedì, marzo 21, 2011

Il giornale fa concorrenza a Groupon

Questa faccenda dei "daily deals" (che non sono poi in fondo un social shopping) sembra stare suscitando interessi ed appetiti.

Senza rientrare sul tema della valutazione di Groupon e della sua possibile quotazione o acquisizione, è interessante notare che si tratta di un modello di business con barriere all'ingresso potenzialmente basse - basta avere una buona rete vendita o la capacità di farsi contattare dai potenziali sellers e di contattare i potenziali buyers. 

Che, guarda un po', è il modello della pubblicità e anche degli annunci economici sui quotidiani.

Poco da sorprendersi allora che sia un quotidiano inglese, il Telegraph, il più recente player nel mercato degli annunci a forte sconto che durano un giorno o poco più, con il suo programma chiamato "Selected".

Affascinante l'annuncio in cui sono incappato... un sostanziale sconto su un corso per imparare a macellare e cucinare agnelli e montoni. Molto inglese, by Jove.
Naturalmente siamo tutti qui col fiato sospeso per vedere cosa combineranno in questo campo Google e Facebook...

lunedì, dicembre 27, 2010

I social media e la ricerca della misurazione

Sì, d’accordo, la rete è differente. Ma misurare le attività negli spazi sociali digitali è importante, se guardiamo le cose dal punto di vista delle aziende clienti, che non sempre hanno tutti i torti.

Una riflessione su come ragionano le persone del mondo della Rete e su quali sono esigenze e meccanismi delle aziende.

Potete leggerla su Apogeo

mercoledì, dicembre 30, 2009

Posso pagare un blogger perché parli bene di me?


Il tema è delicato: il pay per post è un argomento spesso tabù ma che è estremamente interessante per molte aziende.
In realtà soprattutto per quelle aziende che non hanno assimilato lo spirito e la cultura della Rete.
Spendo i miei due cents sul tema, cercando di dare qualche dritta nella mia nuova puntata del corso di e-marketing per le PMI ospitato sul sito Eurogroup.biz.
Se vi interessa, l'articolo lo leggete qui.

martedì, giugno 30, 2009

Anche il buono sconto può andare on line

Nuova puntata del mio corso di e-marketing per le PMI, pubblicato da Eurogroup.

Se per molte aziende fare e-commerce può rivelarsi una soluzione non praticabile, mettere un buono sconto per portare le persone in negozio può invece essere una buona idea, specialmente sul fronte della costruzione di database degli utenti.

Quella del buono sconto, inteso sia come riduzione di prezzo vero e proprio sia, in una modalità più allargata, come buono per un omaggio o un servizio speciale è storicamente uno dei mezzi classici di promozione delle vendite - apprezzato per la rapidità di risposta e quindi il veloce intervento sulle rotazioni.

Se vi sembra interessante, ecco l'indirizzo per leggere il resto