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sabato, novembre 18, 2006

Social Shopping: alcuni esempi

Nell’approccio del social shopping si possono scegliere all’interno della comunità dei recensori quelli più affini a noi per gusti, età, caratteristiche e ottenere il parere, su un prodotto o un servizio, da parte di qualcuno che ci assomiglia, che condivide certe cose e la cui suggerimento può quindi essere molto più significativo per noi come individui ( e non come target segmentato sociodemograficamente).

La teoria è semplice, la messa in pratica è un po’ più complicata – e coinvolge almeno 3 grandi classi di attori: le marche, i comunicatori e gli inventori / gestori dei siti /strumenti di Social Shopping.

Nella pratica dei siti che si occupano di social shopping, esistono vari approcci e vari strumenti. Spesso si parte da un motore di ricerca del prodotto, che dal risultato permette poi di accedere a delle pagine di riassunto e confronto, di comparazione dei prezzi e delle caratteristiche, alle recensioni degli altri utenti, a pagine editoriali redatte da una redazione interna, ad una evidenziazione di particolari offerte speciali in corso sui vari siti di e-commerce.

Si può invece partire dalla pagina personale di un membro della comunità che pubblica una lista con i propri preferiti e la raccolta delle proprie recensioni. Si può arrivare a forum e spazi di dibattito, dove si può richiedere il consiglio e il supporto degli altri membri della comunità, chiedendo un parere a chi ha già provato un prodotto o è un esperto del campo.

Su altri siti si può ottenere l’accesso ad un database comparativo di tutti (o quasi) i prodotti esistenti in una certa categoria, costruito con il contributo dei membri della comunità che recensiscono i prodotti quando escono, come nel caso del social shopping enologico di Cellartracker, un software/ database arricchito continuamente da una community di entusiasti.

Un approccio molto focalizzato su un target di alto spendenti è quello di Stylehive, un sito che si descrive come un servizio mirato verso gli ''shopping obsessed'', che possono segnare sotto forma di bookmark i propri prodotti favoriti e condividerli con tutti coloro che condividono questa passione ( in pratica segnalando o raccomandando prodotti considerati "caldi"). Un luogo di aggregazione e interazione per gli utenti Fashion conscious e per i trend setter (o gli early followers) dove i consumatori possano condividere il piacere di scoprire e di condividere la scoperta di nuovi prodotti. E dove l'obiettivo è di trasformare il sito in uno dei motori della creazione di mode e trend attraverso l'interazione dei consumatori più attenti, sensibili ed influenti, rendendo facile poi al resto del mercato venire informati sui nuovi prodotti emergenti, sulle nuove, irrinunciabili oggetti del desiderio del mercato.

Moltissimi altri sono gli approcci differenti tentati dagli operatori in cerca di successo nel mondo del social shopping; dai siti che combinano interazione sociale e sconti come Yub.com alle piazze virtuali dove il pubblico è invitato a definire quali siano i migliori prodotti del mercato attraverso una votazione collettiva del tipo di Crowdstorm - arrivando a pubblicare liste e classifiche molto credibili e in grado di influenzare significativamente le decisioni d'acquisto.

E poi i variegati approcci di Yahoo, ThisNext, Wists, ShopWiki, Kaboodle, di Froogle , NexTag, Shopping.com, Shopzilla, PriceGrabber ...

In maniera abbastanza scontata e proiettata verso un futuro ormai molto vicino, molti operatori sono poi già proiettati verso il mondo dell’Internet mobile, configurando un facile accesso via telefono, palmare o tablet ai servizi di comparazione, per poter ad esempio effettuare una ricerca del miglior prezzo mentre l’utente magari è sul punto vendita e desidera esseere sicuro non ci sia un negozio nelle vicinanze ( o un e-commerce) che offra lo stesso prodottto ad un prezzo migliore.

Con tutte le conseguenze sulla rete distributiva e le politiche di marketing e promozione di cui abbiamo già parlato più volte in passato.

giovedì, luglio 07, 2011

Anche i saldi arrivano su Facebook

Luglio, tempo di saldi (io non mi sono ancora comprato niente).

Non solo nei negozi ma anche su Facebook: nel nascente filone dell'F-Commerce, un'azienda italiana ha portato i propri saldi sul Social più social che c'è.

Freddy - azienda di sportsware - ha aperto un outlet di saldi FB


Ci sono i prodotti scontati (pochini...) che si possono comprare senza mai lasciare la pagina FB e c'è la possibilità di condividere i prodotti sulla propria bacheca - con l'idea eventualmente di chiedere il parere ai propri amici, facendo un passettino verso quelle forme di shopping sociale, che coinvolgono i nostri network, di cui si parla da tempo ma che in pratica non si sono ancora davvero materializzate...
Vi piazzo il reminder ad alcuni miei post precedenti sul social shopping e l' F-commerce, se vi interessasse l'argomento e voleste altri esempi.
Share & Enjoy.

F-commerce:

Social Shopping:



martedì, ottobre 31, 2006

Social Shopping: i consumatori cambiano il mercato



Internet è sempre stato uno strumento usato per innescare dinamiche di relazione sociale (e infatti la posta elettronica è nata prima delle pagine web).
Ed il web è stato subito uno strumento al servizio dello shopping. Molto prima che nascesse l’ecommerce, già si potevano contare numerosissimi siti, forum, liste che riportavano consigli, suggerimenti, dibattiti e condivisioni relative all'acquisto di beni o servizi per il proprio consumo.

Così, proprio per la natura di Internet, è naturale che questi i filoni della socialità e dello shopping abbiano effettuato una convergenza e sia da circa un’anno sotto stretta osservazione il fenomeno del Social Shopping.

Il Social Shopping è una evoluzione dell’e-commerce. Un contesto sociale online dove si massimizza la capacità del consumatore di influenzare negli acquisti gli altri consumatori.

Ha al suo centro la potenza inarrestabile della massa umana collegata e della sua voglia di parlare, di scambiarsi informazioni. Il principio fondante è quello della massa di utenti in grado di decidere, attraverso le interazioni con gli altri utenti, quali prodotti comprare – a livello singolo, a livello di massa e a livello di fenomeno.

E si tratta di tre livelli di influenza che portano con sé delle conseguenze non da poco per il lato dell’offerta.

Il Social Shopping per l’acquisto individuale è la punta dell’iceberg.
Si va su un sito, si parla con i propri pari, si leggono recensioni, si decide. Si compra online o in un negozio vero. E spesso ha più influenza la parola del gruppo sociale o dello sconosciuto amico recensore di quanto influenzi la pubblicità, la comunicazione, l'incentivazione del commesso in negozio.

Ma la parte sommersa dell’iceberg la cominciamo a vedere se consideriamo che l'effetto accumulato di questi acquisti individuali innesca il comportamento di gruppo.

Il passaparola quindi diventa un fenomeno di comunicazione di massa, fino a innescare il terzo livello, quello della moda, del badge value, del prodotto di cui non si va a cercare conferma su un sito ma di cui si viene avvertiti proattivamente dagli amici con una mail o durante una chat, quel prodotto di cui si sente parlare sui mass media - il prodotto che la massa collegata, attraverso le proprie interazioni online, ha decretato essere il nuovo status, la nuova killer application, il gadget o il capo d'abbigliamento irrinunciabile.

E qui si intrecciano strettamente i temi del Viral Marketing e del Social Shopping.
(seguirà)

giovedì, gennaio 13, 2011

Social Shopping: un nuovo approccio molto "tele-social" per le offerte


Social Shopping via cellulare…per monitorare le offertone.
Un nuovo player entra sul mercato -  Nuji.com.

Usando il proprio smartphone si può taggare un prodotto (leggendone il barcode o fotografandolo) ma anche taggandolo dai siti dei produttori di prodotti aderenti all'iniziativa. 
Non solo, attraverso Facebook Connect si possono condividere le segnalazioni, raccomandazioni… molto "social e 2.0" ;-)

Una volta costruito un proprio database di prodotti del desiderio (anche slla base delle segnalazioni della "community"), il sistema tiene d'occhio la situazione e non appena c'è un'offerta o una promozione su uno dei "nostri" prodotti, scatta l'allarme.

Il concetto è interessante, l'esecuzione mi lascia un po' perplesso. Forse giocandoci un po' riuscirò a farmelo piacere. 
  

giovedì, gennaio 22, 2015

Ricerca: perché la gente va in Rete? 4 Motivi



Segnalo questa ricerca di AT Kearney - "Connected Consumers Are Not Created Equal: A Global Perspective " 

Ci dice cose interessanti, specialmente una cosa: quali sono i motivi per cui le persone vanno in Rete, si connettono.

Spunti che se vi occupate di marketing, di strategia, se fate il planner sono il bread and butter del vostro lavoro quotidiano :-)

I motivi sono (in corsivo i miei commenti, le mie riflessioni):

Interpersonal Connection
La rete è un luogo sociale, dove si intessono relazioni nuove e si dà un valore aggiunto, un piano addizionale a quello "fisico", una sua continuazione o una sua sostituzione quando "dal vivo" non ci si può relazionare. L'uomo è un animale sociale e come tale trasforma e usa tutti i mezzi a quel fine. La marca può intervenire come abilitatore, sponsor, tool in tutto questo ?
(vedi nota alla fine del post)

Self-Expression
Dove forse dovremo parlare di Selfie-Expression :-) Dove tutti abbiamo qualcosa da dire, e molti lo dicono. Dai livelli più alti a quelli più rosiconi, la Rete ci permette di dare voce ai nostri pensieri. Dallo sfogatoio delle frustrazioni e delle paranoie complottiste al pensiero profondo, da filosofo, che una volta si poteva sfogare solo nell'agorà. Area sfruttata fino alla nausea (perché spesso in modo banale) dalle marche, ma che è ancora molto potente.

Esplorazione
Di marche, prodotti, idee, curiosità, gattini. La Rete ha fatto esplodere le nostre capacità di esplorare l'universo delle cose e delle idee... senza peraltro dare grandi garanzie di affidabilità.
Marche forti sono quelle che mi permettono di scoprire nuove idee, nuovi fenomeni culturali, nuovi meme e "mai più senza"

Convenience
Qui entra pesantemente (anche) il mondo dell'ecommerce. Praticità, facilità. Se fate ecommerce vivete (anche) di questo - forse più che di prezzo. Se fate retail fisico questo è uno degli elementi che potrebbero buttarvi fuori dal mercato. Certo, non tutti gli italiani usano l'ecommerce. Solo quelli di reddito tutto sommato più elevato, di cultura più alta... dipende su che mercato siete. Se vendete la pasta e i prodotti discount probabilmente per un po' siete ancora tranquilli... a parte i fatto che i margini sono ridicoli.

Altre cose interessanti dalla ricerca li copio e incollo.


  • Four motivations for connectivity. People go online because it meets four basic, universal needs: interpersonal connection, self-expression, exploration, and convenience. But respondents from different countries were more motivated by different factors. For example in emerging markets and places where offline expression is limited, the ability to express an opinion rates very highly; in more mature markets, exploration and convenience matter more.
  • The power of social media. Social networks are the places where connected consumers spend the largest amount of their time online. Social networks and social marketing are very effective in generating brand interest and purchases among younger consumers. However, the number of users on a social network is not necessarily an indication for engagement or, importantly, purchases. Furthermore, different social media sites display different usage patterns in different countries.
  • The convergence of physical and online stores. While most purchases today are still made in store, more than half of the survey respondents say they prefer shopping online as well as the online experience. Connectivity does not mean that consumers do everything online, but being connected offers access, speed, and convenience, and enhances the overall the experience. 


  • Approfondimento:
    http://www.atkearney.com/consumer-products-retail/connectedconsumers/full-study/-/asset_publisher/Aj6WmQ8WDHBx/content/connected-consumers-are-not-created-equal-a-global-perspective/10192

    Nota: la ricerca parla di Interconnessione personale - io preferisco pensare in termini di interconnessione emotiva.
    Dove la connessione non è fatta solo con persone, ma con tutti gli oggetti, gli attori, i soggetti con cui la nostra affettività, emotività si attiva.
    Detta in maniera più banale, qui ci entrano anche le marche e (certi) prodotti, che possono avere un ruolo non banale nella sfera emotiva delle persone e magari riempire vuoti esistenziali che religioni, ideologie, strappi della società hanno aperto nell'anima delle persone.

    Cito da "Strategia Digitale"*:

    Si potrebbe scrivere un’enciclopedia su come l’arrivo di internet abbia cambiato la società e come le persone si relazionino in modo diverso, specialmente per effetto dei social media. L’entrata in questa arena di aziende e organizzazioni, che hanno visto nella possibilità di creare relazioni affettive un vantaggio competitivo, ha cambiato lo scenario del marketing; non si tratta infatti di fare advertising ma di cambiare il modo in cui le aziende prendono posto nel mondo delle persone.

    Di qui nel tempo si sono create attese e aspettative relativamente all’approccio di relazione delle e con le aziende. Non è detto che tutte si debbano relazionare - anzi: molte marche non sono titolate a relazionarsi ma solo a informare (va benissimo offrire sconti senza pretendere di essere grandi amici). È, in effetti, un errore abbastanza grave pretendere a tutti i costi di avviare una relazione o di costruire una “community” con persone che non ne sentono il minimo bisogno. Forse la nostra marca o il nostro prodotto non sono in grado di suscitare emotività, coinvolgimento, forse possiamo al massimo suscitare un sorriso - che sicuramente influisce sulla percezione e forse sulle preferenze d’acquisto. Sicuramente non possiamo imporre un’interazione se non siamo interessanti. Qui i casi sono due: non siamo stati abbastanza bravi nel nostro marketing, oppure il nostro prodotto proprio non ha speranze. È vero che con tempo, denaro e costanza, probabilmente si riesce a costruire un immaginario e una relazione su quasi qualsiasi cosa, usando professionisti capaci e dandosi un orizzonte temporale. D’altra parte però è sano domandarsi se il gioco vale la candela. Se questi investimenti di lungo periodo davvero porteranno risultati tali da giustificare i costi. Se davvero, una volta riusciti a trasformare la nostra marca di bulloni in un lovemark, riusciremo a sbaragliare la concorrenza sui prezzi dei cinesi.

    * Strategia digitale. Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e i social media

    lunedì, novembre 14, 2011

    Social Business... per migliorare il mondo


    Parliamo tanto di comunicazione sociale, di fare cose insieme (in comunicazione, sempre) con le persone, i clienti... ma alla radice, non sarebbe più interessante fare del business insieme?

    Se il co-design è, nella realtà dei fatti - un gran casino, ci sono altri modi più semplici e di maggiore impatto di fare insieme. Tutti insieme.

    Un business Social - ad esempio come ipotizzato da Carrotmob.org

    Il principio non è quello di boicottare o linciare le aziende che fanno male, ma di premiare quelle che fanno bene... e non con un like su Facebook ma con i propri soldi. Quelli che avremmo speso comunque.

    Quindi invece del boycott (negativo, crea cattivo karma tutt'intorno), il bUycott, che mette in circolo idee ed energie positive.

    Il concept di fondo:

    a) le aziende propongono un deal al mercato: se ci scegliete come fornitori, noi ci impegniamo a... (inserire operazione / iniziativa ecologica o comunque benefica per la società)

    b) I consumatori valutano le varie offerte e scelgono...

    c) ...collettivamente, (vedi alla voce Social Shopping) l'azienda da premiare con un acquisto coordinato.

    Qui sotto trovate il video di presentazione. Altri esempi li potete trovare su YouTube con questa ricerca: http://www.youtube.com/results?search_query=carrotmob

    E qui se volete, potete seguire le loro attività su Facebook

    Un altro caso ispirato a questo concept è quello di un produttore di energia ecosotenibilmentecompatibile francese, Planète Oui - il loro modello è negoziare con promotori di iniziative/ gruppi (ma anche aziende da almeno 500 dipendenti) delle operazioni, fissare un numero minimo di nuovi clienti che comprano i servizi a sostegno dell'iniziativa... e se si raggiunge il quorum, loro realizzano il progetto.

    La domanda è: ma davvero la gente è così ecosensibile (o sensibile e basta) da guardare al bene comune - tanto da prendersi davvero il mal di pancia di fare pressioni sui produttori... non con la solita cattiveria su FB o il solito #fail su Twitter - ma cambiando il modo in cui si decidono e (soprattutto) organizzano gli acquisti?

    Speriamo...

     

    martedì, ottobre 31, 2006

    Il Social Shopping alla cinese

    Impeccabile esempio di come le tecnologie e la dimensione sociale dello shopping possono spaccare i mercati: il fenomeno cinese del Tuangou.

    Secondo un articolo dell'Economist, si tratta di una smart mob che condivide l'interesse a comprare un certo prodotto e che si ritrova on line per organizzarsi.

    Ci si mette d'accordo e ci si trova tutti insieme in un negozio. E una volta lì si usa il peso del numero per negoziare il prezzo con il negoziante.

    L'esempio riportato dall'Economist è quello di un gruppo di 500 (!) acquirenti che si sono dati appuntamento nel più grande negozio di elettronica domestica della Cina.

    Chiaro che se ti arrivano 500 compratori di botto.... (hanno sbarrato le porte agli altri acquirenti, hanno fatto sconti sui prodotti e gli hanno pure dato dei simpatici omaggi...)

    Date le rigidità struttturali, una cosa del genere non funzionerebbe (probabilmente) in un punto di vendita di una catena (dove i prezzi non sono presumibilmente gestibili dal direttore di filiale) - ma devo dire che fare un bel smart mob blitz da FNAC o da Mondadori Informatica non mi dispiacerebbe proprio... dovrei giusto comprarmi un GPS...

    lunedì, aprile 16, 2012

    Sephora usa bene Pinterest...e Instagram...e tutto il resto

    ... e fa un gran bel sito

    Guardatevi Sephora.com; a parte come è fatta la grafica e la navigazione, da notare l'integrazione con Pinterest e Instagram.

    A parte i propri board su Pinterest hanno coinvolto le persone nella creazione di propri board basati sui colori Sephora - per poter vincere una gift card. 

    Inoltre tutti i prodotti sul sito hanno un bottone "pin it" per stimolare la condivisione / viralizzazione...  ma su Pinterest sono anche visibili i board dei dipendenti, in modo da capire quali sono i loro prodotti preferiti...

    Questi sul Social e sul Digital sembrano intenzionati a giocare molto sul serio: da notare gli oltre 3 milioni di like su Facebook, l'app iPhone, quella per iPad.

    E poi il rifacimento del sito mobile, il progetto di mettere iPad nei punti vendita per i venditori.

    Sul punto vendita i clienti possono usare l'iPhone per fare uno scan dei prodotti... e leggere le recensioni online (!)


    Approfondimenti:



    Inoltre, da Mashable:

    Digital is a huge part of Sephora’s business. The company has seen a 300% increase over the past year in mobile shopping on its website, with 70% of its mobile traffic coming from iOS devices. iPad traffic to Sephora.com is up 400% in Q1 of 2012 over the same period last year, and 20% of all of the traffic to the site comes from mobile devices.
    “Digital is a must for the future of retailing,” says Bornstein. “With social, digital, mobile and website updates, we’re giving our clients the most personalized experience ever seen in the beauty industry, and connecting clients with our experts in ways that are most relevant to them. We’re excited to makeover the future of shopping.”

    martedì, novembre 29, 2011

    Shopycat, la raccomandazione di Walmart

    Come sapete, penso che l'operazione di Walmart (acquisto di una società esperta nell'analisi delle conversazioni, sviluppo di processi di ascolto sociale e raccomandazione personalizzata etc) sia una cosa da tenere ben d'occhio, in quanto precursore di un futuro dove una parte non piccola del marketing sarà affidata alle macchine e al loro software.

    Aggiungiamo un pezzetto al loro piano: Shopycat (copycat in inglese vuole dire "copione"), un meccanismo di raccomandazione che, analizzando le attività Facebook dei nostri amici e parenti, ci fa proposte mirate su cosa regalare loro (ovviamente, preferibilmente, comprandole online da Walmart).

    Non sono i primi a fare questo genere di attività, categorizzabile sotto la voce social shopping... ma quando lo fa un megapolio come Walmart, è tutta un'altra cosa.

    Provato su mia moglie: ci becca abbastanza.

    lunedì, marzo 21, 2011

    Il giornale fa concorrenza a Groupon

    Questa faccenda dei "daily deals" (che non sono poi in fondo un social shopping) sembra stare suscitando interessi ed appetiti.

    Senza rientrare sul tema della valutazione di Groupon e della sua possibile quotazione o acquisizione, è interessante notare che si tratta di un modello di business con barriere all'ingresso potenzialmente basse - basta avere una buona rete vendita o la capacità di farsi contattare dai potenziali sellers e di contattare i potenziali buyers. 

    Che, guarda un po', è il modello della pubblicità e anche degli annunci economici sui quotidiani.

    Poco da sorprendersi allora che sia un quotidiano inglese, il Telegraph, il più recente player nel mercato degli annunci a forte sconto che durano un giorno o poco più, con il suo programma chiamato "Selected".

    Affascinante l'annuncio in cui sono incappato... un sostanziale sconto su un corso per imparare a macellare e cucinare agnelli e montoni. Molto inglese, by Jove.
    Naturalmente siamo tutti qui col fiato sospeso per vedere cosa combineranno in questo campo Google e Facebook...

    giovedì, settembre 05, 2013

    Il vino si compra in cordata. Nuovi modelli di business...


    Parliamo sempre di comunicazione e rischiamo di dimenticarci che in realtà il digitale i danni o i benefici li può fare (forse molto di più) nel cambiare il modo in cui facciamo business.

    Ad esempio ridefinendo i basics del business, le logiche, i presupposti. E i modelli di business.

    Parlando di modelli di business e facendo più ragionamento che attualità, vi invito a riflettere ad esempio sul modello di acquisto che usa Vinix per permettere alle persone l'acquisto di prodotti ad un prezzo concorrenziale. E alle aziende di vendere al dettaglio con logiche da ingrosso (con tutte le efficienze e i vantaggi del caso).

    Stiamo parlando del Vinix Grassroot Market - un approccio che aggrega persone interessate allo stesso prodotto e che intendono spuntare un prezzo migliore sbattendosi un po' ma aggregandosi per fare volume (su questo tema ricordo anche :  Il social shopping alla Cinese)

    Ovviamente, come spesso capita, un modello di business come questo porta con se' non solo benefici ma anche un sacco di casini. 

    Disintermedia e fa concorrenza agli intermediari storici dell'azienda - al punto tale che per un certo numero di produttori appare impossibile o quasi aderire ad un modello del genere, pena la rivolta della propria rete commerciale / distributiva (che ragiona sul principio che il produttore deve aiutarli, non segarli - o che il distributore tiene in ostaggio il produttore...). E questo non è un bene, specialmente se, come spesso capita, la distribuzione tradizionale porta infinitamente più business di quella innovativa / digitale.

    Anche se non possiamo dimenticare la lezione dei biglietti di treni ed aerei... dove la distribuzione online ha sconquassato lo status quo ante...

    giovedì, aprile 05, 2012

    Il QR shopping era un falso?? (o un vero Fake)


    Uh - Oh. Ve lo ricordate il post sullo shopping in metropolitana (scatta la foto al QR code, in una stazione della metropolitana Coreana, abbigliata come un supermercato)?

    Beh, ho scoperto che da un po' di tempo gira la voce che fosse un falso, un fake, un concept bello ma inesistente - presentato comunque ad un premio creativo.

    Ecco le fonti - in Koreano (San Google Translate ci aiuta, ma poco) e in Inglese - e magari ne trovate pure altre.

    La cosa che mi impressiona è che erano stati comunicati anche dei bei numeri sui risultati di business dell'operazione...

    Non sarebbe il primo fake che vedo, anche in posti dove ho lavorato... su questo vizietto dei fake prima o poi bisognerà prendere provvedimenti... al di là del naturale sputtanamento sui Social.

    E d'altra parte si riapre il tema: a chi credere in Rete? E se la notizia che fosse un fake fosse un fake?


    venerdì, agosto 31, 2012

    Crescono Del 44% Le Intenzioni Di Acquisto Online Di Prodotti Food & Beverage


    Interessante press release di Nielsen che da' indicazioni di come la Rete influenzi i consumi... anche quelli alimentari... sia come e-commerce, sia come infoshopping / uso della rete per prendere decisioni d'acquisto. 

    Sintetizzo e incollo la press release:

    Il 61% dei consumatori online a livello globale utilizza internet per fare ricerche relative alla spesa

    Secondo la ricerca condotta da Nielsen, la propensione ad acquistare online prodotti Food & Beverages è cresciuta del 44% in due anni. Oltre un quarto dei rispondenti (26%) prevede di acquistare entro i prossimi sei mesi prodotti alimentari e bevande collegandosi a internet tramite computer, smartphone o tablet. 

    Il 61% degli intervistati ha inoltre affermato di utilizzare internet per fare ricerche relative alla spesa.

    La ricerca è stata condotta su scala mondiale intervistando oltre 28.000 utenti internet in 56 Paesi. Dai dati raccolti emerge come le categorie che presentano la crescita della propensione all’acquisto online più elevata siano i software per computer/giochi che sono aumentati di 18 punti percentuali rispetto al 2010 raggiungendo il 29%; i biglietti per eventi di intrattenimento sono cresciuti di 10 punti raggiungendo il 30%; l’hardware per computer/giochi è aumentato di 6 punti arrivando al 25%; musica /video (CD, VCD, DVD) sono aumentati di 5 punti arrivando al 23%; gli accessori automoto sono aumentati di 4 punti raggiungendo l’11%; i prodotti per l’igiene personale e i cosmetici sono aumentati di 3 punti percentuali arrivando così al 25%; abbigliamento/accessori/scarpe/gioielli sono cresciuti di 1 punto (37%). 

    Un consumatore su cinque (20%) prevede di acquistare e-books e abbonamenti a quotidiani e riviste online.

    John Burbank, President Strategic Initiatives di Nielsen, ha dichiarato: “Mentre i beni durevoli come l’abbigliamento, i libri e l’elettronica mostrano il livello più alto di propensione all’acquisto online, l’influenza di internet per l’acquisto di beni di largo consumo è chiaramente in crescita." 

    "Chi si occupa di marketing dovrà necessariamente individuare chi si sta convertendo al digitale per la spesa quotidiana in modo tale da focalizzarsi sulla corretta tipologia di consumatore, utilizzando strategie digitali adeguate per migliorarne l’esperienza di acquisto online”.

    Secondo la survey Nielsen il 61% degli intervistati ha dichiarato di aver usato internet negli ultimi mesi per ricerche legate alla spesa, per controllare prezzi o leggere recensioni dei consumatori. 

    Il 45% ha utilizzato internet per avere informazioni su prodotti di genere alimentare, il 43% ha cercato offerte, il 33% ha letto le informazioni relative alle promozioni dei negozi, il 33% ha cercato buoni spesa, il 26% ha cercato il sito internet dei produttori, il 18% ha commentato prodotti attraverso i social media e l’11% ha usato una lista della spesa digitale.

    “Gli acquisti online soddisfano esigenze considerate fondamentali come la convenienza, la qualità e la varietà dell’offerta. Tuttavia il successo di internet, e più specificamente dell’e-commerce per l’acquisto di beni di largo consumo, sarà diverso per le diverse categorie di prodotto. Chi acquista online beni di largo consumo, infatti, tenderà ad avere un approccio multicanale e ad effettuare acquisti continuando ad usare anche il punto vendita tradizionale”, ha dichiarato Burbank.

    Tempo trascorso online per ricerche collegate alla spesa.

    Secondo la ricerca Nielsen, quasi la metà degli intervistati (47%) ha dichiarato di dedicare almeno il 25% del tempo della propria attività di ricerca online ad argomenti legati alla spesa. Il 23% ha dichiarato di trascorrere su internet almeno la metà del tempo da loro dedicato alla ricerca.

    La maggior parte di coloro che hanno affermato di utilizzare internet per attività legate alla spesa (63%-91% secondo il tipo di attività) sostiene di farlo settimanalmente o mensilmente. 

    Un terzo degli intervistati ha dichiarato di usare quotidianamente internet per fare ricerche (37%), per dare il proprio feedback attraverso i social media (33%), per cercare offerte (31%) e per cercare informazioni relative ai prodotti (31%).



    Informazioni sulla Nielsen Global Survey
    L’indagine globale Nielsen sul Grocery Shopping è stata condotta tra il 10 e il 27 febbraio 2012 intervistando
    oltre 28.000 consumatori in 56 Paesi in Europa, America Latina, Medio Oriente, Africa, Nord America e Asia-
    Pacifico. Il campionamento degli intervistati, avvenuto per età e sesso nei singoli Paesi in base all'uso di
    internet, è ponderato per essere rappresentativo degli utenti di internet e ha un margine di errore massimo
    di ±0,6%. L’indagine Nielsen si basa sul comportamento degli intervistati con accesso online. I tassi di
    penetrazione di internet variano da Paese a Paese. L’inclusione dei singoli Paesi nell’indagine avviene sulla
    base di uno standard minimo del 60% della penetrazione di internet o di 10 milioni di utenti online. La Nielsen
    Global Survey è stata istituita nel 2005.

    Informazioni su Nielsen
    Nielsen Holdings N.V. (NYSE: NLSN) è un'azienda globale con posizione di leadership nelle misurazioni e
    informazioni di marketing relative a consumer, retail, advertising, televisione, internet, mobile e altri media. E'
    presente in oltre 100 Paesi con sede a New York, USA e Diemen, Olanda.
    Per maggiori informazioni: www.nielsen.com/it

    mercoledì, aprile 04, 2012

    Procter: grandi cambiamenti, che riguardano (soprattutto?) il digitale

    Continua la saga Procter & i Digital Media.

    Dopo che il CEO aveva annunciato 1600 licenziamenti e tagli del budget advertising per fare posto al digital/social (più efficiente), adesso è il turno del numero uno del marketing.

    Che annuncia che l'azienda dovrà cambiare radicalmente il modo in cui opera.


    Pritchard said P&G needs to make some "fundamental shifts" in the way it operates, according to The Wall Street Journal, so that it can create better consumer loyalty and improve sales at lower costs.
    This will include moving away from broadcasting to create more personal conversations with consumers. Pritchard said this will see the company focus on "anywhere, anytime shopping".
    "We want P&G to be the first to create this trusted, indispensable relationship, because it will create greater loyalty, more purchases across categories, and more sales at lower costs. Achieving this vision requires some fundamental shifts in how we operate."