mercoledì, settembre 16, 2009

Audiweb - i dati di Luglio: + un milione di navigatori?


Audiweb pubblica i dati del mese di luglio 2009...

A Luglio sarebbero 30,8 milioni gli utenti che hanno accesso a internet.

Rispetto a dati di Maggio o Aprile si nota una crescita di un milione di utenti Internet (si vedano i miei post precedenti, a partire da questo).

Gli utenti attivi nel mese sono a 21,7 milioni (altra crescita, ovviamente, circa 800,000 utenti rispetto a Maggio).

Però... gli utenti attivi nel giorno medio sono 10,4 milioni, dato che non sembra crescere altrettanto... cresce un serbatoio di utenti "casuali"/occasionali?

Il tempo speso online nel giorno medio è di 1 ora e 38 minuti - più o meno sempre lo stesso; leggera crescita delle pagine viste per persona nel giorno medio (ci sorbiamo 10 pagine in più al giorno, arrivando a 179).

Photo Credits

Ambient dietetico


Prodotto da Greenline, azienda alimentare... trasformando le casse in tapis roulant.

Obiettivo? Sensibilizzare i consumatori a prensersi cura di se' e a non ingrassare...e a bruciare le calorie assunte con il cibo

martedì, settembre 15, 2009

Ascensore unconventional - alcuni esempi

Un sintetico post dedicato a raccogliere un po' di esempi di pubblicità che sfruttano il movimento delle porte degli ascensori per generare impatto e "far passare il messaggio..."

Si parte da "hai paura di perdere i capelli" per passare alla palestra; arriviamo all'avvocato divorzista e alla scuola di paracadutismo (già postata in precedenza)...

USA +20% consumo di TV Online, ma è una TV...tradizionale!

Secondo dati rilasciati dall'ente no-profit Conference Board, continua a crescere la fruizione di contenuti televisivi attraverso il computer. E non stiamo parlando (solo) di corti autoprodotti, filmetti virali etc: qui si parla proprio della TV "vera", ridiffusa dai network e simili online.

Insomma, in un certo senso un mantenere immutato il modello di fruizione, cambiando però lo schermo... con la marginale differenza che qui si tratta di consumo on demand e non inflittivo / palinsestato.

Quindi ci si inizia a interrogare sulla fine dell'"Appointment TV", verso una TV sempre più su richiesta - con tutte le conseguenze sulla programmazione e sopratutto sulla pianificazione pubblicitaria, unica vera risorsa che tiene in piedi i network televisivi.

Vedere quello che vuoi, ma sopratutto quando vuoi. E non perdersi le puntate... con l'onerosa conseguenza di dover attendere il (costoso) DVD qualche mese dopo per scoprire che diavolo era successo nell'episodio mancante.

Qualche numero: ormai il 25% dei focolari americani guarda la TV (anche) online (+20% vs 2008). E un 20% dichiara che la TV online ha fatto calare il proprio consumo di TV tradizionale.

Il dato più tosto è il quadruplicare su base annua degli utenti di Hulu (che ridiffonde contenuti di ABC, Fox, NBC...), che è ormai il terzo opunto d'accesso televisivo online, rosicchiando terreno a YouTube, buon secondo. Al primo posto? semplice, le "solite TV"- è infatti da notare che due terzi abbondanti dei video-internet-utenti accedono ai contenuti attraverso il sito dell'emittente televisiva - non cercano dunque contenuti "alternativi" ma proprio la televisione di tutta una vita...

I contenuti più gettonati sono le news - con un 43% dei videoutenti, seguiti da reality , sitcoms e sport. Di nuovo nulla di nuovo di fronte allo schermo...e un PC che sta diventando elettrodomestico quasi quanto la solita TV a schermo più o meno piatto o bombato?

Due terzi degli utenti guarda i contenuti in streaming, un 41% va di download gratuito. Ma quasi tutti la TV la guardano da casa... solo 1 su 10 dall'ufficio (la produttività ringrazia).

www.conference-board.org

lunedì, settembre 14, 2009

Wonderbra usa FB... ma...


In modo abbastanza tangenziale ;-)

Social Lending: Parte Prestiamoci, Zopa fa Zopa 2?

Questa faccenda del Social Lending, che tanto interesse ha generato nelle persone (e probabilmente non poche questioni ha suscitato in altre sedi, per dirla così), sembra proprio stia andando avanti.

Dopo un lungo periodo di lavoro abbastanza sottotraccia, è ufficiale: Prestiamoci, operatore Italiano di prestiti P2P parte questo mese, avendo ottenuto le dovute autorizzazioni da parte della Banca d'Italia.

La notizia è stata resa ufficiale attraverso la loro newsletter agli iscritti al sito... a quanto pare una nutrita platea di persone pronte a dare fiducia a questo servizio alternativo (o forse meglio dire complementare...) a quello delle banche tradizionali.

Per quanto invece riguarda Zopa, l'operatore sta lavorando per risolvere il problema del blocco che gli è stato imposto. Il problema, lo ricordo, non è stato sul lato dei prestiti ma sul lato della raccolta di denaro...

In estrema sintesi quando si davano i soldi a Zopa, questi li tenevano lì per un po' di tempo in attesa di decidere a chi prestarli... e qui scattò il problema: se certamente c'era l'autorizzazione a fare i prestiti, mancava l'autorizzazione a tenere bloccati questi soldi... (scusate l'approssimazione).

A questo punto, a quanto comunica Zopa, stanno lavorando per trovare una soluzione tramite un accordo con operatore autorizzato alla parte di raccolta e deposito del nostro contante (già individuato).

Per poter però ripartire dovranno costituire una nuova entità giuridica etc etc... diciamo una Zopa 2.

Da vedere quanto lo stop imposto dalle autorità avrà danneggiato la loro credibilità; sicuramente da tutto questo pasticcio, Prestiamoci -che si è mosso direi con molta più cautela (ha stretto un accordo con Banca Sella) - rischia di trovarsi fortemente avvantaggiato... anche se credo che nel nostro mercato ci sia potenzialmente abbondante spazio per entrambi gli operatori.

Prossimamente dunque proverò anche Prestiamoci, non appena aprono la raccolta, poi vi saprò dire; e comunque quella del Social Lending mi sembra proprio una bella idea, non solo di business ma anche, come dire, dal punto di vista etico e morale...

domenica, settembre 13, 2009

Tre: ma fanno demarketing?


Lo confesso, sono (ero?) un cliente abbastanza soddisfatto di Tre. Per quello che mi serve - principalmente navigare con l'iPhone- sono ragionevolmente contento di servizio, copertura e costi.

Si vede peró che evidentemente spendo troppo poco e che hanno deciso di mandarmi via, di convincermi a passare ad un altro operatore.

Solo così si spiega la tattica di demarketing adottata: mandare un SMS promozionale per le ricariche alle 8 della domenica mattina.

Colgo il messaggio e obbedisco: lasciatemi prendere il caffé poi prometto di iniziare subito a guardare le tariffe degli altri operatori...

-- Post From My iPhone

venerdì, settembre 11, 2009

La palestra non è una palla - Guerilla

La pubblicità delle palestre è spesso quanto di più triste e noioso ci possa essere.

Chi abita a milano poi ha fatto probabilmente esperienza della campagna del network di palestre 20 hours... i cui visual fumettari erano quanto di più sgrauso io abbia mai visto - come da immagine allegata... e ce n'erano anche di peggio.

Per confronto posto video di operazione di guerilla veramente divertente... bella trovata, bel messaggio: "escape your boring gym"...



giovedì, settembre 10, 2009

Scatti una foto e trovi il prezzo migliore...

In un negozio, scattare una foto di un prodotto con il proprio cellulare.

Automaticamente poter confrontare i prezzi dello stesso prodotto.... e magari scoprire che uscendo dal negozio e facendo quattro passi lo si può comprare con un bello sconto.

Impatto catastrofico sulle politiche commerciali? Svuotamento delle politiche di marketing e comunicazione? Fantascienza?

No, fantascienza no, oggi è possibile, in Svizzera.

Ne parlo nel mio articolo settimanale su Apogeo. Se vi interessa, leggetelo pure...

mercoledì, settembre 09, 2009

Guerilla bastardo, ti rigo l'auto

(oggi postino piccolino e veloce, sto finendo una gara per domani...)

In Olanda sono stati apposti degli adesivi simulanti orrende graffiature su auto parcheggiate.

Perché? A Favore di chi?
Se guardate il video lo scoprite ;-)

martedì, settembre 08, 2009

Domani il lancio di Monopoli - Google

Domani dovrebbe essere lanciato il gioco ufficiale di Monopoli (si' quello vero, con cui abbiamo giocato tutti) online, in collaborazione con Google - basandosi su Google Maps.

Sono annunciate novità nei meccanismi del gioco per sfruttare le potenzialità della socialità e dell'online.

Io mi prenoto Parco delle Vittorie.

Voi scatenatevi pure con le battute sulla coerenza del gioco con il ruolo monopolista di Google etc.

Ecco l'announcement dal Sito Ufficiale:

Welcome to Monopoly City Streets. You versus the world in the biggest live game of MONOPOLY in history!

On the 9th SEPTEMBER, a world of property empire building on an unimaginable scale will be launched! A live worldwide game of MONOPOLY using Google Maps as the game board. The goal is simple. Play to beat your friends and the world to become the richest property magnate in existence.

Own any street in the world. Build humble houses, crazy castles and stupendous skyscrapers to collect rent. Use MONOPOLY Chance Cards to sabotage your mates by building Hazards on their streets.

Which strategy will you employ? Determined drive? Ingenious daring? Intelligent caution? Will you thrive under the pressure of a fast growing global property empire – or will you crumble? Find out if you’ll thrive, or even survive, in the amazing world of MONOPOLY City Streets. It's going to be epic fun!


Il blog da seguire per essere aggiornati è:http://blog.monopolycitystreets.com/

Vedere un video da una rivista… ma è pubblicità!

Finalmente la convergenza stampa / video è arrivata… in un certo modo.

Assolutamente da segnalare l’iniziativa di Entertainment Weekly, una nota rivista americana “di carta” che per il numero di Settembre ha realizzato un inserto pubblicitario al cui interno è contenuto un piccolo schermo video extrapiatto.

Una volta aperto l’inserto parte una comunicazione (video, of course) Pepsi Max.

Allego il video che dimostra l'operazione.



Qualche approfondimento in più e qualche ragionamento sul tema, per gli interessati, sull'altro blog a cui collaboro, ovvero qui

lunedì, settembre 07, 2009

Due schermi is meglio che one. E per gli editori?

Da Asus un annuncio molto interessante.

Un nuovo device, evoluzione dell'e-book reader - che ha la caratteristica di avere due schermi.

Con una materialità, un "form factor" molto più vicino a quello che oggi hanno libri... e giornali. Anche se, dalla fotina non si capisce, per funzionare davvero dovrebbe essere un oggetto che si possa tenere comodamente in mano... diciamo come una rivista mensile.

Al di là del fatto di capire come funzionerà l'oggetto "Eee-Reader" (non dimentichiamoci che Asus ha un buon track record in termini di innovazione, avendo inventato i netbook, sostanzialmente), c'è da pensare a quello che potrebbe essere l'impatto sui consumer.

In effetti io sono abituato a leggere molto sul PC, ma non libri. Pubblicazioni e news più che altro li leggo sull'iPhone, perché mi viene comodo mentre sono in metropolitana, o in viaggio, per tenere lo schermo ad altezza occhi etc etc

Questo gadget potrebbe essere una ottima alternativa... ma dipende anche quanto costa (purtroppo i prezzi del Kindle, tanto per dirne una, sono un po' fuori dalla mia portata psicologica - ovvero non caccerei tutti quei soldi per quella roba li).

Da quello che però ho letto in giro (ovviamente non sul loro sito :-( ) si parla però di un obiettivo attorno a poco più di 100 Euro.
A quel prezzo li' ne compro due.

A quanto si dice dovrebbe essere prossimamente lanciato in UK (scommettiamo che sarà pronto per Natale? O almeno dovrebbe).

A questo punto si aprirebbero interessanti prospettive per il mercato dell'editoria digitale e dei periodici... coniugando la fisicità di un supporto che richiama le abitudini e l'ergonomia tradizionali, con i vantaggi dell' e-editoria.

Da capire in primis come sarà lo schermo (e il peso) e sopratutto quali modelli di business potrebbe supportare per gli editori, che sembrano inevitabilmente orientati a trovare una strada di pay per content per i loro prodotti, come strada complementare ad un "free" che con la crisi della pubblicità permette sempre meno di pagare i giornalisti e gli altri costi.

Come ha fatto La Stampa, associare un device ad un content...chissà.

P&G: Obiettivo e-commerce 4 miliardi di $

Procter & Gamble ha deciso che l'e-commerce dovrà diventare un canale distributivo di importanza pari ai drugstore, in termini di fatturato (anche attraverso le vendite su Amazon e Walmart online). Un obiettivo di 4 miliardi di dollari.

Lo sappiamo tutti, quelli di P&G in genere quando si muovono lo fanno avendoci pensato bene e ci vanno giù molto seri.

L'obiettivo è sicuramente ambizioso, significando moltiplicare per otto i fatturati attuali,.Per riferimento, i fatturati complessivi sono sui 79 miliardi di dollari.

Via: Adage.com, leggete l'articolo per approfondimenti

Glaciale Ambient di Gillette


Senza parole

venerdì, settembre 04, 2009

Il profilattico ti fa risparmiare un botto di soldi

























No comment...:-)

Vendere ai ricchi? Basta non voler vendere…

Marketing di negazione: portare all’estremo il marketing di negazione, rendere impossibile l’accesso a prodotti e negozi per poter vendere ai target più ricchi

(Articolo originariamente pubblicato su ADV, per gentile concessione dell'editore...dato che questo articolo non è mai stato reso disponibile online ma solo sull'edizione cartacea della rivista, abbiamo pensato fosse utile renderlo più ampiamente fruibile al popolo della rete...;-)

Vendere ai ricchi è un bel problema. Una opportunità, certo, per la disponibilità di reddito, per i margini, per l’effetto trascinamento… ma un bel problema.
In fondo non si sa bene su cosa lavorare: le classiche leve del marketing mix servono a poco.

Esaminiamo da vicino un vero ricco o una vera ricca (meglio se carina). Con una enorme disponibilità di reddito e parametri di scelta alieni da quelli dei comuni mortali, difficile capire come agire.

Ovvio, gli elementi di status (o meglio di adeguatezza del prodotto al proprio status autopercepito) sono fondamentali. La noia derivante dal potersi permettere qualsiasi capriccio è un fattore forte. In effetti, quando il denaro non conta, occorre trovare un altro gioco per divertirsi, altre regole per distinguersi.

Ecco il marketing di negazione
Per colpire duro questo target c’è chi ha scelto la strada del marketing di negazione. Portare fino al fondo la classica strategia della scarsità, rendere difficile avere il prodotto.
Ma attenzione: le “tirature limitate” oggi sono alla portata del popolino, il “negozio esclusivo” è nel linguaggio pubblicitario sinonimo di un vorrei ma non posso decisamente low class.

No, qui si tratta di rendere proprio impossibile avere i prodotti. Di dover chiedere favori per ottenere l’accesso. Di fare in modo che il povero ricco si riesca a gratificarsi in quanto ha ottenuto l’entrata ad un punto vendita proibito alla maggior parte della popolazione, compresi molti suoi colleghi di casta. Di ottenere quindi un badge che confermi la propria superiorità sociale e lo distingua anche nel proprio peer group.

Non m’importa chi sei – se non mi piaci non entri
Non esiste strategia migliore che dire di no ad una star: nei suoi anni ruggenti lo Studio 54, tempio della disco music, era famoso per la durezza della selezione all’entrata - al punto da rimbalzare una notte la rifattissima Cher (che, racconta la leggenda, tornò a casa in lacrime per la frustrazione).

Di qui la generazione di buzz verso il locale e di una fortissima motivazione verso l’acquisto del prodotto/servizio (dove più che ballare contava farsi vedere). E una clientela stellare per il locale.

Ecco allora che nascono oggi prodotti e negozi tenuti addirittura segreti, la cui esistenza è comunicata in modo carbonaro, sussurrata all’orecchio da una celebrità ad una star.

Occorre la sagacia di un James Bond o ottimi contatti per scoprire l’esistenza di certi negozi la cui esistenza è tenuta occulta come una centrale spionistica (corre voce ve ne sia uno in Avenue Montaigne a Parigi, dove invece di tramare per impadronirsi del mondo - se li trovate e riuscite ad entrare - vi vendono jeans da 10.000 dollari).

E sempre in tema di jeans, non pensiate di potervi facilmente impadronire di un paio di quegli elitari jeans giapponesi color Okayama Indigo venduti nel singolare negozio Garage di Tokio.
Nel negozio lavorano e vivono marito e moglie designer. E aprono al pubblico solo qualche giorno al mese.
Se la porta si apre, non bastano i soldi: essi vi devono approvare, vi scruteranno a lungo per decidere se il capo vi va davvero a pennello.
Se a loro non piace la figura che fate, scordatevi i jeans… e dovrete convivere con il rimpianto di essere stati scartati alla prova.

Solo se siete davvero qualcuno potrete poi accedere al passaggio segreto all’interno del negozio L’Eclaireur di Parigi. Per prima cosa dovete sapere che esiste e poi ottenere l’autorizzazione da pare dei dipendenti per entrare in uno spazio dedicato ad oggetti in tiratura limitatissima se non pezzi unici. Dove può entrare un solo cliente alla volta.

Una volta la reputazione si costruiva scoprendo le sorgenti del Nilo o esplorando jungle inospitali, oggi ci si fa un nome sopravvivendo a commessi ostili e scoprendo un negozio segreto. Dura la vita dei troppo abbienti…

Passando dagli happy few ai mass affluent, la strategia resta valida – come dimostrato dal negozio One of a Kind, punto vendita vintage di Portobello Road. I criteri d’accesso sono meno stretti ma resta imprescindibile prendere un appuntamento – dato che (raccontano i fortunati) il negozio è grande quanto un ascensore… o come nel caso del sito di ecommerce 20ltd che vende non più di 20 articoli alla volta, disponibili in quantità ridottissime e dai prezzi astronomici (che ne dite di un’amaca di cachemire e pellicce di volpe a 9000 sterline?) o nel notissimo caso della borsa Birkin di Hermes – un oggettino che può arrivare agli 80.000 dollari con una lista d’attesa di nove mesi…

Tutto sommato, beati loro (i venditori), riusciti a ribaltare le regole del capitalismo e far tornare Re il venditore, non il cliente. Per tutti noialtri non resta che rassegnarci a comprare a rate - ma con la soddisfazione che dal negozio non ci buttano fuori, anzi fanno tutto il possibile per trascinarci dentro…

giovedì, settembre 03, 2009

Uncle Singapore wants you

Coi tempi che corrono, anche i militari devono fare i conti con i nuovi modi di comunicare, se vogliono fare recruitment.

Per spingere gli arruolamenti di volontari nell esercito a Singapore si è deciso di far leva sull'ego boost - orgoglio per la nazione, il cittadino e la sua faniglia servire la patria - e sul direct marketing, inviando questo kit a casa di 6000 prospect (la giacca, per contenere i costi, è di carta).

Formazione e-marketing: Word of Mouth

Prosegue il mio corso di e-marketing per le PMI sul sito Eurogroup.

Il tema di questa puntata è il Word of Mouth

l Passaparola oggi si chiama 'Word of Mouth'

Il passaparola è sempre stato uno strumento di marketing, oggi cerca però di diventare una scienza?

Il passaparola si è fatto adulto, trasformandosi in una nuova area del marketing; con la sua disciplina, la sua scienza, la sua associazione. Un nuovo nome: Word of Mouth.

Cos'è esattamente il Word of Mouth?
L'idea di fondo del Word of Mouth è quella di influenzare positivamente il target sino al punto in cui il consumatore si trasformi egli stesso in strumento di comunicazione verso gli altri consumatori e prospect.

Lasciare che sia il cliente a parlare (in modo apparentemente spontaneo) bene di noi, invece di spendere in pubblicità.
Se per caso il tema vi interessa, qui potete leggere il resto

Photo credits

mercoledì, settembre 02, 2009

Testing Hi I'm... la sintesi di quello che sono in Rete

Visto che le persone cui ho accennato della cosa hanno mostrato interesse, condivido anche sul blog questo nuovo servizio...magari interessa anche a voi.

Hi I'm è una sorta di semplice, semplicissimo aggregatore.

In 4 minuti d'orologio si setta e si ha una sorta di biglietto da visita virtuale in rete... in sostanza è una pagina con il nostro nome, due righe di presentazione e il link alla nostra pagina FB, il nostro Twitter, Flickr, link al blog e a altri nostri siti importanti...

Insomma come se fosse un microportale (nell'accezione dei portali di n anni fa): di per se non contiene quasi niente se non l'aggregazione dei nostri link sociali piu' importanti.

Da capire se e a cosa serve, ci sto riflettendo. Potrebbe essere una buona "firma" nelle nostre mail o sui biglietti da visita "fisici" - un link solo che ti porta alla scoperta di tutto il mio ricco universo...

Se non altro comunque, come detto il suo pregio migliore è che non ci perdi tempo a settarlo o a ribattere dati, profili, info...

Se volete vedere com'è ecco la mia pagina: http://hi.im/robven

ed ecco la spiega del perché esiste e cosa fa:

Why Hi, I'm?

Chances are you've got a bunch of profiles all over the internet--Facebook, Twitter, LinkedIn, FriendFeed...Plus you might have a blog or a YouTube channel and some pictures on Flickr. Put all those sites together, and that's YOU on the internet.

With Hi, I'm you can share all of your latest content from all of your networks on one page.

  • Add your content from your favorite networks.
  • Your Hi, I'm page updates whenever you post on any of your networks.
  • Highlight links, tweets, videos or posts that are most important to you.
  • Share your page at http://hi.im/yourname

Twitter al cinema, il bidone non ha scampo

Sorpresa: il social networking è un bel pericolo per l’industria cinematografica (e non solo per quella). La gente si parla e lo fa sempre più in fretta…

Ho deciso di lanciare una nuova teoria relativa al ciclo delle novità Internet, una cosa che espanda il già ben noto ciclo dell’hype.

La mia teoria (cui per ora non darò un nome) recita che al lancio di qualsiasi applicazione/novità/idea nel mondo digitale le reazioni del mercato della comunicazione “corporate” sono:

E... molto "bastard inside" se volete sapere qual'è la mia teoria vi dovete leggere l'articolo settimanale del sottoscritto su Apogeo - che trovate a questo link ;-)

martedì, settembre 01, 2009

Nokia Booklet 3G - il primo video

Ecco il video del Booklet, l'avventura di Nokia nel mercato dei netbook - device sempre più connessi alla rete in modalità wireless, quindi ci sta che un produttore di telefoni integri la sua gamma.... o no?

Prezzo: si parla di 400-500 Euro sul mercato libero, poi bisogna capire se e come i telecom operator sovvenzioneranno il prodotto come parte di un package...

ma forse domani ne sapremo di più (o magari mi sono mancato qualche annuncio...)


Skype: venduta?

Potrebbe essere una questione di ore l'annuncio della vendita da parte di eBay di Skype ad un investitore finanziario.

Si veda anche questo articolo del New York Times

lunedì, agosto 31, 2009

Viral per il lancio di GH5?

A quanto pare questo video (che ha il suo bel potenziale di viralizzazione) è parte del prossimo lancio di Guitar Hero 5... staremo a vedere se Droga5 ha colpito di nuovo...

(l'idea del video è presa da un videoclip di un gruppo francese, se ricordo bene)

Art & Copy: Il documentario

Fresco dal Sundance Festival vi segnalo "Art & Copy", un documentario sull'industria pubblicitaria (in coda il trailer) - e chissà se arriverà mai nelle sale cinematografiche... (aspetteremo il DVD).

Il documentario mostra questo nostro mondo attraverso la visione di personaggi di spicco come David Kennedy, Jeff Goodby, Dan Wieden...

D'altra parte però sarebbe forse ancora più interessante fare un film intitolato "Art,Copy,Content,Project Manager, Technical Supervisor, SEO Specialist, SM manager etc" che spieghi quanto è più dura - anche se meno glamorous - la vita chi fa i nuovi media...;-)





Honda: come parlare di tecnologia quotidiana (kit, DM)


Basandosi sul pensiero che la tecnologia, se non si riflette concretamente sull'utente, è un esercizio come minimo difficile da vendere, Honda ha realizzato questo kit di "tecnologia quotidiana".


Il kit è composto, oltre a un paio di riviste informative etc etc (marketing) da:

"Miglioratore di manico di shopper" - un semplice device che permette di non tagliarti più le mani con gli affilatissimi manici degli shopper di plastica...

"Livellatore di tavoli" - un simpatico gadget che ci permette di mettere in piano il tavolo inevitabilmente traballante del ristorante

"Apri vasetti" - altro piccolo pezzetto di plastica che grazie alla sua superfice interna a maggiore aderenza permette di aprire più facilmente i coperchi dei vasetti scivolosi...

Il kit ha vinto un premio al LAUS 2009


venerdì, agosto 28, 2009

WPP: il digitale+ DM ormai vale il 25% del business

WPP, in un comunicato relativo ai risultati del primo semestre, dove vengono esposti numeri molto duri sulla contrazione del business dovuti alla crisi, fa uscire anche un numero molto interessante.

Il mondo del digitale + direct marketing ormai vale un 25% del loro business. Inltre sono categorie che sono state colpite in misura molto minore dalla recessione...

Per curiosità tre numeri sui profitti del gruppo:

Headline operating profit down over 24% to £342 million
Headline profit before tax down over 35% to £252 million
Profit before tax down 47% to £179 million

(Poi, lo sappiamo, i numeri bisogna saperli leggere, interpretarli, analizzarli...)

(Per chi non lo sapesse, WPP è uno dei più grandi gruppi di comunicazione del mondo, con marchi tipo Ogilvy, Mediaedge:cia, VML, Wunderman,JWT,Grey, Landor, etc etc etc)

Photo credits

Questi hanno avuto una mamma come la mia


Ottimo esempio di applicazione di un insight, in questo caso relativo alla bua del bambino e alla drammatizzazione dell'evento... o meglio alla sua sdrammatizzazione.

Il prodotto ovviamente è un disinfettante...

(da una segnalazione di Alex Badalic)



giovedì, agosto 27, 2009

Guerilla Beach Party

In Olanda.

Il filmato sembra più uno spot che una fedele registrazione di un'azione di Guerilla - comunque il concetto è interessante...

In Inghilterra è finito il Grande Fratello

Dopo 10 anni di programmazione, in UK il canale televisivo Channel 4 ha deciso di chiudere (definitivamente?) il Grande Fratello, lo show simbolo del reality, dopo l'edizione 2010 (sempre che questa non sia un tale successo da far cambiare idea, aggiungo io).

L'audience del programma si è infatti più che dimezzata, al punto da renderlo economicamente molto meno interessante in termini di revenue generation per la stazione televisiva (poi c'è dietro anche una questione di rifarsi un'immagine agli occhi dei politici, perché il canale sta chiedendo un intervento pubblico per ripianare i propri debiti... leggetevi l'articolo del Times).

C'è da interrogarsi sui motivi della disaffezione.

La gente si è evoluta e ha migliorato i propri gusti? O Big Brother si è fatto superare a sinistra da altri reality più "aggressivi" e dobbiamo quindi aspettarci contenuti e situazioni sempre più controversial per mantenere alta l'audience?

E uno show sempre più controversial riuscirebbe ancora ad essere accettabile come contenitore pubblicitario per brand che comunque intendono mantenere una certa immagine di marca?

I reality sono comunque il simbolo del divide che contraddistingue le nostre società - in fondo un po' il simbolo di quei target poco o nulla digitali e il controsimbolo di quei target che hanno largamente invece abbandonato la TV a favore di consumi media online, interattivi, attivi/partecipativi.

Eppure... visto che il GF nel Regno Unito sta per uscire dalla TV, il produttore dello show (Endemol) pare stia pensando di portarlo su Internet... un broadband/VOD/streaming grande fratello internettaro...?

Sarebbe interessante vedere se il cambio di "canale" cambierebbe l'audience e/o se questo implicherebbe modifiche tali al format da renderlo appetibile anche ad un target più digitale... ne parliamo forse a partire dal 2011

mercoledì, agosto 26, 2009

Flutter - il nanotwitter in soli 26 caratteri

All'estremo opposto di Woofer troviamo Flutter

il microblogging è ormai troppo lento e lungo, arriva il nanoblogging - con il limite di soli 26 caratteri...


(grazie Matteo x la segnalazione) http://bit.ly/BAs4e







PS: anche questo è uno spoof...

Woofer - l'anti Twitter per logorroici (minimo 1400 chrs...)

Ammettiamolo: i 140 caratteri di Twitter ci hanno rotto le scatole.

In questo mondo di conversazioni continue abbiamo il diritto di essere più eloquenti...

Su questa base è nato Woofer - un clone di Twitter dove per postare il limite è 1400 caratteri per messaggio. Minimo.

Nel senso che se Twitter non pubblica messaggi che superino i 140 caratteri, Woofer non pubblica messaggi *inferiori* ai 1400. Obbligandoci ad andare a fondo delle cose e scremando qualitativamente i contenuti.

In effetti, anche visto che il 40% dei tweet sarebbero "babble", se uno ha una scemenza da dire ma deve dirla in 1400 caratteri ci pensa su due volte... la lunghezza in fondo stimola l'approfondimento, la riflessione, il limitarsi a postare cose importanti e sentite...

;-) In realtà Woofer è una trovata pubblicitaria di uno sviluppatore per attirare l'attenzione su un suo gioco online...(Shuffletime)

Il Social Media Vincente di Starbucks

Si parla di SN, accidenti quanto se ne parla... non passa giorno senza che trovi 20 video, 12 ppt, 35 post, 250 altri file che vogliono spiegare al mondo come si dovrebbe fare il Marketing sui Social Media...

Viene da chiedersi se a parte tutto il buzz, ci sia qualcuno che lo sa usare e che lo sta usando con successo.

Un po' di buoni esempi su Twitter e su FB li sto vedendo, in realtà, ed ho trovato molto interessante questo articolo di Brandweek su come Starbucks stia usando i Social Media con profitto - nel senso che non solo fa branding e conversation ma porta a casa del ROI.

Starbucks ha superato in Luglio Coca-Cola come marca pià popolare su FB, con oltre 3.7 milioni di fans (fonte: InsideFacebook) ed è stata nominata "most engaged brand" in un report di Altimeter Group.

Il segreto? A quanto si dice essere passati dalla fase di "sperimentazione" (vedi alla voce c"i credo e non ci credo") all'uso strategico e serio di questi nuovi strumenti.

martedì, agosto 25, 2009

Il Guerilla di Fnac per Marylin

Per supportare il lancio della collezione DVD dei film di Marylin Monroe, Fnac ha realizzato un ambient /Guerilla molto carino... complimenti ai colleghi di Leo Burnett in Portogallo...


British Airways mette la pubblicità sui biglietti

E non ne mette nemmeno poca... certo, sul retro dei biglietti c'è da tempo così sul fronte, però...

Da tenere presente che BA emette circa 12 milioni di biglietti all'anno.

-25% pubblicità sulla stampa in Italia (!)

Dati dell' Osservatorio Stampa Fcp di Giugno...

Quotidiani: -22% di fatturato pubblicitario (in quantità, spazi, -7% il che dice qualcosa sui prezzi....) nel periodo Gennaio-Giugno '09 vs. '08.

-31% per il fatturato dei Periodici, calo degli spazi del -24%.

Rispetto ai dati di maggio sia i quotidiani che le testate periodiche presentano una situazione stazionaria o leggermente migliore.

Non vanno bene nemmeno i free press: andamenti in calo a fatturato (-30%) e a spazio (-19%).

lunedì, agosto 24, 2009