giovedì, ottobre 22, 2015

E-Reputation e personal Branding: come fare? sintesi delle cose che ho raccontato…#RelazioniPubblicheDigitali


La settimana scorsa al Festival della Crescita, ci siamo ritrovati ospiti di millionaire con Francesca Parviero, a parlare di e-Reputation e di professioni digitali.

Ho pensato fosse una buona idea riprendere alcune delle cose più importanti che sono uscite, partendo dai live twitting...

E dato che Twitter è (per ora) spietatamente sintetico, aggiungere qualche commento, qualche spiegazione e approfondimento. Magari serve :-)

Diciamo che qui* faccio una sintesi: poi nelle prossime settimane faremo un po' di approfondimenti su alcuni di questi punti.

Ovvio: se si tratta di costruire la propria reputazione, la propria marca... il primo passo è decidere cosa vogliamo essere. Perché vogliamo essere diversi dal resto, perché la nostra differenza è importante.

E quindi programmare a tavolino cosa vogliamo ottenere in termini di percezione.

Infatti un conto è condividere pensieri in libertà, un altro è costruire una percezione sana, sensata e strutturata; coerente.
Quindi mettersi, in modo un po' paranoico, nei panni delle persone cui vogliamo parlare e guardarci con i loro occhi.

Certo, questo cozza con una visione (un po' romantica) della "spontaneità", dell'essere se' stessi.
Ma non dobbiamo confondere campi diversi.
Un conto è un blog personale, in cui raccontiamo i nostri pensieri, o la nostra pagina Facebook, dove raccontiamo per immagini le nostre serate in libertà.

Un altro un blog aziendale, o il blog in cui raccontiamo la nostra professionalità.

Ovvio che entrambi sono visibili a potenziali clienti o potenziali datori di lavoro.
E che quindi rischia di avere lo stesso peso (nella costruzione di percezione) il nostro bel post intelligente sulle strategie aziendali e il nostro selfie ubriachi sul cesso mentre fumiamo una canna.
Infatti: se pubblichiamo robe sbagliate, il nemico numero 1 della nostra reputazione (aziendale o personale) siamo noi stessi. Ma lo siamo forse ancora di più quando si innesca una crisi: spesso le crisi grosse sono innescate dalla nostra reazione più che da qualsiasi altra cosa, come in questo caso 

Se posso citarmi (dal mio manuale di  Relazioni Pubbliche Digitali):
"Occorre sempre muoversi con cautela. Dare energia, alimentare un fenomeno che di per sé è piccolo e non interessa a molti, rischia di attirare attenzione e di innescare una diatriba più ampia. 

Qualcuno, che inizialmente aveva trovato la cosa irrilevante, di fronte a un battibecco tra azienda e persone potrebbe decidere di interessarsene e partecipare. 

Qualche blogger o giornalista potrebbe vederci nascere una storia da raccontare. Ancora peggio, ed è un tipico esempio di innesco di crisi, il caso in cui si reagisca duramente e fuori luogo, insultando le persone e mettendo in dubbio la loro onestà, la loro intelligenza." 


Infatti, spesso le peggiori crisi nascono dal voler avere ragione, di essere incapaci (come marca o come persona) di ammettere che anche noi sbagliamo, senza portar argomenti forti con un tono dialogante.

E' lì che facciamo davvero arrabbiare le persone, specialmente se è evidente che ci stiamo arrampicando sugli specchi.
O se "il popolo della rete" ha già deciso a priori che abbiamo sbagliato.
Il rischio peggiore, specialmente per agenzie e consulenti è proporre progetti pensati "per fare branding" ovvero belle idee, belle trovate che magari fanno parlare un po' di noi (o fanno parlare solo dell'azione e il brand non si ricorda), che fanno simpatia... ma poco più.

Le aziende (e le organizzazioni...) pagano il lavoro delle agenzia per portare risultati, non per "fare simpatia" che non si scarica sulla bottom line. Se i soldi che ci danno da spendere, non se li ritrovano moltiplicati, non siamo un investimento: siamo un costo da tagliare.
In effetti, specialmente nel caso di progetti un po' complessi, le PR Digitali, i Social, le PR Tradizionali.. tutto converge. Tecnologia, marketing, creatività, media planning... 

One man show funziona (solo) per i progetti per le PMI, bassi budget, bassa complessità, portata limitata. E' un mercato specifico, dove molti operatori (incluso me stesso, per anni) trovano il loro perché e il loro business - nel far crescere le piccole imprese, le piccole iniziative.

Ma da un certo punto in poi, solo un team articolato per competenze riesce a produrre progetti che funzionano su scala più ampia.

In termini di competenze:

Non si può prescindere da un minimo di conoscenza di marketing, ma non basta essere "creativi": la creatività deve essere al servizio dell'obiettivo e accompagnata da una capacità organizzativa che trasforma un'idea in un progetto concreto e funzionante. Con molto buon senso, senza farsi abbagliare dai vaneggiamenti teorici di certi guru, che non hanno mai venduto uno spillo o stretto un bullone in vita loro.


Rassegniamoci: saremo sempre criticati.
Spesso a torto.
Da persone che hanno una propria "agenda", un proprio malessere, follia o attacchi pianificati. Nel tentativo a volte di arruolare altri nella critica, nella crociata, nel mettere alla berlina il nostro Epic Fail.

Da un certo livello in su, la censura è inevitabile. Insulti, contenuti oltre il limite del codice penale (ad es diffamazione), deliri irrilevanti per la conversazione: a ripulire dal rumore si fa un favore alle persone serie.

E se qualcuno cerca un nemico, è utile spostare il tono più in basso. Con l'emotività non si costruiscono facilmente discorsi davvero costruttivi.

Naturalmente, nell'oretta di chiacchiera, di cose ne sono uscite molte altre (per non parlare di tutto quello che ha detto Francesca).
Le potete recuperare su Twitter e altre sono sintetizzate qui:


https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1241998995826612.1073741845.121072037919319&type=3

Ci sentiamo più avanti per qualche approfondimento sui singoli temi...

*(btw, dato che abbiamo detto cose che stanno a cavallo tra le Relazioni Pubbliche Digitali e la Strategia Digitale, per una volta pubblicherò questo post "in stereo", ovvero su entrambi i blog - che normalmente hanno focus e contenuti differenti).

PS: se arrivate da Google e non mi conoscete, tutto quello che leggete sopra discende sostanzialmente dalle analisi, riflessioni e proposte che ho condensato nei miei due libri...

Strategia digitale: Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e i Social Media (Web & marketing 2.0) - http://www.amazon.it/dp/B00JIVANS6

Relazioni pubbliche digitali: Pensare e creare progetti con blogger, influencer, community - http://www.amazon.it/dp/B00SVHDWZO



mercoledì, ottobre 21, 2015

Bellissimo: Assassin's Creed lancia il motore di ricerca del XIX Secolo



Operazione molto bella.

In grande stile o meglio, con un bell'impegno e un bel budget. Ma, si sa, quello dei videogame è un settore dove girano i soldi, dove devono girare gli investimenti, dove wow effect e cool effect sono elementi chiave per decidere del successo o meno di un titolo.


Il 23 Ottobre (sì, è quasi qui) arriva la nuova release del famoso gioco - Assassin's Creed Syndicate, ambientato nella londra del 1868, deve assolutamente cercare di replicare e superare il successo delle puntate precedenti.

Tra le varie attività di comunicazione, bellissima pensata quella del motore di ricerca del 19° Secolo.
Ecco il link:


Un Search Engine che ci dà le risposte alle nostre ricerche (ovviamente su un numero limitato di termini) in pieno flavour tardo '800.

E sì, c'è anche il vintage porn (adeguato agli standard culturali del periodo).



The 19th Century Search Engine has been created to allow fans to brush up on their 19th century knowledge beforeAssassin’s Creed Syndicate launches later this month. Assassin’s Creed Syndicate will take place in London in 1868, during the peak of the Industrial Revolution, as players control sibling assassins, Jacob and Evie Frye (credit).

Bella l'art direction, bella l'idea, bella l'esecuzione del content.


Naturalmente l'idea non è del tutto originale, ma è comunque una gran bella operazione.

Il riferimento culturale va dal retrofuture allo steampunk, impossibile qui non citare "The Difference Engine" di William Gibson, profeta del Cyberpunk e Bruce Sterling - un libro che secondo me sta alla base dell'ispirazione per questa idea di comunicazione (se non l'avete letto, leggetelo, è la storia di un passato distopico, un'Inghilterra vittoriana dove sono stati inventati i computer - ovviamente meccanici e a vapore - libro davvero notevole).

martedì, ottobre 20, 2015

PR, Tech, Fashion (e NFC): alla sfilata, compri il vestito sfiorandolo con l'anello.

Un esercizio di applicazione delle tecnologie alla vita quotidiana e all'acquisto di prodotti, settato in un contesto di "lifestyle" che aggiunge glamour alla cosa.

In sostanza, un'operazione di PR Digitali, applicato al FashionTech - l'intersezione tra mondo della moda e quello della tecnologia.

Vabbè, basta chiacchiere, ecco i fatti duri e puri.
Sfilata di Henry Holland, alla London Fashion Week.

In partnership con Visa, alcuni spettatori (chiaramente tutte "celebrities", quindi molto "influential") sono stati dotati di uno speciale anello, dotato di tecnologia NFC (che come sapete amo molto...).

Naturalmente non un orrendo accrocco tecnologico, ma qualcosa di affine alla marca. E poi due celebrities hanno usato l'anello per acquistare capi in modalità "contactless" :-)

Semplicemente avvicinandosi alla modella in posa, hanno sfiorato l'abito con l'anello - e hanno così concluso la transazione, caricando il costo sulla propria carta di credito e ritirando poi all'uscita il capo.
(Se avete il sospetto che fosse tutto combinato, secondo me avete totalmente ragione).

Cito da Forbes:

"Last night’s show ended with two VIP guests – Daisy Lowe and Alexa Chung – stepping out of their seats and walking over to the models where they were stood in their finale poses, to choose one item they particularly liked the look of. Using a House of Holland ring they were wearing, they placed it against the item in question, and instantly bought it there and then."

Ecco il video che presenta l'evento:



 Approfondimento:

Forbes

Wareable


sabato, ottobre 17, 2015

Che vi siete persi, sul mio blog?

Come al solito, un'immagine assolutamente a caso.
Questa volta non è riassunto settimanale, perchè ultimamente mi è stato molto difficile stare dietro al blog e postare regolarmente.

Diciamo che quindi è un aggiornamento dall'ultima volta che ho aggirnato.
O una roba del genere.





giovedì, ottobre 15, 2015

Marketing Turistico Giapponese: la killer app è la Cat Street View.


La zona di Hiroshima, diciamocelo francamente, non è proprio il posto dove verrebbe in mente di andare a passare le proprie vacanze.

E al di là di un morboso turismo nucleare, in realtà c'è altro da vedere - ad esempio la caratteristica cittadina di Onomichi.

Breve, la trovata per attirare l'attenzione e far esplorare virtualmente la città, è stata quella di usare i gatti. Sì, perché a Hiroshima si stima ci siano 150.000 gatti randagi.

Ad alcuni di questi è stata montata una videocamera 360°, un po' sul concetto dello Street View di Google. Mappando quindi i loro spostamenti (in una zona abbastanza ristretta della città, per la verità).

E il risultato è la Cat Street View - la visione della città attraverso gli occhi di un gatto.
Per esplorare (proprio come in Street View, appunto) i luoghi caratteristici della città da un punto di vista diverso. Permettendoci di incontrare, durante questo viaggio a bassa quota, alcuni tra i gatti più famosi della città (con tanto di scheda).

Di fare una esperienza diversa, di farci venire voglia di andare a vedere quel posto.

Throughout the digital experience, top tips are provided on every page, letting users know about tourist attractions in the city that are worth a visit. 

Tra l'altro, non è stato usato un gatto qualunque come guida della città... ma insomma, guardate questo bel video di presentazione che spiega meglio e più rapidamente di quello che potrei fare io...



"The map now covers a shopping arcade and surrounding areas in Onomichi, which is about 70 kilometers east of Hiroshima city. It includes most features seen on other interactive online maps, such as camera angle functions and details about local shops. It also has a selection of 11 pet cats kept in the area with links to their backgrounds."

A integrazione, va detto non è certo la prima volta che gatti e turismo vanno a braccetto in Giappone, come nel caso del Gatto Capostazione (onorario) che ha attirato frotte di turisti in una cittadine...

mercoledì, ottobre 14, 2015

Ci vediamo al Festival della Crescita, domani ora di pranzo?


Un appuntamento per domani :-)

Se avete voglia, domani a pranzo sarò al Festival della Crescita: 
Palazzo delle Stelline (bello).

Sarò uno dei protagonisti del BookSandwich di giovedì 15 ottobre alle ore 13.00 dal titolo “e-Reputation” insieme a  Francesca Parviero.

E da qui in poi cito:

Il BookSandwich è l’appuntamento in pausa pranzo dedicato alle “professioni in crescita”, nuove o in cambiamento. Esperti e professionisti si confrontano, moderati da un giornalista.

"Il tema dell'incontro è il valore della "reputazione" personale e delle aziende in rete, come può essere creata attraverso contenuti adatti, come può influenzare le scelte dei consumatori ma anche dei datori di lavoro e delle persone con cui veniamo in contatto. I libri - pubblicati da Egea - al centro della discussione sono appunto Relazioni pubbliche digitali, Reputation Economy (di Michael Fertik e David Thompson) e L'Alleanza, curato nell'edizione italiana da Francesca Parviero. "

Se riuscite a fare un salto ci vediamo.



martedì, ottobre 13, 2015

Master Social Media e Internet PR - IED Milano. Io ci sarò :-)


E' con grande soddisfazione che vi annuncio la mia partecipazione a un bellissimo Master. 

Uno dei pochi seri, se mi posso permettere.

Come forse avrete notato, ho diradato le mie attività di formazione: un po' perché sono messo male come carichi di lavoro, un po' perché ormai sono poche le strutture con cui mi sento a mio agio.  

In IED invece, ci torno sempre volentieri :-)

E ora bando alle chiacchiere e vi racconto il Master (lo confesso, ricorrerò molto al copia & incolla)

Il Master si chiama "Social Media & Digital PR", è una iniziativa di IED, si terrà a Milano ed ha al timone la mia amica e coautrice di "Strategia Digitale": Giuliana Laurita. A questo punto non potevo non esserci :-)

Io mi occuperò di:

Progettare le Digital PR

Quali sono le differenze tra le PR offline e quelle online? Come si individuano gli influencer? Come si imposta una relazione con gli influencer? Che cosa si può proporre loro? In che modo si può fare da ponte tra il brand e gli influencer? Sono alcune delle domande alle quali risponderà questo insegnamento.
In sostanza vi racconterò un po' di strategia specialistica per le PR Digitali. Prendendo spunto da quello che ho scritto nel manuale di Relazioni Pubbliche Digitali.

E poi vi racconto cosa faccio tutti i giorni (sì, lo posso rivelare: non sto seduto tutto il giorno a fare strategie e PPT: faccio succedere cose, faccio funzionare progetti....). E probabilmente vi rivelerò verità che vi sorprenderanno... o no :-) 

Cercando di insegnarvi cose che vi saranno utili in pratica, non solo in teoria.

Una cosa che mi sembra molto interessante del Master, è che non è una roba tutta "Strategica". Mi piace molto che vengano insegnati ad esempio Powerpoint e Excel. Perché è inutile raccontarci storie: se volete lavorare in azienda e agenzia e non fare solo il lavoro da schiavo, bisogna saperli usare. Punto.

E che venga insegnato a maneggiare le immagini, a capire di infografiche e di video. Perché i creativi e i grafici certo fanno il loro lavoro, ma un certo livello di competenza nel gestire certi contenuti è un asset molto utile.

Mi piace il panel dei docenti. E ritengo che la diversità dei punti di vista sia utilissima perché si ascoltino più campane e ci si formi una propria idea, una propria visione personale.

In sintesi (e qui cito dal sito di IED):

Gli strumenti social e il mondo delle digital PR sono sempre più presenti nelle strategie di marketing e di comunicazione delle aziende, ma perché funzionino servono competenze specifiche. Affrontare questo territorio, così vasto, fatto di velocità, di una moltitudine di strumenti e opportunità che si susseguono, fa si che le persone in grado di comprendere questa sensibilità e queste pratiche sono e saranno molto richieste.

Dopo un percorso intensivo di 7 mesi, i partecipanti potranno inserirsi nel settore professionale dei social media e delle digital PR, in aziende ed agenzie. Sapranno rapportarsi con tutte le tematiche relative al digitale e alle sue funzioni relazionali verso clienti, partner e influencer.

Sbocchi professionali:

Il master garantisce un know–how altamente qualificante per i profili: social media manager, social media specialist, community manager, digital PR, digital consultant, digital content strategist.

Il Link per approfondire e chiedere info è questo:


E qui c'è il link al modulo per scaricare la brochure:


E poi:


A chi è rivolto:
Il master è rivolto: a studenti laureati sia in discipline artistiche/umanistiche, sia tecniche/economiche; a professionisti con almeno due anni di esperienza nel settore.

Contenuti e struttura:
I social media sono il più importante momento di svolta nel mondo del marketing, un cambiamento radicale degli equilibri nella comunicazione tra aziende e consumatori. Da una situazione in cui le aziende trasmettono un messaggio attraverso i media tradizionali (stampa, radio, TV, direct, etc. etc.) e i consumatori ascoltano e reagiscono in maniera quasi pavloviana (acquistando i prodotti oggetto del messaggio), ci troviamo oggi in uno scenario che vede i consumatori protagonisti di una vera e propria relazione con le aziende, essendo abilitati a parlare con esse e di esse. Di conseguenza il mondo del social – ma anche, più in generale, quello del digitale – è diventato centrale rispetto alla possibilità, per le aziende, di sostenere questo scambio.

Il territorio con il quale si confronta un professionista del web è un territorio molto articolato, poiché nel tempo i mestieri del digitale si sono moltiplicati, specializzandosi sempre di più. Il master intende formare professionisti in grado di comprendere l’identità di un brand e le sue esigenze relazionali, creare una strategia adeguata, implementarla e monitorarla. Professionisti in grado di definire e distinguere gli ambiti di intervento di figure professionali diverse, coordinarle e monitorarle, perché conosceranno le basi di ciascuna di esse, pur mantenendo una forte focalizzazione sul tema dei social media e delle digital PR.


Riguardo questi aspetti, che costituiscono il core del master, i nostri studenti saranno messi in condizione di:
- Creare e implementare una social media e digital PR Strategy, una content strategy, un piano editoriale;
- Padroneggiare gli strumenti social: piattaforme, strumenti di content management, strumenti di ottimizzazione dei contenuti;
- Creare contenuti per le diverse piattaforme;
- Identificare gli influencer e coinvolgerli adeguatamente;
- Comprendere le implicazioni della conversazione che avviene sul web, in termini di brand awareness e brand reputation, attraverso strumenti di web monitoring;
- Misurare l’efficacia delle azioni attraverso gli analytics.


lunedì, ottobre 12, 2015

Il Poster che si nasconde dalla polizia. In Russia.


Attività molto unconventional.

La storia: in Russia, per via delle famose sanzioni, il governo ha imposto un proibizionismo alimentare su molti generi in provenienza dall'Europa.

Ma dove c'è una proibizione c'è chi l'aggira - come questo negozio moscovita gestito da un Veronese: Don Giulio Salumeria. Che continua a vendere prodotti italiani e che ha deciso di farlo sapere al pubblico attraverso una campagna di affissioni.


Problema ("ufficiale"): la polizia. Che avrebbe immediatamente rilevato la illegale pubblicità e avrebbe costretto a interromperla.

(Problema reale: farsi notare con un budget... da negozietto).

La soluzione (quella "ufficiale"): un impianto di affissione dotato di un sistema di riconoscimento facciale (ne abbiamo già parlato in passato*, di sistemi analoghi). Tarato sui brutti ceffi dei poliziotti.

Così quando un tutore dell'ordine si avvicina, il poster (di quelli a rullo) cambia soggetto e il gendarme russo non s'avvede del reato.

Soluzione "reale": per rendere efficace la comunicazione, più del (singolo?) poster che hanno fatto, il giochetto è stato farlo sapere a tutti, per creare il buzz.

Intanto hanno scelto un poster in una zona ad alta densità di polizia (di fianco al Ministero dell'Interno) - in modo da essere sicuri di riuscire a girare il filmino in cui si vede il poster che cambia soggetto in presenza di polizia.

Poi hanno fatto girare la notizia, tanto (come vedrete dal video) non è che il sistema funzionasse poi così tanto bene, quindi sicuramente li avevano già beccati :-)

Quindi tipica operazione di Relazioni Pubbliche, uno stunt - in cui si crea un pretesto notiziabile, per amplificare la portata dell'operazione e farne parlare.

E di una (pur anche ottima, chissà) salumeria moscovita, ora parla il mondo intero... (insomma, si fa per dire :-)   un discreto colpo di "reputation"... :-)

Ecco il video:




* Potete ad esempio rileggere:

Fare check-in con la faccia... (progetto di riconoscimento facciale)


giovedì, ottobre 08, 2015

Da Burger King, il dipendente fa la coda per te

Per celebrare l'apertura del suo nuovo ristorante a Parigi, Burger King ha organizzato (per un periodo limitato) un servizio di "addetti alla coda".

In pratica, il cliente può sfruttare uno dei 5 addetti che fanno la coda al suo posto.

Basta attivare l'apposita app mobile (mentre si è in coda) e arriva il gentile collaboratore a liberarvi dall'attesa.

Al di là dell'impatto sul punto vendita, si è cavalcata l'operazione sui social e in PR...

Qui si ritorna, ancora una volta sul tema della Brand Utility e del servizio (concreto) al cliente.

Ecco il video:

Approfondimento:

Questa è la finzione pubblicitaria, la creatività delle PR.
Ma.. nella vita reale?

Molti di voi lo ricorderanno, c'è chi l'ha fatto davvero, a Milano:
In coda agli sportelli per voi a 10 euro all'ora.
 All'estero fa colpo "l'uomo paziente" (anche questa brillante operazione di comunicazione, di "personal branding" molto unconventional)

E sul fronte più digital, possiamo citare Qurami - startup / app sempre italiana (eh, noi italiani sulle code siamo preparatissimi)


lunedì, ottobre 05, 2015

Genio: e se la pubblicità ti facesse un'offerta per la tua auto?


Questa ve la racconto perché è un ottimo esempio di come potrà evolvere la comunicazione.

Come l'integrazione tra tecnologia, connettività, servizio al cliente e ricerca di wow effect potrebbe dare forma di promozione di brand e prodotti.

Breve: un camion ti si affianca nel traffico. Sulla sua fiancata appare il valore dell'auto che stai usando.

Ecco la video case history:



Succede a Taiwan.
Il mandante è un concessionario d'auto (immagino con parecchi soldi da investire).
L'obiettivo è comunicare la trasparenza, la rapidità nel farti un offerta, la semplicità del vendere il tuo veicolo (e farti venire voglia di cambiare auto).

Il camion scansiona la tua auto, fa un qualche tipo di ricerca sul database e pubblica sullo schermo posizionato sulla fiancata l'immagine della tua auto e il valore.

Mi piace molto perché c'è creatività, molta strategia (ha senso, non è una trovata gratuita), elementi di notiziabilità che permettono di farne anche un'ottima operazione di PR digitalizzate...

Lo avessi fatto io avrei messo una videocamera, collegata con un impiegato del concessionario (probabilmente posizionato nel rimorchio) che fa la valutazione e la passa a un grafico (anche lui nel cassone) che al volo impagina e pubblica sul camion.

Ma se preferite sognare di sensori sofisticati, riconoscimento delle immagini e accesso ai database, fate pure: dico solo che spesso le soluzioni più low tech sono ancora quelle più sicure, veloci, affidabili ed economiche :-))

Più che Think Different, Think Easy.

sabato, ottobre 03, 2015

venerdì, ottobre 02, 2015

Sorprendente: biglietti aerei venduti con gli snack :-) PR Stunt

Thinking out of the box. E' forse la cosa più importante per essere creativi.

In questo caso il pensiero è centrato sulla "commoditization" dei biglietti aerei. Che spesso costano così poco (e sono così facilmente disponibili per l'acquisto online), che diventano un prodotto quasi d'impulso.

E sulla necessità di costruire buzz, engagement, conversazioni.
Attraverso quello che appare essere il classico pretesto di comunicazione, uno stunt.

Breve: la compagnia aerea Transavia ha associato i propri biglietti a barrette e patatine sugli scaffali del supermercato (e non solo).


Al di là della "novelty" rappresentata dal fatto che dentro le patatine non c'è la sorpresina scema ma un voucher per uno sconto sul biglietto aereo, qui il concetto è proprio quello di associarsi a una percezione di low cost (la patatina è un prodotto che ovviamente costa veramente poco) e di associarsi all'acquisto d'impulso.

Ti viene la voglia, acquista un sacchetto di patatine senza pensarci troppo. Ti sorge il desiderio, compra un economico biglietto aereo senza stare a pensarci troppo (e a metterti a comparare online..)

E poi, diciamocelo, fa effetto vedere un prodotto alimentare brandizzato da una marca che alimentare non è; e qui la confezione diventa essa stessa un media di impatto per veicolare la promozione e la marca.


I prodotti brandizzati Transavia sono stati resi disponibili in alcuni supermercati, vending machine e cinema.

Ecco la video case history:




giovedì, ottobre 01, 2015

Anche Gatorade spinge sulla Realtà Virtuale #GiovediVR


Mhhhh... la realtà virtuale sarà "The next big thing" (o la prossima grande bolla, il prossimo grande hype...)?

Difficile a dirsi, certo è che mi sembra di cogliere segnali di grandi interesse verso questo tipo di tecnologie per costruirci sopra progetti di comunicazione.

Se poi si tratta di azioni tattiche per cogliere l'effetto novità o se si trasformerà in un game changer strategico, lo sapremo tra qualche tempo.

Per questo, come forse avrete notato, ho deciso di fare una serie di post su esempi di comunicazione in questo campo - pubblicati il giovedì :-)

Nello specifico, oggi parliamo di Gatorade, che affronta il tema in modo sportivo (come peraltro è stato il caso degli All Blacks e della loro haka).

Lo sport in primo piano questa volta è il baseball e la comunicazione punta a metterci nelle scarpe di Bryce Harper, noto giocatore.

Mescolando riprese video con computer animation - per ricostruire la sensazione olistica di vedersi arrivare in faccia una palla che viaggia a 160-170 km/h, suoni e tutto, facendo vivere i pensieri e le sensazioni del giocatore in un video in prima persona (ha un che di fantascientifico e un filo inquietante).

"To celebrate its 50th anniversary, Gatorade created a virtual reality experience with Bryce Harper. This experience is a chance for fans to feel what it’s like to be Bryce Harper in the batter’s box with everything on the line."

Il video lo si può godere in formato Google 360° su YouTube (click and drag col mouse o muovete lo smartphone, per esplorare tutto l'inviluppo) - ma usando Google Cardboard ci si dovrebbe immergere un po' di più.

Collateralmente, come vedrete dai video di approfondimento qui sotto, hanno implementato soluzioni su hardware VR più performante, per coinvolgere e stupire... beh lo vedete sotto

 Ecco il video "interattivo" a 360°:



Bonus content: il making of:



Ed ecco un marketing ambush realizzato da Gatorade per costruire sul progetto (classico ma sempre efficace: la star dello sport fa la sorpresa ai ragazzini)



E' una novelty, una moda passeggera?  Kenny Mitchell, Gatorade's senior director del consumer engagement la vede più strategica:  "We feel like this is going to be one of the platforms of the future to really give immersive and unique experiences to consumers, so we want to make sure we have a very very strong grasp on it and can really help tell our brand stories through it."

Quindi, storytelling a 3D.

Approfondimento:
http://www.wired.com/2015/09/new-vr-experience-puts-bryce-harpers-mind-cleats/

Se vi interessa il tema, potete leggere anche questo:

Marketing Turistico: Realtà Virtuale in stanza come strumento di marketing. Hotel Marriott #GiovediVR

martedì, settembre 29, 2015

Fanta sfrutta Instagram: i selfie te li stampi dal poster. Printergram


Idea semplice ma notiziabile.

Cavalcando Instagram, piattaforma che continua a mandare segnali interessanti.

Creando una brand utility (ricordate?) - offrendo un servizio / un regalo alle persone.

Creando quindi un "fuzzy feeling" rispetto al brand.


In breve: scattati un selfie. Usando come background il simpatico post del soft drink.
Fai upload su Instagram (con l'hashtag #FantaTasteLike).
Ricevi una copia stampata su carta fotografica, direttamente dal poster.

Traduzione: con l'incentivo di darti una foto "su carta", ti convinco a promuovere il mio brand sui tuoi canali social. Quindi uso la tua influenza.

Certo, a un livello superficiale, di pura "mention" e un po' di coolness legata all'operazione.

Ma intanto compro contatti (i tuoi) a basso costo.

E distribuisco un po' di divertimento, che con il DNA della marca ci sta proprio bene.

In Australia.
Ecco il video:

giovedì, settembre 24, 2015

All Blacks e la Realtà Virtuale per il Campionato di Rugby #GiovedìVR

Ho deciso, per qualce settimana, di dedicare il giovedì alla Realtà Virtuale - che mi sembra la moda del momento più interessante.

Poi vedremo se sparirà o diventerà qualcosa di strutturalmente importante.

Per cavalcare la Coppa del Mondo di Rugby, la compagnia di assicurazioni AIG (sponsor degli All Blacks) ha realizzato una app in realtà virtuale, che permette di vivere in modo immersivo, a 360° l'entrata in campo della squadra e la famosissima Haka.


Niente male.

 L'app la potete fruire appieno usando Google Cardboard - applicazione che gira su smartphone e richiede un economico visore (appunto, di cartone) che vi potete autocostruire (o comprare, già fatto, online, ad es. su Amazon).

Ecco un paio di video di riferimento:





Interessante anche questo "How to", realizzato da AIG, come parte della campagna di marketing che sfrutta e amplifica la sponsorizzazione:

martedì, settembre 22, 2015

Strategia: le Case History vanno bene... ma sono pericolose? #strategiadigitale


Prosegue il ciclo di articoli di approfondimento sulla Strategia Digitale e pensati anche come un servizio, un valore aggiunto per chi ha comprato il libro.

Dopo aver parlato, la settimana scorsa, di come evitare di suicidarsi con gli obiettivi, oggi approfondiamo un tema / diamo degli spunti semplici ma molto importanti su un grande classico: l'uso fuori tema delle Case History.

Aspetto molto delicato per me, dato che il 70% di questo blog è fatto proprio dalla presentazione di casi... :-)

Iniziamo dal dire che in inglese è meglio definirle "Case Study" e non "Case History" che tende a voler dire un'altra cosa...

Proseguiamo dicendo che, come scritto nel libro, occorre "evitare di copiare dalle case history e usare con cautela ciò che si è appreso dal passato: le situazioni cambiano e ogni strategia va studiata su misura."

In effetti una Case History (di marketing, comunicazione, o qualsiasi altro tema) è semplicemente il racconto di come:

- una certa azienda (diversa da noi per mercato e/o cultura e/o situazione...)

- con una certa marca (con livelli di awareness e/o valori di marca e/o attrattività, innamoramento dei consumatori... sicuramente diversi dai nostri...)

- in un certo settore merceologico (diverso dal nostro?)

- in un certo contesto (scenario concorrenziale, situazione economica, stadio di maturità del mercato, periodo...)

- in una certa nazione (la nostra?)

- con certi obiettivi (improbabile siano esattamente sovrapponibili ai nostri...)

- ha affrontato un certo problema (simile ai nostri?)

- ha avuto una certa idea e la messa in opera (per noi possibile?)

- lavorando su un certo gruppo di consumatori (simili ai nostri? o totalmente differenti?)

- ha ottenuto certi risultati (generalmente positivi, dato che l'insuccesso viene sepolto sotto tonnellate di sabbia)

Tenendo inoltre presente che :

- in genere le case history creative sono documenti, video, realizzati per vincere premi creativi basati sull'originalità dell'idea più che sui risultati (e che quindi i fake ci stanno tutti, tanto per dirne una...)

- è necessario stimare un valore imponderabile per il "Fattore C" (che noi possiamo avere o non avere... Napoleone diceva che avrebbe sempre preferito un generale fortunato a un generale bravo).

Di conseguenza, non c'è nessuna garanzia che noi:

- azienda diversa, con un problema diverso, in un contesto diverso (etc etc)

- facendo quello che l'azienda star della Case History ha fatto

- riusciremo a ottenere gli stessi risultati encomiabili

- o che invece non ci si schianti contro un muro.

Per non parlare poi della misurazione dei risultati: certo, la Case può prospettarci una bellissima, divertentissima idea.

Ma ha funzionato? Quanto? (in genere, per non dare un vantaggio alla concorrenza o per "riservatezza", i numeri di business vengono tenuti accuratamente nascosti... o sono considerati da chi ha scritto la Case come irrilevanti, vedi alla voce vincere un premio creativo...)

La Case history devono quindi esser maneggiate con cura.

Come strumento di ispirazione, non come roba da copiare.

Come elemento di stimolo, non come modo per dimostrare che la Piattaforma X o il Social Y "funzionano"

Come ingrediente nello sviluppo di una soluzione nostra e originale, non per clonare (spesso malamente, e con molti meno soldi e capacità creativa/produttiva) una cosa già fatta da altri (spesso più bravi e coraggiosi) :-)

Stando molto attenti a cosa, concretamente, pragmaticamente definiamo come "successo"...



---------- < INIZIO SELF PROMO LIBRO > ------------

E qui, concedetemelo, un po' di spottone per il libro.
Destinato a chi arrivano su questo post via Google. E del manuale non sanno nulla.
Magari interessa. Se no chiudete pure, la parte interessante del post è finita da almeno 4 righe.

Strategia Digitale. 
Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media


Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri che "spaccano paradigmi", che fanno della gran teoria del futuro, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Abbiamo cercato di dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo. Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perché con l'agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente "come funziona", visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività - capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all'indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico


Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo - dato che il digitale l'abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:"Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, appunto, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi."


Ecco i link da dove potete capire qualcos'altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea o ebook).

HOEPLI

AMAZON




lunedì, settembre 21, 2015

Earned Media? Bellissimo: altro che Tinder, l'acchiappo oggi è basato... sul bacon :-))

Divertente operazione di comunicazione di Oscar Mayer.

Se come me appartenete al culto del maiale fritto, non potrete rimanere indifferenti a questa idea, a questa app. Che, non fossi felicemente sposato, sicuramente userei (se avessi un iPhone) :-)

Evidente il riferimento a Tinder (e alla quantità di candidati improbabili che ne escono). Ovvio il posizionamento emozionale: se non stai cercando un'avventura di una notte, se cerchi qualcosa di più, nulla meglio di un condiviso amore per il bacon può consolidare una coppia.


Ecco che allora Oscar Mayer (colosso del settore) lancia una App chiamata "Sizzl" - la prima "dating app for bacon lovers".

Ecco il video:



Ovviamente, nessuno si aspetta che questa app faccia numeri colossali: è il classico Stunt, creare una opportunità di comunicazione, un tema su cui si possano scatenare condivisioni, conversazioni, diffusione.

Insomma, un classico caso di progetto di comunicazione focalizzato sull'Earned Media...

Btw, Tinder ha scatenato tutta una serie di campagne di comunicazione da parte di altri brand, che l'hanno usato come icona della cultura contemporanea.. ad esempio guardate questi miei post precedenti:

Anche i gattini sbarcano su Tinder

Grandi. Sul sito di incontri (Tinder) ... adotta un cane :-)






Approfondimento:

http://time.com/4035044/oscar-mayer-bacon-dating-app-sizzl/

http://www.adweek.com/adfreak/oscar-mayer-releases-sizzl-dating-app-exclusively-bacon-lovers-166955