venerdì, maggio 09, 2014

Product Placement nei video online: adesso è "retroattivo" (e considerazioni su coda lunga e manipolazione dei contenuti)

Grazie a un accordo tra la piattaforma Vevo* e Mirriad technologies, i video musicali potranno ora ospitare product placement, da parte di inserzionisti, "a posteriori".

In estrema sintesi, l'idea è di prendere un video musicale esistente (possibilmente che faccia traffico) e - anche a distanza di tempo, piazzarci un bel product placement (ad esempio un bel posterone di prodotto sullo sfondo, mentre il cantante cammina per la città).

Il concetto è simile, per certi versi, a quello storico del placement nei videogames, concetto vecchio di anni.

Ma è un'idea che potrebbe avere delle implicazioni non banali.

Intanto, significa trasformare il video musicale in un "media" digitale - esattamente come un sito o un blog; dove cioè metto a disposizione uno spazio pubblicitario a favore degli inserzionisti. E così, mi immagino, su un qualche video famosissimo potrei vendere per un mese lo spazio a un'automobile, poi tirare giù il product placement e sostituirlo con quello di un soft drinks...

Ovviamente qui parliamo di coda lunga dei contenuti. La manipolazione ex post, su quei contenuti che non muoiono subito ma che permangono nel tempo in rete. Anzi, il fatto che certi content (io penso sempre a "Thriller", vedi mio post di un po' di tempo fa) più che dei pezzi di contenuto ospitati dentro un media sono in fondo diventati dei media essi stessi.

E anche la pianificazione ex post e non ex ante. In Advertising cerco di indovinare chi vedrà il mio programma e se il target coincide con il mio, ci piazzo la mia pubblicità.

Qui invece posso, come inserzionista, analizzare chi abitualmente guarda proprio quel video, quel contenuto (e non quel canale) e decidere che mi interessa piazzare il mio prodotto dentro il videoclip "Mission Impossible (Piano/Cello/Violin)" ma non dentro "Elektronik Supersonik" o viceversa, basandomi su dei dati fattuali e non predittivi.

Tenendo conto che una faccenda è avere i break pubblicitari all'inizio, un'altra è avere il placement dentro il video, inevitabile e non skippabile.

In realtà, nel caso specifico, le case discografiche e gli artisti avranno diritto di parola, esprimendo il proprio parere sull'adeguatezza o meno dell'inserimento di un certo brand nel proprio video.

Ed infine, ecco il primo video modificato a posteriori - con l'inserimento di un poster Levi's che nel filmato non c'era...




*(se guardate video musicali online sapete chi è - e comunque è una joint venture tra Google, Universal Music e Sony Music) 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma quanto potrebbe costare questo tipo di investimento per l'azienda che vuole inserire il suo brand? Quali sarebbero i parametri per dare un valore al servizio?

Roberto Venturini ha detto...

Eh, li bisogna sentire l'azienda che eroga il servizio quanto vuole e capire quanto chiede il proprietario dei diritti dei video. I parametri credo siano quelli pubblicitari: quante visualizzazioni, quanti click (se c'è qualcosa cliccabile). A naso un giochino da tanti soldi, se si tratta di un video che fa traffico...